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Incertezze di vita da expat

Il mese scorso mi è davvero mancato il terreno sotto ai piedi. Ho subito capito che qualcosa non andava, non appena M è rientrato a casa. Con quella sua particolare espressione stampata sul viso, mi ha chiesto di sedermi e prepararmi a ricevere brutte notizie.

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Incertezze di vita da expat
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*Questo articolo è stato gentilmente concesso dal blog And Then We Moved To e tradotto in italiano

Il mese scorso mi è davvero mancato il terreno sotto ai piedi. Ho subito capito che qualcosa non andava, non appena M è rientrato a casa. Con quella sua particolare espressione stampata sul viso, mi ha chiesto di sedermi e prepararmi a ricevere brutte notizie.

“L’ufficio di Dubai chiude”, ha detto, quasi incredulo lui stesso. Si sapeva da un po’ che il settore sta attraversando tempi difficili. Il prezzo del petrolio in discesa, per chi vive in Medio Oriente, costituisce sempre un campanello d’allarme importantissimo. Le compagnie di spedizione iniziano a prestare maggiore attenzione ai costi; parole come riorganizzazione, ristrutturazione (per il bene di tutta l’azienda) e soprattutto la temutissima espressione “licenziamenti collettivi” si trasformano poco a poco in realtà. Perciò, al fine di ridurre i costi al minimo, la società per la quale lavora mio marito ha deciso di chiudere gli uffici di Dubai, avviare una ristrutturazione interna e trasferire posizioni e ruoli ancora ritenuti utili presso il quartier generale europeo, a L’Aia nei Paesi Bassi.

Il mio primo istinto è stato: “Pensi di avere ancora un lavoro?”. Il secondo: “Ma, un momento. Non sono pronta a lasciare Dubai. Dovevamo rimanere più a lungo! Non abbiamo ancora nemmeno fatto un campeggio nel deserto!”. Il terzo: “In quale paese i bambini andranno a scuola?”. Il quarto: “Ho appena finito di imparare a parlare tedesco e danese, non ce la faccio a ricominciare tutto da capo con l’olandese”. Il quinto: “Abbiamo appena finito di contrattare il rinnovo dell’affitto di casa”. Il sesto: “Non sono pronta a sradicare di nuovo tutta la famiglia per un altro trasferimento, o almeno, non ancora”. E così via. Una sequenza di choc, incredulità, incertezza. Incertezza per il futuro.

Non ero abituata ad affrontare la conclusione anticipata di un periodo da expat. Sì, ero abituata ai trasferimenti continui, ma alle nostre condizioni. Questa volta la situazione era completamente diversa. Era come se fossimo stati privati di ogni potere decisionale e per ritrovarci costretti ad aspettare passivamente di sapere in quale parte di mondo saremmo andati a finire. Per non puntare tutto su un’unica carta, M si è subito attivato tramite la propria rete di contatti per cercare altri ruoli eventualmente disponibili internamente o esternamente.

Mano a mano che le varie opzioni iniziavano a delinearsi, io mi sono dedicata alle ricerche: ho trascorso un giorno intero raccogliendo informazioni sulle scuole nei Paesi Bassi, quello successivo a cercar di capire il costo della vita a Nairobi, in Kenya. Un giorno a individuare il quartiere di Johannesburg più adatto per noi e quello successivo a prendere in considerazione l’idea di tornare in Danimarca. Nella situazione di caos e confusione ho cercato di mantenere una parvenza di vita il più possibile normale per i bambini: ho continuato a organizzare incontri di gioco con gli amichetti, ricevuto ospiti, scritto post per il blog, organizzato feste di compleanno, pensando che questo forse sarebbe stato l’ultimo compleanno celebrato a Dubai.

La realtà della vita da expat ci si è manifestata in tutta la sua durezza: quando il lavoro non è più una certezza, ogni cosa si trasforma in un punto interrogativo. Dove andremo a vivere? Dove andranno a scuola i bambini? Quale lingua dovrò imparare per poter fare la spesa? Tutto viene rimesso in discussione. Qualunque domanda trovava risposta solo in forma di altre domande. A Dubai chi svolge un lavoro dipendente ottiene il permesso di residenza per sé e in cascata per tutta la famiglia tramite la sponsorizzazione da parte del datore di lavoro: perdere il lavoro significa avere solo pochissimi mesi a disposizione prima di essere rispediti “al mittente”. Ci sentivamo quindi in una situazione di estrema instabilità, sensazione davvero pesante da vivere soprattutto con due bambini.

