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Dubai Women’s Run: non solo sport

Il conto alla rovescia per la Dubai Women’s Run 2016 è cominciato. La manifestazione, prima nel suo genere in Medio Oriente, lo scorso anno ha visto la partecipazione di oltre 5000 corritrici, con un obiettivo che va al di là dello sport: rappresentare la realizzazione delle donne, in tutti gli ambiti della vita. Liesa Euton, VIP/Protocol & International Relations Director per la UAE Athletic Federation, ci spiega il significato della gara e ci dà tutte le informazioni utili per partecipare.

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Dubai Women's Run: non solo sport
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*nella foto: da sinistra, Genzebe Dibaba, Tirunesh Dibaba, le campionesse olimpiche asiatiche Alia Saeed Mohammed e Betlhem Desalegn Belaynah (che parteciperanno alla Dubai Women’s Run), e Liesa Euton (seconda da destra)

Il conto alla rovescia per la Dubai Women’s Run 2016 è cominciato. La manifestazione, prima nel suo genere in Medio Oriente, lo scorso anno ha visto la partecipazione di oltre 5000 atlete professioniste e non, con un obiettivo che va al di là dello sport: rappresentare la realizzazione delle donne, in tutti gli ambiti della vita. Liesa Euton, VIP/Protocol & International Relations Director/Race Director per la UAE Athletic Federation, ci spiega il significato della gara e ci dà tutte le informazioni utili per partecipare.

Perché una gara di corsa dedicata alle donne?

Prima di tutto per il momento sociale che rappresenta: le donne sono le prime ad alzarsi la mattina e le vedi correre prestissimo con le amiche. Le donne, infatti, amano la costanza che richiede la routine dell’esercizio nella corsa. Sicuramente correre è un modo per sentirsi libere e vive: ti costringe a respirare a fondo e a sfidare i limiti del tuo corpo. E dopo una bella corsa si possono mangiare più dolci! Alcune donne, poi, correndo riescono a esprimere il proprio lato più competitivo e non riesco ad immaginare nulla di più efficace che buttare fuori le proprie emozioni pestando i piedi sul pavimento. La combinazione di endorfina, aria fresca, sole, secondo me è la cura per la maggior parte dei problemi che si incontrano nel corso della vita. Con una buona corsa, lo stress sparisce. Non solo: la corsa aiuta la salute e serve per vivere più a lungo, infatti è un ottimo modo per mantenere allenato il corpo. E poi correre fa sentire parte di una comunità: tutti noi amiamo sentirci parte di un gruppo e penso che la comunità dei runners sia una delle migliori alla quale unirsi. Le persone che ho incontrato attraverso la corsa sono tra le più belle che io abbia mai conosciuto. Una gara di corsa, o più in generale correre, aumenta inoltre la fiducia in se stesse: essere arrivata fino in fondo, in un allenamento o in una gara, oppure avere raggiunto un nuovo record personale sono davvero una fortissima spinta per la propria autostima.

La Dubai Women’s Run è la prima gara nel suo genere in Medio Oriente?

