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Is Mellus, un pezzo di Sardegna a Dubai

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Is Mellus un pezzo di Sardegna a Dubai
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Ascoltare i suoi racconti sulla storia e sulle tradizioni della Sardegna, una regione spesso poco conosciuta anche agli italiani, è un piacere raro. Alberto Caddeo, nato e cresciuto nel cagliaritano, oltre ad essere un profondo conoscitore della sua terra è il fondatore di un progetto unico: Is Mellus. Partito nel 2012, ha non solo l’obiettivo di portare i prodotti sardi nel mondo, ma di fare conoscere il prezioso patrimonio gastronomico della Sardegna, che significa anche storia, cultura e antiche maestrie.

La missione di Is Mellus è infatti quella di ricercare le migliori aziende alimentari sarde, esportare i prodotti e infine commercializzarli, spiegandone la provenienza e la produzione, fino al consumatore finale. In Sardegna lo chiamano “poeta”, ma Alberto Caddeo crede fino in fondo al suo lavoro: dietro un pecorino, una sebadas o una pasta tirata a mano ci sono infatti antiche tradizioni e un pezzo di Sardegna.

Alberto, che cosa significa Is Mellus?

Is Mellus, in lingua sarda, significa semplicemente “i migliori”. Questo nome è stata una scelta per identificare un concetto, non per dire che i nostri prodotti sono migliori di altri, perché nel settore alimentare sappiamo che è sempre tutto molto soggettivo. Is Mellus significa quindi la miglior qualità possibile di un prodotto. Noi puntiamo infatti sul discorso di filiera, di tracciabilità: Is Mellus significa avere un prodotto incontaminato, che segue la natura nella sua produzione, come da tradizione antica, come si fa in Sardegna nelle colture e in tutto quello che riguarda il processo di creazione di un prodotto. Il nostro obiettivo non è solo vendere il pecorino, ma raccontare cosa c’é dietro quel pecorino. Ti racconto Antonio che ha fatto il formaggio, ti racconto da dove ha preso il latte e le tradizioni legate a quel prodotto. Un progetto più ampio, dunque, rispetto alla semplice vendita.

Perché ha deciso di lasciare la Sardegna? Come è nato il progetto?

Is Mellus nasce circa 5 anni fa. Ad un certo punto, in Italia, dopo aver provato diversi investimenti, mi sono scontrato con troppe difficoltà e con una tassazione davvero troppo aggressiva. Allora ho deciso di puntare all’estero e inventarmi un nuovo lavoro, ovviamente sulla base della mia esperienza passata che è sempre stata nel settore delle vendite. Ho pensato: che cosa posso fare? La risposta è venuta da sé: promuovere il prodotto che conosco meglio, ovvero la mia terra. E allora ho iniziato a fare alcune ricerche, in tutto il mondo.

Perché ha scelto di partire dagli Emirati Arabi?

Le opzioni ricadevano su Usa, Australia, Cina e Medio Oriente, che è arrivato solo alla fine perché stavamo puntando più verso la Florida. E così è spuntata la Dubai post crisi, parliamo del 2011-2012, quando la città si stava riprendendo e i movimenti commerciali nel settore agroalimentare verso il Medio Oriente si stavano muovendo bene. Un giorno ho fatto il biglietto per Dubai e sono venuto a dare un’occhiata, in occasione di Gulf Food. Dopo due settimane ho deciso di fare le valigie e pochi mesi dopo sono venuto qui: ho preso la mia licenza e piano piano ho avviato le conoscenze, le amicizie, i primi contratti con gli hotel e i ristoranti. Siamo via via cresciuti e ci siamo fatti un nome a livello internazionale.

Si è quindi creato un rapporto solido tra gli Emirati e la Sardegna

Sia Dubai che Sharjah che Abu Dhabi sono in qualche modo legati alla Sardegna. Sheik Al Maktum e suo figlio Fazza vengono spesso nell’oristanese perché hanno diversi cavalli di razza sarda. L’anglo-arabo-sardo, come razza di cavallo, è tra le più rare e tra le più ricercate. A Sharjah abbiamo organizzato una bella manifestazione lo scorso ottobre: un evento culturale legato ai diversi comuni sardi nei quali gli Emirati, principalmente quello di Sharjah, ha avuto un ruolo fondamentale nel promuovere la nostra cultura a livello nazionale. Insomma, la Sardegna è molto considerata dagli arabi e noi stiamo cercando non solo di fare import, ma anche export da qui alla Sardegna, consolidando un legame in-out per i servizi, per il turismo, per la promozione della cultura.

