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10 domande da non fare ad un expat

In qualità di expat di lungo corso, noto che ci sono domande e affermazioni ricorrenti da parte di amici e familiari rimasti a casa in merito alla “scelta di vita” effettuata che fanno ribollire il sangue nelle vene, azzerano la pazienza e inducono nella tentazione di annullare qualunque invito a venire a trovarci nel luogo (esotico) del momento. 

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10 domande da non fare ad un expat
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*Questo articolo è stato gentilmente concesso da And Then We Move To e tradotto in italiano

In qualità di expat di lungo corso, noto che ci sono domande e affermazioni ricorrenti da parte di amici e familiari rimasti a casa in merito alla “scelta di vita” effettuata che fanno ribollire il sangue nelle vene, azzerano la pazienza e inducono nella tentazione di annullare qualunque invito a venire a trovarci nel luogo (esotico) del momento. Se siete voi stessi degli expat, probabilmente ne riconoscerete alcune, mentre se avete un amico o familiare expat, suggerisco caldamente di evitare di dire quanto segue.

1. “Quando vi deciderete a mettere radici?” Forse mai. Personalmente trovo inquietante l’idea che, come expat, “dobbiamo” mettere radici e abbandonare la nostra vita da giramondo. Di certo molti expat restano nello stesso paese per un periodo di tempo lungo o tornano al paese “di origine”, ma non è detto che questo sia il percorso ideale di tutti. L’idea che la vita da expat sia qualcosa da fare a vent’anni, per poi essere abbandonata raggiunti i trenta o quando arrivano figli, o quando i figli iniziano la scuola, è molto lontana dalla realtà; inoltre, l’aspettativa che prima o poi ci fermeremo in un luogo preciso non è assolutamente realistica e può essere una prospettiva terrificante per coloro che sono expat da tutta la vita.

2. “Ma ancora non hai imparato la lingua?” Come no, sono a Berlino da un mese, ho iniziato a prendere lezioni da due settimane e già parlo il tedesco da madrelingua! Imparare una nuova lingua è difficile, non avviene dalla sera alla mattina. Comporta un totale riorientamento personale a livello mentale e può essere divertentissimo sì, ma anche molto frustrante. In ogni caso richiede tempo e spesso è molto difficile, quindi vi prego, veniteci incontro e lasciateci lamentare del fatto che la grammatica tedesca è incomprensibile o che, dopo sei mesi di studio intensivo, parliamo ancora il tedesco come se fossimo all’asilo.

3. “Ma dai che non è così male” Beh, a meno che non siate qui, affrontando le mie stesse difficoltà, è facile a dirsi, per quanto in buona fede. La verità è che quando vivi in un paese straniero, a volte anche solo prendere l’autobus giusto è una sfida, soprattutto se non conosci le strade e non parli la lingua. L’attesa per esempio per l’apertura di un conto in banca qui a Dubai, che non può essere fatto senza i permessi di residenza, che non arrivavano mai, meritava un po’ di lamentele da parte mia e posso garantire che sentirsi dire: “Ma dai che non è così male! Almeno c’è il sole e vivi al caldo”, non aiuta per niente. Mi avrebbe invece fatto piacere che qualcuno mi fosse stato a sentire, anche solo per lasciarmi sfogare.

4. “La tua vita è come una lunga vacanza” Peccato che non lo sia. Certo, viaggiamo molto e cerchiamo di esplorare ogni nuova regione in cui andiamo a vivere, ma poi abbiamo normali lavori di 8 ore al giorno e dobbiamo crescere due bambini turbolenti. Le nostre giornate sono proprio come le vostre, una routine ordinaria fatta di abitudini come andare a prendere i bambini a scuola e fare il bucato. Suppongo che i gesti di routine non vadano a finire nel newsfeed di Facebook, ma credetemi, questo è quello che realmente avviene “dietro le quinte”, almeno sino alla nostra prossima vacanza.

