Connect with us

English

Il mio primo Ramadan

Mio figlio Mohammed, che ha sette anni, digiunerà quest’anno per la prima volta. La prima esperienza di digiuno è di solito molto speciale e i genitori sono orgogliosi di celebrare la forza di volontà dei propri bambini che si cimentano in questa prova con loro stessi. 

Published

on

Il mio primo Ramadan
Tempo di lettura stimato: 4 minuti

*Questo articolo è stato gentilmente concesso da Sail Magazine e tradotto in italiano

Mio figlio Mohammed, che ha sette anni, digiunerà quest’anno per la prima volta. La prima esperienza di digiuno è di solito molto speciale e i genitori sono orgogliosi di celebrare la forza di volontà dei propri bambini che si cimentano in questa prova con loro stessi. Gli ho chiesto se davvero volesse seguire il digiuno, e lui mi ha risposto con grande sicurezza che avrebbe digiunato per tutto il mese, ma allo stesso tempo non ha saputo darmi una spiegazione convincente sul perché fosse così determinato e che cosa lo motivasse nella sua decisione. Indipendentemente dalle sue motivazioni, questo Ramadan sarà molto speciale per noi e la sua audacia ci incoraggia, soprattutto perché siamo in estate e col caldo diventa tutto più difficile.

Personalmente non ricorda a che età ho digiunato per la prima volta, ma i ricordi di quel Ramdan saranno per sempre impressi nella mia mente. Ho ancora viva la sensazione di orgoglio che provavo per la mia capacità di resistere alla fame e alla sete insieme ai miei amici. Mi chiedevano di continuo di tirare fuori la lingua per accertarsi che fosse secca e che non avessi bevuto. Sembra buffo, ma questo era l’unico modo per dimostrargli che stavo davvero digiunando.

Quando l’ora dell’Iftar si avvicinava, il profumo dei piatti cucinati si diffondeva in tutta la casa e diventava davvero molto difficile sopportare la fame, chiedevo a mia mamma senza sosta: “a che ora possiamo rompere il digiuno?”. La risposta di mia mamma era sempre la stessa: “devi essere paziente, è ancora presto per l’ora della preghiera”. Un sorriso illumina il mio viso ogni volta che penso a questo e a come fossi tenace e impaziente. Per mia mamma l’unico modo per sbarazzarsi di me e delle mie domande era quello di mandarmi a casa dei vicini, facendomi consegnare i piatti che aveva cucinato.

Mia mamma forse era sollevata nel non avermi più intorno con le mie domande, ma di certo non mi distraeva dalla fame – anzi, tutto il contrario, me ne faceva venire ancora di più. Come non sarebbe potuto accadere, dovendo tenere in mano squisiti piatti di Harees, Threed e Luqaimat? Questo scambio di cibo era una delle abitudini più comuni durante il Ramadan. I piatti non differivano di casa in casa, ma ognuno era famoso per una ricetta specifica, e mia madre lo era per le sue Harees; così era necessario portare i suoi manicaretti al maggior numero di persone possibile. I piatti che preparava la mia famiglia avevano un marchio speciale che mia nonna (Dio abbia pietà della sua anima) metteva sui contenitori. Questo è un particolare che non ho compreso fino a molto tempo dopo. Mia nonna, che tanto mi manca, firmava i piatti in modo che non potessero essere confusi con quelli simili preparati da altri. Il passaggio dei piatti non era limitato alla nostra casa e ai vicini, ma anche alla moschea per contribuire agli Iftar di gruppo, dove gli uomini rompono il digiuno insieme. Dopo le preghiere, portavamo indietro i recipienti del cibo, pronti per essere riempiti di nuovo il giorno seguente.

Al calar della notte il divertimento e i giochi cominciavano e noi non avevamo più paura ad uscire di casa, perché i demoni e gli spiriti oscuri, di cui sentivamo parlare nelle fiabe, durante il Ramadan non potevano uscire allo scoperto ed eravamo al sicuro. Questa sensazione di sicurezza alimentava il nostro desiderio di correre attraverso i vicoli bui del villaggio senza la minima paura o esitazione. Per gli adulti, in visita l’uno dall’altro, la lettura del Corano e la preghiera erano le più importante delle loro attività notturne. Come si avvicinava la mezzanotte, dovevamo tornare a casa per consumare il nostro Suhoor e poi andare a letto, in preparazione di un altro giorno di digiuno. Il cibo era molto simile a quello per l’Iftar, ma mia madre ha sempre insisto che bevessimo molta acqua per evitare la sensazione di sete la mattina seguente.

La mia infanzia è passata così velocemente, ma i suoi ricordi sono per sempre impressi nella mia memoria. E come inizia il mese di Ramadan provo un grande piacere a condividere questi ricordi con i miei figli, ma allo stesso tempo mi sento un po’ triste perché gran parte delle nostre amate tradizioni si stanno perdendo.

