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La prova del fuoco dell’International Day

Non puoi dire di essere una vera mamma di Dubai se non hai superato la prova del fuoco, ovvero l’International Day scolastico! 

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Si tratta di una giornata che tipicamente tutte le scuole internazionali del mondo dedicano interamente a celebrare il multiculturalismo degli studenti. La ricorrenza viene festeggiata anche negli istituti “stranieri” in Italia, spesso con un pomeriggio o una semplice cena. Naturalmente qui a Dubai, poiché tutte le scuole sono per definizione internazionali e il mix di provenienze dei ragazzi in ogni classe è da capogiro, è molto sentita.

Per me il battesimo dell’International Day è avvenuto quest’anno. Devo dire che quella che in origine sentivo come una “scocciatura” – cucinare? stare in piedi fra famiglie festanti tutto il giorno? collaborare all’organizzazione del nostro stand? – si è rivelata presto un piacere che mi ha anche fatto riscoprire un certo orgoglio di essere Italiana all’estero.

Questo anche e soprattutto grazie al gruppo di mamme (e papà) italiani della nostra scuola. In CAS (Collegiate American School) la rappresentanza italiana quest’anno era esigua rispetto agli altri paesi presenti. Esigua, ma molto entusiasta e motivata, anche perché con Vanja La Vecchia nel gruppo non è possibile non essere carichi! Grazie appunto a Vanja, Federica Brunetti e ai nostri due assi nella manica, Mara Bocchieri e Peppe Ronca, ho potuto assaporare il senso di una collaborazione all’insegna dello spirito di partecipazione per il gusto di partecipare, condividere, conoscere e farsi conoscere.

Devo dire che ho capito subito che le cose sarebbero andate bene quando, alla prima riunione a casa mia, Peppe ha esclamato convinto: “Comode queste sedie!”… e solo dopo che tutti se ne sono andati mi sono accorta che si era accomodato sulla striminzita high-chair di Ikea che mia figlia usa per mangiare a tavola. Oh yeah!

Scherzi a parte, consapevoli di essere veramente in pochi e tutti molto impegnati, e di rischiare di cadere nello stereotipo classico “Italia pizza coppola e mandolino”, abbiamo deciso di optare per la semplicità, il buon gusto (e qui è entrata in gioco Mara, la nostra designer) e l’autoironia. Abbiamo scelto volutamente come tema la pasta in tutte le sue forme, e abbiamo tutti fatto un passo indietro per lasciar parlare la bellezza del nostro Bel Paese: un magnifico video di alcune fra le più belle città di casa nostra, procuratoci da Peppe, è stato infatti il cuore della piccola esibizione di rito dei nostri bambini. Mentre le immagini scorrevano (immagini commoventi anche per me, soprattutto quando il signore emiratino che avevo accanto ha esclamato estasiato: “Ah, Itaaaalia!”), loro non hanno dovuto fare altro che salire sul palco sorridenti, con i jeans e le semplici magliette colorate che tutti indossavamo (sul davanti una farfalla di pasta a mo’ di papillon e dietro la nostra bandiera), fare un girotondo sulle note delle quattro stagioni di Vivaldi, accennare a qualche passo e saltello, e mostrare dei cartelli (Italy is… art, music, love, beauty and pasta!). La loro freschezza e lo splendore della panoramica aerea sullo schermo sono riusciti a strappare un piccolo applauso a scena aperta. Sono stati gli unici bambini “piccoli” a salire sul palco da soli, senza adulti.

In effetti sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla partecipazione dei genitori e dei parenti vari, soprattutto uomini, all’intero evento in generale e agli spettacolini in particolare.

Tutte le esibizioni sono state belle e divertenti. Forse le più emozionanti quelle della Siria e dello Yemen, così generose e allegre, in questo particolare momento storico per i martoriati paesi. Quella più divertente quella del Giappone che ha simulato una lezione di Judo con i padri come insegnanti e i bambini come allievi.

