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Il Console Setta: “Dubai, esperimento riuscito di convivenza pacifica”

Il nuovo Console italiano, Valentina Setta, ha da pochi mesi cominciato il suo mandato qui a Dubai. Con una comunità in crescita e imprenditori italiani che si affacciano sempre più numerosi al mercato emiratino, le priorità sono chiare: rendere il Consolato il più possibile un luogo di incontro e scambio per l’intera comunità italiana, e rafforzare ancora i rapporti con le istituzioni locali.

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Il Console Setta: "Dubai, esperimento riuscito di convivenza pacifica"
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* Abdulrahman Ghanem Al Mutaiwee, Director of the Office of the Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation in Dubai, dà il benvenuto al Console Generale d’Italia Valentina Setta

Il nuovo Console italiano, Valentina Setta, ha da pochi mesi cominciato il suo mandato qui a Dubai. Con una comunità in crescita e imprenditori italiani che si affacciano sempre più numerosi al mercato emiratino, le priorità sono chiare: rendere il Consolato il più possibile un luogo di incontro e scambio per l’intera comunità italiana, e rafforzare ancora i rapporti con le istituzioni locali.

Il Console Setta si presenta ai lettori di Dubaitaly, raccontando le sue prime impressioni sulla città e gli imminenti appuntamenti che la vedranno impegnata nelle prossime settimane: a partire dall’Italian Cuisine World Summit, che inaugura domani, 7 novembre, e dal referendum costituzionale del 4 dicembre.

Il suo mandato qui a Dubai è appena cominciato, che cosa metterà al primo posto?

Al primo posto ci sono gli italiani residenti, per i quali il Consolato aspira ad essere non solo il posto dove si erogano servizi, ma anche un luogo di incontro e scambio di esperienze. Poi, naturalmente, le imprese e i professionisti italiani che si affacciano sempre più numerosi al mercato emiratino, e i rapporti con le istituzioni locali, già eccellenti, che spero di approfondire ancora e rafforzare.

Quali sono le sue prime impressioni su Dubai?  

Dubai è una città incredibile, non solo per i palazzi splendenti, i resort, il livello dell’offerta di negozi e ristoranti. Dubai è un esperimento riuscito di convivenza pacifica e multietnica, una città proiettata verso il futuro, con servizi efficienti di livello elevato. Una vera e propria smart city dove esiste una App per fare qualsiasi cosa. I nuovi progetti di sviluppo, legati alla preparazione dell’Expo 2020, e l’attenzione che viene posta sulla sostenibilità energetica e ambientale, ne fanno un esperimento di crescita urbana non replicabile in nessuna città europea al momento. Certo, per me fa ancora troppo caldo, ma tutti mi assicurano che fra poco comincerà l’inverno.

Quali Paesi ha toccato la sua carriera diplomatica?

Nella mia carriera ho avuto la fortuna di visitare Paesi molto diversi e di ricoprire posizioni differenti che mi hanno permesso ogni volta di imparare qualcosa di nuovo. Nei Balcani, dopo la guerra, ho avuto il privilegio di seguire il processo di separazione pacifica fra Serbia e Montenegro. A New York ho lavorato presso la Rappresentanza Permanente dell’Italia alle Nazioni Unite e ho fatto parte del team italiano che sedeva in Consiglio di Sicurezza, un’esperienza unica. A Varsavia sono stata il capo dell’ufficio economico e commerciale dell’Ambasciata italiana, in un Paese come la Polonia per cui l’Italia è tra i primi partner commerciali e dove sono presenti le maggiori realtà imprenditoriali italiane. E ora Dubai, una città vibrante e multietnica, con una comunità italiana in crescita.

Quali sono le scadenze e i progetti che avete in programma nei prossimi mesi?

Nell’immediato, Dubai sarà la capitale della cucina italiana, a partire dal 7 novembre, con l’ottava edizione dell’Italian Cuisine World Summit che verrà inaugurato al World Trade Center, alla presenza del Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, e del Sottosegretario allo Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto. Il Summit sarà anche l’anteprima mondiale della prima Settimana della Cucina Italiana nel mondo, una promozione senza precedenti.

La comunità italiana è ancora in crescita? Quali sono i numeri aggiornati?

La comunità italiana ha avuto una crescita sostanziale negli ultimi anni e gli iscritti all’Aire toccano ora le 9000 unità. Molte sono le iscrizioni effettuate negli ultimi mesi, anche in vista del referendum.

