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Perché ci sono vacanze e vacanze

Ed anche dicembre è finalmente arrivato. Una volta mi sarebbe venuta l’ansia del Natale (in realtà l’ansia era per i parenti), della sessione d’esami (quanta ansia, quanta ansia), ma soprattutto mi sarebbe venuta l’ansia del freddo.

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Perché ci sono vacanze e vacanze
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Ed anche dicembre è finalmente arrivato. Una volta mi sarebbe venuta l’ansia del Natale (in realtà l’ansia era per i parenti), della sessione d’esami (quanta ansia, quanta ansia), ma soprattutto mi sarebbe venuta l’ansia del freddo. Quel freddo che ti entra nelle ossa, che ti fa tremare dentro e che ti fa desiderare di non abbandonare mai il piumino la mattina (confesso di aver passato mesi a “studiare” nel letto durante la sessione invernale in tenuta antistupro).
Ed invece no. Dicembre a Dubai significa che è cominciata decisamente la bella stagione, ovvero quella sorta di periodo chiamato convenzionalmente “inverno”, che però ha il sapore ed i profumi della nostra primavera. Quindi finalmente abbiamo detto basta al caldo infernale ed alla conseguente impossibilità di vivere più lontano di due metri dall’aria condizionata. Purtroppo questo non ha messo fine agli arbre magique gusto frutti tropicali, a copertura di certi odori, che possiamo trovare in alcuni ambienti chiusi. Ma anche questa è diventata una caratteristica locale. Non piacevolissima. Ma è comunque qualcosa di tipico. Abbiamo detto basta alla costante umidità, che ti dava la sensazione di nuotare invece di camminare, e che sfidava in modalità difficile noi povere ragazze a riuscire a mantenere la piega perfetta (se poi non hai neanche il filtro dell’acqua a casa o non fai il trattamento alla Keratina allora direi che la battaglia è persa in partenza).

Stop alla sensazione di bruciore sulla pelle che, se per errore ce n’è una porzione esposta al sole, è autocombustione immediata piuttosto che calore. Qualche volta questo Paese ci ha anche regalato, in estate, l’effetto phon (da leggersi asciugacapelli): ok, fa caldo, ok si suda, ok è umido. Ma la cosa veramente straziante è il vento caldo che soffia quando finisce l’umidità. Non so se sia peggio la tormenta di sabbia, che se ti sei dimenticata la finestra aperta, quando torni a casa ti dai alle costruzioni, oppure la sensazione di aria calda tipo forno appena aperto che ti stordisce appena esci da un palazzo (sotto zero ovviamente).

Ma finalmente tutto questo è finito e possiamo dire di aver celebrato l’inizio della bella stagione con ben quattro giorni off, quantitativo di giorni a casa decisamente sopra la media e fortunatamente, caso più unico che raro, i giorni in questione non dipendevano né dalla posizione né dalla grandezza della luna e quindi erano feste sicure. Normalmente, quando ci viene annunciata una festività religiosa, non sappiamo mai se prenotare una vacanza fuori o rimanere a Dubai dal momento che tutto dipende sempre dalla luna. Ma questa volta ad essere celebrata era una festa laica: il 44° anniversario della fondazione degli Emirati Arabi, a cui recentemente è stata aggiunta la festa dei Martiri per ricordare le vittime della guerra in Yemen.

Oltre alla certezza della durata di questo periodo di festa, c’era anche la certezza di un’altra cosa. Niente dry night. Magari è un pensiero superficiale, ma se spendeste 10 minuti di tempo a guardare vecchi post nei vari gruppi su Facebook, capireste subito che sapere o meno se è dry night è una delle domande più frequenti prima dell’inizio di una festa religiosa. La dry night è indicata come il periodo che va dal tramonto del giorno prima dell’inizio della festività, al tramonto del giorno dopo, in cui non vengono serviti alcolici in tutto il territorio (Sharjah è dry tutto l’anno, per loro non fa differenza) e non è trasmessa musica nei locali, cosa da considerarsi rispettosa dal momento che non è che comincia la Sagra del Carciofo o quella della Porchetta di Ariccia. E invece no, domanda fissa: “domani è dry night? Vi prego ditemi di no”, a cui segue il toto scommessa: “sì è dry, no non è dry”. Fortunatamente questa volta la ricerca di informazioni al riguardo è durata meno del solito: sí alla festa laica, no alla dry night.

