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“Ho cambiato vita a 40 anni”: intervista ad Andrea Cabassi

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"Ho cambiato vita a 40 anni": intervista ad Andrea Cabassi
Tempo di lettura stimato: 5 minuti

“Ricercatore della felicità”. Ama definirsi così Andrea Cabassi, classe ’75, originario di Parma, una laurea scientifica e la passione per i viaggi. Due anni fa, proprio alla soglia dei tanto temuti “quaranta”, ha deciso di buttarsi, cambiare vita, inseguire i suoi sogni e partire. Destinazione, Dubai.

Dalla sua esperienza, che lo vede adesso cambiare un’altra volta città, è nato un libro: “Permettimi di insistere. Ho cambiato vita a 40 anni”. Un progetto che si sta concretizzando grazie al crowdfunding. Andrea Cabassi ha deciso infatti di diventare l’editore di se stesso e pubblicare il suo libro in modo indipendente.

Andrea, una presentazione di se stesso per i nostri lettori
Sono cresciuto in un paesino della Bassa Parmense di nemmeno mille anime. Laurea in ambito scientifico, da sempre la passione per i viaggi, il cambiamento e le curiosità sono state parte di me. Nel 2015 ho rinunciato a una prospettiva dirigenziale “sotto casa” per salire su un aereo e inseguire i miei sogni. La prima tappa della mia nuova vita è stata Dubai, ma sto lavorando affinché ne seguano altre.

Di che cosa si occupava in Italia prima di mollare tutto e partire?
Ero Customer Care Operations Director di un’azienda del settore dell’impiantistica alimentare. Nel tempo libero recitavo in una compagnia di improvvisazione teatrale e viaggiavo per diletto ogni volta che potevo.

Come mai ha scelto Dubai?
È Dubai ad avere scelto me. Volevo cambiare vita e Paese: avevo solo bisogno di qualcuno o qualcosa che mi desse la spinta definitiva.
Avevo rifiutato una proposta di lavoro da questa città un anno prima di trasferirmici. Quando ho ricevuto la seconda proposta, oltre ad essere più interessante della prima, mi sono anche detto “se un luogo ti chiama due volte, devi andare a scoprire il perché!”. Così ho accettato. Al di là di questo piccolo aneddoto, mi attraevano comunque gli stipendi importanti, l’ambiente internazionale, l’imposizione fiscale prossima allo zero, un ottimo clima per buona parte dell’anno e l’idea di avere il mare “sotto casa”.

Come è nata l’idea di scrivere un libro?
Non è stato per niente facile mollare la vecchia vita, gli amici, gli affetti e la mia zona di comfort per espatriare. Nonostante non avessi mai scritto in vita mia, mi è venuto spontaneo iniziare a tenere un diario nel quale ribaltare le mie sensazioni quotidiane. Avevo bisogno di “buttare fuori”. Farlo scrivendo rappresentava una piacevole novità. Mi piaceva pensare che, qualora un giorno mi fossi pentito di avere cambiato vita, andare a rileggere quelle pagine mi avrebbe aiutato a ricordare perché lo avevo fatto. Così, dopo un anno e mezzo circa di scrittura, avevo accumulato una discreta quantità di materiale e ho iniziato a chiedermi cosa ne avrei potuto fare. Ho pensato quindi di provare a riordinarlo, tagliare, aggiungere e sistemare per vedere cosa ne usciva. Come risultato finale, mi sono trovato un libro tra le mani.

Di che cosa parla il libro?
Parla delle emozioni, paure, dubbi e difficoltà provate prima, durante e dopo la mia decisione di espatriare. Le riflessioni di un quarantenne con l’incognita dell’ingresso negli “anta”, ma anche con la consapevolezza dell’ingresso negli “anta”. Un quarantenne italiano come tanti, incastrato tra le aspettative sociali (studia, trova un lavoro, sposati, prolifica, ecc.) e i propri sogni, che parevano irraggiungibili fino al momento in cui ha trovato la forza di andarseli a prendere.
Mi rivolgo al lettore in modo molto diretto, un po’ come se mi trovassi a tavola: il libro è strutturato sotto l’inedita forma di un menu di un’ipotetico invito a cena letterario, che consumo insieme al lettore mentre gli racconto la mia storia. Ogni portata rappresenta una fase del mio percorso di cambio vita.