Ci sono anche legami storici tra la Sardegna e il mondo arabo

Anche se in Sardegna gli arabi ci sono solo passati, come in tutto il Sud Italia ci sono state forti influenze. Anche la lingua sarda ha molte parole simili all’arabo, così come alcuni prodotti sono simili a quelli arabi, ad esempio il pane carasau e la bottarga. Insomma il legame è forte e stiamo lavorando per sancire un rapporto ufficiale. Al momento siamo gli unici in Medio Oriente a portare avanti questo genere di discorso: far rivivere il legame tra Sardegna e Medio Oriente che è stato in passato. E’ difficile, veniamo chiamati poeti più che commerciali, ma è un lavoro a cui teniamo molto. Sarebbe riduttivo vendere semplicemente un prodotto: non compri solo il pecorino, in quel prodotto c’è un pezzo di Sardegna.

La missione di Is Mellus è dunque quella di portare nel mondo la cultura e la storia che stanno dietro ai prodotti?

La difficoltà più grande non è vendere il prodotto in sé, ma farne conoscere la provenienza. Ovviamente se vai a parlare con qualsiasi persona nel mondo, l’Italia è nota per Roma, Venezia, Firenze. Se parli della Sardegna in genere viene confusa con la Sicilia oppure non sanno proprio che cosa sia. Il nostro impegno sta nel fare capire che dietro c’è una storia molto importante, che è la storia di una parte dell’Italia, ed è proprio lì che nascono i prodotti di qualità, prodotti diversi da quelli di altre regioni e diversi dai prodotti commerciali nel mercato italiano. La nostra battaglia è davvero questa.

Diventa anche un modo per conservare le tradizioni, che in tante zone di Italia si stanno perdendo

Le tradizioni in Sardegna sono molto forti, soprattutto nei paesi dell’interno, non purtroppo sulle coste dove c’e sempre un mix. I 377 Comuni della Sardegna, ad esempio, sfilano tutti insieme a Cagliari in occasione della festa del patrono, Sant’Efisio, con i vestiti tipici. Sono giornate legate all’unione della Sardegna e a fatti storici. Nelle famiglie dei paesi più all’interno della regione si investe moltissimo sulla cultura, sui vestiti tipici che completo di gioielli costano anche 20-25 mila euro, fatti completamente a mano, dorati e orlati con pizzo. Per noi è una cosa molto seria la tradizione ed è importantissimo mantenerla. Per rimanere in campo gastronomico, in Sardegna esiste ad esempio un tipo di pasta fatta a mano che sanno tirare solamente 5 donne al mondo, un’arte che si tramanda di madre in figlia: i filindeu, fili d’oro o fili di Dio. Oggi questa è una pasta ricercata dai migliori chef del mondo. (qui possiamo inserire il video di youtube)

Come selezionate i vostri prodotti?

E’ complesso. Siamo sempre alla ricerca di nuovi prodotti. Diciamo che cerchiamo aziende che riescano a mantenere la qualità, il processo di produzione classico e tradizionale, ma che siano anche in grado di dare innovazione e di sapere stare al passo con i tempi. Ci affidiamo quindi a delle nicchie, ma anche a delle aziende più grosse che a livello internazionale siano bene o male più organizzate e che abbiano deciso di investire. In italia c’è spesso la paura di investire, quindi la difficoltà di trattare prodotti di nicchia è anche questa.

Quali sono i vostri principali clienti?

Così come scegliamo i fornitori, scegliamo anche i clienti. Ovvero ristoranti e Chef che sappiano valorizzare il prodotto e la propria natura. Cerchiamo professionisti, altrimenti il prodotto viene identificato come “un prodotto come tanti”. Il nostro obiettivo è quello di chiudere questo circuito di promozione fino al consumatore finale, per non fare rientrare i prodotti Is Mellus in una lista di prodotti generici italiani. Reputo sia sbagliato che lo stesso lavoro non venga fatto anche con i prodotti tipici delle altre regioni di Italia. Sono contento quando nei ristoranti vedo nel menù che il tal ingrediente arriva dalla Toscana o dal Piemonte: è importante, a patto che al servizio ci sia una persona che ti sappia spiegare dove siano la Toscana o il Piemonte e quali siano le rispettive tipicità.

