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Lasciare Dubai: i consigli di Morgan Carver Richards

Arrivare a Dubai non è semplice: bisogna adattarsi ad una dimensione di città completamente nuova, ad una cultura e ad abitudini differenti. E andare via, invece? Tornare nel proprio Paese d’origine? Dopo qualche anno di vita da expat negli Emirati, e anche dopo i tanti vizi ai quali ci si abitua vivendo qui, partire può essere ancora più complicato.

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Lasciare Dubai: i consigli di Morgan Carver Richards
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Arrivare a Dubai non è semplice: bisogna adattarsi ad una dimensione di città completamente nuova, ad una cultura e ad abitudini differenti. E andare via, invece? Tornare nel proprio Paese d’origine? Dopo qualche anno di vita da expat negli Emirati, e anche dopo i tanti vizi ai quali ci si abitua vivendo qui, partire può essere ancora più complicato.

Morgan Carver Richards, ex assistente di volo e mamma di tre bimbe, ha vissuto a Dubai per 4 anni, ma proprio nei mesi scorsi, per seguire un’opportunità di lavoro del marito, ha dovuto impacchettare tutto e ritornare negli Stati Uniti, dove è nata e cresciuta.

Per sdrammatizzare il suo ritorno (a Filadelfia) ha cominciato a girare dei piccoli video che, in poco tempo, sono diventati “virali”. Con risate e lacrime, malinconia e ironia, “Repatriation – questo il titolo della serie – ci racconta del suo ritorno alla vita americana e, a parte gli aspetti più futili (“…mi devo tagliare l’erba del giardino da sola?”, “…non fate delivery?”, “…dov’è la mia maid?”) ci parla della difficoltà nel riallacciare nuove relazioni, che siano autentiche. Sí, perché un pregio innegabile di Dubai, fatta perlopiù di expat, è la facilità di crearsi nuove amicizie, vere, solide che in qualche modo sostituiscono i familiari che si lasciano nelle proprie città.

Abbiamo intervistato Morgan Carver Richards, che ci dà anche qualche consiglio e ci ricorda che ridere, nei momenti difficili, fa sempre bene.

Molti expat, in questo ultimo periodo, stanno lasciando Dubai per tornare nei propri Paesi d’origine. E’ stato difficile per lei tornare negli Stati Uniti?

Sì, devo dire che per me è stato molto duro tornare nel mio Paese. Anche se sono cresciuta qui negli Stati Uniti, ho sempre avuto la passione per i viaggi. Quando mi sono spostata a Dubai, mi sono sentita subito a casa. Per me non è stato semplicemente lasciare una città, ma è significato lasciare una comunità, gli amici e tutte le persone che per me erano diventate la mia famiglia.

Che cosa le manca di più e che cosa le manca meno di Dubai?

Mi manca soprattutto la mia vita quotidiana, i piccoli particolari di tutti i giorni. Avevo una solida rete di amici e mi mancano le cose più semplici, come camminare da Spinneys e incontrare almeno dieci persone che conoscevo. Le interazioni, i rapporti umani con gli altri a Dubai sono davvero molto completi e appaganti, le conversazioni sono sempre molto reali, personali. Che cosa mi manca di meno? Beh, senza dubbio l’umidità dei mesi estivi!

Quali sono state le maggiori difficoltà che ha incontrato quando è arrivata a Dubai e quali, invece, quando è tornata negli Stati Uniti?

Le più grandi difficoltà quando sono arrivata a Dubai sono state di ordine pratico, come adattarsi alla città, avviare la casa, imparare a muoversi per le strade. Qui negli Stati Uniti, invece, le difficoltà maggiori sono dovute all’isolamento, alla difficoltà di crearsi relazioni significative.

E’ difficile mantenere i contati con gli amici di Dubai?

Direi di no, mantenere i contatti è piuttosto semplice. Parlo con due mie amiche praticamente ogni giorno e mi hanno aiutata davvero moltissimo durante il trasferimento. WhatsApp è meraviglioso per questo! E un’amica mi è venuta a trovare il mese scorso, è stato fantastico.

E’ difficile, invece, sentirsi a proprio agio con i suoi vecchi amici, dopo aver vissuto per anni a Dubai?

In realtà mi sono trasferita in una nuova città, Filadelfia, che non è la città dove sono cresciuta io. Quindi non vedo più nessuno degli amici che avevo prima di partire per Dubai. Ho perso i contatti con la maggior parte di loro e proprio per questo sto cercando di farmi nuove amicizie, per riempire il vuoto che in effetti provo in questo momento.