Che cosa ha amato e che cosa ha odiato di Dubai?
Ho amato le grandi cose come il clima (per 8 mesi all’anno), il mare, la sicurezza, l’ambiente internazionale, la fiscalità, la velocità con la quale si conoscono persone e la sensazione che i progetti si possono realizzare per davvero, un miraggio di questi tempi in Italia. Ma ho anche amato le piccole cose tipo recitare per i bambini con la compagnia Scenes&Skenes, mangiare il pesce al porto dei pescatori di Jumeirah, vagare per il Sikka festival di Bastakhia o l’Alserkal Avenue, ballare i 5 Ritmi ad Al Quoz, contrattare al mercato del pesce, attraversare il Creek sui dhow, grigliare nel deserto e fare gite fuori porta a Musandam, in Oman. Ho odiato il clima (per 4 mesi all’anno), il materialismo di certe persone, la superficialità di altre, la frenesia e la forte stratificazione sociale.

Che cosa più le è mancato dell’Italia e che cosa non le è mancato affatto?
Mi sono mancati gli amici, gli affetti, le quattro stagioni, gli abbracci in pubblico, il dialetto parmigiano e bere un bicchiere di vino al bar sotto casa per due euro. Non mi sono mancate affatto le lamentele della gente che non fa niente per cambiare la propria situazione, l’alone di pessimismo che pervade la maggior parte dei dialoghi che ascolti per strada, la classe politica, gli eccessi del calcio, le Ferrovie dello Stato, la burocrazia che complica la vita e gli enti pubblici inqualificabili tipo la Motorizzazione Civile.

Un consiglio ai tantissimi italiani che vorrebbero trasferirsi all’estero e in particolare a Dubai?
Prima di partire, informarsi bene su residenza e normative fiscali per evitare errori che potrebbero costare cari in termini di tasse e sanzioni.

Torniamo al suo libro e alla campagna di crowdfunding
Il crowdfunding, come forse non tutti sanno, è una modalità di microfinanziamento dal basso. Si avvale del contributo di sostenitori che, ispirati dal progetto e dall’idea proposta, ricevono una ricompensa proporzionale all’importo versato. Sostenere un progetto di crowdfunding significa rivoluzionare le leggi del mercato, credere nell’idea di un creativo e far sì che questi abbia il successo che merita, se lo merita. Inoltre, i prodotti e/o i servizi proposti sono originali e non ancora presenti in commercio.

Dove troviamo il suo libro?
Per prenotare in anteprima una copia del mio libro è sufficiente sostenere la mia campagna di crowdfunding, che rimarrà attiva fino al 9 gennaio, visitando www.eppela.com/permettimidinsistere, cliccando su “contribuisci” e seguendo le istruzioni. I fondi raccolti mi permetteranno di portare a compimento la pubblicazione dell’opera. Nello specifico, saranno utilizzati per anticipare i costi di editing, correzione bozza, impaginazione, realizzazione copertina, stampa, marketing e pubblicazione in formato cartaceo ed e-book.

Per rimanere aggiornati sullo sviluppo delle varie fasi del libro, fino alla stampa, è possibile seguire la pagina Facebook di Andrea Cabassi.

 

Libro

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda Dubaitaly.

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Pillole di Emirati: che cosa significa Umm Suqeim?

Tanto tempo fa nella zona che si estende lungo Jumeirah Road si era diffusa tra gli abitanti una forte febbre, che in arabo si traduce con “al-suqm”

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Pillole di Emirati: che cosa significa Umm Suqeim?
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Quante volte avete percorso Umm Suqeim Road (ام سقيم)? Vi siete mai chiesti che cosa significhi?

Tanto tempo fa nella zona che si estende lungo Jumeirah Road si era diffusa tra gli abitanti una forte febbre, che in arabo si traduce con “al-suqm” (السُقُم).

La forma “Suqeim” è un diminutivo/vezzeggiativo della parola “al-suqm. Potremmo quindi tradurla con “febbretta”, “febbriciattola”.

Molti conosceranno il termine “Umm” come la traduzione di “mamma”, in realtà insieme alla parola “Ab” (che significa padre), vengono usate entrambe anche per tradurre “quello di”, “quella di”. Ad esempio la città di Abu Dhabi diventa “il posto della Gazzella, dove Dhabi è una delle tante parole per tradurre la parola “gazzella”.