Vendete anche al dettaglio, come avete cominciato e dove possiamo acquistare i vostri prodotti?

Abbiamo cominciato con una soft opening nel 2013, siamo stati il primo E-commerce regionale in Medio Oriente. Inizialmente abbiamo sondato il mercato con i diversi gruppi Facebook della comunità italiana di Dubai, abbiamo visto che i prodotti erano richiesti e siamo stati i primi a fare consegna a domicilio. Abbiamo quindi deciso di aprire una sezione dedicata del nostro sito, e-commerce che abbiamo avviato nella versione definitiva due anni fa. Piano piano ci stiamo legando non solo alla comunità italiana, ma anche alle altre comunità di expat: francesi, spagnoli, tedeschi, russi, tutte le comunità che all’interno dei diversi eventi che abbiamo fatto, come ad esempio il Ripe Market, hanno dimostrato interesse verso i nostri prodotti. Ma tra i nostri clienti ci sono o anche tanti locals e arabi: facciamo delivery in tutti gli Emirati.

Quali sono i progetti per il futuro?

Is Mellus non è legato solo a Dubai. Dubai è il punto di inizio, un hub principalmente per la distribuzione. Un anno fa abbiamo cominciato anche in Arabia Saudita e da questa estate in Oman. Da circa un anno e mezzo, poi, abbiamo iniziato a sviluppare un franchising che può essere un negozio di prodotti sardi, un corner Is Mellus all’interno di un altro negozio, oppure un e-commerce dedicato, un’opzione più semplice per cominciare a commercializzare i prodotti, senza troppo impegno. Un qualsiasi partner, dunque, se decide di vendere prodotti sardi nella sua città, può farlo utilizzando la nostra logistica organizzata dalla Sardegna e può utilizzare il nostro supporto HT se si tratta di e-commerce. Il progetto si sta sviluppando molto bene e stanno arrivando richieste da tutto il mondo: a breve inauguriamo le prime aperture in Europa. Paradossalmente, abbiamo cominciato prima da Dubai, per consolidare il nostro brand a livello internazionale, e poi siamo tornati in Europa e in Italia con nuovi Partner. È indispensabile uscire dal cerchio per fare sentire la propria voce e poterla poi promuoverla più forte.

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Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda Dubaitaly.

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100per100 Italian Talks: si parla del futuro della ristorazione Made in Italy

Con un’attenzione speciale ai guerrieri che ogni giorno raccontano e propongono in tutto il mondo la ristorazione italiana, l’appuntamento farà il punto sul futuro del settore, in questo momento di incertezze economiche internazionali.

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Come cambieranno i comportamenti, le abitudini e quali saranno i nuovi modelli di business nel mondo della ristorazione post Covid-19? Se ne discute il 17 giugno 2020, alle 15 (ora italiana), in occasione della conferenza online “100per100 Italian Talks: la ristorazioe che verrà” organizzata dall’associazione I Love Italian Food e Future Food Network.

Con un’attenzione speciale ai guerrieri che ogni giorno raccontano e propongono in tutto il mondo la ristorazione del nostro Paese, l’appuntamento farà il punto sul futuro del settore, in questo momento di incertezze economiche internazionali. L’obiettivo? Confrontarsi, cercare e trovare nuove idee per lo sviluppo della cultura enogastronomica italiana nel mondo e provare ad immaginarne il futuro.

L’Ho.Re.Ca è uno dei settori più colpiti dalla crisi: solo in Italia il settore della ristorazione rappresenta il 4% del totale del PIL e il 5% dei posti posti di lavoro, ma con il nuovo scenario a fine 2020 si prevedono perdite per oltre 30 miliardi di euro e 230mila posti di lavoro a rischio (fonte: Bain & Company). Numeri che si moltiplicano esponenzialmente se si considera il numero di ristoranti italiani all’estero.