Come succede sempre quando si sta per lasciare un luogo, questo sembra farsi beffe di noi: nel corso della settimana avevo scoperto un bellissimo caffè, incontrato nuovi splendidi amici, mi ero iscritta a un corso di fitness e avevo pagato per intero la retta scolastica dei bambini, mentre ora non sapevo nemmeno se saremmo rimasti per un altro mese. È passato un mese senza novità concrete. Lo abbiamo impiegato per riflettere e chiederci cosa davvero desiderassimo per noi e per la nostra famiglia. Concordavamo sul fatto che avremmo voluto trattenerci ancora a Dubai (ammissione non banale, alla luce di tutti i dubbi che nutrivamo all’epoca del trasferimento). I primi due anni a Dubai sono volati fra il trasloco, gli impegni di un lavoro con frequenti viaggi per M, l’adattamento della bambina al nuovo paese, alla nuova casa, al nuovo asilo e all’arrivo di un fratellino, il parto e la gestione di una famiglia con due figli al di sotto dei tre anni: proprio ora, quando cominciavamo ad emergere dalla nebbia della fatica iniziale e ad ambientarci, dover dire addio a tutti i meravigliosi amici che abbiamo conosciuto qui ci sembrava davvero crudele.

Cosa fare quando bisogna lasciare un posto con la sensazione di non aver ancora vissuto per intero quel che può offrirci? Quando, invece di scegliere il cambiamento, tutto ciò che si desidera è un minimo di continuità? Sì, talvolta perfino gli expat anelano alla continuità. A volte la crisi del secondo anno arriva e non cogliamo al balzo l’occasione.

Dopo poche settimane, nel corso di un viaggio di lavoro in Sudafrica M mi ha chiamata nel pieno della notte di Dubai. Temendo il peggio, ho risposto e dall’altro capo del telefono un marito entusiasta mi comunicava notizie fantastiche: “Mi promuovono e rimango a Dubai!” è tutto quello che ho capito prima di iniziare a strillare felice le mie congratulazioni. Siamo quindi fra i pochi fortunati e questo da solo è sufficiente a farci provare una ondata incredibile di gratitudine.

La moneta dell’expat è stata lanciata in aria con “trasferimento” in caso di testa e “rimaniamo” in caso di croce. Quindi, per noi l’annuncio a sorpresa consiste nel fatto che rimaniamo. Per una volta non siamo quelli che se ne vanno, ma quelli che restano. Saremo quelli che organizzano feste di addio per gli altri e che li saluteranno al momento della partenza. È una cosa che non abbiamo mai vissuto da expat e che si accompagna a sensazioni del tutto nuove per noi. Siamo così abituati a essere quelli che comunicano a familiari e amici che lasceranno il paese XYZ e che salutano tutti fra le lacrime, che quasi non sapevamo cosa fare all’inizio. Ma ora sì.

Vorremmo dire a familiari e amici di tutto il mondo che per il momento ci è stato abbuonato del tempo extra e che rimarremo ancora a Dubai, almeno fino alla fine dell’anno, probabilmente (perché non esistono garanzie nel mondo degli expat!). Invece di annunciare il prossimo trasferimento, annunciamo il fatto che rimaniamo. Rimaniamo nella stessa casa, nello stesso quartiere, nostra figlia rimarrà nella stessa scuola, M continuerà a lavorare per la stessa azienda, io scriverò per lo stesso blog e il piccolino continuerà a trascorrere le serate come fa sempre: scavando in giardino e divertendosi da matti a giocare nella sabbia.

Continueremo a vivere per sempre, felici e contenti (e impolverati) nel deserto finché non giungerà davvero il momento di partire. Fino a quel giorno, intendo sfruttare al massimo il tempo extra e spuntare un po’ di quelle voci che compongono la mia lista dei desideri delle cose da fare a Dubai. A volte la lezione più importante che ricevo da questa vita è la più semplice: vivere appieno ogni momento traendo il massimo da ogni esperienza perché non si sa mai quando tutto potrà finire. Essere sempre grati per ciò che si ha e consapevoli delle cose positive nella nostra vita.