A proposito del referendum costituzionale del 4 dicembre, ci può ricordare le modalità di voto?

Le modalità di voto degli italiani all’estero sono pubblicate sul nostro sito internet e sui social media del Consolato, Facebook e Twitter. In particolare, vorrei informare i lettori di Dubaitaly che l’invio del materiale di voto sarà effettuato tra il 10 e il 16 novembre. Le buste dovranno poi pervenire per posta al Consolato entro e non oltre le ore 16 di giovedì 1 dicembre. Nel caso il plico elettorale non venisse ricevuto, si potrà richiederne il duplicato venendo personalmente in Consolato, con un documento di riconoscimento valido, a partire dal 20 novembre. Inoltre vorrei annunciare che il fine settimana precedente al voto il Consolato rimarrà aperto con modalità e orari che verrano a breve specificate sul sito. Ricordo infine che per qualsiasi informazione relativa al referendum, e per verificare di essere inseriti nell’elenco degli elettori, è possibile contattare il Consolato Generale d’Italia a Dubai all’indirizzo email info.dubai@esteri.it (indicando nell’oggetto “Referendum”) o telefonare al numero +971 4 3314167 (int. 202).

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda Dubaitaly.

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Covid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati

Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

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Cvid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati
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Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi e l’imminente apertura al turismo, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

“Con il graduale ritorno alla vita normale – ha dichiarato Amna Al Dahhak Al Shamsi, portavoce del governo degli Emirati Arabi Uniti, – il ruolo più grande e più importante di tutti rimane l’impegno a seguire le istruzioni e le procedure al fine di non annullare finora gli sforzi di tutte le entità governative e della società”.

Le autorità ricordano che le multe per le violazioni delle norme anti Covid-19 sono ancora in vigore e che i trasgressori sorpresi per la terza volta sono soggetti a un’azione legale e possono rischiare anche il carcere.

Ma quali sono le limitazioni ancora in vigore? Vediamole:

  • Le mascherine sono obbligatorie ovunque, anche negli uffici e sul posto di lavoro. Uniche eccezioni: se si viaggia in auto da soli o con i propri familiari, se si svolge un esercizio fisico molto inteso, per i bambini sotto i due anni o se ci sono condizioni di salute che ne impediscono l’utilizzo.
  • In automobile non possono viaggiare più di tre persone, a meno che non siano tutti membri della stessa famiglia.
  • La distanza sociale di 2 metri deve essere mantenuta in ogni momento nei luoghi pubblici.
  • Eventi, feste, riunioni sono vietati in tutti i luoghi pubblici e privati, comprese case e uffici. Chiunque verrà trovato ad ospitarne sarà multato. “Sottolineiamo che gli incontri pubblici sono ancora vietati ed è preferibile evitare le visite ai famigliari” ha dichiarato Saif Al Dhaheri, portavoce del National Emergency, Crisis and Disaster Management Authority.
  • A partire dal 24 giugno, è stato vietato servire alcolici ai banconi del bar fino a nuovo avviso.
  • In tutto il Paese, le moschee e gli altri luoghi di culto rimangono chiusi.
  • I lavoratori domestici non dovrebbero incontrare nessuno al di fuori della famiglia. La regola si applica in tutti gli emirati, tranne che a Dubai.
  • Ai bambini è permesso visitare ristoranti e centri commerciali, ma alle persone di età superiore ai 70 anni è ancora vietato l’ingresso, ad Abu Dhabi, Sharjah, Ajman, Umm Al Quwain, Ras Al Khaimah e Fujairah. A Dubai non ci sono più limiti di età.
  • I residenti ad Abu Dhabi, Al Ain e Al Dhafra possono viaggiare all’interno delle loro città ma non altrove nell’emirato senza prima ottenere un permesso. Chiunque desideri uscire da queste zone è ora libero di farlo, ma è necessario un permesso per rientrare nell’emirato.
  • Le autorità non hanno ancora consentito la riapertura delle piscine di edifici residenziali e complessi ad Abu Dhabi.
  • Ad Abu Dhabi anche le spiagge pubbliche e i cinema rimangono chiusi.
  • Le spiagge rimangono chiuse a Umm Al Quwain fino a nuovo avviso.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah

La sabbia rimaneva incandescente fino a tarda notte e brillava luminosa contrastando la luce della luna.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah
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Faceva (…e fa) tanto caldo, molto tempo fa sulle spiagge di Dubai, così caldo che la sabbia bruciava come brace.