“Il covid-19 è un cigno nero, un evento raro e inaspettato – sottolinea I Love Italian Food – che ha cambiato e cambierà le nostre dinamiche sociali, le nostre abitudini, i nostri comportamenti. Un cambiamento imprevedibile che porterà indubbiamente mutamenti anche nel mondo della ristorazione, in cui l’esperienza non è solo gastronomica, ma anche sociale”.

A partire dalle 15, dunque, si alterneranno i collegamenti dal mondo, con gli interventi di Cristina Bowerman (Presidente dell’Associazione Ambasciatori del Gusto e 1 stella Michelin), Joe Bastianich (Restaurant Man e personaggio televisivo), Gennaro Contaldo (Chef Star inglese, ristoratore e autore di numerosi libri, oltre che mentore  di Jamie Oliver), Salvatore Cuomo (The Pizza, Man, il guru della cucina italiana in Asia, con oltre 200 ristoranti), Umberto Bombana (fondatore del celebre Otto e Mezzo Bombana a Hong Kong, è l’unico italiano con 3 stelle Michelin all’estero), Rocco DiSpirito (Chef vincitore del premio James Beard e autore di successo #1 del New York Times), Glen Helton (Managing partner di The Moseley Group, esperto in dining business models), Paul Neuman (Fondatore e Proprietario di Neuman’s Kitchen, una delle catene di catering leader in America), Antonio Capaldo (Presidente Feudi di San Gregorio).

A moderare gli interventi, Sebastiano Barisoni, giornalista e vice-direttore di Radio24, dove conduce ogni giorno il programma Focus Economia, insieme ad Alessandro Schiatti, socio fondatore e AD di I Love Italian Food.

Il Talk potrà essere seguito da tutto il mondo collegandosi alla pagina Facebook di I Love Italian Food, per la diretta in inglese, e sulla pagina Facebook di Dissapore, per la diretta in italiano. Tra i partner anche le maggiori Associazioni di categoria in rappresentanza del mondo dei ristoratori e degli chef, in Italia e all’estero: AICNY, Gruppo Italiano, Associazione Professionale Cuochi Italiani, Federazione Italiana Pasticceria Gelateria Cioccolateria, FIC delegazione Belgio, Federcuochi Germania, FIC delegazione Regno Unito, FIC delegazione Spagna, FIC delegazione Polonia, FIC delegazione New York, FIC delegazione Romania, Associazione Cuochi Italiani, Global School Palazzo Italia, Origini Italiane, Associazione Verace Pizza Napoletana, Associazione Pizzaioli Professionisti, iFeedAmerica, Associazione Pizzaiuoli Napoletani.

100per100 Italian Talks è un’iniziativa resa possibile grazie al supporto dei Consorzi di Tutela del Prosecco DOC, della Mortadella Bologna IGP, del Pecorino Toscano DOP e dell’Aceto Balsamico di Modena IGP, oltre alle aziende di filiera 100% italiana Parmareggio, Casamodena e Smeg. Si ringraziano infine i media partner del progetto: Dissapore, Dubaitaly, i-Italy, Garage Pizza, italiani.it, Radio Radio, Shop-Italia e Terra Mia.

I Love Italian Food
Associazione culturale no profit e network che promuove e difende la vera cultura enogastronomica italiana nel mondo. Creata in Italia, nel cuore della Food Valley nel 2013 da un gruppo di amici appassionati di cibo italiano, oggi I Love Italian Food è una community internazionale che nel 2017 ha raggiunto più di un miliardo di contatti digitali in tutto il mondo. Con il suo network di oltre 8.000 professionisti, I Love Italian Food produce ogni giorno contenuti per la sua piattaforma digitale, organizza eventi internazionali per creare un dialogo con i professionisti del settore e supporta iniziative di ricerca e formazione.