Sì. La UAE Athletics Federation è l’organo federale governativo per l’atletica e organizza la Dubai Women’s Run con il patrocinio dello Sceicco Ahmed bin Mohammed bin Rashid Al Maktoum, che è anche Presidente del National Olympic Committees. La corsa si tiene il 4 di novembre e il ricavato va alla Al Jalila Foundation. La Dubai Women’s Run, come è noto, è la prima iniziativa del genere in Medio Oriente, una sorta di tedoforo dello spirito delle donne arabe, non solo per quello che riguarda lo sport, ma anche per il significato che porta con sé: la realizzazione delle donne in questa regione, in tutti gli ambiti della vita. Il nostro obiettivo, come UAE Athletics Federation, è quello di creare una nazione di donne attive: vogliamo fare dello sport e del fitness una parte quotidiana della vita delle donne e delle ragazze. Per realizzarequesto stiamo lavorando molto, soprattutto per riuscire a far entrare lo sport nella nostra cultura, che troppo spesso mette al primo posto la magrezza rispetto alla salute e che immagina lo sport e il fitness come pratiche prettamente maschili. Per raggiungere questo obiettivo la UAE Athletics Federation si sta muovendo in tre direzioni: diffondere l’idea dello sport ovunque, dalle scuole alle palestre, dagli organi governativi alle autorità locali. Tenendo presente che le aspettative e le motivazioni delle donne sono differenti da quelle degli uomini: al primo posto, infatti, ci sono salute e motivazioni sociali che vanno combinate con la vita familiare, lavorativa, insomma con giornate molto piene. La seconda direzione sulla quale si sta lavorando è la “motivazione” ovvero fare capire il potere positivo dello sport e dell’esercizio fisico. Le donne che praticano sport sono tutte concordi nel dire che essere attive dà loro maggiore fiducia, più energia, le aiuta a sentirsi più belle e attraenti, a realizzarsi anche in altri ambiti della vita. La terza direzione è la “persuasione”: per creare un Paese in cui le donne siano attive, occorre offrire attività e servizi che siano pensati per le esigenze femminili e creare una cultura dove la forma fisica e la salute delle donne siano celebrate.

Qual è il significato della gara, quindi?
La Women Run è un grande evento sociale ed è la celebrazione della realizzazione delle donne (lo scorso anno abbiamo avuto oltre 5000 partecipanti). Una nazione di donne attive aiuta ad affrontare anche tematiche più ampie che riguardano il Paese, come la salute, la parità di genere, la partecipazione sociale.

A chi è aperta la gara?

A tutte le donne di tutto il mondo.

Come ci si iscrive?

La registrazione è aperta sul sito www.dubaiwomensrun.com e la deadline è il primo di novembre. Le registrazioni dell’ultimo minuto possono essere fatte invece il 3 e 4 novembre al Meydan Hotel.

Quale è il percorso?

Si parte da Sky Dubai, alle 7 del mattino, si arriva a Jbr e si torna indietro. E’possibile partecipare al percorso da 5 chilometri oppure a quello da 10.

Quali sono i tempi migliori raggiunti dalle professioniste?

Il record mondiale ufficiale nei 5000 metri è di Tirunesh Dibaba con 14:11.15 minuti; per i 10.000 metri il record mondiale è invece detenuto dall’etiope Almaz Ayana, con un tempo di 29:17.45: è lei che ha vinto l’oro alle Olimpiadi del 2016 di quest’anno.

Quali sono secondo lei gli effetti benefici della corsa?

La corsa aiuta le articolazioni, brucia i grassi in eccesso ed è il metodo più diffuso al mondo, semplice ed efficace per fare allenamento aerobico. Permette di procedere a piccoli passi: cominciare lentamente e a poco a poco, quando si è pronti, aumentare l’intensità fino a percorrere distanze sempre più lunghe. In più tonifica tutti i muscoli, fa bene al cuore, rallenta l’invecchiamento e riduce lo stress. E per finire è uno sport “sociale” che possono fare tutti e che si può fare in compagnia, con la famiglia, con gli amici, spingendo il passeggino o seguendo i figli in bicicletta.

Quale consigli si sente di dare a chi desidera partecipare alla gara?

Se siete principianti, è importante non pensare al risultato e alla velocità. Si migliora solo correndo regolarmente, con l’esercizio. Il mio suggerimento è di allenarsi 4-5 volte a settimana per 30 minuti al giorno. Potete prendervi dei break camminando, se necessario. Correte adagio e non preoccupatevi di quanti chilometri fate. Semplicemente arrivate fin dove riuscite in 30 minuti, non importa quanto velocemente. Quando riuscite a correre per 30 minuti consecutivi, allora potete aumentare la lunghezza del percorso oppure correre più volte alla settimana. Anche chi non ha nessun talento per la corsa (eh sì, si tratta di geni) può fare dei progressi incredibili, semplicemente allenandosi e correndo via via sempre di più.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda Dubaitaly.