Tutti hanno preso l’evento molto sul serio: chi ha organizzato uno stand per l’henna, chi si è portato la friggitrice professionale per fare le patatine fritte in diretta (il Belgio), chi addirittura il barbecue nell’area esterna, e chi più ne ha più ne metta. Come il divertimento, il buon mangiare non è mancato di sicuro.

Rispetto agli altri il nostro stand era ovviamente piccolino, incastonato fra gli USA (nazione che giocava in casa, la scuola è americana) e il Venezuela (scatenati!), ma delizioso… e non lo dico per dire: piatti di pasta preparata in modi diversi dal solito da noi quattro mamme (sì, perfino da me, e non ho fatto la pasta Alfredo in bustina precotta col Bimby!), bustine decorate contenenti campioncini omaggio di vari formati di pasta con ricette inserite all’interno, tantissime spille e collane colorate fatte da noi con pasta dipinta a mano (io veramente ho usato quella già colorata, ma con cinque gatti in casa ero giustificata), che i bambini hanno distribuito fra i presenti, bandierine, limoni, ciuffi di erbette e pomodorini sistemati a mo’ di decorazione, la gloriosa macchina per la pasta fatta in casa Imperia sulla spianatoia di legno, azionata dal vivo da Mara con tanto di cappello da chef, e soprattutto il bellissimo poster gigante appeso come sfondo, che riproponeva i vari formati di pasta e la citazione di Fellini, che dice tutto: “Life is a combination of magic and pasta”.

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati quattro dei sei gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

Business

Dubai Smart City: una App per i cittadini

“Una app per domarli, una app per trovarli, una app per ghermirli e nel telefono incatenarli”. Si sta ovviamente parlando degli accessi ai servizi e di come Dubai si prepari al nuovo decennio.

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Dubai Smart City: una App per i cittadini
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Al-Gollum stringe il cellulare con foga, gli occhi neri assetati di controllo, facendo trasparire la smania di possesso. “Il mio tesssssoro…“. Borbottando tra sé e il suo alter ego, Sir Smeagol, un gutturale mantra risuona nella pianura della Contea di Dubai. “Una App per domarli, una App per trovarli, una App per ghermirli e nel telefono incatenarli”. Si sta ovviamente parlando degli accessi ai servizi.

Non possiamo dargli torto: spesso e volentieri è una gran rottura di scatole doversi interfacciare con così tante App e soprattutto ricordarsi tutti i dannati login. Senza contare poi le varie claustrofobiche richieste di dati che ogni dipartimento sembra inventarsi assieme ad un selettivo gruppo di Elfi. Ebbene, finalmente sembra che ci sia qualcosa di veramente Smart, fatto su misura per noi Hobbit delle sabbie, che promette di semplificare la vita di tutti i giorni.

Gli Emirati sono tra i primi Paesi ad avere instaurato una struttura dedicata al servizio di Smart Government. Dubai si è focalizzata costantemente sulla digitalizzazione sin dal 2015, chiudendo gap tecnologici e semplificando la burocrazia, controllandone i movimenti. Per dare una visione generale è stato creato il sito dedicato, smartgoverment.ae, mentre è già una realtà diffusa l’App Dubai Now.

Smart City

La strada verso una vera Smart City vede l’implementazione di diverse strategie che unisco l’ottimizzazione dei processi, tramite l’uso di tecnologie. La trasformazione parte dallo studio del traffico e della viabilità, che è a tutti gli effetti (abbastanza stranamente, direi) il principale ago della bilancia per determinare il livello di intelligenza della città. Detta così, sembrerebbe che l’attenzione ai mezzi pubblici passi in secondo piano, mentre invece è proprio l’opposto. Le Smart City si basano, tra le altre cose, su una rete di sensori costantemente connessi, chiamata Internet Of Things (IoT, l’internet delle cose).

