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Raccontamiunastoria: lo Storytelling è arrivato a Dubai

La voce della mamma o dei nonni che ci raccontano una storia è sicuramente tra i ricordi più dolci e importanti che ognuno di noi possiede dentro di sé. 

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Raccontamiunastoria: lo Storytelling è arrivato a Dubai
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La voce della mamma o dei nonni che ci raccontano una storia è sicuramente tra i ricordi più dolci e importanti che ognuno di noi possiede dentro di sé. Come tutti sappiamo, la tradizione di raccontare le storie, tramandando il patrimonio orale che ogni cultura possiede, è un’arte antica. Forse, però, non tutti sanno che i cantastorie non sono scomparsi o, meglio, sono tornati. E resistono, con successo, al dilagare delle immagini di tv, telefonini e computer che occupano ormai gran parte del nostro tempo libero. Paola Balbi, che da pochi mesi si è trasferita a Dubai, è l’artista italiana di punta in questo genere, co-direttrice artistica della Compagnia di Storytelling Raccontamiunastoria insieme a Davide Bardi e del Festival Internazionale di Storytelling Raccontamiunastoria di Roma, realtà che rappresentano ufficialmente l’Italia all’interno della Federation for European Storytelling (FEST) e del movimento internazionale dello Storytelling Revival. Paola, insieme alla sua allieva e assistente Martina Pisciali, giovanissima storyteller, è qui per far riscoprire quest’arte anche in Medio Oriente.

Paola, spiegaci che cosa è lo Storytelling

Lo Storytelling è una narrazione orale improvvisata che riprende sistematicamente l’arte dei cantastorie, come era un tempo. Si tratta di un’arte performativa a parte, un genere a se stante. Le sue caratteristiche, infatti, sono che tutte le storie create e rappresentate non seguono un testo scritto e non vengono mai imparate a memoria. Le parole vengono di volta in volta improvvisate nello sforzo di fare di ogni rappresentazione un’esperienza emotiva e sensoriale unica, per pubblico ed artisti, pur avendo la storia raccontata radici molto antiche, che si rifanno alla tradizione orale di fiabe, miti e leggende. Non è come la commedia dell’arte, ovvero un’improvvisazione di parole su di una situazione; lo Storytelling è un’improvvisazione di parole su delle immagini mentali. La definizione esatta sarebbe: l’arte di trasmettere, attraverso le parole, la gestualità, il movimento del corpo e la modulazione della voce, le immagini di una storia ad un pubblico specifico (definizione del National Storytelling Network U.S e del FEST), laddove ciò che conta è creare un’immagine nella mente dell’ascoltatore. Quindi le immagini sono il ponte su cui la storia viaggia tra il narratore e l’ascoltatore.

Dove si svolgono oggi gli spettacoli?

Gli spettacoli di Storytelling si possono svolgere ovunque perché non hanno esigenze tecniche o di scenografia. In generale è meglio però avere uno spazio non convenzionale, piuttosto che un teatro, nel quale lo storyteller e il pubblico possano condividere lo stesso spazio, guardarsi negli occhi, come ad esempio un salone, un giardino, una casa, un caffè. La comunicazione è infatti diretta e lo storyteller cambia le sue parole e la sua espressione in base alla risposta del suo pubblico. Nell’ambito dello Storytelling professionistico, come pure all’interno di Raccontamiunastoria, abbiamo professionisti specializzati in campi differenti: c’è chi racconta storie rivolte ad un pubblico adulto, chi si specializza nel racconto per bambini, chi fa progetti didattici o, ancora, chi va nelle aziende e insegna public speaking o marketing attraverso quest’arte, attualmente ritenuta la più efficace in questi settori, in America e nel mondo anglosassone in generale.

Come nasce il moderno Storytelling?