Quale consiglio si sente di dare a chi deve lasciare Dubai?

Di pensare davvero a come sarà diversa la propria quotidianità. E valutare a fondo se valga la pena spostarsi…altrimenti è meglio rimandare e fermarsi a Dubai ancora un po’.

Lei è diventata molto famosa sul Web, addirittura virale, con i suoi video “Repatriation”. Quali sono i suoi progetti, ora?

Sto scrivendo un libro su questa esperienza, dal quale in realtà è nata l’ispirazione dei video. Mi sto anche cimentando nella commedia, una mia vecchia passione: mi è sempre piaciuto sentire gli altri ridere e amo essere io stessa il motivo delle risate. In questo momento, poi, sono anche una studentessa a tempo pieno di antropologia.

I video di Morgan Richards Carter

Repatriation: part 1
Repatriation: part 2
Repatriation: part 3
Repatriation: part 4
Repatriation: part 5

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda Dubaitaly.

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City Guide

Eid al-Fitr: la fine del Ramadan

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la fine del Ramadan
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Dubai si prepara a celebrare la fine del Ramadan. Il moon-sighting committee è stato formato e, appena verrà avvistata la luna nuova ad occhio nudo, il Ramadan terminerà. Cominciato il 27 di maggio, il mese di digiuno si concluderà presumibilmente il 25 di giugno, giorno che dà inizio a Shawwal, il decimo mese del calendario lunare islamico. Il Governo emiratino ha annunciato che, per il settore privato, sarà vacanza fino a lunedì 26 o martedì 27 giugno, a seconda di quando verrà effettivamente avvistato il primo spicchio di luna.

In questo periodo, Dubai improvvisamente si rianima con la grande festa dell’Eid al-Fitr, una delle principali celebrazioni per i musulmani. Letteralmente “festa dell’interruzione”, in questi giorni si ringrazia Dio per avere dato la forza di portare a termine il digiuno.

I festeggiamenti per l’Eid al-Fitr cominciano con una preghiera mattutina di gruppo, prima dell’alba. Durante la giornata vengono invece organizzati banchetti ricchi di dolciumi con amici e familiari, ci si scambiano doni e si fanno offerte ai più bisognosi. Donare e condividere sono due valori fondamentali durante e dopo il Ramadan, e rappresentano uno dei cinque pilastri dell’Islam (in arabo “Zakat”). La tradizione vuole anche che si indossino vestiti nuovi e si addobbi la casa con decorazioni e luci (le tipiche lanterne che si trovano in vendita anche al Souk): il senso di questi giorni è infatti quello di celebrare il proprio spirito rinnovato, dopo l’impegno, la fede e la forza di volontà impiegata durante tutto il mese di astinenza.

A Dubai vengono organizzati ogni anno diversi eventi in giro per la città, soprattutto per le famiglie e i bambini. Vi consigliamo di non perdere gli spettacoli con i fuochi artificiali che illuminano il cielo ogni sera in diverse zone di Dubai (caldo permettendo, un ottimo punto per vederli tutti è la spiaggia) e gli spettacoli teatrali che vengono messi in scena in questi giorni. Qui potete trovare l’elenco dei principali appuntamenti per l’Eid. Tenete presente che gli uffici pubblici e alcuni negozi, soprattutto nella città vecchia, saranno chiusi.

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I migliori pizzaioli d’Italia si incontrano a Dubai

Amate la pizza? I migliori pizzaioli d’Italia stanno arrivando a Dubai. Dall’8 al 10 novembre PizzaUp, l’annuale simposio tecnico sulla pizza italiana organizzato da Università della Pizza, si terrà per la prima volta all’estero, qui a Dubai appunto. 

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I migliori pizzaioli d'Italia si incontrano a Dubai
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* nella foto l’Ambasciatore italiano negli Emirati Arabi, Liborio Stelino, durante la presentazione alla stampa dell’Italian Cuisine World Summit 2016.

Amate la pizza? I migliori pizzaioli d’Italia stanno arrivando a Dubai. Dal’8 al 10 novembre PizzaUp, l’annuale simposio tecnico sulla pizza italiana organizzato da Università della Pizza, si terrà per la prima volta all’estero, qui a Dubai appunto.