5. “I vostri figli non sapranno mai da dove vengono” Questo mi dà veramente molto fastidio, e per quanto io possa sembrare calma e composta, non potrete non notare il lampo d’ira nel mio sguardo. La verità è che a noi expat è richiesto un impegno doppio per assicurarci che i nostri figli sappiano da dove vengono (parlando la nostra lingua di origine, cucinando i cibi dei nostri paesi di origine e organizzando periodici rientri a casa per andare a trovare i nonni), ma anche così non è detto che i nostri figli si identificheranno con i nostri paesi di origine. Il che ci sta benissimo: la formazione delle nostre identità è un processo complicato, pieno di cambiamenti di rotta e sorprese, e noi stiamo dando ai nostri figli le radici di cui hanno bisogno, ma anche la libertà di sviluppare i propri legami.

6. “Quando tornate ‘a casa’?” Ah, se solo sapessimo dove trovare “casa” sulla mappa, potremmo anche rispondere. Questa domanda diventa ancora più complicata quando si ha più di una casa, e si è sposati a una persona che a sua volta ha più di una casa: ma esattamente, di quale casa staremmo parlando? Per noi la risposta è sempre la stessa: “per il momento, il mio nuovo paese è la mia nuova casa”.

7. “Non avete nostalgia di casa vostra?” Sempre. Come expat, a volte viviamo in uno stato perenne di nostalgia per un paese o per un altro. Il nostro mondo non è mai completo. Può non essere facile vivere così, ma essere connessi con così tanti paesi del mondo ci dà al tempo stesso una meravigliosa sensazione. In qualità di expat impariamo a convivere con la nostalgia godendo molto di più dei singoli momenti e della normalità del quotidiano.

8. “Quale sarà la vostra prossima destinazione?” Ah, magari lo sapessi! Una delle sfide della vita sul sentiero dell’expat è che non puoi mai sapere cosa succederà. Questa imprevedibilità può essere emozionante e difficile al tempo stesso, a seconda del punto di vista. Ovviamente abbiamo tutti e due voce in capitolo sulla nostra prossima destinazione. Io e mio marito abbiamo un lungo elenco di requisiti da soddisfare prima di accettare una proposta di spostamento, e abbiamo entrambi il potere di veto su di un’eventuale decisione.

9. “Non avete amici ‘veri’?” Se per amici “veri” intendete “del posto”, certo, conosco gente del posto anche se è difficile diventarne subito amici. Più a lungo si vive in un luogo, e maggiori sono le possibilità di espandere il cerchio degli amici al di là degli altri expat. Ma dato che la vita da expat è così dura, avere qualche amico expat che possa capire quello che stai attraversando è fondamentale. Qualunque amicizia fatta in un nuovo paese, expat o del posto, è impagabile.

10. “Un trasloco internazionale deve essere una faticaccia, come fate ad affrontarne sempre di nuovi?” Ammetto che questa mi dà da pensare, alla luce della recente crisi di rifugiati in cui migliaia di persone fuggono dalla devastazione della guerra alla ricerca di un luogo sicuro, senza sapere se la loro bagnarola riuscirà ad arrivare a destinazione; a fronte di questo, un trasloco internazionale da expat, con un contratto a tempo indeterminato già firmato e biglietti aerei per la nostra nuova destinazione, è davvero poca cosa, no? La verità è che ci sentiamo incredibilmente fortunati di avere la possibilità di vivere così e, anche se a volte le difficoltà sono enormi, non dimentichiamo mai di essere privilegiati.

Mariam è un'eterna expat che, dopo 15 anni, 7 Paesi e 3 continenti diversi, è diventata una vera esperta di come perdersi in ogni nuova città che diventa la sua casa e di come storpiare le parole in ogni nuova lingua straniera che incontra nel suo cammino. Fondatrice del blog And Then We Moved To, scrive principalmente della vita da expat, cercando di far crescere i suoi bambini tra lingue e culture differenti: in una famiglia che unisce Oriente e Occidente e, ovviamente, girando il mondo.