Lo Storytelling è un movimento internazionale, di ripresa sistematica dell’antica arte dei cantastorie. Parte negli Stati Uniti a fine anni Cinquanta e sino agli anni Settanta è diffuso solo in America; poi sbarca in Inghilterra e da lì arriva nei paesi nordici. Solamente alla fine degli anni Novanta inizia a diffondersi anche nei paesi mediterranei, come Grecia, Spagna, Francia, Italia. Ricordiamo che la tradizione orale esiste, molto antica, in tutti i paesi, ma purtroppo è stata attiva e viva nei paesi europei solo fino alla Seconda Guerra mondiale. Sapete perché? Perché non c’era ancora la televisione nelle case. Nel momento in cui la tv diventa un oggetto economico, che possono comperare tutti, bene in quel preciso momento si esaurisce la figura del cantastorie ed inizia la perdita sistematica del patrimonio di miti, storie e leggende legato alla tradizione orale. Prima di allora, il racconto era un genere coltivato anche nella case: il cantastorie ufficiale andava nelle piazze e raccontava, ma le storie venivano poi ripetute dalle nonne ai nipoti, dai genitori ai figli, dagli amici intorno ai falò. Oggi, purtroppo, si è arrivati alla somma tristezza: i bambini si alzano la mattina e viene accesa la tv per intrattenerli, laddove i genitori, neanche durante la colazione, raccontano qualcosa ai propri figli. Oppure girano per la città in passeggino con davanti un I-pad che li imbambola in maniera passiva davanti ad uno schermo, invece che osservare il paesaggio e parlarne con l’adulto che li accompagna, sviluppando la capacità di visualizzare , immaginare e raccontare. Ecco il movimento dei cantastorie, ovvero come viene chiamato al livello internazionale lo Storytelling Revival, vuole anche porre un’alternativa a tutto questo, riproponendo performance per tutte le età legate alla tradizione orale dei popoli e incoraggiando l’arte del racconto.

Quali progetti avete in programma qui a Dubai?

In questo momento qui a Dubai non c’è un’offerta di Storytelling professionale. Come Raccontamiunastoria abbiamo dunque intenzione di aprire una branch locale per proporre spettacoli di Storytelling, salotti (un incontro interattivo di Storytelling, dove anche il pubblico è chiamato a raccontare a fianco degli artisti, un format a livello internazionale definito come Storytelling Cafè o open floor), ma anche laboratori di formazione per creare nuovi storyteller professionisti o che possano usare lo Storytelling nel loro campo lavorativo. Vorremmo proporre gli spettacoli in inglese, in italiano, e anche con traduzione in arabo. Abbiamo due obiettivi: portare i migliori artisti del genere e il patrimonio dei racconti europei al pubblico di Dubai, ma allo stesso tempo ricercare il patrimonio delle storie arabe, che è molto ricco, e portarlo in Europa. Ci piacerebbe formare anche una giovane generazione di storyteller qui a Dubai, provenienti da diversi background culturali, che possano essere in grado di fare spettacoli secondo gli standard dello Storytelling moderno e portarli ai Festival in Europa, per diffondere e fare conoscere la cultura araba tradizionale in maniera accessibile ad un pubblico occidentale. L’obiettivo più ambizioso, infine, è quello di riuscire ad organizzare per la prima volta a Dubai un Festival Internazionale di Stortyelling, come quello di Roma e i tanti prestigiosi che ci sono in Europa, Canada ed America, ma anche in alcuni paesi dell’Africa, in Australia e a Singapore. Ci stiamo già muovendo in questo senso, cercando partners e sponsors. Siamo sicuri che sarà un evento di grande successo e unico nel suo genere nel palinsesto di intrattenimento di questa città. L’atmosfera e il coinvolgimento che si respirano ad un festival di Storytelling sono particolarissimi e irripetibili.

Avete già scelto un nome per il vostro progetto?

Sí, si chiamerà “Tellatale Dubai”, quindi esattamente Raccontamiunastoria, e avrà anche la dicitura in arabo. Ci piacerebbe iniziare a portare le performance di Storytelling agli eventi che ci sono nelle piazze, associate magari alle serata a Jbr, in Marina o anche all’interno dei Mall. Sarebbe bello ipotizzare anche una collaborazione istituzionale, per valorizzare e proporre le ricchezze del territorio attraverso le storie ad esso legate, anche ricollegandosi all’antica tradizione dell’Hakawati (cioè lo Storytelling del mondo arabo) Pens
o che sia così ricca e bella la cultura di questa parte del mondo che chi arriva qui, come noi, ha il desiderio di conoscerla. Ricordiamo che il modo arabo ha prodotto “Le mille e una notte”, forse una delle più grandi raccolte di storie mondiale,e che proprio in virtù di questa raccolta, il simbolo universale del cantastorie è la figura femminile di Sherazade. E se raccolte come queste o come il Novellino, Il cunto de li Cunti di Basile, il Decameron di Boccaccio o The Canterbury Tales sono uscite fuori, è perché ci sono altre centomila storie che sono rimaste a livello orale e che possono essere raccontate.La vera essenza delle storie, poi, come anche citato in questi testi, è proprio l’oralità, e non la carta scritta, che dovrebbe servire solo come fonte del racconto vivo. La mia maestra di Storytelling, Shan Stephens, diceva sempre: “ricordati che quando scrivi una storia la uccidi, perché da quel momento, restando fissa sulla carta, cesserà di migliorare”.

