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Prevenzione tumore al seno: ce ne parla la chirurga Annalisa Perego

Una donna su otto, nel corso della vita, si ammala di tumore al seno. I numeri non devono spaventare, ma invitare invece tutte le donne a sottoporsi ai controlli periodici, perché è proprio grazie alla diagnosi precoce che oggi il cancro al seno si può curare. In altre parole, se il tumore è scoperto e trattato nella sua fase iniziale, la sopravvivenza dopo 5 anni dalla diagnosi raggiunge anche il 98%. Annalisa Perego, chirurga senologa all’Italian Medical Center di Dubai, ci parla della diagnosi e dei fattori di rischio. E, ovviamente, invita tutte le donne ad approfittare del mese di ottobre, dedicato in tutto il mondo alla prevenzione del tumore al seno, per sottoporsi ai controlli di routine.

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Prevenzione tumore al seno: ce ne parla la chirurga Annalisa Perego
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Una donna su otto, nel corso della vita, si ammala di tumore al seno. I numeri non devono spaventare, ma invitare invece tutte le donne a sottoporsi ai controlli periodici, perché è proprio grazie alla diagnosi precoce che oggi il cancro al seno si può curare. In altre parole, se il tumore è scoperto e trattato nella sua fase iniziale, la sopravvivenza dopo 5 anni dalla diagnosi raggiunge anche il 98%. Annalisa Perego, chirurga senologa all’Italian Medical Center di Dubai, ci parla della diagnosi e dei fattori di rischio. E, ovviamente, invita tutte le donne ad approfittare del mese di ottobre, dedicato in tutto il mondo alla prevenzione del tumore al seno, per sottoporsi ai controlli di routine.

Dottoressa Perego, quale incidenza ha il tumore al seno?

Il tumore della mammella è il più frequente tumore femminile e colpisce 1 donna su 8 nel corso della propria vita. Il cancro della mammella è anche la principale causa di mortalità oncologica nella donna, anche se, grazie a diagnosi precoci e terapie sempre più efficaci, la sopravvivenza è in netto aumento.

Ottobre, in tutto il mondo, è il mese della prevenzione. A che età è opportuno sottoporsi ai primi controlli?
La prevenzione per il tumore della mammella è fondamentale, come lo è per tutti i tipi di tumore. La prevenzione dovrebbe cominciare a partire dai 20 anni con l’autopalpazione eseguita con regolarità ogni mese. E’ indispensabile, poi, dopo i 30 anni proseguire con visite annuali del seno eseguite da uno specialista senologo e associate ad ecografia bilaterale. Raggiunti i 40 anni, all’ecografia va affiancata anche la mammografia per aumentare il potere diagnostico delle indagini. Spesso si tende ad andare dal medico solo quando si accusano dei disturbi. In genere le forme iniziali di tumore del seno non hanno nessuna manifestazione clinica e non provocano dolore. Uno studio effettuato su quasi mille donne con dolore al seno, ad esempio, ha dimostrato che solo lo 0,4% di esse aveva una lesione maligna, mentre nel 12,3% erano presenti lesioni benigne come ad esempio le cisti e nel resto dei casi non vi era alcuna patologia ed il dolore era provocato solo dalle naturali variazioni degli ormoni durante il ciclo. Il tumore si può manifestare con noduli palpabili o addirittura visibili, anche se in genere questi sono segni di una forma tumorale già avanzata e non di una forma identificata in fase precoce. Importante segnalare al medico anche alterazioni del capezzolo, secrezioni da un capezzolo solo (se la perdita è bilaterale il più delle volte la causa è ormonale), cambiamenti della pelle (aspetto a buccia d’arancia o retrazioni) o della forma del seno.

Quali sono i fattori di rischio legati al tumore al seno?