In arabo brace si dice “jamr” (جمر) e proprio da questa parola deriva il nome “Jumeirah” (جميرا).

La struttura della parola è un vezzeggiativo, diminutivo, un termine affettuoso traducibile con “bracetta”, “bracina”, “braciuccia”.

La spiaggia dunque bruciava come brace, ma esiste anche una versione romantica che racconta come la sabbia rimanesse incandescente fino a tarda notte e brillasse luminosa contrastando la luce della luna.

Jumeirah è ora quell’area di quasi 27km di spiagge, negozi, ristoranti, cafe, ville maestose, moschee, una delle strade più belle di Dubai.

Se notate nel logo della catena “Jumeirah” c’è una piccola fiamma incandescente disegnata sulla lettera “I”.

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Covid-19: dove eravamo rimasti?

Stiamo un po’ come dei pugili suonati che a malapena hanno sentito il suono dell’aria smossa dal colpo arrivato da non si sa dove. Forse è giunto il momento di prendere atto che saremo a lungo in una fase di stress post-traumatico.

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Covid-19: dove eravamo rimasti?
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Sono quattro mesi che taccio su questi schermi, da quel post intitolato “Homo homini virus” che, col senno del poi, aveva previsto una buona parte di ciò che sarebbe successo dopo.

Tante volte avrei voluto scrivere, se non altro per dar sfogo egoistico ai sentimenti, ma l’assenza totale di ordine nei pensieri me lo ha impedito. Ho cercato come credo abbiamo fatto tutti, ciascuno a proprio modo, di ragionare e inquadrare la situazione; ho annaspato come credo abbiamo fatto tutti, nel mare di informazioni spesso contraddittorie che ci ha travolti; ho trovato, come credo abbiamo fatto tutti, i miei punti di riferimento, sforzandomi di non rinunciare mai a mantenere l’equilibrio fra ragione ed emozioni… e poi, essenzialmente, ho aspettato, come credo abbiamo fatto tutti.

Ed eccoci qui: al termine del primo fine settimana di riapertura dei centri commerciali e di diverse altre attività anche ai bambini al di sotto dei 12 anni e alle persone al di sopra dei 60. Non siamo ancora nemmeno di sguincio prossimi alla normalità, ma almeno abbiamo ricominciato a sentire il vociare dei bambini riecheggiare un po’ ovunque, e questa sí che è una parte importante che ci riconnette con la Dubai “di prima”.

Vorrei poter dire che finalmente ne siamo fuori ma, a prescindere dagli aspetti medici, il viaggio vero inizia adesso, non solo per coloro che hanno vissuto un lutto doloroso in prima persona.

Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori, fra la gente accanita contro amici e sconosciuti colpevoli di vivere “il virus” e i vari periodi di lockdown in maniera diversa gli uni dagli altri, le persone rimaste per mesi bloccate fuori dal Paese, i tantissimi che si sono ritrovati in difficoltà serie per la perdita del lavoro o la riduzione dei salari, le attività imprenditoriali azzoppate, l’incertezza verso il futuro, non solo quello professionale ma anche, più prosaicamente, la capacità di programmazione di qualunque cosa un tempo data per scontata, le diatribe sul “distance learning” che ha massacrato tutti indistintamente, la lontananza fisica forzata a tempo indeterminato dalle famiglie in patria, gli sms stile allarme antiaereo per l’inizio delle fasce orarie di coprifuoco, la diffidenza verso le notizie pazze sui giornali o sui social media, la speranza riposta nei grafici NCEMA che imperterriti continuano a descrivere invece una situazione in costante miglioramento.

A dircela tutta, stiamo un po’ come dei pugili suonati che a malapena hanno sentito la sventagliata dell’aria smossa dal colpo arrivato non si sa bene da dove.

Forse è giunto il momento di prendere atto del fatto che siamo e saremo a lungo tutti in una sorta di stress post-traumatico (aggravato dal caldo e dall’umidità che sono già qui, senza pudore proprio!).

Almeno in questa fase cerchiamo di evitare gli errori dei mesi scorsi, cerchiamo di tollerarci e comprenderci di più a vicenda, cerchiamo di capire che ciascuno di noi, senza eccezioni, sta affrontando materialmente e psicologicamente una difficile ricostruzione personale e collettiva senza avere ancora molto chiaro il traguardo finale.

Se, come scriveva Cesare Pavese, l’unica gioia al mondo è cominciare, cerchiamo di ricominciare insieme.

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