L’IoT è importante perché permette l’ottimizzazione di tutto, dalla circolazione di cose e persone alla distribuzione e all’accesso alle risorse. Questo impatta successivamente in diversi ambiti, soprattuto burocratici e servizi indiretti. Alcuni esempi sono l’eliminazione della carta, l’accesso continuo ai servizi pubblici, portali per impiego o pagamento garantiti, e non ultimo anche i trasporti e le attività connesse. Una volta messa in piedi la struttura, la città ha bisogno di automatizzare la raccolta di informazioni e richieste, e per farlo è certamente più veloce passare sulle proprietà pubbliche che non su quelle private.

Il risultato dopo quattro anni di sforzi si vede, oltre che nello snellimento dei servizi ai residenti e alle aziende, anche da altri fattori che rendono Dubai ogni giorno più vicina alla totale automazione. Government of happiness, registrazione online per fornitori di servizi, pagamento delle bollette, rinnovo assicurazione per la macchina e tanto altro, tutto online.

Che cos’è Dubai Now

Dubai Now è l’App sviluppata dal Governo locale per racchiudere tutti i servizi necessari a vivere e svolgere qualsiasi tipo di attività a Dubai. Al momento è possibile accedere a ben 50 servizi governativi. L’App è disponibile sugli store e si può accedere alla piattaforma anche da computer, tramite il sito ufficiale.

A parte l’ovvia comodità di avere a portata di mano qualsiasi servizio si stia cercando in maniera più semplice e diretta, l’App mostra anche gli sforzi del Governo di centralizzare le attività dei ben 22 dipartimenti emiratini, in ottemperanza alla visione di Sheikh Mohammed per Dubai 2021. Oltre alle bollette e alle multe, potrete accedere anche a servizi per la vostra NOL card, Dubai Police, sfogliare la lista dei medici e delle cliniche, raccogliere informazioni su come registrare un’azienda e molto altro.

Sicuramente questo fa parte di un piano più ampio, che la città ha messo in atto per gestire meglio le aspettative di una crescita e che sembra otterrà un’ulteriore spinta a partire da Expo 2020 e anche in vista delle trasformazioni che stanno avvenendo nella regione. Il Medio Oriente, capitanato dal colosso finanziario dell’Arabia Saudita, si sta aprendo sempre più ai mercati Occidentali e gli Emirati, ancora una volta, sono in corsa per record e adozione di tecnologie come mai prima d’ora.

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Happy Halloween

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Happy Halloween

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Non fa parte della nostra tradizione, ma qui, dove domina la cultura anglosassone, è una festa sentita o quantomeno molto celebrata. Di cosa stiamo parlando? Di Halloween ovviamente: amatissima dai bambini, ma anche da tanti adulti. In giro per la città le feste a tema sono proposte da quasi tutti i locali e all’interno dei compound soprattutto, ma anche delle torri, piccoli eserciti di bimbi travestiti suonano alle porte chiedendo il loro Trick or Treat? (Dolcetto o scherzetto?).

Se appendete una zucca, uno scheletro, un fantasma o qualsiasi altra decorazione di fronte alla vostra casa, questo significa che intendete partecipare alla festa e i bimbi busseranno anche alla vostra porta per avere qualche caramella o un dolcetto (non scordatevi, quindi, di fare scorte).

Ecco il “regolamento” che circola in questi giorni sui vari gruppi Facebook di expat in città:

  • Offrite solo caramelle o dolciumi impacchettati singolarmente (evitate quindi prodotti fatti in casa o caramelle sciolte)
  • Non bussate a nessuna porta senza che non sia decorata o abbia le luci spente, per non disturbare le famiglie che non desiderano festeggiare
  • Spegnete le luci o togliete gli addobbi se avete finito i dolcetti
  • Non andate a bussare oltre le 20, massimo 20.30
  • Se siete in automobile, fate attenzione, all’interno dei compound, ai bambini che attraversano le stradine e segnalate alla security automobili che procedono a velocità troppo sostenuta

Qui trovate invece i consigli di Timeout Dubai sui migliori party e brunch in città.