Organizzato nell’ambito dell’Italian Cuisine World Summit 2016, PizzaUp prevede tre giorni di lavoro dedicati interamente alla pizza, con sessioni tecniche che vedranno all’opera alcuni dei migliori pizzaioli del mondo, in un dibattito con chef stellati sul futuro della pizza e delle tecniche per migliorare sempre di più un prodotto tradizionale Made in Italy. Tra gli altri, parteciperanno Renato Bosco, Corrado Scaglione, Giovanni Marchetto, Gennaro Nasti, Beniamino Bilali, Massimo Giovannini, Lello Ravagnan, Antonio Pappalardo, Tony Nicolini, Franco Pepe, Simone Padoan, Giulia Miatto, Fortunato Ostacolo e Luigi Acciaio.

Oltre al simposio, per i non addetti ai lavori sono in programma due appuntamenti speciali: allo Specialty Food Festival (Dubai World Trade Center), mercoledì 9 novembre si tengono i Cookings shows, dimostrazioni dal vivo di pizze dal taglio gourmet; mentre il 10 è in programma Master pizza chefs: le migliori pizzerie di Dubai ospitano un pizzaiolo italiano di PizzaUp per servire pizze cucinate a 4 mani.

Qui è disponibile il programma di PizzaUp.

Italian Cuisine World Summit 2016

Si apre il 7 novembre, fino al 17, l’ottava edizione dell’Italian Cuisine World Summit. Ancora una volta l’evento riunisce qui a Dubai i migliori chef stellati del mondo, esperti di cucina e produttori italiani di cibo e vino, con un unico obiettivo: celebrare e promuovere l’autentica cucina italiana, i suoi ingredienti e le sue tradizioni.

Che cosa prevede il programma? La principale missione del Summit è quella di portare i migliori chef stellati italiani nei migliori ristoranti di Dubai (qui trovate l’elenco), premiando le attività che danno la priorità all’autenticità e alla qualità della cucina italiana.

Molte le manifestazioni culinarie che girano intorno all’evento. Tra le altre, Specialty Food Festival (7-9 novembre World Trade Centre) che vede oltre 100 stand che espongono prodotti italiani; la cena di gala “United Nations by Italian Cuisine” (il 12 novembre) che mette insieme per una sera 180 chef al Jw Marriot Marquise; l’Italian Street Food Festival, che ospita 20 food track nell’anfiteatro del Westin per far assaggiare al pubblico l’essenza della cucina italiana; Italian Summit Golfing Day (10 novembre al Jumeirah Golf Estates), torneo di golf con 5 stazioni gastronomiche in corrispondenza delle buche, dove gustare i piatti degli chef stellati. Ancora, le masterclass (7-9 novembre al World Trade Centre), dimostrazioni di cucina dal vivo, concorsi gastronomici (2nd Gelato Chef’s Cup, 8th Risotto World Contest, 7th Pasta Premier League, 4th Italian Espresso World Summit).

Il vertice, come ha sottolineato l’Ambasciatore italiano negli Emirati Arabi, Liborio Stellino,  sarà anche un’anteprima mondiale della prima edizione di Italian Cuisine Week, iniziativa senza precedenti che si terrà dal 21 al 27 novembre in tutto il mondo e che avrà il patrocinio del Governo italiano.

L’Italian Cuisine World Summit, promosso da Itchefs-Gvci (network con oltre 2500 chef, ristoratori e professionisti del settore), ha il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia ad Abu Dhabi e del Consolato Generale d’Italia a Dubai, ed è organizzato in collaborazione con l’Italian Trade Agency – UAE office.

Qui trovate il programma completa della manifestazione.

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Dieci consigli per neo expat

“Expat”. La parola stessa ha per molti un che di esotico, di irraggiungibile. Per altri, invece, può essere sgradevole, o persino terrificante. Ma quando sento la parola “expat”, io provo una certa emozione. Quando mi dicono che qualcuno ha lasciato il proprio paese di origine per vivere all’estero, mi identifico. Diciamolo in tutta franchezza: al di là delle leggende metropolitane, la vita da expat non è facile. 

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Dieci consigli per neo expat
Tempo di lettura stimato: 9 minuti

*Questo articolo è stato gentilmente concesso da And Then We Moved To e tradotto in italiano

“Expat”. La parola stessa ha per molti un che di esotico, di irraggiungibile. Per altri, invece, può essere sgradevole, o persino terrificante.