Come detto prima, finalmente abbiamo avuto modo di decidere che cosa fare di questi giorni a casa (scommetto che quelli che sono rimasti a Dubai avevano tantissimi programmi, ma l’unica cosa che hanno portato a termine è stato il loro costante procrastinare. Bravi, è così che si fa) e tutti, ma proprio tutti, ci hanno reso partecipi della loro posizione. In alcuni casi ho percepito la cosa come “non aprite quella porta” ovvero meno male che sei partito e mi stai dicendo che là non devo venire.

Se state pensando al concetto di vacanza italiana degli anni ’60 (allegra famigliola con la borsa frigo e dentro il cenone di Capodanno) vi sbagliate. Certo, qualcuno che viene in spiaggia attrezzato neanche dovesse andare a fare un escursione in Nepal c’è, ma normalmente le opzioni sono: andare nell’albergo con la spiaggia attrezzata dove gli animi sensibili di alcuni non rischiano di essere “offesi” dal volgo che li circonda, oppure andare nelle spiagge pubbliche che in alcuni casi, come ad esempio Kite Beach, offrono la possibilità di affittare ombrelloni e lettini ad un prezzo decisamente onesto, almeno per gli standard delle città dove normalmente passo le vacanze estive.

E quindi abbiamo avuto le amiche Jumeirah Jane (quelle vere ovviamente) nei loro splendidi costumi scintillanti, avvolte in sfavillanti (ovviamente di marca) kaftani e protette dal sole sotto i grandi cappelli a falda larga, che sono andate a passare le feste in qualche splendido Resort, dotati di tutti i servizi (ho recentemente scoperto che oltre a trovare nei Mall il servizio portaborse – quando il tipo si è avvicinato per prendermi le buste dello shopping ho pensato che le volesse rubare!- in questi posti ci sono anche gli addetti alla pulizia ed asciugatura degli occhiali mentre sei in piscina). Le nostre amate Jumeirah Jane sono ovviamente tornate a casa sfoggiando una splendida abbronzatura che Carlo Conti si sogna, mentre tu, sei stata fortunata, non verrai messa nella vasca delle aragoste al prossimo Brunch.

Non c’è competizione. Anche le Fake Jumeirah Jane sono state in vacanza: per non essere da meno, di certo il campeggio in Oman o in qualche location negli Emirati non è stata la loro scelta. Hanno optato per Resort “di nicchia” presi su Groupon. Ma tra Liwa di Groupon e l’Anantara di Liwa c’è una bella grossa differenza. E’ un po’ come quando sei giovane e tutti hanno la maglietta dell’Onyx e tu hai quella della Fornarina. Bella per carità, di marca pure. Ma non è Onyx. Altre ancora hanno preferito giocarsi la carta del “quest’anno abbiamo deciso di rimare a casa e fare un BBQ con tutti i nostri amici. Sai troppa confusione e i bambini, poi, tornano nervosi”. Con i piccoli figli di Satana che vi guardano con quell’aria così innocente ed il tuo pensiero va agli altri ospiti del Resort che se la sono scampata questa volta. Poi il pensiero va a quelli che, poverini, li incontreranno in spiaggia/piscina. Eh niente, non possiamo essere tutti fortunati.

Poi ci sono quelli che sono rimasti a Dubai e di questo genere ce ne sono di due categorie: noi e loro. Loro sono i turisti. Quelli che si fermeranno solo una settimana. Quelli che ti mettono l’ansia perché mentre tu cerchi di trovare la posizione comoda per dormire sul lettino, li vedi che fanno foto e video delle Frecce Tricolore/Quadricolore (non so mai come chiamarle visto che qui la bandiera ha 4 colori), che impazziscono per i palloni aerostatici (che hanno invaso letteralmente Dubai per 3 giorni). Insomma quelli che devono fare, fare ed ancora fare. Sono anche quelli che tutte le sere li trovi a fare festa nei locali all’aperto, che finalmente si ripopolano di gente che non esce da lì in versione cane bagnato ed insabbiato. Meno male che è dicembre.