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Covid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati

Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

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Cvid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati
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Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi e l’imminente apertura al turismo, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

“Con il graduale ritorno alla vita normale – ha dichiarato Amna Al Dahhak Al Shamsi, portavoce del governo degli Emirati Arabi Uniti, – il ruolo più grande e più importante di tutti rimane l’impegno a seguire le istruzioni e le procedure al fine di non annullare finora gli sforzi di tutte le entità governative e della società”.

Le autorità ricordano che le multe per le violazioni delle norme anti Covid-19 sono ancora in vigore e che i trasgressori sorpresi per la terza volta sono soggetti a un’azione legale e possono rischiare anche il carcere.

Ma quali sono le limitazioni ancora in vigore? Vediamole:

  • Le mascherine sono obbligatorie ovunque, anche negli uffici e sul posto di lavoro. Uniche eccezioni: se si viaggia in auto da soli o con i propri familiari, se si svolge un esercizio fisico molto inteso, per i bambini sotto i due anni o se ci sono condizioni di salute che ne impediscono l’utilizzo.
  • In automobile non possono viaggiare più di tre persone, a meno che non siano tutti membri della stessa famiglia.
  • La distanza sociale di 2 metri deve essere mantenuta in ogni momento nei luoghi pubblici.
  • Eventi, feste, riunioni sono vietati in tutti i luoghi pubblici e privati, comprese case e uffici. Chiunque verrà trovato ad ospitarne sarà multato. “Sottolineiamo che gli incontri pubblici sono ancora vietati ed è preferibile evitare le visite ai famigliari” ha dichiarato Saif Al Dhaheri, portavoce del National Emergency, Crisis and Disaster Management Authority.
  • A partire dal 24 giugno, è stato vietato servire alcolici ai banconi del bar fino a nuovo avviso.
  • In tutto il Paese, le moschee e gli altri luoghi di culto rimangono chiusi.
  • I lavoratori domestici non dovrebbero incontrare nessuno al di fuori della famiglia. La regola si applica in tutti gli emirati, tranne che a Dubai.
  • Ai bambini è permesso visitare ristoranti e centri commerciali, ma alle persone di età superiore ai 70 anni è ancora vietato l’ingresso, ad Abu Dhabi, Sharjah, Ajman, Umm Al Quwain, Ras Al Khaimah e Fujairah. A Dubai non ci sono più limiti di età.
  • I residenti ad Abu Dhabi, Al Ain e Al Dhafra possono viaggiare all’interno delle loro città ma non altrove nell’emirato senza prima ottenere un permesso. Chiunque desideri uscire da queste zone è ora libero di farlo, ma è necessario un permesso per rientrare nell’emirato.
  • Le autorità non hanno ancora consentito la riapertura delle piscine di edifici residenziali e complessi ad Abu Dhabi.
  • Ad Abu Dhabi anche le spiagge pubbliche e i cinema rimangono chiusi.
  • Le spiagge rimangono chiuse a Umm Al Quwain fino a nuovo avviso.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah

La sabbia rimaneva incandescente fino a tarda notte e brillava luminosa contrastando la luce della luna.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah
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Faceva (…e fa) tanto caldo, molto tempo fa sulle spiagge di Dubai, così caldo che la sabbia bruciava come brace.

In arabo brace si dice “jamr” (جمر) e proprio da questa parola deriva il nome “Jumeirah” (جميرا).

La struttura della parola è un vezzeggiativo, diminutivo, un termine affettuoso traducibile con “bracetta”, “bracina”, “braciuccia”.

La spiaggia dunque bruciava come brace, ma esiste anche una versione romantica che racconta come la sabbia rimanesse incandescente fino a tarda notte e brillasse luminosa contrastando la luce della luna.