Mariam è un'eterna expat che, dopo 15 anni, 7 Paesi e 3 continenti diversi, è diventata una vera esperta di come perdersi in ogni nuova città che diventa la sua casa e di come storpiare le parole in ogni nuova lingua straniera che incontra nel suo cammino. Fondatrice del blog And Then We Moved To, scrive principalmente della vita da expat, cercando di far crescere i suoi bambini tra lingue e culture differenti: in una famiglia che unisce Oriente e Occidente e, ovviamente, girando il mondo.

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Eid al-Fitr: la fine del Ramadan

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la fine del Ramadan
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Dubai si prepara a celebrare la fine del Ramadan. Il moon-sighting committee è stato formato e, appena verrà avvistata la luna nuova ad occhio nudo, il Ramadan terminerà. Cominciato il 27 di maggio, il mese di digiuno si concluderà presumibilmente il 25 di giugno, giorno che dà inizio a Shawwal, il decimo mese del calendario lunare islamico. Il Governo emiratino ha annunciato che, per il settore privato, sarà vacanza fino a lunedì 26 o martedì 27 giugno, a seconda di quando verrà effettivamente avvistato il primo spicchio di luna.

In questo periodo, Dubai improvvisamente si rianima con la grande festa dell’Eid al-Fitr, una delle principali celebrazioni per i musulmani. Letteralmente “festa dell’interruzione”, in questi giorni si ringrazia Dio per avere dato la forza di portare a termine il digiuno.

I festeggiamenti per l’Eid al-Fitr cominciano con una preghiera mattutina di gruppo, prima dell’alba. Durante la giornata vengono invece organizzati banchetti ricchi di dolciumi con amici e familiari, ci si scambiano doni e si fanno offerte ai più bisognosi. Donare e condividere sono due valori fondamentali durante e dopo il Ramadan, e rappresentano uno dei cinque pilastri dell’Islam (in arabo “Zakat”). La tradizione vuole anche che si indossino vestiti nuovi e si addobbi la casa con decorazioni e luci (le tipiche lanterne che si trovano in vendita anche al Souk): il senso di questi giorni è infatti quello di celebrare il proprio spirito rinnovato, dopo l’impegno, la fede e la forza di volontà impiegata durante tutto il mese di astinenza.

A Dubai vengono organizzati ogni anno diversi eventi in giro per la città, soprattutto per le famiglie e i bambini. Vi consigliamo di non perdere gli spettacoli con i fuochi artificiali che illuminano il cielo ogni sera in diverse zone di Dubai (caldo permettendo, un ottimo punto per vederli tutti è la spiaggia) e gli spettacoli teatrali che vengono messi in scena in questi giorni. Qui potete trovare l’elenco dei principali appuntamenti per l’Eid. Tenete presente che gli uffici pubblici e alcuni negozi, soprattutto nella città vecchia, saranno chiusi.

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I migliori pizzaioli d’Italia si incontrano a Dubai

Amate la pizza? I migliori pizzaioli d’Italia stanno arrivando a Dubai. Dall’8 al 10 novembre PizzaUp, l’annuale simposio tecnico sulla pizza italiana organizzato da Università della Pizza, si terrà per la prima volta all’estero, qui a Dubai appunto. 

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I migliori pizzaioli d'Italia si incontrano a Dubai
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* nella foto l’Ambasciatore italiano negli Emirati Arabi, Liborio Stelino, durante la presentazione alla stampa dell’Italian Cuisine World Summit 2016.

Amate la pizza? I migliori pizzaioli d’Italia stanno arrivando a Dubai. Dal’8 al 10 novembre PizzaUp, l’annuale simposio tecnico sulla pizza italiana organizzato da Università della Pizza, si terrà per la prima volta all’estero, qui a Dubai appunto.

Organizzato nell’ambito dell’Italian Cuisine World Summit 2016, PizzaUp prevede tre giorni di lavoro dedicati interamente alla pizza, con sessioni tecniche che vedranno all’opera alcuni dei migliori pizzaioli del mondo, in un dibattito con chef stellati sul futuro della pizza e delle tecniche per migliorare sempre di più un prodotto tradizionale Made in Italy. Tra gli altri, parteciperanno Renato Bosco, Corrado Scaglione, Giovanni Marchetto, Gennaro Nasti, Beniamino Bilali, Massimo Giovannini, Lello Ravagnan, Antonio Pappalardo, Tony Nicolini, Franco Pepe, Simone Padoan, Giulia Miatto, Fortunato Ostacolo e Luigi Acciaio.