E poi ci siamo noi. Quelli rimasti a Dubai perché l’unica cosa che volevano fare era rimanere a casa e non fare nulla. Quelli che si sono goduti la città e tutte le sue attività: evitando di citare le Frecce e i palloni aerostatici, Dubai ci ha regalato fuochi d’artificio, parate “storiche” ed eventi realizzati appositamente per questi giorni di festa. Quelli che sono stati con gli amici di sempre al mare, al brunch, in piscina, con la famiglia. Quelli che piuttosto che pensare a come apparire sui social hanno preferito farsi venire le piaghe da decubito facendo la staffetta t
ra il divano ed il letto. Quelli che si sono dedicati all’arte ed alla scoperta della città, quelli che hanno visitato Deira e il Souq dell’oro e delle spezie, e quelli che hanno preferito la Moschea di Abu Dhabi. Quelli che, seguendo la cara e vecchia tradizione italiana, hanno organizzato pranzi con gli amici in perfetto stile braciolata (qualcuno dice che sia ben differente dal BBQ. Quando capirò la differenza la condividerò con tutti voi). In pratica, tutti quanti, per la prima volta (forse) abbiamo fatto quello che segretamente pensano facciamo tutti i nostri amici: nulla.

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Covid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati

Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

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Cvid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati
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Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi e l’imminente apertura al turismo, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

“Con il graduale ritorno alla vita normale – ha dichiarato Amna Al Dahhak Al Shamsi, portavoce del governo degli Emirati Arabi Uniti, – il ruolo più grande e più importante di tutti rimane l’impegno a seguire le istruzioni e le procedure al fine di non annullare finora gli sforzi di tutte le entità governative e della società”.

Le autorità ricordano che le multe per le violazioni delle norme anti Covid-19 sono ancora in vigore e che i trasgressori sorpresi per la terza volta sono soggetti a un’azione legale e possono rischiare anche il carcere.

Ma quali sono le limitazioni ancora in vigore? Vediamole:

  • Le mascherine sono obbligatorie ovunque, anche negli uffici e sul posto di lavoro. Uniche eccezioni: se si viaggia in auto da soli o con i propri familiari, se si svolge un esercizio fisico molto inteso, per i bambini sotto i due anni o se ci sono condizioni di salute che ne impediscono l’utilizzo.
  • In automobile non possono viaggiare più di tre persone, a meno che non siano tutti membri della stessa famiglia.
  • La distanza sociale di 2 metri deve essere mantenuta in ogni momento nei luoghi pubblici.
  • Eventi, feste, riunioni sono vietati in tutti i luoghi pubblici e privati, comprese case e uffici. Chiunque verrà trovato ad ospitarne sarà multato. “Sottolineiamo che gli incontri pubblici sono ancora vietati ed è preferibile evitare le visite ai famigliari” ha dichiarato Saif Al Dhaheri, portavoce del National Emergency, Crisis and Disaster Management Authority.
  • A partire dal 24 giugno, è stato vietato servire alcolici ai banconi del bar fino a nuovo avviso.
  • In tutto il Paese, le moschee e gli altri luoghi di culto rimangono chiusi.
  • I lavoratori domestici non dovrebbero incontrare nessuno al di fuori della famiglia. La regola si applica in tutti gli emirati, tranne che a Dubai.
  • Ai bambini è permesso visitare ristoranti e centri commerciali, ma alle persone di età superiore ai 70 anni è ancora vietato l’ingresso, ad Abu Dhabi, Sharjah, Ajman, Umm Al Quwain, Ras Al Khaimah e Fujairah. A Dubai non ci sono più limiti di età.
  • I residenti ad Abu Dhabi, Al Ain e Al Dhafra possono viaggiare all’interno delle loro città ma non altrove nell’emirato senza prima ottenere un permesso. Chiunque desideri uscire da queste zone è ora libero di farlo, ma è necessario un permesso per rientrare nell’emirato.
  • Le autorità non hanno ancora consentito la riapertura delle piscine di edifici residenziali e complessi ad Abu Dhabi.
  • Ad Abu Dhabi anche le spiagge pubbliche e i cinema rimangono chiusi.
  • Le spiagge rimangono chiuse a Umm Al Quwain fino a nuovo avviso.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah

La sabbia rimaneva incandescente fino a tarda notte e brillava luminosa contrastando la luce della luna.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah
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Faceva (…e fa) tanto caldo, molto tempo fa sulle spiagge di Dubai, così caldo che la sabbia bruciava come brace.

In arabo brace si dice “jamr” (جمر) e proprio da questa parola deriva il nome “Jumeirah” (جميرا).

