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Mamma, mi porti allo zoo?

È inutile: per quanto molti genitori di oggi vivano con disagio l’idea di una visita, perché quasi nessuno vuole vedere creature nate per essere libere mortificate in una gabbia, ai bambini gli animali piacciono istintivamente.

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Mamma, mi porti allo zoo?
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È inutile: per quanto molti genitori di oggi vivano con disagio l’idea di una visita, perché quasi nessuno vuole vedere creature nate per essere libere mortificate in una gabbia, ai bambini gli animali piacciono istintivamente. E allora diventa inevitabile, a un certo punto, andare allo zoo.Per i residenti di Dubai una valida alternativa allo zoo cittadino, non esattamente al top degli standard contemporanei per igiene e condizioni degli animali, è l’Emirates Park Zoo di Al Shahama, l’area che precede Abu Dhabi raggiungibile da Dubai in un’oretta di automobile. L’Emirates Park Zoo, l’unico di proprietà privata degli Emirati, nasce da un’idea degli ultimi discendenti della famiglia Al Nuaimi, che hanno pensato di destinare al pubblico la tenuta che già ospitava, come da tradizione locale, alcuni rari animali selvatici.

In particolare, l’obiettivo (completamente innovativo per la zona e l’epoca) è stato quello di creare una realtà educativa ed interattiva fra animali e bambini. Dove questi ultimi, accompagnati dal personale (gentile, preparato e sempre disponibile a rispondere a tutte le domande), potessero vedere da vicino gli animali, diversi dei quali in condizioni di semi-libertà. Con l’opportunità, ove possibile, di accarezzarli e di offrire loro direttamente del cibo acquistato presso il carrettino presente lungo il percorso. Non a caso lo zoo è una delle mete preferite delle gite scolastiche per le classi di pre-school e primary school.

Giraffe, zebre, scimmie, roditori e ovini domestici e selvatici, cavalli, pony e cammelli, galline e papere, uccelli esotici e più comuni, serpenti, elefanti (con i quali, nel pomeriggio, è possibile avere un incontro ravvicinato, spesso condotto dal Manager della struttura, con finale di spruzzatona di acqua dalla proboscide che manda in estasi i più piccoli). E ancora tapiri, merkaat, capibara, volpi, canguri, tartarughe, tigri – inclusa una coppia di tigri bianche che ha avuto in cattività dei cuccioli un paio di anni fa – un bellissimo leone, le foche e l’esibizione dei leoni marini con spettacolo pomeridiano extra. Per i bambini si tratta di un’avventura indimenticabile, che spesso chiedono di ripetere più e più volte.

Lo zoo, che ha di recente siglato un accordo con il Ministero per l’Ambiente per il recupero e la tutela di alcune specie minacciate, è dotato di diversi punti di ristoro e in particolare di un dignitosissimo ristorante a cucina prevalentemente araba, con possibilità di fumare la shisha all’aperto, in uno spazio che è diventato anche punto di raccolta di alcuni gatti locali debitamente sterilizzati e vaccinati che amano farsi coccolare da grandi e piccini. Sono inoltre presenti un’area gioco al chiuso (FunGames), negozio di peluche e souvenir a tema, macchinine elettriche in affitto per i più grandicelli e persino l’immancabile resort con vista diretta sugli animali. Il percorso è in gran parte ombreggiato, ma in estate può essere ovviamente molto caldo.

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati quattro dei sei gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

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Happy Halloween

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Happy Halloween
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Non fa parte della nostra tradizione, ma qui, dove domina la cultura anglosassone, è una festa sentita o quantomeno molto celebrata. Di cosa stiamo parlando? Di Halloween ovviamente: amatissima dai bambini, ma anche da tanti adulti. In giro per la città le feste a tema sono proposte da quasi tutti i locali e all’interno dei compound soprattutto, ma anche delle torri, piccoli eserciti di bimbi travestiti suonano alle porte chiedendo il loro Trick or Treat? (Dolcetto o scherzetto?).

Se appendete una zucca, uno scheletro, un fantasma o qualsiasi altra decorazione di fronte alla vostra casa, questo significa che intendete partecipare alla festa e i bimbi busseranno anche alla vostra porta per avere qualche caramella o un dolcetto (non scordatevi, quindi, di fare scorte).

Ecco il “regolamento” che circola in questi giorni sui vari gruppi Facebook di expat in città:

  • Offrite solo caramelle o dolciumi impacchettati singolarmente (evitate quindi prodotti fatti in casa o caramelle sciolte)
  • Non bussate a nessuna porta senza che non sia decorata o abbia le luci spente, per non disturbare le famiglie che non desiderano festeggiare
  • Spegnete le luci o togliete gli addobbi se avete finito i dolcetti
  • Non andate a bussare oltre le 20, massimo 20.30
  • Se siete in automobile, fate attenzione, all’interno dei compound, ai bambini che attraversano le stradine e segnalate alla security automobili che procedono a velocità troppo sostenuta

Qui trovate invece i consigli di Timeout Dubai sui migliori party e brunch in città.