Tra leggenda e storia

Le origini di Halloween vanno ricercate nella cultura celtica che, il 31 ottobre, celebrava la fine dell’anno. Poiché si trattava di una realtà contadina, ottobre rappresentava la fine dell’estate, quindi il tempo di mettere al riparo raccolto e bestiame, e di festeggiare, prima di affrontare l’inverno. E durante questa ultima notte dell’anno, la credenza era che tutti, compresi gli spiriti e i morti, vagassero sulla terra per divertirsi. La tradizione del “Dolcetto o scherzetto”? Si pensa derivi dal fatto che i celtici temessero gli scherzi di elfi e spiriti maligni e quindi offrissero loro dolciumi per tenerli occupati e distanti. Significato simile anche per la zucca: veniva intagliata con volti minacciosi e si inseriva all’interno una candela per tenere lontani gli spiriti dei morti dalle case.

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Smallfoot, l’uomo delle nevi nel deserto

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Smallfoot, l'uomo delle nevi nel deserto

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Sarà tutto quel manto, bianco come l’abito papale, ma aver visto in aereo “Smallfoot – Il mio amico delle nevi” in questi giorni, durante i quali i media ci ricordano continuamente della storica imminente visita di Sua Santità negli Emirati, mi ha fatto riflettere sul messaggio del film, e su quanto sia importante spiegarlo ai nostri bambini e ragazzi che crescono qui: in un ambiente sicuramente aperto e multiculturale, ma con tasti delicati che è meglio evitare di sfiorare nel modo sbagliato.

La metafora delle pietre sulle quali è scolpita in modo indelebile la verità assoluta e incontestabile è un richiamo diretto non solo alle religioni più dogmatiche – o alle interpretazioni più dogmatiche di religioni altrimenti ragionevolmente tranquille -, ma anche alla fissità verso la quale si sta muovendo il pensiero umano, in qualunque campo. Il gruppetto di giovani Yeti che segretamente raccolgono reperti come prova dell’esistenza di mondi in contrasto con i dettami delle leggi scritte, e la loro curiosità naturale, che si contrappone alla paura e al desiderio di proteggere la propria specie, all’origine delle leggende trasformate in verità dagli antichi Guardiapietre, sono un perfetto specchio di tante situazioni oramai estremizzate della realtà, un po’ ovunque. Dalla religione al razzismo, dalle posizioni politiche alle teorie scientifiche, arrivando perfino alle ossessioni culinarie e alle preferenze alimentari, sembra proprio che il nostro mondo di adulti sia diventato la parodia di un cartone animato per bambini, pur partendo molte volte da intenzioni nobili o comunque da motivazioni in buona fede a sostegno di questa o quella tesi e credenza.

La conoscenza è potere, ma come ottenere questa conoscenza e cosa farsene di questo potere? La domanda centrale del film è niente affatto banale. La risposta di “Smallfoot” è semplice: è il modo di avvicinarsi alla conoscenza che fa la differenza. Conta la voglia di capire gli altri con apertura e senza pregiudizi, di essere pronti a fare e ricevere domande e a dare e ottenere risposte con curiosità verificando tutto di persona, senza accettare nessuna lezione dall’alto come oro colato, ma allo stesso tempo senza necessariamente disprezzare o considerare in malafede e animato da chissà quali obiettivi maligni chi la vede diversamente.

Manifestare dubbi e cercare chiarezza non significa necessariamente lanciare una sfida incattivita. Allo stesso tempo posizioni che possono apparire retrograde e conservatrici magari hanno radici più profonde di quanto non possa sembrare. Solo accettando questo discorso diventa possibile superare ostilità e paure anche giustificate inizialmente, e trovare un linguaggio comune, punti di contatto e compromessi di coesistenza pacifica.

Certo non è facile andare a pescare le parole adatte, non solo per far arrivare il messaggio ai bambini, ma anche e soprattutto per farlo arrivare vivendo in un paese come questo, con il retropensiero sempre presente di dover evitare successivamente gaffe e situazioni potenzialmente incresciose con estranei. In tal senso, allora, “Smallfoot” diventa un prezioso alleato. E poi, alcuni dialoghi sono esilaranti e le musiche veramente belle.

Buona visione!

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