E lo Storytelling applicato in ambito aziendale, come funziona?

Il bello del mondo dello Storytelling, rispetto ad altre arti performative, come il teatro o il cinema, è che non esiste un bravo storyteller autoreferenziale. Se vuoi primeggiare devi essere un bravo ascoltatore, non mettere te stesso davanti alla storia, ma la storia davanti a te. Proprio per questo motivo lo Storytelling è usatissimo negli Stati Uniti, in Inghilterra e nei pesi nordici per il training aziendale: crea infatti eccellenza nella collaborazione e nell’ascolto, oltre a rilassare le relazioni e creare il terreno fertile per il brainstorming. Motivo per il quale, oltretutto, lo Storytelling è più avanti rispetto al teatro aziendale o anche all’evento di team building attraverso lo sport. Anzi, invitiamo chi fosse interessato a questo genere di progetti, a scriverci o contattarci.

Giornata mondiale dello Storytelling – World Storytelling Day

“Una storia ben raccontata trasforma le orecchie in occhi” “Se conosci la storia di qualcuno, non puoi non amarlo”

La Giornata mondiale dello Storytelling è una celebrazione globale dell’arte della narrazione orale. Cade ogni anno all’equinozio di Primavera, il 20 marzo. In quest’occasione (o nei giorni circostanti) l’impegno è che il maggior numero possibile di persone abbia la possibilità di ascoltare o raccontare storie: in tutte le lingue possibili e in tutti i posti possibili. È usanza che tutti coloro che sono coinvolti nello Storytelling comunichino gli uni agli altri le proprie iniziative per questa giornata, in modo da condividere, anche virtualmente, storie, ispirazioni e creare contatti internazionali. Insomma, un momento importante di unione per tutti gli storytellers che lavorano in parti diverse del mondo. Ogni anno viene stabilito un tema, che per il 2016 è “Strong Women”.

Per l’occasione, Paola Balbi racconterà, qui a Dubai, alcune delle più famose storie del suo repertorio ad un selezionato pubblico di persone, nel corso di un evento privato, aprendo le porte di casa sua. Chiunque volesse ricevere l’invito e saperne di più, può scrivere a raccontamiunastoria@yahoo.com oppure tellataledubai@gmail.com. I posti sono limitati e verranno assegnati in ordine di iscrizione, fino ad esaurimento.

Per maggiori informazioni

Telefono +971 56 1766791
Mail raccontamiunastoria@yahoo.com oppure tellataledubai@gmail.com

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda Dubaitaly.

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Pillole di Emirati: che cosa significa Umm Suqeim?

Tanto tempo fa nella zona che si estende lungo Jumeirah Road si era diffusa tra gli abitanti una forte febbre, che in arabo si traduce con “al-suqm”

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Pillole di Emirati: che cosa significa Umm Suqeim?
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Quante volte avete percorso Umm Suqeim Road (ام سقيم)? Vi siete mai chiesti che cosa significhi?

Tanto tempo fa nella zona che si estende lungo Jumeirah Road si era diffusa tra gli abitanti una forte febbre, che in arabo si traduce con “al-suqm” (السُقُم).

La forma “Suqeim” è un diminutivo/vezzeggiativo della parola “al-suqm. Potremmo quindi tradurla con “febbretta”, “febbriciattola”.

Molti conosceranno il termine “Umm” come la traduzione di “mamma”, in realtà insieme alla parola “Ab” (che significa padre), vengono usate entrambe anche per tradurre “quello di”, “quella di”. Ad esempio la città di Abu Dhabi diventa “il posto della Gazzella, dove Dhabi è una delle tante parole per tradurre la parola “gazzella”.