Oltre al simposio, per i non addetti ai lavori sono in programma due appuntamenti speciali: allo Specialty Food Festival (Dubai World Trade Center), mercoledì 9 novembre si tengono i Cookings shows, dimostrazioni dal vivo di pizze dal taglio gourmet; mentre il 10 è in programma Master pizza chefs: le migliori pizzerie di Dubai ospitano un pizzaiolo italiano di PizzaUp per servire pizze cucinate a 4 mani.

Qui è disponibile il programma di PizzaUp.

Italian Cuisine World Summit 2016

Si apre il 7 novembre, fino al 17, l’ottava edizione dell’Italian Cuisine World Summit. Ancora una volta l’evento riunisce qui a Dubai i migliori chef stellati del mondo, esperti di cucina e produttori italiani di cibo e vino, con un unico obiettivo: celebrare e promuovere l’autentica cucina italiana, i suoi ingredienti e le sue tradizioni.

Che cosa prevede il programma? La principale missione del Summit è quella di portare i migliori chef stellati italiani nei migliori ristoranti di Dubai (qui trovate l’elenco), premiando le attività che danno la priorità all’autenticità e alla qualità della cucina italiana.

Molte le manifestazioni culinarie che girano intorno all’evento. Tra le altre, Specialty Food Festival (7-9 novembre World Trade Centre) che vede oltre 100 stand che espongono prodotti italiani; la cena di gala “United Nations by Italian Cuisine” (il 12 novembre) che mette insieme per una sera 180 chef al Jw Marriot Marquise; l’Italian Street Food Festival, che ospita 20 food track nell’anfiteatro del Westin per far assaggiare al pubblico l’essenza della cucina italiana; Italian Summit Golfing Day (10 novembre al Jumeirah Golf Estates), torneo di golf con 5 stazioni gastronomiche in corrispondenza delle buche, dove gustare i piatti degli chef stellati. Ancora, le masterclass (7-9 novembre al World Trade Centre), dimostrazioni di cucina dal vivo, concorsi gastronomici (2nd Gelato Chef’s Cup, 8th Risotto World Contest, 7th Pasta Premier League, 4th Italian Espresso World Summit).

Il vertice, come ha sottolineato l’Ambasciatore italiano negli Emirati Arabi, Liborio Stellino,  sarà anche un’anteprima mondiale della prima edizione di Italian Cuisine Week, iniziativa senza precedenti che si terrà dal 21 al 27 novembre in tutto il mondo e che avrà il patrocinio del Governo italiano.

L’Italian Cuisine World Summit, promosso da Itchefs-Gvci (network con oltre 2500 chef, ristoratori e professionisti del settore), ha il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia ad Abu Dhabi e del Consolato Generale d’Italia a Dubai, ed è organizzato in collaborazione con l’Italian Trade Agency – UAE office.

Qui trovate il programma completa della manifestazione.

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Lasciare Dubai: i consigli di Morgan Carver Richards

Arrivare a Dubai non è semplice: bisogna adattarsi ad una dimensione di città completamente nuova, ad una cultura e ad abitudini differenti. E andare via, invece? Tornare nel proprio Paese d’origine? Dopo qualche anno di vita da expat negli Emirati, e anche dopo i tanti vizi ai quali ci si abitua vivendo qui, partire può essere ancora più complicato.

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Lasciare Dubai: i consigli di Morgan Carver Richards
Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Arrivare a Dubai non è semplice: bisogna adattarsi ad una dimensione di città completamente nuova, ad una cultura e ad abitudini differenti. E andare via, invece? Tornare nel proprio Paese d’origine? Dopo qualche anno di vita da expat negli Emirati, e anche dopo i tanti vizi ai quali ci si abitua vivendo qui, partire può essere ancora più complicato.

Morgan Carver Richards, ex assistente di volo e mamma di tre bimbe, ha vissuto a Dubai per 4 anni, ma proprio nei mesi scorsi, per seguire un’opportunità di lavoro del marito, ha dovuto impacchettare tutto e ritornare negli Stati Uniti, dove è nata e cresciuta.