La struttura della parola è un vezzeggiativo, diminutivo, un termine affettuoso traducibile con “bracetta”, “bracina”, “braciuccia”.

La spiaggia dunque bruciava come brace, ma esiste anche una versione romantica che racconta come la sabbia rimanesse incandescente fino a tarda notte e brillasse luminosa contrastando la luce della luna.

Jumeirah è ora quell’area di quasi 27km di spiagge, negozi, ristoranti, cafe, ville maestose, moschee, una delle strade più belle di Dubai.

Se notate nel logo della catena “Jumeirah” c’è una piccola fiamma incandescente disegnata sulla lettera “I”.

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Covid-19: dove eravamo rimasti?

Stiamo un po’ come dei pugili suonati che a malapena hanno sentito il suono dell’aria smossa dal colpo arrivato da non si sa dove. Forse è giunto il momento di prendere atto che saremo a lungo in una fase di stress post-traumatico.

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Covid-19: dove eravamo rimasti?
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Sono quattro mesi che taccio su questi schermi, da quel post intitolato “Homo homini virus” che, col senno del poi, aveva previsto una buona parte di ciò che sarebbe successo dopo.

Tante volte avrei voluto scrivere, se non altro per dar sfogo egoistico ai sentimenti, ma l’assenza totale di ordine nei pensieri me lo ha impedito. Ho cercato come credo abbiamo fatto tutti, ciascuno a proprio modo, di ragionare e inquadrare la situazione; ho annaspato come credo abbiamo fatto tutti, nel mare di informazioni spesso contraddittorie che ci ha travolti; ho trovato, come credo abbiamo fatto tutti, i miei punti di riferimento, sforzandomi di non rinunciare mai a mantenere l’equilibrio fra ragione ed emozioni… e poi, essenzialmente, ho aspettato, come credo abbiamo fatto tutti.

Ed eccoci qui: al termine del primo fine settimana di riapertura dei centri commerciali e di diverse altre attività anche ai bambini al di sotto dei 12 anni e alle persone al di sopra dei 60. Non siamo ancora nemmeno di sguincio prossimi alla normalità, ma almeno abbiamo ricominciato a sentire il vociare dei bambini riecheggiare un po’ ovunque, e questa sí che è una parte importante che ci riconnette con la Dubai “di prima”.

Vorrei poter dire che finalmente ne siamo fuori ma, a prescindere dagli aspetti medici, il viaggio vero inizia adesso, non solo per coloro che hanno vissuto un lutto doloroso in prima persona.

Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori, fra la gente accanita contro amici e sconosciuti colpevoli di vivere “il virus” e i vari periodi di lockdown in maniera diversa gli uni dagli altri, le persone rimaste per mesi bloccate fuori dal Paese, i tantissimi che si sono ritrovati in difficoltà serie per la perdita del lavoro o la riduzione dei salari, le attività imprenditoriali azzoppate, l’incertezza verso il futuro, non solo quello professionale ma anche, più prosaicamente, la capacità di programmazione di qualunque cosa un tempo data per scontata, le diatribe sul “distance learning” che ha massacrato tutti indistintamente, la lontananza fisica forzata a tempo indeterminato dalle famiglie in patria, gli sms stile allarme antiaereo per l’inizio delle fasce orarie di coprifuoco, la diffidenza verso le notizie pazze sui giornali o sui social media, la speranza riposta nei grafici NCEMA che imperterriti continuano a descrivere invece una situazione in costante miglioramento.

A dircela tutta, stiamo un po’ come dei pugili suonati che a malapena hanno sentito la sventagliata dell’aria smossa dal colpo arrivato non si sa bene da dove.

Forse è giunto il momento di prendere atto del fatto che siamo e saremo a lungo tutti in una sorta di stress post-traumatico (aggravato dal caldo e dall’umidità che sono già qui, senza pudore proprio!).

Almeno in questa fase cerchiamo di evitare gli errori dei mesi scorsi, cerchiamo di tollerarci e comprenderci di più a vicenda, cerchiamo di capire che ciascuno di noi, senza eccezioni, sta affrontando materialmente e psicologicamente una difficile ricostruzione personale e collettiva senza avere ancora molto chiaro il traguardo finale.

Se, come scriveva Cesare Pavese, l’unica gioia al mondo è cominciare, cerchiamo di ricominciare insieme.

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