Ma quando sento la parola “expat”, io provo una certa emozione. Quando mi dicono che qualcuno ha lasciato il proprio paese di origine per vivere all’estero, mi identifico. Diciamolo in tutta franchezza: al di là delle leggende metropolitane, la vita da expat non è facile. Ti trovi sempre ad affrontare situazioni nuove, devi ricominciare da zero a ogni trasferimento, la tua visione del mondo è in continua evoluzione e, se sei come me, non riesci mai a ricordare il nuovo indirizzo di casa o lo scatolone nel quale avevi imballato il servizio da tè della nonna.

Io ho lasciato casa all’età di 19 anni per partire all’aventura: 15 anni, 7 paesi e 3 continenti più tardi, mi posso definire tranquillamente un’expat di lungo corso. Ho iniziato da sola con una valigia per arrivare a un container di 12 metri, un marito expat che proviene dall’altra parte del mondo rispetto a me, due bambini nati in paesi diversi e una collezione di foto e libri di viaggi molto, molto ricca. Mi sono convertita in permanenza alla “mentalità da expat”, per cui nel mio cellulare ho registrato 8 diversi fusi orari (il che aiuta non poco nelle chiamate Skype con l’altro capo del mondo), le mie lenzuola comprate in paesi diversi sono tutte spaiate (ma davvero non è possibile metterci d’accordo su di una dimensione per tutti?) e tremo al solo pensiero del vuoto mentale che provo quando devo compilare un modulo che richiede il mio “indirizzo permanente”.

Quindi, sia che stiate lasciando casa per la prima volta o che siate veterani che non hanno ormai più il concetto di “casa”, ecco le cose più importanti che ho imparato nel corso di una vita da expat.

La mia “top 10” sull’essere un expat fichissimo:

1. Emozione o paura del cambiamento – tutto sta a come si affronta la vita. All’inizio del periodo di residenza in un nuovo paese è normale un certo contrasto tra il senso di emozione per la nuova avventura e una sana paura di ciò che ancora non si conosce (sarà un posto sicuro, riuscirò a trovare nuovi amici, potrò comprare il mio formaggio preferito?). Dover ricominciare tutto da capo può far paura, e non sarò certo io a negarlo; dopo tutto, ho avuto paura anche io in diverse occasioni all’arrivo in un nuovo paese sconosciuto dove iniziare una nuova vita. Ma per vivere l’esperienza con spirito d’avventura servono ricche dosi di curiosità, ottimismo, capacità di cavarsela condite con un po’ di sana autoironia per prendersi in giro e farsi una risata a fronte degli inevitabili errori. Ho scoperto che buona parte del senso di scoperta nel passaggio da un paese a un altro sta proprio nel cercare di capire come funzionano le piccole cose quotidiane in un contesto nuovo con regole nuove: chiedere indicazioni in una lingua straniera, decifrare la tabella degli orari degli autobus, iniziare un nuovo lavoro o partorire nell’ennesimo paese straniero. Per esempio, la mia scoperta più recente consiste nel fatto che a Dubai il permesso di residenza richiede molto di più se il funzionario vi dice “ci vorranno 5 giorni, inshallah (a Dio piacendo)”. Non fate affidamento alla data promessa, ma non arrabbiatevi nemmeno: prima o poi arriverà, solo che per ogni “inshallah” dovete aggiungere all’incirca un paio di giorni di attesa.

2. Non abbiate paura di “tuffarvi nella mischia”. Quando si va in un posto nuovo, aiuta molto “tuffarsi nella mischia”, quindi accettate qualsiasi nuova esperienza vi venga proposta. Il mio primo consiglio è di partecipare a quante più possibili caffè mattutini, incontri informali, raduni del vicinato, gruppi di supporto per mamme e qualsiasi altra attività vi possa interessare. Non c’è modo migliore per trovare persone simili a voi e magari stringere qualche nuova amicizia. I caffè mattutini sono a volte i più proficui nel trovare le risposte alle domande più immediate: conoscete un buon ginecologo che pratichi il parto naturale? Quali scuole materne accettano ancora bambini? Ormai sono abituata a prendere decisioni in base al passaparola e ai consigli tra expat. Ma si possono usare benissimo anche Internet e i forum di expat della vostra comunità: è molto probabile che qualcuno conosca già le risposte alle vostre domande e possa quindi aiutarvi a non sentirvi sopraffatte dall’esperienza.