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Eid al-Fitr: la fine del Ramadan

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la fine del Ramadan
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Dubai si prepara a celebrare la fine del Ramadan. Il moon-sighting committee è stato formato e, appena verrà avvistata la luna nuova ad occhio nudo, il Ramadan terminerà. Cominciato il 27 di maggio, il mese di digiuno si concluderà presumibilmente il 25 di giugno, giorno che dà inizio a Shawwal, il decimo mese del calendario lunare islamico. Il Governo emiratino ha annunciato che, per il settore privato, sarà vacanza fino a lunedì 26 o martedì 27 giugno, a seconda di quando verrà effettivamente avvistato il primo spicchio di luna.

In questo periodo, Dubai improvvisamente si rianima con la grande festa dell’Eid al-Fitr, una delle principali celebrazioni per i musulmani. Letteralmente “festa dell’interruzione”, in questi giorni si ringrazia Dio per avere dato la forza di portare a termine il digiuno.

I festeggiamenti per l’Eid al-Fitr cominciano con una preghiera mattutina di gruppo, prima dell’alba. Durante la giornata vengono invece organizzati banchetti ricchi di dolciumi con amici e familiari, ci si scambiano doni e si fanno offerte ai più bisognosi. Donare e condividere sono due valori fondamentali durante e dopo il Ramadan, e rappresentano uno dei cinque pilastri dell’Islam (in arabo “Zakat”). La tradizione vuole anche che si indossino vestiti nuovi e si addobbi la casa con decorazioni e luci (le tipiche lanterne che si trovano in vendita anche al Souk): il senso di questi giorni è infatti quello di celebrare il proprio spirito rinnovato, dopo l’impegno, la fede e la forza di volontà impiegata durante tutto il mese di astinenza.

A Dubai vengono organizzati ogni anno diversi eventi in giro per la città, soprattutto per le famiglie e i bambini. Vi consigliamo di non perdere gli spettacoli con i fuochi artificiali che illuminano il cielo ogni sera in diverse zone di Dubai (caldo permettendo, un ottimo punto per vederli tutti è la spiaggia) e gli spettacoli teatrali che vengono messi in scena in questi giorni. Qui potete trovare l’elenco dei principali appuntamenti per l’Eid. Tenete presente che gli uffici pubblici e alcuni negozi, soprattutto nella città vecchia, saranno chiusi.

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I migliori pizzaioli d’Italia si incontrano a Dubai

Amate la pizza? I migliori pizzaioli d’Italia stanno arrivando a Dubai. Dall’8 al 10 novembre PizzaUp, l’annuale simposio tecnico sulla pizza italiana organizzato da Università della Pizza, si terrà per la prima volta all’estero, qui a Dubai appunto. 

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I migliori pizzaioli d'Italia si incontrano a Dubai
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* nella foto l’Ambasciatore italiano negli Emirati Arabi, Liborio Stelino, durante la presentazione alla stampa dell’Italian Cuisine World Summit 2016.

Amate la pizza? I migliori pizzaioli d’Italia stanno arrivando a Dubai. Dal’8 al 10 novembre PizzaUp, l’annuale simposio tecnico sulla pizza italiana organizzato da Università della Pizza, si terrà per la prima volta all’estero, qui a Dubai appunto.

Organizzato nell’ambito dell’Italian Cuisine World Summit 2016, PizzaUp prevede tre giorni di lavoro dedicati interamente alla pizza, con sessioni tecniche che vedranno all’opera alcuni dei migliori pizzaioli del mondo, in un dibattito con chef stellati sul futuro della pizza e delle tecniche per migliorare sempre di più un prodotto tradizionale Made in Italy. Tra gli altri, parteciperanno Renato Bosco, Corrado Scaglione, Giovanni Marchetto, Gennaro Nasti, Beniamino Bilali, Massimo Giovannini, Lello Ravagnan, Antonio Pappalardo, Tony Nicolini, Franco Pepe, Simone Padoan, Giulia Miatto, Fortunato Ostacolo e Luigi Acciaio.