Tra leggenda e storia

Le origini di Halloween vanno ricercate nella cultura celtica che, il 31 ottobre, celebrava la fine dell’anno. Poiché si trattava di una realtà contadina, ottobre rappresentava la fine dell’estate, quindi il tempo di mettere al riparo raccolto e bestiame, e di festeggiare, prima di affrontare l’inverno. E durante questa ultima notte dell’anno, la credenza era che tutti, compresi gli spiriti e i morti, vagassero sulla terra per divertirsi. La tradizione del “Dolcetto o scherzetto”? Si pensa derivi dal fatto che i celtici temessero gli scherzi di elfi e spiriti maligni e quindi offrissero loro dolciumi per tenerli occupati e distanti. Significato simile anche per la zucca: veniva intagliata con volti minacciosi e si inseriva all’interno una candela per tenere lontani gli spiriti dei morti dalle case.

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Smallfoot, l’uomo delle nevi nel deserto

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Smallfoot, l'uomo delle nevi nel deserto
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Sarà tutto quel manto, bianco come l’abito papale, ma aver visto in aereo “Smallfoot – Il mio amico delle nevi” in questi giorni, durante i quali i media ci ricordano continuamente della storica imminente visita di Sua Santità negli Emirati, mi ha fatto riflettere sul messaggio del film, e su quanto sia importante spiegarlo ai nostri bambini e ragazzi che crescono qui: in un ambiente sicuramente aperto e multiculturale, ma con tasti delicati che è meglio evitare di sfiorare nel modo sbagliato.

La metafora delle pietre sulle quali è scolpita in modo indelebile la verità assoluta e incontestabile è un richiamo diretto non solo alle religioni più dogmatiche – o alle interpretazioni più dogmatiche di religioni altrimenti ragionevolmente tranquille -, ma anche alla fissità verso la quale si sta muovendo il pensiero umano, in qualunque campo. Il gruppetto di giovani Yeti che segretamente raccolgono reperti come prova dell’esistenza di mondi in contrasto con i dettami delle leggi scritte, e la loro curiosità naturale, che si contrappone alla paura e al desiderio di proteggere la propria specie, all’origine delle leggende trasformate in verità dagli antichi Guardiapietre, sono un perfetto specchio di tante situazioni oramai estremizzate della realtà, un po’ ovunque. Dalla religione al razzismo, dalle posizioni politiche alle teorie scientifiche, arrivando perfino alle ossessioni culinarie e alle preferenze alimentari, sembra proprio che il nostro mondo di adulti sia diventato la parodia di un cartone animato per bambini, pur partendo molte volte da intenzioni nobili o comunque da motivazioni in buona fede a sostegno di questa o quella tesi e credenza.

La conoscenza è potere, ma come ottenere questa conoscenza e cosa farsene di questo potere? La domanda centrale del film è niente affatto banale. La risposta di “Smallfoot” è semplice: è il modo di avvicinarsi alla conoscenza che fa la differenza. Conta la voglia di capire gli altri con apertura e senza pregiudizi, di essere pronti a fare e ricevere domande e a dare e ottenere risposte con curiosità verificando tutto di persona, senza accettare nessuna lezione dall’alto come oro colato, ma allo stesso tempo senza necessariamente disprezzare o considerare in malafede e animato da chissà quali obiettivi maligni chi la vede diversamente.

Manifestare dubbi e cercare chiarezza non significa necessariamente lanciare una sfida incattivita. Allo stesso tempo posizioni che possono apparire retrograde e conservatrici magari hanno radici più profonde di quanto non possa sembrare. Solo accettando questo discorso diventa possibile superare ostilità e paure anche giustificate inizialmente, e trovare un linguaggio comune, punti di contatto e compromessi di coesistenza pacifica.

Certo non è facile andare a pescare le parole adatte, non solo per far arrivare il messaggio ai bambini, ma anche e soprattutto per farlo arrivare vivendo in un paese come questo, con il retropensiero sempre presente di dover evitare successivamente gaffe e situazioni potenzialmente incresciose con estranei. In tal senso, allora, “Smallfoot” diventa un prezioso alleato. E poi, alcuni dialoghi sono esilaranti e le musiche veramente belle.

Buona visione!