Website: www.iloveitalianfood.it, www.100per100italian.it
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Info: relazioni@ilif.it

Future Food Institute
Fondato nel 2014 a Bologna, è oggi un ecosistema che fa della food innovation uno strumento chiave per affrontare le grandi sfide del futuro e sostenere l’implementazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite;  parlando al mondo, ma valorizzando il territorio partendo dall’Italia. Il Future Food Institute è un centro di ricerca e formazione con sedi a San Francisco, Tokyo e Shanghai. L’istituto studia le nuove dinamiche di interazione tra l’uomo e il suo nutrimento in relazione alla salute, la cultura e l’ambiente, alla luce dei mutamenti dati dall’uso delle nuove tecnologie e dai cambiamenti sociali in corso. I programmi sono rivolti a due target principali: i cittadini di domani e gli attori del food di oggi (imprenditori, professionisti, agricoltori, cuochi). Future Food Institute attrae oggi innovatori da tutto il mondo e forma studenti internazionali animati dalla missione di accelerare processi positivi di cambiamento.

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“Support Italian Food Warriors” sosteniamo i ristoranti italiani nel mondo

L’associazione I Love Italian Food lancia una serie di masterclass: gli chef condivideranno i propri segreti culinari con i clienti e gli appassionati di cucina italiana

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"Support Italian Food Warriors" sosteniamo i ristoranti italiani nel mondo
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Gli chef e i ristoratori, a tutti i livelli, in questo periodo di emergenza sanitaria internazionale legata al Coronavirus, stanno combattendo una vera e propria battaglia per la sopravvivenza, con i locali chiusi in molti Paesi, Italia in primis, e spesso l’impossibilità di poter attingere ad altre forme di sostentamento. Una battaglia che non è soltanto importante per le loro attività, ma anche per la salvaguardia di uno dei più grandi e importanti patrimoni culturali e produttivi che rendono l’Italia eccellenza mondiale nel cibo e nella ristorazione.

Chef e ristoratori oggi sono quindi impegnati in veste di guerrieri che lottano per questo grande obiettivo. Da qui è nata “Support Italian Food Warriors” l’azione, lanciata da I Love Italian Food in collaborazione con Kaiti expansion e Italian Food Studio.

Spiega Alessandro Schiatti, Amministratore delegato e cofondatore di I Love Italian Food: “in questo momento di lockdown globale abbiamo dato vita ad una piattaforma per offrire ai ristoratori un modo per continuare a parlare con i loro clienti, creando una nuova esperienza culinaria che gli permetterà di raccogliere sostegno morale ed economico, in modo concreto, immediato e diretto. I ristoratori potranno condividere, attraverso masterclass online i segreti dei propri piatti con i clienti e con tutti gli appassionati di cucina italiana, raccogliendo un contributo che ogni ristoratore potrà utilizzare per sostenere la propria attività o anche devolvere a cause a lui care. Il progetto, che I Love Italian Food ha presentato agli operatori nei giorni scorsi, ha già raccolto molte adesioni e la collaborazione di numerose associazioni in Italia e nel resto del mondo che riuniscono migliaia di chef e ristoratori. Inoltre è sostenuto da un Team virtuoso di aziende sostenitrici di i Love Italian Food, tra le quali Carpigiani, Fior di Maso, Montanari Gruzza e Monti Trentini. Questo progetto è nato da noi ma è di tutti i ristoratori, di tutti gli appassionati di cucina italiana e di tutte quelle realtà che, come noi, lavorano ogni giorno per tutelare i professionisti italiani e promuovere la nostra cultura enogastronomica a livello internazionale”.

Le masterclass saranno divulgate attraverso la piattaforma webinar fino al 28 giugno 2020. Per avere tutte le informazioni è possibile visitare il sito https://warriors.100per100italian.it/.

Tra le realtà che hanno scelto di sostenere Italian Food Warriors ci sono: Associazione italiana chef New York; UCI – Unione Cuochi Italiani; ItChefs; Global School Palazzo Italia; ACI – Associazione Cuochi Italiani; Italian Feeds America; le delegazioni di Belgio, Argentina, Polonia e Francia della Federazione Italiana Cuochi; il Gruppo Italiano di New York; la Federazione Internazionale Pasticceria, Gelateria e Cioccolateria; Italian Food #Moltobuono, Authentico e Future Food Network.

I Love Italian Food
Associazione culturale no profit e network che promuove e difende la vera cultura enogastronomica italiana nel mondo. Creata in Italia, nel cuore della Food Valley nel 2013 da un gruppo di amici appassionati di cibo italiano, oggi I Love Italian Food è una community internazionale che nel 2017 ha raggiunto più di un miliardo di contatti digitali in tutto il mondo. Con il suo network di oltre 8.000 professionisti, I Love Italian Food produce ogni giorno contenuti per la sua piattaforma digitale, organizza eventi internazionali per creare un dialogo con i professionisti del settore e supporta iniziative di ricerca e formazione.