Per sdrammatizzare il suo ritorno (a Filadelfia) ha cominciato a girare dei piccoli video che, in poco tempo, sono diventati “virali”. Con risate e lacrime, malinconia e ironia, “Repatriation – questo il titolo della serie – ci racconta del suo ritorno alla vita americana e, a parte gli aspetti più futili (“…mi devo tagliare l’erba del giardino da sola?”, “…non fate delivery?”, “…dov’è la mia maid?”) ci parla della difficoltà nel riallacciare nuove relazioni, che siano autentiche. Sí, perché un pregio innegabile di Dubai, fatta perlopiù di expat, è la facilità di crearsi nuove amicizie, vere, solide che in qualche modo sostituiscono i familiari che si lasciano nelle proprie città.

Abbiamo intervistato Morgan Carver Richards, che ci dà anche qualche consiglio e ci ricorda che ridere, nei momenti difficili, fa sempre bene.

Molti expat, in questo ultimo periodo, stanno lasciando Dubai per tornare nei propri Paesi d’origine. E’ stato difficile per lei tornare negli Stati Uniti?

Sì, devo dire che per me è stato molto duro tornare nel mio Paese. Anche se sono cresciuta qui negli Stati Uniti, ho sempre avuto la passione per i viaggi. Quando mi sono spostata a Dubai, mi sono sentita subito a casa. Per me non è stato semplicemente lasciare una città, ma è significato lasciare una comunità, gli amici e tutte le persone che per me erano diventate la mia famiglia.

Che cosa le manca di più e che cosa le manca meno di Dubai?

Mi manca soprattutto la mia vita quotidiana, i piccoli particolari di tutti i giorni. Avevo una solida rete di amici e mi mancano le cose più semplici, come camminare da Spinneys e incontrare almeno dieci persone che conoscevo. Le interazioni, i rapporti umani con gli altri a Dubai sono davvero molto completi e appaganti, le conversazioni sono sempre molto reali, personali. Che cosa mi manca di meno? Beh, senza dubbio l’umidità dei mesi estivi!

Quali sono state le maggiori difficoltà che ha incontrato quando è arrivata a Dubai e quali, invece, quando è tornata negli Stati Uniti?

Le più grandi difficoltà quando sono arrivata a Dubai sono state di ordine pratico, come adattarsi alla città, avviare la casa, imparare a muoversi per le strade. Qui negli Stati Uniti, invece, le difficoltà maggiori sono dovute all’isolamento, alla difficoltà di crearsi relazioni significative.

E’ difficile mantenere i contati con gli amici di Dubai?

Direi di no, mantenere i contatti è piuttosto semplice. Parlo con due mie amiche praticamente ogni giorno e mi hanno aiutata davvero moltissimo durante il trasferimento. WhatsApp è meraviglioso per questo! E un’amica mi è venuta a trovare il mese scorso, è stato fantastico.

E’ difficile, invece, sentirsi a proprio agio con i suoi vecchi amici, dopo aver vissuto per anni a Dubai?

In realtà mi sono trasferita in una nuova città, Filadelfia, che non è la città dove sono cresciuta io. Quindi non vedo più nessuno degli amici che avevo prima di partire per Dubai. Ho perso i contatti con la maggior parte di loro e proprio per questo sto cercando di farmi nuove amicizie, per riempire il vuoto che in effetti provo in questo momento.

Quale consiglio si sente di dare a chi deve lasciare Dubai?

Di pensare davvero a come sarà diversa la propria quotidianità. E valutare a fondo se valga la pena spostarsi…altrimenti è meglio rimandare e fermarsi a Dubai ancora un po’.

Lei è diventata molto famosa sul Web, addirittura virale, con i suoi video “Repatriation”. Quali sono i suoi progetti, ora?

Sto scrivendo un libro su questa esperienza, dal quale in realtà è nata l’ispirazione dei video. Mi sto anche cimentando nella commedia, una mia vecchia passione: mi è sempre piaciuto sentire gli altri ridere e amo essere io stessa il motivo delle risate. In questo momento, poi, sono anche una studentessa a tempo pieno di antropologia.

I video di Morgan Richards Carter

Repatriation: part 1
Repatriation: part 2
Repatriation: part 3
Repatriation: part 4
Repatriation: part 5

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