3. Non “andate a rimorchio” della dolce metà, vivetela come un’opportunità per reinventarvi. Il bello di essere expat è che potete ripartire da zero, dovunque siate. Il che può sembrare un lusso, ma io credo sia anche una necessità. A volte, dopo aver vissuto nello stesso posto a lungo, facendo sempre lo stesso lavoro e le stesse cose negli stessi luoghi, è facile restare bloccati. Un cambio di scenario, una nuova vita in un nuovo paese con nuove opportunità e nuove possibilità può dare la spinta per riflettere su quello che vogliamo davvero fare nella vita, fosse anche solo la possibilità di esplorare nuove passioni, hobby e interessi personali. La vita da expat per me è stata decisiva: ho potuto finalmente intraprendere la carriera dei miei sogni. Ho abbandonato il mio curriculum nel mondo finance in Danimarca per sviluppare il mio lato creativo a Singapore. Ho cominciato a scrivere per conto di una rivista del posto e mi sono divertita moltissimo. Da cosa nasce cosa e adesso è un lavoro a tempo pieno, che mi dà la carica per affrontare la settimana.

4. Imparate la lingua del posto. Trasferirsi da expat in un luogo dove non conoscete la lingua e dove la gente del posto non parla inglese è dura davvero. Il periodo più difficile per me è stato probabilmente a Berlino nel 2007: all’epoca non spiccicavo una parola di tedesco. Andare in giro per le strade senza capire quello che la gente intorno a me stesse dicendo è stata un’esperienza davvero frustrante e snervante. Mi sono sentita improvvisamente un’analfabeta, senza essere in grado di comunicare, leggere il giornale o anche solo i cartelli stradali. Imparare la lingua del posto è quindi d’obbligo in molti paesi, e al tempo stesso vi aprirà le porte della cultura del luogo. Anche se a volte non è necessario fare questo sforzo, sviluppare una comprensione di base del dialetto locale aiuta non poco. In Danimarca sapere che il cartello “slutspurt” sulla vetrina del negozio significa “ultimi saldi” è sicuramente utile; a Dubai, anche se il mio arabo è limitato, conoscere espressioni come “yallah” (“su, andiamo”), “habibi” (“mio caro”) e “inshallah” (a Dio piacendo) si è rivelato fondamentale per risolvere molte situazioni.

5. Cercate l’equilibrio perfetto tra senso di appartenenza e necessità di dire addio. Questa è dura. Ogni volta. Ogni nuovo addio mi sembra più pesante del precedente. È dura perché vivendo in luogo è inevitabile che il luogo entri a far parte di voi, e sia sempre con voi, ovunque andiate in seguito. E la cosa buffa è che quando arrivate in un luogo nuovo, sconosciuto e state cercando di riscostruirvi la vita finisce che fate continuamente i confronti con il posto che avete appena lasciato e che vi manca da morire. Tuttavia l’ironia sta nel fatto che anche il posto che avete lasciato era sconosciuto all’inizio e quindi a sua volta era oggetto di confronto con un altro luogo ancora. Ma ben presto smetterete di fare paragoni e comincerete a sentirvi a casa fino al giorno in cui, finalmente assestati, avendo appena trovato il parrucchiere perfetto e dopo avere pagato in anticipo la retta scolastica per l’anno a venire, ecco che dovete ripartire e fare i saluti. La vita da expat è una lotta continua tra pragmatismo e nostalgia. È un conflitto strano, magnifico, amaro e dolce al tempo stesso, ma
è fantastico provare la sensazione che un posto che vi sembrava così incontrollabile all’inizio sarà sempre con voi nel vostro cammino, senza sparire mai del tutto dal cuore. Io presto ancora attenzione quando sento parlare di Copenaghen al telegiornale, che si tratti di una conferenza sul clima o di un servizio sul design danese, per un po’ è stata pur sempre casa mia.

6. Fidatevi del partner. La vita matrimoniale è difficile di per sé, la vita matrimoniale da expat lo è ancora di più. Gestire un lavoro duro, il marito che viaggia, un ambiente sconosciuto e la lontananza da parenti e amici può facilmente logorare il vostro matrimonio (il tasso di divorzi tra expat è spaventosamente alto). Voi dovete affrontare bambini irrequieti, una lavatrice rotta (e non sapere chi chiamare per l’assistenza) o anche solo la necessità di comprare il pane italiano, mentre il marito deve lottare con una diversa cultura lavorativa, la corruzione e il nepotismo nei terminal portuali dell’Africa, modi diversi per raggiungere gli stessi obiettivi, e così via. La fiducia è tutto, e la comunicazione aperta è fondamentale. Un trasloco all’estero può rafforzare un matrimonio, a patto che la coppia sia allineata sul modo di affrontare le difficoltà. È importante viverla come un’avventura a due, condividere le esperienze e le lezioni più importanti, esplorare il più possibile insieme e sforzarsi di essere empatici e gentili verso il proprio partner, cercando di immedesimarsi il più possibile. Nella mia esperienza personale, una delle maggiori difficoltà è stata dipendere da mio marito in un modo che non avrei mai immaginato. A Singapore, io ero letteralmente sua “dipendente”, nel senso che avevo un “visto da dipendente”, per cui era necessario il suo consenso scritto anche solo per l’abbonamento del cellulare. Ostacoli del genere possono essere duri, ma servono anche a rendervi più forti. E acidi. Ovviamente scherzo.