Jumeirah è ora quell’area di quasi 27km di spiagge, negozi, ristoranti, cafe, ville maestose, moschee, una delle strade più belle di Dubai.

Se notate nel logo della catena “Jumeirah” c’è una piccola fiamma incandescente disegnata sulla lettera “I”.

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Covid-19: dove eravamo rimasti?

Stiamo un po’ come dei pugili suonati che a malapena hanno sentito il suono dell’aria smossa dal colpo arrivato da non si sa dove. Forse è giunto il momento di prendere atto che saremo a lungo in una fase di stress post-traumatico.

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Covid-19: dove eravamo rimasti?
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Sono quattro mesi che taccio su questi schermi, da quel post intitolato “Homo homini virus” che, col senno del poi, aveva previsto una buona parte di ciò che sarebbe successo dopo.

Tante volte avrei voluto scrivere, se non altro per dar sfogo egoistico ai sentimenti, ma l’assenza totale di ordine nei pensieri me lo ha impedito. Ho cercato come credo abbiamo fatto tutti, ciascuno a proprio modo, di ragionare e inquadrare la situazione; ho annaspato come credo abbiamo fatto tutti, nel mare di informazioni spesso contraddittorie che ci ha travolti; ho trovato, come credo abbiamo fatto tutti, i miei punti di riferimento, sforzandomi di non rinunciare mai a mantenere l’equilibrio fra ragione ed emozioni… e poi, essenzialmente, ho aspettato, come credo abbiamo fatto tutti.

Ed eccoci qui: al termine del primo fine settimana di riapertura dei centri commerciali e di diverse altre attività anche ai bambini al di sotto dei 12 anni e alle persone al di sopra dei 60. Non siamo ancora nemmeno di sguincio prossimi alla normalità, ma almeno abbiamo ricominciato a sentire il vociare dei bambini riecheggiare un po’ ovunque, e questa sí che è una parte importante che ci riconnette con la Dubai “di prima”.

Vorrei poter dire che finalmente ne siamo fuori ma, a prescindere dagli aspetti medici, il viaggio vero inizia adesso, non solo per coloro che hanno vissuto un lutto doloroso in prima persona.

Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori, fra la gente accanita contro amici e sconosciuti colpevoli di vivere “il virus” e i vari periodi di lockdown in maniera diversa gli uni dagli altri, le persone rimaste per mesi bloccate fuori dal Paese, i tantissimi che si sono ritrovati in difficoltà serie per la perdita del lavoro o la riduzione dei salari, le attività imprenditoriali azzoppate, l’incertezza verso il futuro, non solo quello professionale ma anche, più prosaicamente, la capacità di programmazione di qualunque cosa un tempo data per scontata, le diatribe sul “distance learning” che ha massacrato tutti indistintamente, la lontananza fisica forzata a tempo indeterminato dalle famiglie in patria, gli sms stile allarme antiaereo per l’inizio delle fasce orarie di coprifuoco, la diffidenza verso le notizie pazze sui giornali o sui social media, la speranza riposta nei grafici NCEMA che imperterriti continuano a descrivere invece una situazione in costante miglioramento.

A dircela tutta, stiamo un po’ come dei pugili suonati che a malapena hanno sentito la sventagliata dell’aria smossa dal colpo arrivato non si sa bene da dove.

Forse è giunto il momento di prendere atto del fatto che siamo e saremo a lungo tutti in una sorta di stress post-traumatico (aggravato dal caldo e dall’umidità che sono già qui, senza pudore proprio!).

Almeno in questa fase cerchiamo di evitare gli errori dei mesi scorsi, cerchiamo di tollerarci e comprenderci di più a vicenda, cerchiamo di capire che ciascuno di noi, senza eccezioni, sta affrontando materialmente e psicologicamente una difficile ricostruzione personale e collettiva senza avere ancora molto chiaro il traguardo finale.

Se, come scriveva Cesare Pavese, l’unica gioia al mondo è cominciare, cerchiamo di ricominciare insieme.

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