I piatti che cuciniamo ora non sono più decorati con un marchio speciale e i nostri figli non li consegnano più nelle case dei vicini. Oggi si usano i piatti di plastica usa e getta, anziché quelli contrassegnati apposta per il Ramadan, mentre sono le domestiche ad andare in giro per il quartiere al posto dei bambini, consegnando i piatti di cibo ai vicini. L’Iftar di gruppo nelle moschee è ora limitato solamente a pochi anziani e ai lavoratori, mentre i giovani scelgono di consumare il loro pasto negli hotel o nelle tende allestite per il Ramadan. Anche i giochi tradizionali sono un lontano ricordo, sostituiti da Ipad e telefonini.

Le nostre vite sono cambiate radicalmente e molto rapidamente con il boom economico che ha vissuto questa regione, ma abbiamo perso un grande numero di tradizioni a noi care che aggiungevano fascino a questo mese speciale. Ramadan è un periodo importante e dobbiamo fare attenzione ad agire di conseguenza. Non si tratta solo di una questione di digiuno, ma è molto di più: il Ramadan è il mese del perdono e dell’impegno, dell’auto controllo della nostra anima. Dovremmo tornare a viverlo in modo più spirituale e prestare attenzione ai dettagli morali, in modo da affrontare il Ramadan con pensieri positivi ed essere in grado di rinnovarci davvero, nel profondo di noi stessi.

Una laurea in Ingegneria Elettrica, un MBA e la passione per la storia, la letteratura e la fotografia. Abdulla Alwahedi ama visitare musei, mostre d’arte e trascorrere il suo tempo libero all’aria aperta. La sua rubrica “Emirati Reflections” su Sail Magazine è una miscela tra storie del passato e del presente, che si fondono insieme per comprendere meglio la cultura degli Emirati Arabi.

Click to comment

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

City Guide

Eid al-Fitr: la fine del Ramadan

Published

on

la fine del Ramadan
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Dubai si prepara a celebrare la fine del Ramadan. Il moon-sighting committee è stato formato e, appena verrà avvistata la luna nuova ad occhio nudo, il Ramadan terminerà. Cominciato il 27 di maggio, il mese di digiuno si concluderà presumibilmente il 25 di giugno, giorno che dà inizio a Shawwal, il decimo mese del calendario lunare islamico. Il Governo emiratino ha annunciato che, per il settore privato, sarà vacanza fino a lunedì 26 o martedì 27 giugno, a seconda di quando verrà effettivamente avvistato il primo spicchio di luna.

In questo periodo, Dubai improvvisamente si rianima con la grande festa dell’Eid al-Fitr, una delle principali celebrazioni per i musulmani. Letteralmente “festa dell’interruzione”, in questi giorni si ringrazia Dio per avere dato la forza di portare a termine il digiuno.

I festeggiamenti per l’Eid al-Fitr cominciano con una preghiera mattutina di gruppo, prima dell’alba. Durante la giornata vengono invece organizzati banchetti ricchi di dolciumi con amici e familiari, ci si scambiano doni e si fanno offerte ai più bisognosi. Donare e condividere sono due valori fondamentali durante e dopo il Ramadan, e rappresentano uno dei cinque pilastri dell’Islam (in arabo “Zakat”). La tradizione vuole anche che si indossino vestiti nuovi e si addobbi la casa con decorazioni e luci (le tipiche lanterne che si trovano in vendita anche al Souk): il senso di questi giorni è infatti quello di celebrare il proprio spirito rinnovato, dopo l’impegno, la fede e la forza di volontà impiegata durante tutto il mese di astinenza.

A Dubai vengono organizzati ogni anno diversi eventi in giro per la città, soprattutto per le famiglie e i bambini. Vi consigliamo di non perdere gli spettacoli con i fuochi artificiali che illuminano il cielo ogni sera in diverse zone di Dubai (caldo permettendo, un ottimo punto per vederli tutti è la spiaggia) e gli spettacoli teatrali che vengono messi in scena in questi giorni. Qui potete trovare l’elenco dei principali appuntamenti per l’Eid. Tenete presente che gli uffici pubblici e alcuni negozi, soprattutto nella città vecchia, saranno chiusi.

Continue Reading

English

I migliori pizzaioli d’Italia si incontrano a Dubai

Amate la pizza? I migliori pizzaioli d’Italia stanno arrivando a Dubai. Dall’8 al 10 novembre PizzaUp, l’annuale simposio tecnico sulla pizza italiana organizzato da Università della Pizza, si terrà per la prima volta all’estero, qui a Dubai appunto. 

Published

on

I migliori pizzaioli d'Italia si incontrano a Dubai
Tempo di lettura stimato: 3 minuti

* nella foto l’Ambasciatore italiano negli Emirati Arabi, Liborio Stelino, durante la presentazione alla stampa dell’Italian Cuisine World Summit 2016.