7. Date un’identità ai vostri figli esposti a una terza cultura. Essere genitori non è facile, crescere bambini expat in una terza cultura che non appartiene né a voi né al vostro partner può sembrare insormontabile. Nella confusione della vita da expat è importante trasmettere un’identità ai figli, spiegare loro le origini, le origini dei genitori, dove sono nati e dove vivono al momento. Per i nostri figli sono stati importanti: – Visite regolari ai nostri paesi di origine e tempo di qualità con i nonni; – Preparare piatti tipici dei nostri rispettivi paesi a casa; – Parlare ai bambini nelle nostre lingue native. Una parte così grande delle nostre identità si è formata attraverso lingua, cibo e cultura che è naturale cercare di trasmettere tutto questo ai nostri bambini, di modo che abbiano familiarità tanto col biryani quanto con la pasta. E che siano in grado di capire il tedesco o cantare in Urdu. È ovvio che i bambini conosceranno i nostri paesi di origine solo come luoghi di vacanza, ma tutto sommato va bene così. Probabilmente si riconosceranno nel luogo dove staranno più a lungo crescendo. Se riusciamo a dar loro radici solide e ali forti, da grandi potranno volare in qualunque direzione.

8. Viaggiate spesso, ogni volta che potete. I viaggi sono il lubrificante del vostro motore da expat: vi aiutano a mantenere una prospettiva nella vita. Viaggiare aiuta ad andare avanti, a farvi capire che l’avventura non finisce mai e che avete sempre tanto da imparare. Essere expat in terra straniera è la migliore occasione per viaggiare ed esplorare una certa area di mondo, quindi afferrate il toro per le corna. Non rimpiangerete mai un trekking tra i templi della Cambogia con i monaci che benedicono il vostro piccolo di 8 mesi e nemmeno l’esperienza di restare bloccati nel bel mezzo di una parata di elefanti nella Tailandia settentrionale.

9. Accettate la realtà che avrete nostalgia di diverse case. Il concetto stesso di nostalgia di casa può essere complicato per molti expat. A volte mi sembra di avere sempre nostalgia di una delle mie case, mi viene voglia di un pasticcino danese a Singapore, e di granchi con chili a Dubai. Mi mancano gli autunni magnifici del Massachusetts e gli inverni a Karachi. L’unico consiglio che mi sento di dare è di non limitarsi ad accettare questo senso di nostalgia che attraversa i continenti, ma di trasformarlo in un qualcosa che vi appartiene. Mantenete vivi i ricordi in ogni modo possibile, ad esempio rivedendo vecchie foto o riallacciando i rapporti con un amico di quei luoghi. Come scoprirete, ciò vi aiuterà a sopportare le varie nostalgie apportando valore aggiunto alla vita da expat.

10. Fate collezione di esperienze, ma non dimenticate i souvenir da ogni luogo. Tutti vi diranno di fare collezione di esperienze e tesoro dei ricordi, ma a volte un semplice oggetto souvenir dei luoghi dove siete stati può risollevare il morale quando avete una giornata no. E sono ovviamente gli oggetti a cui i traslocatori devono fare più attenzione, per il loro valore sentimentale. Se ripenso alla mia vita da expat, gli oggetti che ho conservato con più affetto sono: – Un libro di Hans Christian Andersen (il mio autore danese preferito), che mi è stato regalato dai colleghi in Danimarca. Mio marito ha avuto in dono una vecchia mappa della Danimarca vichinga, a cui tiene molto. – Un elefante Peranakan con i nomi delle strade di Singapore, che mi è stato regalato da cari amici a Singapore il giorno della nostra partenza. – Quadri di Brighton, in Inghilterra, un regalo di nozze di amici nel Sussex.

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