Sono stati identificati molti fattori di rischio, alcuni modificabili, come gli stili di vita. Tra le abitudini dannose si possono citare, per esempio, un’alimentazione povera di frutta e verdura e ricca di grassi animali, il fumo, l’obesità, una vita sedentaria e l’assunzione per più di 5 anni di terapia ormonale sostitutiva postmenopausa. L’allattamento al seno protratto oltre l’anno risulta invece essere protettivo contro l’insorgenza del tumore. Vi sono però purtroppo anche altri fattori di rischio non modificabili da parte della donna come l’età (la maggior parte di tumori del seno colpisce oltre i 40 anni), un periodo fertile breve (prima mestruazione tardiva e menopausa precoce) e fattori genetici.

Quale peso ha, dunque, l’ereditarietà?

In linea generale, “tumore familiare” è un termine che indica la presenza del tumore in una famiglia (linea materna o paterna), senza che vi sia una evidente trasmissione della malattia da una generazione alla successiva o sia riconosciuto un gene responsabile. Il termine “ereditario”, invece, suggerisce la presenza di una mutazione dimostrata dal test genetico di alcuni geni (BRCA1-BRCA2) che si possono trasmettono ai discendenti. Il 5-7% dei tumori alla mammella sono di tipo ereditario, dal 15 al 20% sono di carattere familiare e in circa il 70-75% dei casi il tumore è sporadico, cioè correlato a fattori ambientali in individui che non presentano familiarità né ereditarietà. Le donne che rientrano nelle prime due categorie sono considerate soggetti ad alto rischio di sviluppo del tumore mammario e seguono un percorso di prevenzione leggermente diverso. Dovranno sottoporsi a controlli clinici e radiologici più ravvicinati nel tempo, prevedendo anche in molti casi l’utilizzo della risonanza magnetica, aumentando in tal modo la possibilità di una vera e propria diagnosi precoce.

Quali passi avanti sono stati fatti nella diagnosi e nella cura del tumore al seno?

Grazie al miglioramento delle tecniche radiologiche e alla maggior consapevolezza della donna, la maggior parte dei tumori del seno oggi viene diagnosticato quando non dà ancora segno di sé e si vede solo con la mammografia e l’ecografia. Si parla in tal caso di lesione preclinica, cioè un tumore ancora allo stato iniziale, quando è più facile da curare. Se la malattia è scoperta in fase precoce, la sopravvivenza dopo 5 anni dalla diagnosi raggiunge anche il 98%. Negli ultimi 20 anni i tassi di guarigione sono raddoppiati, grazie a diversi fattori, tra cui, appunto, il miglioramento delle terapie, l’anticipazione diagnostica e la presa di coscienza delle donne.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda Dubaitaly.

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Pillole di Emirati: che cosa significa Umm Suqeim?

Tanto tempo fa nella zona che si estende lungo Jumeirah Road si era diffusa tra gli abitanti una forte febbre, che in arabo si traduce con “al-suqm”

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Pillole di Emirati: che cosa significa Umm Suqeim?
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Quante volte avete percorso Umm Suqeim Road (ام سقيم)? Vi siete mai chiesti che cosa significhi?

Tanto tempo fa nella zona che si estende lungo Jumeirah Road si era diffusa tra gli abitanti una forte febbre, che in arabo si traduce con “al-suqm” (السُقُم).

La forma “Suqeim” è un diminutivo/vezzeggiativo della parola “al-suqm. Potremmo quindi tradurla con “febbretta”, “febbriciattola”.

Molti conosceranno il termine “Umm” come la traduzione di “mamma”, in realtà insieme alla parola “Ab” (che significa padre), vengono usate entrambe anche per tradurre “quello di”, “quella di”. Ad esempio la città di Abu Dhabi diventa “il posto della Gazzella, dove Dhabi è una delle tante parole per tradurre la parola “gazzella”.

Umm Suqeim diventa quindi “la zona della febbretta”.