Oltre al simposio, per i non addetti ai lavori sono in programma due appuntamenti speciali: allo Specialty Food Festival (Dubai World Trade Center), mercoledì 9 novembre si tengono i Cookings shows, dimostrazioni dal vivo di pizze dal taglio gourmet; mentre il 10 è in programma Master pizza chefs: le migliori pizzerie di Dubai ospitano un pizzaiolo italiano di PizzaUp per servire pizze cucinate a 4 mani.

Qui è disponibile il programma di PizzaUp.

Italian Cuisine World Summit 2016

Si apre il 7 novembre, fino al 17, l’ottava edizione dell’Italian Cuisine World Summit. Ancora una volta l’evento riunisce qui a Dubai i migliori chef stellati del mondo, esperti di cucina e produttori italiani di cibo e vino, con un unico obiettivo: celebrare e promuovere l’autentica cucina italiana, i suoi ingredienti e le sue tradizioni.

Che cosa prevede il programma? La principale missione del Summit è quella di portare i migliori chef stellati italiani nei migliori ristoranti di Dubai (qui trovate l’elenco), premiando le attività che danno la priorità all’autenticità e alla qualità della cucina italiana.

Molte le manifestazioni culinarie che girano intorno all’evento. Tra le altre, Specialty Food Festival (7-9 novembre World Trade Centre) che vede oltre 100 stand che espongono prodotti italiani; la cena di gala “United Nations by Italian Cuisine” (il 12 novembre) che mette insieme per una sera 180 chef al Jw Marriot Marquise; l’Italian Street Food Festival, che ospita 20 food track nell’anfiteatro del Westin per far assaggiare al pubblico l’essenza della cucina italiana; Italian Summit Golfing Day (10 novembre al Jumeirah Golf Estates), torneo di golf con 5 stazioni gastronomiche in corrispondenza delle buche, dove gustare i piatti degli chef stellati. Ancora, le masterclass (7-9 novembre al World Trade Centre), dimostrazioni di cucina dal vivo, concorsi gastronomici (2nd Gelato Chef’s Cup, 8th Risotto World Contest, 7th Pasta Premier League, 4th Italian Espresso World Summit).

Il vertice, come ha sottolineato l’Ambasciatore italiano negli Emirati Arabi, Liborio Stellino,  sarà anche un’anteprima mondiale della prima edizione di Italian Cuisine Week, iniziativa senza precedenti che si terrà dal 21 al 27 novembre in tutto il mondo e che avrà il patrocinio del Governo italiano.

L’Italian Cuisine World Summit, promosso da Itchefs-Gvci (network con oltre 2500 chef, ristoratori e professionisti del settore), ha il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia ad Abu Dhabi e del Consolato Generale d’Italia a Dubai, ed è organizzato in collaborazione con l’Italian Trade Agency – UAE office.

Qui trovate il programma completa della manifestazione.

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Lasciare Dubai: i consigli di Morgan Carver Richards

Arrivare a Dubai non è semplice: bisogna adattarsi ad una dimensione di città completamente nuova, ad una cultura e ad abitudini differenti. E andare via, invece? Tornare nel proprio Paese d’origine? Dopo qualche anno di vita da expat negli Emirati, e anche dopo i tanti vizi ai quali ci si abitua vivendo qui, partire può essere ancora più complicato.

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Lasciare Dubai: i consigli di Morgan Carver Richards
Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Arrivare a Dubai non è semplice: bisogna adattarsi ad una dimensione di città completamente nuova, ad una cultura e ad abitudini differenti. E andare via, invece? Tornare nel proprio Paese d’origine? Dopo qualche anno di vita da expat negli Emirati, e anche dopo i tanti vizi ai quali ci si abitua vivendo qui, partire può essere ancora più complicato.

Morgan Carver Richards, ex assistente di volo e mamma di tre bimbe, ha vissuto a Dubai per 4 anni, ma proprio nei mesi scorsi, per seguire un’opportunità di lavoro del marito, ha dovuto impacchettare tutto e ritornare negli Stati Uniti, dove è nata e cresciuta.

