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Qatar: la crisi prosegue

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Qatar: la crisi prosegue
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Come sempre accade, concluso il rapido momento della “notizia”, diventa difficile sapere come si evolvono i fatti. E’ il caso della crisi del Qatar, di cui non si legge né si discute quasi più (almeno sui circuiti mainstream).

Eppure il “tira e molla” tra i Paesi del Golfo prosegue, senza una concreta via di uscita. Dopo ultimatum e tentativi di mediazione da parte principalmente di Kuwait e Usa, nessuno degli sceicchi e degli emiri ha compiuto passi decisivi per uscire dall’impasse. Un po’ come una prova di forza, nella quale nessuno vuole cedere per primo. Di fatto, questa situazione sta danneggiando la stabilità, l’immagine e in parte l’economia di tutti i Paesi del Golfo.

Sono passati 90 giorni da quando l’Arabia Saudita e i suoi alleati hanno deciso di interrompere i rapporti diplomatici con Doha: il Qatar si trova ancora isolato e ha deciso di insediare di nuovo i suoi ambasciatori in Iran (notizia del 24 agosto scorso), ulteriore segno di apertura verso Tehran. Uno dei punti, questo, che Arabia Saudita, Uae, Bahrein ed Egitto contestano a Doha. La tensione tra i Paesi del Golfo va infatti ricercata, prima di tutto, nella politica estera del Qatar che, da sempre, segue una linea differente da quella degli altri Paesi Gcc e non vuole di fatto sottostare alla linea politica dell’Arabia Saudita.

Proprio ieri, il ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al-Thani, ha chiesto “una risoluzione alla crisi basata sul dialogo”, lanciando un appello ai Paesi del Golfo per “sedersi a un tavolo e discutere, come si fa nel mondo civilizzato”, ha detto in occasione di un incontro con alcuni parlamentari europei avvenuto a Bruxelles.

Il ministro Al-Thani, in risposta alle pressioni e alle critiche per non avere interrotto i rapporti con l’Iran, insieme al quale il Qatar divide tra l’altro uno dei più importanti giacimenti di gas naturali del mondo, ha precisato come “l’Iran sia un paese vicino per tutta la regione del Golfo, e la geografia non può essere cambiata dai leader”. Ha inoltre ribadito l’impegno del suo paese come “membro attivo” della coalizione globale contro il terrorismo. Tra le accuse al Qatar, che hanno innescato la crisi, c’è infatti anche quella di sostenere gruppi terroristici “che minano a destabilizzare la regione, come i Fratelli musulmani, l’Isis e al Qaida”, aveva dichiarato il ministro degli esteri saudita appena scoppiata la crisi. Arabia Saudita, Uae, Bahrein ed Egitto avevano quindi stilato una lista di 13 requisiti che il Qatar avrebbe dovuto mettere in pratica per interrompere il blocco. Tra gli altri, oltre all’interruzione dei rapporti con l’Iran, la chiusura dell’emittente Al Jazeera (qui trovate il documento tradotto in inglese). Il Qatar ha respinto tutte le richieste, definendole “inaccettabili”.

Nel frattempo non si sono fermati nemmeno i tentativi di mediazione: la Casa Bianca ha fatto sapere, nei giorni scorsi, di una telefonata del Presidente Trump al re saudita, che invita nuovamente i Paesi del Golfo a trovare una soluzione diplomatica. Anche il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, in visita a Doha, ha assicurato il sostegno di Mosca alle iniziative già in corso di Washington e del Kuwait.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda Dubaitaly.

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Pillole di Emirati: che cosa significa Umm Suqeim?

Tanto tempo fa nella zona che si estende lungo Jumeirah Road si era diffusa tra gli abitanti una forte febbre, che in arabo si traduce con “al-suqm”

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Pillole di Emirati: che cosa significa Umm Suqeim?
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Quante volte avete percorso Umm Suqeim Road (ام سقيم)? Vi siete mai chiesti che cosa significhi?

Tanto tempo fa nella zona che si estende lungo Jumeirah Road si era diffusa tra gli abitanti una forte febbre, che in arabo si traduce con “al-suqm” (السُقُم).

La forma “Suqeim” è un diminutivo/vezzeggiativo della parola “al-suqm. Potremmo quindi tradurla con “febbretta”, “febbriciattola”.