Kaiti expansion
Opera da 25 anni nel settore marketing e comunicazione, promuovendo l’immagine e i valori di numerose aziende ed enti pubblici. Con le sue sedi a Reggio Emilia, Roma e Milano, Kaiti expansion è strutturata in un network di aree aziendali, che lavorano in sinergia tra loro per offrire progetti personalizzati e flessibilità operativa.

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La delusione di un uovo di Pasqua

La ricetta della crema al caffè e cioccolato. Per consolarsi dalla delusione della sorpresa.

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La delusione di un uovo di Pasqua
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Finalmente la Santa Pasqua. Finalmente un po’ di sano cioccolato. Mentre faccio i canonici auguri di buona Pasqua a mia cognata, lei mi dice di aver ricevuto quello della Lindt, ma che avrebbe preferito riceverne uno di Barbie o della Kinder. Lamentati.

Io ho quello della Poveree. Quello che l’anno scorso si chiamava Pezzenty. Quello da 8 dirham, col cioccolato ricavato dagli scarti delle mense, sciolto tutto insieme e rimodellato a forma di uovo. Con le sorprese dentro prese dalle discariche abbandonate di Pripyat ancora cariche di uranio.
Che dentro ci trovi un puzzle da tre pezzi o uno sticker di quelli che dicono “hey, essere te fa schifo. Vergognati (non ingerire altamente tossico)”.

Odio quelle sorprese inutili. Le odio cavolo. Piuttosto fai che non metterle. Scrivimi un biglietto “le nostre sorprese sono molto deludenti, per evitare di farti arrabbiare abbiamo evitato e abbiamo messo l’equivalente del peso della sorpresa brutta, in cioccolato. Goditelo”.
Tanto a me basta il cioccolato. Anche se costa tipo 30 dirham in più che una tavoletta della novi, di quelle con le nocciole intere.

Ma detto questo. Sono in quarantena, ho una (1) cialda di caffè da far fuori assieme a tutto questo cioccolato e del latte che scade fra 3 giorni. E come è ben risaputo, svegliandomi alle 11 non mi pare il caso di fare colazione un’ora prima di preparare il pranzo.

Siamo tutta la famiglia chiusa in casa, la mia e quella di mio cognato, mio nipote mi adora e penso “potrei fargli la crema al caffè”, e visto che non mi considera da ormai due minuti dico “vado in cucina”. Entro in cucina e sento un lontano “ziaaa?”. Poi sempre più vicino “ZIAAAAA!!! ZiaaaaaaaaZIAZIAZIAAAAAAAHHHHHHH! ZIAAAAAA!!!! E mi chiedo “quindi è questo quel che vuol dire avere dei figli??”. Qualcuno lo informa “è in cucina, lasciala stare” e prontamente replica “ah, okay. ZIAAAAAAA???????????”

Tornando a noi, volevo condividere con voi la mia approssimativa ricetta della crema al caffè e cioccolato, che basta per un barattolo da quasi mezzo chilo.

  • Prendete pressapoco un mezzo bicchiere di latte e mettetelo a scaldare in un pentolino;
  • Mettete del cioccolato dell’uovo di pasqua dentro al latte e fatelo sciogliere con un cucchiaino di zucchero. Io ce lo metto perché il mio uovo era fondente, e mi piace la roba dolce;
  • Preparate il caffè, ma per favore, che sia un buon caffè, non una di quelle brodaglie che ti danno qui allungata con l’acqua, e metteteci 2 bei cucchiaini pieni di zucchero, perché il caffè deve essere dolce, come quello del Pocket Coffee;
  • Poi fatto il caffè, aggiungetelo al cioccolato sciolto;
  • Rigirate per bene e fatelo andare a fuoco lentissimo fino a quando non lo vedrete quasi bollire;
  • Andate un po’ ad occhio perché questa ricetta la facevo tantissimi anni fa e non l’ho mai segnata;
  • Mettete a raffreddare in un barattolo e appena si sarà addensata, potrete godervela 🙂

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