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Covid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati

Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

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Cvid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati
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Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi e l’imminente apertura al turismo, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

“Con il graduale ritorno alla vita normale – ha dichiarato Amna Al Dahhak Al Shamsi, portavoce del governo degli Emirati Arabi Uniti, – il ruolo più grande e più importante di tutti rimane l’impegno a seguire le istruzioni e le procedure al fine di non annullare finora gli sforzi di tutte le entità governative e della società”.

Le autorità ricordano che le multe per le violazioni delle norme anti Covid-19 sono ancora in vigore e che i trasgressori sorpresi per la terza volta sono soggetti a un’azione legale e possono rischiare anche il carcere.

Ma quali sono le limitazioni ancora in vigore? Vediamole:

  • Le mascherine sono obbligatorie ovunque, anche negli uffici e sul posto di lavoro. Uniche eccezioni: se si viaggia in auto da soli o con i propri familiari, se si svolge un esercizio fisico molto inteso, per i bambini sotto i due anni o se ci sono condizioni di salute che ne impediscono l’utilizzo.
  • In automobile non possono viaggiare più di tre persone, a meno che non siano tutti membri della stessa famiglia.
  • La distanza sociale di 2 metri deve essere mantenuta in ogni momento nei luoghi pubblici.
  • Eventi, feste, riunioni sono vietati in tutti i luoghi pubblici e privati, comprese case e uffici. Chiunque verrà trovato ad ospitarne sarà multato. “Sottolineiamo che gli incontri pubblici sono ancora vietati ed è preferibile evitare le visite ai famigliari” ha dichiarato Saif Al Dhaheri, portavoce del National Emergency, Crisis and Disaster Management Authority.
  • A partire dal 24 giugno, è stato vietato servire alcolici ai banconi del bar fino a nuovo avviso.
  • In tutto il Paese, le moschee e gli altri luoghi di culto rimangono chiusi.
  • I lavoratori domestici non dovrebbero incontrare nessuno al di fuori della famiglia. La regola si applica in tutti gli emirati, tranne che a Dubai.
  • Ai bambini è permesso visitare ristoranti e centri commerciali, ma alle persone di età superiore ai 70 anni è ancora vietato l’ingresso, ad Abu Dhabi, Sharjah, Ajman, Umm Al Quwain, Ras Al Khaimah e Fujairah. A Dubai non ci sono più limiti di età.
  • I residenti ad Abu Dhabi, Al Ain e Al Dhafra possono viaggiare all’interno delle loro città ma non altrove nell’emirato senza prima ottenere un permesso. Chiunque desideri uscire da queste zone è ora libero di farlo, ma è necessario un permesso per rientrare nell’emirato.
  • Le autorità non hanno ancora consentito la riapertura delle piscine di edifici residenziali e complessi ad Abu Dhabi.
  • Ad Abu Dhabi anche le spiagge pubbliche e i cinema rimangono chiusi.
  • Le spiagge rimangono chiuse a Umm Al Quwain fino a nuovo avviso.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah

La sabbia rimaneva incandescente fino a tarda notte e brillava luminosa contrastando la luce della luna.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah
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Faceva (…e fa) tanto caldo, molto tempo fa sulle spiagge di Dubai, così caldo che la sabbia bruciava come brace.

In arabo brace si dice “jamr” (جمر) e proprio da questa parola deriva il nome “Jumeirah” (جميرا).

La struttura della parola è un vezzeggiativo, diminutivo, un termine affettuoso traducibile con “bracetta”, “bracina”, “braciuccia”.

La spiaggia dunque bruciava come brace, ma esiste anche una versione romantica che racconta come la sabbia rimanesse incandescente fino a tarda notte e brillasse luminosa contrastando la luce della luna.

Jumeirah è ora quell’area di quasi 27km di spiagge, negozi, ristoranti, cafe, ville maestose, moschee, una delle strade più belle di Dubai.

Se notate nel logo della catena “Jumeirah” c’è una piccola fiamma incandescente disegnata sulla lettera “I”.

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