Umm Suqeim diventa quindi “la zona della febbretta”.

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Covid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati

Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

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Cvid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati
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Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi e l’imminente apertura al turismo, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

“Con il graduale ritorno alla vita normale – ha dichiarato Amna Al Dahhak Al Shamsi, portavoce del governo degli Emirati Arabi Uniti, – il ruolo più grande e più importante di tutti rimane l’impegno a seguire le istruzioni e le procedure al fine di non annullare finora gli sforzi di tutte le entità governative e della società”.

Le autorità ricordano che le multe per le violazioni delle norme anti Covid-19 sono ancora in vigore e che i trasgressori sorpresi per la terza volta sono soggetti a un’azione legale e possono rischiare anche il carcere.

Ma quali sono le limitazioni ancora in vigore? Vediamole:

  • Le mascherine sono obbligatorie ovunque, anche negli uffici e sul posto di lavoro. Uniche eccezioni: se si viaggia in auto da soli o con i propri familiari, se si svolge un esercizio fisico molto inteso, per i bambini sotto i due anni o se ci sono condizioni di salute che ne impediscono l’utilizzo.
  • In automobile non possono viaggiare più di tre persone, a meno che non siano tutti membri della stessa famiglia.
  • La distanza sociale di 2 metri deve essere mantenuta in ogni momento nei luoghi pubblici.
  • Eventi, feste, riunioni sono vietati in tutti i luoghi pubblici e privati, comprese case e uffici. Chiunque verrà trovato ad ospitarne sarà multato. “Sottolineiamo che gli incontri pubblici sono ancora vietati ed è preferibile evitare le visite ai famigliari” ha dichiarato Saif Al Dhaheri, portavoce del National Emergency, Crisis and Disaster Management Authority.
  • A partire dal 24 giugno, è stato vietato servire alcolici ai banconi del bar fino a nuovo avviso.
  • In tutto il Paese, le moschee e gli altri luoghi di culto rimangono chiusi.
  • I lavoratori domestici non dovrebbero incontrare nessuno al di fuori della famiglia. La regola si applica in tutti gli emirati, tranne che a Dubai.
  • Ai bambini è permesso visitare ristoranti e centri commerciali, ma alle persone di età superiore ai 70 anni è ancora vietato l’ingresso, ad Abu Dhabi, Sharjah, Ajman, Umm Al Quwain, Ras Al Khaimah e Fujairah. A Dubai non ci sono più limiti di età.
  • I residenti ad Abu Dhabi, Al Ain e Al Dhafra possono viaggiare all’interno delle loro città ma non altrove nell’emirato senza prima ottenere un permesso. Chiunque desideri uscire da queste zone è ora libero di farlo, ma è necessario un permesso per rientrare nell’emirato.
  • Le autorità non hanno ancora consentito la riapertura delle piscine di edifici residenziali e complessi ad Abu Dhabi.
  • Ad Abu Dhabi anche le spiagge pubbliche e i cinema rimangono chiusi.
  • Le spiagge rimangono chiuse a Umm Al Quwain fino a nuovo avviso.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah

La sabbia rimaneva incandescente fino a tarda notte e brillava luminosa contrastando la luce della luna.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah
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Faceva (…e fa) tanto caldo, molto tempo fa sulle spiagge di Dubai, così caldo che la sabbia bruciava come brace.

In arabo brace si dice “jamr” (جمر) e proprio da questa parola deriva il nome “Jumeirah” (جميرا).

La struttura della parola è un vezzeggiativo, diminutivo, un termine affettuoso traducibile con “bracetta”, “bracina”, “braciuccia”.

La spiaggia dunque bruciava come brace, ma esiste anche una versione romantica che racconta come la sabbia rimanesse incandescente fino a tarda notte e brillasse luminosa contrastando la luce della luna.

Jumeirah è ora quell’area di quasi 27km di spiagge, negozi, ristoranti, cafe, ville maestose, moschee, una delle strade più belle di Dubai.

Se notate nel logo della catena “Jumeirah” c’è una piccola fiamma incandescente disegnata sulla lettera “I”.

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