Molti conosceranno il termine “Umm” come la traduzione di “mamma”, in realtà insieme alla parola “Ab” (che significa padre), vengono usate entrambe anche per tradurre “quello di”, “quella di”. Ad esempio la città di Abu Dhabi diventa “il posto della Gazzella, dove Dhabi è una delle tante parole per tradurre la parola “gazzella”.

Umm Suqeim diventa quindi “la zona della febbretta”.

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Covid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati

Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

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Cvid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati
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Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi e l’imminente apertura al turismo, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

“Con il graduale ritorno alla vita normale – ha dichiarato Amna Al Dahhak Al Shamsi, portavoce del governo degli Emirati Arabi Uniti, – il ruolo più grande e più importante di tutti rimane l’impegno a seguire le istruzioni e le procedure al fine di non annullare finora gli sforzi di tutte le entità governative e della società”.

Le autorità ricordano che le multe per le violazioni delle norme anti Covid-19 sono ancora in vigore e che i trasgressori sorpresi per la terza volta sono soggetti a un’azione legale e possono rischiare anche il carcere.

Ma quali sono le limitazioni ancora in vigore? Vediamole:

  • Le mascherine sono obbligatorie ovunque, anche negli uffici e sul posto di lavoro. Uniche eccezioni: se si viaggia in auto da soli o con i propri familiari, se si svolge un esercizio fisico molto inteso, per i bambini sotto i due anni o se ci sono condizioni di salute che ne impediscono l’utilizzo.
  • In automobile non possono viaggiare più di tre persone, a meno che non siano tutti membri della stessa famiglia.
  • La distanza sociale di 2 metri deve essere mantenuta in ogni momento nei luoghi pubblici.
  • Eventi, feste, riunioni sono vietati in tutti i luoghi pubblici e privati, comprese case e uffici. Chiunque verrà trovato ad ospitarne sarà multato. “Sottolineiamo che gli incontri pubblici sono ancora vietati ed è preferibile evitare le visite ai famigliari” ha dichiarato Saif Al Dhaheri, portavoce del National Emergency, Crisis and Disaster Management Authority.
  • A partire dal 24 giugno, è stato vietato servire alcolici ai banconi del bar fino a nuovo avviso.
  • In tutto il Paese, le moschee e gli altri luoghi di culto rimangono chiusi.
  • I lavoratori domestici non dovrebbero incontrare nessuno al di fuori della famiglia. La regola si applica in tutti gli emirati, tranne che a Dubai.
  • Ai bambini è permesso visitare ristoranti e centri commerciali, ma alle persone di età superiore ai 70 anni è ancora vietato l’ingresso, ad Abu Dhabi, Sharjah, Ajman, Umm Al Quwain, Ras Al Khaimah e Fujairah. A Dubai non ci sono più limiti di età.
  • I residenti ad Abu Dhabi, Al Ain e Al Dhafra possono viaggiare all’interno delle loro città ma non altrove nell’emirato senza prima ottenere un permesso. Chiunque desideri uscire da queste zone è ora libero di farlo, ma è necessario un permesso per rientrare nell’emirato.
  • Le autorità non hanno ancora consentito la riapertura delle piscine di edifici residenziali e complessi ad Abu Dhabi.
  • Ad Abu Dhabi anche le spiagge pubbliche e i cinema rimangono chiusi.
  • Le spiagge rimangono chiuse a Umm Al Quwain fino a nuovo avviso.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah

La sabbia rimaneva incandescente fino a tarda notte e brillava luminosa contrastando la luce della luna.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah
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Faceva (…e fa) tanto caldo, molto tempo fa sulle spiagge di Dubai, così caldo che la sabbia bruciava come brace.

In arabo brace si dice “jamr” (جمر) e proprio da questa parola deriva il nome “Jumeirah” (جميرا).

La struttura della parola è un vezzeggiativo, diminutivo, un termine affettuoso traducibile con “bracetta”, “bracina”, “braciuccia”.

La spiaggia dunque bruciava come brace, ma esiste anche una versione romantica che racconta come la sabbia rimanesse incandescente fino a tarda notte e brillasse luminosa contrastando la luce della luna.

Jumeirah è ora quell’area di quasi 27km di spiagge, negozi, ristoranti, cafe, ville maestose, moschee, una delle strade più belle di Dubai.

Se notate nel logo della catena “Jumeirah” c’è una piccola fiamma incandescente disegnata sulla lettera “I”.

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