Amate la pizza? I migliori pizzaioli d’Italia stanno arrivando a Dubai. Dal’8 al 10 novembre PizzaUp, l’annuale simposio tecnico sulla pizza italiana organizzato da Università della Pizza, si terrà per la prima volta all’estero, qui a Dubai appunto.

Organizzato nell’ambito dell’Italian Cuisine World Summit 2016, PizzaUp prevede tre giorni di lavoro dedicati interamente alla pizza, con sessioni tecniche che vedranno all’opera alcuni dei migliori pizzaioli del mondo, in un dibattito con chef stellati sul futuro della pizza e delle tecniche per migliorare sempre di più un prodotto tradizionale Made in Italy. Tra gli altri, parteciperanno Renato Bosco, Corrado Scaglione, Giovanni Marchetto, Gennaro Nasti, Beniamino Bilali, Massimo Giovannini, Lello Ravagnan, Antonio Pappalardo, Tony Nicolini, Franco Pepe, Simone Padoan, Giulia Miatto, Fortunato Ostacolo e Luigi Acciaio.

Oltre al simposio, per i non addetti ai lavori sono in programma due appuntamenti speciali: allo Specialty Food Festival (Dubai World Trade Center), mercoledì 9 novembre si tengono i Cookings shows, dimostrazioni dal vivo di pizze dal taglio gourmet; mentre il 10 è in programma Master pizza chefs: le migliori pizzerie di Dubai ospitano un pizzaiolo italiano di PizzaUp per servire pizze cucinate a 4 mani.

Qui è disponibile il programma di PizzaUp.

Italian Cuisine World Summit 2016

Si apre il 7 novembre, fino al 17, l’ottava edizione dell’Italian Cuisine World Summit. Ancora una volta l’evento riunisce qui a Dubai i migliori chef stellati del mondo, esperti di cucina e produttori italiani di cibo e vino, con un unico obiettivo: celebrare e promuovere l’autentica cucina italiana, i suoi ingredienti e le sue tradizioni.

Che cosa prevede il programma? La principale missione del Summit è quella di portare i migliori chef stellati italiani nei migliori ristoranti di Dubai (qui trovate l’elenco), premiando le attività che danno la priorità all’autenticità e alla qualità della cucina italiana.

Molte le manifestazioni culinarie che girano intorno all’evento. Tra le altre, Specialty Food Festival (7-9 novembre World Trade Centre) che vede oltre 100 stand che espongono prodotti italiani; la cena di gala “United Nations by Italian Cuisine” (il 12 novembre) che mette insieme per una sera 180 chef al Jw Marriot Marquise; l’Italian Street Food Festival, che ospita 20 food track nell’anfiteatro del Westin per far assaggiare al pubblico l’essenza della cucina italiana; Italian Summit Golfing Day (10 novembre al Jumeirah Golf Estates), torneo di golf con 5 stazioni gastronomiche in corrispondenza delle buche, dove gustare i piatti degli chef stellati. Ancora, le masterclass (7-9 novembre al World Trade Centre), dimostrazioni di cucina dal vivo, concorsi gastronomici (2nd Gelato Chef’s Cup, 8th Risotto World Contest, 7th Pasta Premier League, 4th Italian Espresso World Summit).

Il vertice, come ha sottolineato l’Ambasciatore italiano negli Emirati Arabi, Liborio Stellino,  sarà anche un’anteprima mondiale della prima edizione di Italian Cuisine Week, iniziativa senza precedenti che si terrà dal 21 al 27 novembre in tutto il mondo e che avrà il patrocinio del Governo italiano.

L’Italian Cuisine World Summit, promosso da Itchefs-Gvci (network con oltre 2500 chef, ristoratori e professionisti del settore), ha il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia ad Abu Dhabi e del Consolato Generale d’Italia a Dubai, ed è organizzato in collaborazione con l’Italian Trade Agency – UAE office.

Qui trovate il programma completa della manifestazione.

Continue Reading

English

Lasciare Dubai: i consigli di Morgan Carver Richards

Arrivare a Dubai non è semplice: bisogna adattarsi ad una dimensione di città completamente nuova, ad una cultura e ad abitudini differenti. E andare via, invece? Tornare nel proprio Paese d’origine? Dopo qualche anno di vita da expat negli Emirati, e anche dopo i tanti vizi ai quali ci si abitua vivendo qui, partire può essere ancora più complicato.

Published

on

Lasciare Dubai: i consigli di Morgan Carver Richards
Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Arrivare a Dubai non è semplice: bisogna adattarsi ad una dimensione di città completamente nuova, ad una cultura e ad abitudini differenti. E andare via, invece? Tornare nel proprio Paese d’origine? Dopo qualche anno di vita da expat negli Emirati, e anche dopo i tanti vizi ai quali ci si abitua vivendo qui, partire può essere ancora più complicato.

