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Post petrolio: quasi pronta la prima centrale nucleare degli Uae

Il Governo di Abu Dhabi ha reso noto nei giorni scorsi, attraverso l’agenzia di stampa Wam, che i lavori di costruzione della prima centrale nucleare del Paese sono completi al 75%. 

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Post petrolio: quasi pronta la prima centrale nucleare degli Uae
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Il Governo di Abu Dhabi ha reso noto nei giorni scorsi, attraverso l’agenzia di stampa Wam, che i lavori di costruzione della prima centrale nucleare del Paese sono completi al 75%. Il sito, realizzato dalla compagnia statale Emirates Nuclear Energy Corporation (ENEC) e da un consorzio di imprese coreane guidato dalla Korea Electric Power Corporation (KEPCO) – che ha vinto l’appalto nel 2012 – si trova nel deserto, ad ovest di Abu Dhabi.

L’impianto di Barakah – questo il suo nome – coprirà un quarto del fabbisogno energetico degli Emirati, riducendo le emissioni di anidride carbonica di 12 milioni di tonnellate all’anno. La centrale, che sarà completata nel 2020 o forse prima, comprende 4 reattori APR 1400 (il cosiddetto reattore di terza generazione ad acqua leggera) e sarà una delle più grandi al mondo. Non solo, secondo l’Enec porterà nuove opportunità di lavoro di alto livello nel Paese, oltre a dare il via alla crescita di un nuovo settore industriale. Gli Emirati sono il primo Paese arabo del Golfo ad attivare una centrale nucleare (il progetto complessivo vale 20 miliardi di dollari), secondo la strategia di diversificazione energetica perseguita da anni dallo Sceicco, che prevede anche ingenti investimenti nelle energie rinnovabili.

Ma quanto è inquinata l’aria di Dubai e degli Emirati? Come spesso accade da queste parti, trovare numeri e dati per capire davvero come stiano le cose non è semplice. Di certo, gli Emirati sono tra i paesi al mondo con il valore più alto di emissioni di anidride carbonica. Secondo i dati ufficiali più recenti resi noti dal Dubai Carbon Centre of Excellence (DCCE), nel 2010 il Paese ha prodotto poco meno di 20 tonnellate di co2 pro capite, il 63% in più rispetto al 2000 (e in 7 anni, ovviamente, la popolazione è ulteriormente cresciuta). La dissalazione dell’acqua e l’energia elettrica, secondo il rapporto, concorrono al 33% delle emissioni (64,89 milioni di tonnellate di gas serra), seguite dai trasporti su strada responsabili del 22% delle emissioni (44,25 milioni di tonnellate di gas serra).

Secondo i dati più recenti a disposizione del Wwf, invece, le emissioni di co2 rappresentano il 74% dell’impatto ambientale degli Emirati e arrivano dalla combustione del petrolio e da edifici costruiti senza considerare i parametri di efficienza energetica. Nel 2014, sempre secondo il Wwf, gli Emirati sono stati il terzo paese al mondo con la più alta “ecological footprint”.

Per farsi un’idea, altri dati significativi arrivano direttamente dalla Dubai Electricity and Water Authority (Dewa): ogni persona utilizza in media 20.000 chilowatt di energia e 130 litri di acqua all’anno (dissalata consumando petrolio), mentre il consumo di acqua complessivo stimato negli Emirati nel 2013 è stato di 500 litri al giorno, l’82% al di sopra della media mondiale e tre volte superiore al consumo medio pro capitale dell’Europa. Per non parlare dei rifiuti, ma qui si apre un altro intero capitolo: solo Abu Dhabi produce tra 1,8 e 2,4 chili di spazzatura per persona al giorno, quasi il doppio rispetto ai paesi del nord Europa.

I progetti per rendere il Paese più “eco friendly” di certo non mancano e uno degli obiettivi per il 2020, data in cui verrà consegnato anche l’impianto nucleare di Barakah, è quello di trasformare almeno Dubai in una delle 10 città più attente all’ambiente del mondo. Più a lungo termine, entro il 2030 il Governo vuole vedere ridotto il consumo di energia del 30% e generare almeno il 25% del suo fabbisogno energetico da fonti rinnovabili, inclusi solare, carbone pulito e nucleare; oltre a eliminare le discariche (in 20 anni) e lavorare a metodi più sostenibili per produrre acqua.

Per approfondire
Qui trovate l’ultimo rapporto pubblicato dal Dubai Carbon Centre of Excellence sullo “State of Energy” degli Emirati.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda Dubaitaly.

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Pillole di Emirati: che cosa significa Umm Suqeim?

Tanto tempo fa nella zona che si estende lungo Jumeirah Road si era diffusa tra gli abitanti una forte febbre, che in arabo si traduce con “al-suqm”

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Pillole di Emirati: che cosa significa Umm Suqeim?
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Quante volte avete percorso Umm Suqeim Road (ام سقيم)? Vi siete mai chiesti che cosa significhi?