Per sdrammatizzare il suo ritorno (a Filadelfia) ha cominciato a girare dei piccoli video che, in poco tempo, sono diventati “virali”. Con risate e lacrime, malinconia e ironia, “Repatriation – questo il titolo della serie – ci racconta del suo ritorno alla vita americana e, a parte gli aspetti più futili (“…mi devo tagliare l’erba del giardino da sola?”, “…non fate delivery?”, “…dov’è la mia maid?”) ci parla della difficoltà nel riallacciare nuove relazioni, che siano autentiche. Sí, perché un pregio innegabile di Dubai, fatta perlopiù di expat, è la facilità di crearsi nuove amicizie, vere, solide che in qualche modo sostituiscono i familiari che si lasciano nelle proprie città.

Abbiamo intervistato Morgan Carver Richards, che ci dà anche qualche consiglio e ci ricorda che ridere, nei momenti difficili, fa sempre bene.

Molti expat, in questo ultimo periodo, stanno lasciando Dubai per tornare nei propri Paesi d’origine. E’ stato difficile per lei tornare negli Stati Uniti?

Sì, devo dire che per me è stato molto duro tornare nel mio Paese. Anche se sono cresciuta qui negli Stati Uniti, ho sempre avuto la passione per i viaggi. Quando mi sono spostata a Dubai, mi sono sentita subito a casa. Per me non è stato semplicemente lasciare una città, ma è significato lasciare una comunità, gli amici e tutte le persone che per me erano diventate la mia famiglia.

Che cosa le manca di più e che cosa le manca meno di Dubai?

Mi manca soprattutto la mia vita quotidiana, i piccoli particolari di tutti i giorni. Avevo una solida rete di amici e mi mancano le cose più semplici, come camminare da Spinneys e incontrare almeno dieci persone che conoscevo. Le interazioni, i rapporti umani con gli altri a Dubai sono davvero molto completi e appaganti, le conversazioni sono sempre molto reali, personali. Che cosa mi manca di meno? Beh, senza dubbio l’umidità dei mesi estivi!

Quali sono state le maggiori difficoltà che ha incontrato quando è arrivata a Dubai e quali, invece, quando è tornata negli Stati Uniti?

Le più grandi difficoltà quando sono arrivata a Dubai sono state di ordine pratico, come adattarsi alla città, avviare la casa, imparare a muoversi per le strade. Qui negli Stati Uniti, invece, le difficoltà maggiori sono dovute all’isolamento, alla difficoltà di crearsi relazioni significative.

E’ difficile mantenere i contati con gli amici di Dubai?

Direi di no, mantenere i contatti è piuttosto semplice. Parlo con due mie amiche praticamente ogni giorno e mi hanno aiutata davvero moltissimo durante il trasferimento. WhatsApp è meraviglioso per questo! E un’amica mi è venuta a trovare il mese scorso, è stato fantastico.

E’ difficile, invece, sentirsi a proprio agio con i suoi vecchi amici, dopo aver vissuto per anni a Dubai?

In realtà mi sono trasferita in una nuova città, Filadelfia, che non è la città dove sono cresciuta io. Quindi non vedo più nessuno degli amici che avevo prima di partire per Dubai. Ho perso i contatti con la maggior parte di loro e proprio per questo sto cercando di farmi nuove amicizie, per riempire il vuoto che in effetti provo in questo momento.

Quale consiglio si sente di dare a chi deve lasciare Dubai?

Di pensare davvero a come sarà diversa la propria quotidianità. E valutare a fondo se valga la pena spostarsi…altrimenti è meglio rimandare e fermarsi a Dubai ancora un po’.

Lei è diventata molto famosa sul Web, addirittura virale, con i suoi video “Repatriation”. Quali sono i suoi progetti, ora?

Sto scrivendo un libro su questa esperienza, dal quale in realtà è nata l’ispirazione dei video. Mi sto anche cimentando nella commedia, una mia vecchia passione: mi è sempre piaciuto sentire gli altri ridere e amo essere io stessa il motivo delle risate. In questo momento, poi, sono anche una studentessa a tempo pieno di antropologia.

I video di Morgan Richards Carter

Repatriation: part 1
Repatriation: part 2
Repatriation: part 3
Repatriation: part 4
Repatriation: part 5

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