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Stop alla pubblicità del latte artificiale

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Stop alla pubblicità del latte artificiale
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Anche qui negli Emirati Arabi è arrivato il divieto: stop alla pubblicità del latte artificiale per i neonati, ma anche di biberon, ciucci e alimenti specifici per i piccoli. L’obiettivo? Promuovere il più possibile l’allattamento al seno e proteggere i cittadini dalle pubblicità, spesso ingannevoli, sui benefici dei prodotti alimentari per la primissima infanzia. Ricordiamo che anche in Italia è proibito ogni tipo di pubblicità per il latte di formula del tipo 1 (quello per i neonati fino ai sei mesi), in base alle norme sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno (Decreto del Ministero della Sanità n. 82 del 2009, che ha recepito la Direttiva dell’Unione Europea del 2006).

La notizia, riportata da tutti i media locali, ha suscitato un acceso dibattito sui Social Media e lo sfogo di molte donne: chi appoggia la decisione e chi, la maggior parte degli interventi, critica il fatto che molte mamme non riescano ad allattare – e non per scelta – e che le campagne a sostegno dell’allattamento al seno ad ogni costo dovrebbero essere un po’ più pacate. Ma la questione ha  sollevato soprattutto il delicato problema del congedo di maternità negli Emirati che, per legge, dura solo 45 giorni, ad eccezione degli enti governativi per i quali, nel 2017, è stata emanata una norma che prolunga la maternità a tre mesi (di fatto, dunque il provvedimento riguarda solamente le donne emiratine).

“Lo scopo di questa risoluzione – ha sottolineato Esmat Mohammed Al Qassim, capo della sezione di salute materna e infantile al Ministry of Health and Prevention – è di contribuire efficacemente alla protezione, alla promozione e al sostegno dell’allattamento al seno attraverso la regolamentazione delle attività di marketing e promozione per i prodotti relativi all’alimentazione dei lattanti e dei bambini (età 0-2 anni) e per fornire informazioni adeguate”.

Secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dell’Unicef (risale già al 1981 il Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno), alle madri viene consigliato di allattare esclusivamente i loro bambini per i primi sei mesi. Per questo il Governo emiratino sta portando avanti diverse campagna per incoraggiare ospedali e centri medici a diventare strutture “a misura di bambino” seguendo appunto le linee guida dell’OMS e dell’Unicef, con la formazione specifica degli operatori sanitari, con la celebrazione della Settimana internazionale per l’allattamento (dall’1 al 7 agosto) e della Settimana nazionale, istituita dagli Emirati Arabi, la seconda di novembre.

Le leggi sulla maternità

La nuova legge sulla maternità, emessa il 3 maggio 2017, prevede 90 giorni di congedo per tutte le neo mamme che abbiano un lavoro part-time o full-time a tempo indeterminato, oltre a due ore al giorno di permesso per l’allattamento. D’ora in avanti sarà inoltre possibile unire il periodo di maternità con le ferie annuali (retribuite e non) per un periodo di massimo 120 giorni. In caso di aborto spontaneo dopo la 24esima settimana, si ha invece diritto a 60 giorni di congedo retribuiti. Ancora, in caso di nascita di un bambino con disabilità o con altri problemi di salute, la neo mamma ha diritto a un congedo di 1 anno, rinnovabile fino a un massimo di 3 anni. Il decreto stabilisce infine che gli enti governativi debbano avere un asilo nido al proprio interno, qualora si raggiunga il numero di almeno 20 bimbi (se il numero dei bimbi è minore, diversi enti governativi possono comunque mettersi insieme ed aprire il proprio asilo).

Per tutte le donne che non lavorano per enti governativi, invece, rimane per ora in vigore l’attuale legge che prevede solamente 45 giorni di maternità retribuita a stipendio pieno, a condizione che la neo mamma abbia lavorato per lo stesso datore di lavoro per almeno un anno. Spesso, infatti, se il periodo di lavoro è inferiore ai 12 mesi, viene corrisposto solo metà stipendio. Unica eccezione, a parte le policy interne alle diverse aziende, riguarda le attività regolate dalla Dubai International Financial Centre (DIFC) Employment Law: le mamme, in questo caso, hanno diritto a 65 giorni di maternità, 33 a stipendio pieno e 32 a metà stipendio.

Secondo l’attuale legge che regolamenta il settore privato, ogni dipendente ha poi diritto a due pause giornaliere supplementari di 30 minuti ciascuna per l’allattamento, senza una riduzione dei compensi e fino a 18 mesi dalla data di rientro al lavoro. In caso di malattie legate alla gravidanza o complicanze dopo il parto, le mamme hanno diritto a un massimo di 100 giorni supplementari di congedo per malattia (ma il numero dei giorni retribuiti dipendono dai settori e dalle singole aziende).

Ad una nuova e completa legge sulla maternità sta lavorando un Comitato ad hoc istituito da Sheikha Manal bint Mohammed bin Rashid Al Maktoum, presidente del UAE Gender Balance Council e del Dubai Women Establishment (DWE). Iniziativa che fa parte del più ampio progetto sul “Gender Balance Index” negli Emirati per consolidare il ruolo della donna in tutti i settori del Paese.

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