Morgan Carver Richards, ex assistente di volo e mamma di tre bimbe, ha vissuto a Dubai per 4 anni, ma proprio nei mesi scorsi, per seguire un’opportunità di lavoro del marito, ha dovuto impacchettare tutto e ritornare negli Stati Uniti, dove è nata e cresciuta.

Per sdrammatizzare il suo ritorno (a Filadelfia) ha cominciato a girare dei piccoli video che, in poco tempo, sono diventati “virali”. Con risate e lacrime, malinconia e ironia, “Repatriation – questo il titolo della serie – ci racconta del suo ritorno alla vita americana e, a parte gli aspetti più futili (“…mi devo tagliare l’erba del giardino da sola?”, “…non fate delivery?”, “…dov’è la mia maid?”) ci parla della difficoltà nel riallacciare nuove relazioni, che siano autentiche. Sí, perché un pregio innegabile di Dubai, fatta perlopiù di expat, è la facilità di crearsi nuove amicizie, vere, solide che in qualche modo sostituiscono i familiari che si lasciano nelle proprie città.

Abbiamo intervistato Morgan Carver Richards, che ci dà anche qualche consiglio e ci ricorda che ridere, nei momenti difficili, fa sempre bene.

Molti expat, in questo ultimo periodo, stanno lasciando Dubai per tornare nei propri Paesi d’origine. E’ stato difficile per lei tornare negli Stati Uniti?

Sì, devo dire che per me è stato molto duro tornare nel mio Paese. Anche se sono cresciuta qui negli Stati Uniti, ho sempre avuto la passione per i viaggi. Quando mi sono spostata a Dubai, mi sono sentita subito a casa. Per me non è stato semplicemente lasciare una città, ma è significato lasciare una comunità, gli amici e tutte le persone che per me erano diventate la mia famiglia.

Che cosa le manca di più e che cosa le manca meno di Dubai?

Mi manca soprattutto la mia vita quotidiana, i piccoli particolari di tutti i giorni. Avevo una solida rete di amici e mi mancano le cose più semplici, come camminare da Spinneys e incontrare almeno dieci persone che conoscevo. Le interazioni, i rapporti umani con gli altri a Dubai sono davvero molto completi e appaganti, le conversazioni sono sempre molto reali, personali. Che cosa mi manca di meno? Beh, senza dubbio l’umidità dei mesi estivi!

Quali sono state le maggiori difficoltà che ha incontrato quando è arrivata a Dubai e quali, invece, quando è tornata negli Stati Uniti?

Le più grandi difficoltà quando sono arrivata a Dubai sono state di ordine pratico, come adattarsi alla città, avviare la casa, imparare a muoversi per le strade. Qui negli Stati Uniti, invece, le difficoltà maggiori sono dovute all’isolamento, alla difficoltà di crearsi relazioni significative.

E’ difficile mantenere i contati con gli amici di Dubai?

Direi di no, mantenere i contatti è piuttosto semplice. Parlo con due mie amiche praticamente ogni giorno e mi hanno aiutata davvero moltissimo durante il trasferimento. WhatsApp è meraviglioso per questo! E un’amica mi è venuta a trovare il mese scorso, è stato fantastico.

E’ difficile, invece, sentirsi a proprio agio con i suoi vecchi amici, dopo aver vissuto per anni a Dubai?

In realtà mi sono trasferita in una nuova città, Filadelfia, che non è la città dove sono cresciuta io. Quindi non vedo più nessuno degli amici che avevo prima di partire per Dubai. Ho perso i contatti con la maggior parte di loro e proprio per questo sto cercando di farmi nuove amicizie, per riempire il vuoto che in effetti provo in questo momento.

Quale consiglio si sente di dare a chi deve lasciare Dubai?

Di pensare davvero a come sarà diversa la propria quotidianità. E valutare a fondo se valga la pena spostarsi…altrimenti è meglio rimandare e fermarsi a Dubai ancora un po’.

Lei è diventata molto famosa sul Web, addirittura virale, con i suoi video “Repatriation”. Quali sono i suoi progetti, ora?

Sto scrivendo un libro su questa esperienza, dal quale in realtà è nata l’ispirazione dei video. Mi sto anche cimentando nella commedia, una mia vecchia passione: mi è sempre piaciuto sentire gli altri ridere e amo essere io stessa il motivo delle risate. In questo momento, poi, sono anche una studentessa a tempo pieno di antropologia.

I video di Morgan Richards Carter

Repatriation: part 1
Repatriation: part 2
Repatriation: part 3
Repatriation: part 4
Repatriation: part 5

Continue Reading

WAM.AE News

Trending

Copyright © 2014-2020 Dubaitaly