Umm Suqeim diventa quindi “la zona della febbretta”.

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Covid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati

Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

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Cvid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati
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Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi e l’imminente apertura al turismo, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

“Con il graduale ritorno alla vita normale – ha dichiarato Amna Al Dahhak Al Shamsi, portavoce del governo degli Emirati Arabi Uniti, – il ruolo più grande e più importante di tutti rimane l’impegno a seguire le istruzioni e le procedure al fine di non annullare finora gli sforzi di tutte le entità governative e della società”.

Le autorità ricordano che le multe per le violazioni delle norme anti Covid-19 sono ancora in vigore e che i trasgressori sorpresi per la terza volta sono soggetti a un’azione legale e possono rischiare anche il carcere.

Ma quali sono le limitazioni ancora in vigore? Vediamole:

  • Le mascherine sono obbligatorie ovunque, anche negli uffici e sul posto di lavoro. Uniche eccezioni: se si viaggia in auto da soli o con i propri familiari, se si svolge un esercizio fisico molto inteso, per i bambini sotto i due anni o se ci sono condizioni di salute che ne impediscono l’utilizzo.
  • In automobile non possono viaggiare più di tre persone, a meno che non siano tutti membri della stessa famiglia.
  • La distanza sociale di 2 metri deve essere mantenuta in ogni momento nei luoghi pubblici.
  • Eventi, feste, riunioni sono vietati in tutti i luoghi pubblici e privati, comprese case e uffici. Chiunque verrà trovato ad ospitarne sarà multato. “Sottolineiamo che gli incontri pubblici sono ancora vietati ed è preferibile evitare le visite ai famigliari” ha dichiarato Saif Al Dhaheri, portavoce del National Emergency, Crisis and Disaster Management Authority.
  • A partire dal 24 giugno, è stato vietato servire alcolici ai banconi del bar fino a nuovo avviso.
  • In tutto il Paese, le moschee e gli altri luoghi di culto rimangono chiusi.
  • I lavoratori domestici non dovrebbero incontrare nessuno al di fuori della famiglia. La regola si applica in tutti gli emirati, tranne che a Dubai.
  • Ai bambini è permesso visitare ristoranti e centri commerciali, ma alle persone di età superiore ai 70 anni è ancora vietato l’ingresso, ad Abu Dhabi, Sharjah, Ajman, Umm Al Quwain, Ras Al Khaimah e Fujairah. A Dubai non ci sono più limiti di età.
  • I residenti ad Abu Dhabi, Al Ain e Al Dhafra possono viaggiare all’interno delle loro città ma non altrove nell’emirato senza prima ottenere un permesso. Chiunque desideri uscire da queste zone è ora libero di farlo, ma è necessario un permesso per rientrare nell’emirato.
  • Le autorità non hanno ancora consentito la riapertura delle piscine di edifici residenziali e complessi ad Abu Dhabi.
  • Ad Abu Dhabi anche le spiagge pubbliche e i cinema rimangono chiusi.
  • Le spiagge rimangono chiuse a Umm Al Quwain fino a nuovo avviso.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah

La sabbia rimaneva incandescente fino a tarda notte e brillava luminosa contrastando la luce della luna.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah
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Faceva (…e fa) tanto caldo, molto tempo fa sulle spiagge di Dubai, così caldo che la sabbia bruciava come brace.

In arabo brace si dice “jamr” (جمر) e proprio da questa parola deriva il nome “Jumeirah” (جميرا).

La struttura della parola è un vezzeggiativo, diminutivo, un termine affettuoso traducibile con “bracetta”, “bracina”, “braciuccia”.

La spiaggia dunque bruciava come brace, ma esiste anche una versione romantica che racconta come la sabbia rimanesse incandescente fino a tarda notte e brillasse luminosa contrastando la luce della luna.

Jumeirah è ora quell’area di quasi 27km di spiagge, negozi, ristoranti, cafe, ville maestose, moschee, una delle strade più belle di Dubai.

Se notate nel logo della catena “Jumeirah” c’è una piccola fiamma incandescente disegnata sulla lettera “I”.

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