Tanto tempo fa nella zona che si estende lungo Jumeirah Road si era diffusa tra gli abitanti una forte febbre, che in arabo si traduce con “al-suqm” (السُقُم).

La forma “Suqeim” è un diminutivo/vezzeggiativo della parola “al-suqm. Potremmo quindi tradurla con “febbretta”, “febbriciattola”.

Molti conosceranno il termine “Umm” come la traduzione di “mamma”, in realtà insieme alla parola “Ab” (che significa padre), vengono usate entrambe anche per tradurre “quello di”, “quella di”. Ad esempio la città di Abu Dhabi diventa “il posto della Gazzella, dove Dhabi è una delle tante parole per tradurre la parola “gazzella”.

Umm Suqeim diventa quindi “la zona della febbretta”.

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Covid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati

Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

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Cvid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati
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Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi e l’imminente apertura al turismo, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

“Con il graduale ritorno alla vita normale – ha dichiarato Amna Al Dahhak Al Shamsi, portavoce del governo degli Emirati Arabi Uniti, – il ruolo più grande e più importante di tutti rimane l’impegno a seguire le istruzioni e le procedure al fine di non annullare finora gli sforzi di tutte le entità governative e della società”.

Le autorità ricordano che le multe per le violazioni delle norme anti Covid-19 sono ancora in vigore e che i trasgressori sorpresi per la terza volta sono soggetti a un’azione legale e possono rischiare anche il carcere.

Ma quali sono le limitazioni ancora in vigore? Vediamole:

  • Le mascherine sono obbligatorie ovunque, anche negli uffici e sul posto di lavoro. Uniche eccezioni: se si viaggia in auto da soli o con i propri familiari, se si svolge un esercizio fisico molto inteso, per i bambini sotto i due anni o se ci sono condizioni di salute che ne impediscono l’utilizzo.
  • In automobile non possono viaggiare più di tre persone, a meno che non siano tutti membri della stessa famiglia.
  • La distanza sociale di 2 metri deve essere mantenuta in ogni momento nei luoghi pubblici.
  • Eventi, feste, riunioni sono vietati in tutti i luoghi pubblici e privati, comprese case e uffici. Chiunque verrà trovato ad ospitarne sarà multato. “Sottolineiamo che gli incontri pubblici sono ancora vietati ed è preferibile evitare le visite ai famigliari” ha dichiarato Saif Al Dhaheri, portavoce del National Emergency, Crisis and Disaster Management Authority.
  • A partire dal 24 giugno, è stato vietato servire alcolici ai banconi del bar fino a nuovo avviso.
  • In tutto il Paese, le moschee e gli altri luoghi di culto rimangono chiusi.
  • I lavoratori domestici non dovrebbero incontrare nessuno al di fuori della famiglia. La regola si applica in tutti gli emirati, tranne che a Dubai.
  • Ai bambini è permesso visitare ristoranti e centri commerciali, ma alle persone di età superiore ai 70 anni è ancora vietato l’ingresso, ad Abu Dhabi, Sharjah, Ajman, Umm Al Quwain, Ras Al Khaimah e Fujairah. A Dubai non ci sono più limiti di età.
  • I residenti ad Abu Dhabi, Al Ain e Al Dhafra possono viaggiare all’interno delle loro città ma non altrove nell’emirato senza prima ottenere un permesso. Chiunque desideri uscire da queste zone è ora libero di farlo, ma è necessario un permesso per rientrare nell’emirato.
  • Le autorità non hanno ancora consentito la riapertura delle piscine di edifici residenziali e complessi ad Abu Dhabi.
  • Ad Abu Dhabi anche le spiagge pubbliche e i cinema rimangono chiusi.
  • Le spiagge rimangono chiuse a Umm Al Quwain fino a nuovo avviso.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah

La sabbia rimaneva incandescente fino a tarda notte e brillava luminosa contrastando la luce della luna.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah
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Faceva (…e fa) tanto caldo, molto tempo fa sulle spiagge di Dubai, così caldo che la sabbia bruciava come brace.

In arabo brace si dice “jamr” (جمر) e proprio da questa parola deriva il nome “Jumeirah” (جميرا).

La struttura della parola è un vezzeggiativo, diminutivo, un termine affettuoso traducibile con “bracetta”, “bracina”, “braciuccia”.

La spiaggia dunque bruciava come brace, ma esiste anche una versione romantica che racconta come la sabbia rimanesse incandescente fino a tarda notte e brillasse luminosa contrastando la luce della luna.

Jumeirah è ora quell’area di quasi 27km di spiagge, negozi, ristoranti, cafe, ville maestose, moschee, una delle strade più belle di Dubai.

Se notate nel logo della catena “Jumeirah” c’è una piccola fiamma incandescente disegnata sulla lettera “I”.

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