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Una giornata nella vecchia Dubai

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Una giornata nella vecchia Dubai
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“Gli Italiani quando vengono qui chiedono di vedere Dubai Marina, il Burj Al Arab e gli hotel di lusso e poi quando tornano a casa si lamentano che Dubai è finta e fatta di soli grattacieli!”: questa battuta mi venne detta molti anni fa da un conoscente del posto, stupito della mia richiesta di vedere qualcosa che somigliasse a un “centro storico” di Dubai, e contiene un fondo di verità.

Ci sono alcuni quartieri nei quali non sempre gli expat occidentali si addentrano ed è un peccato perché sono quelle le zone più sorprendenti della città. Mi riferisco ai quartieri della città vecchia, come la vivacissima Bur Dubai (che letteralmente significa Dubai continentale, per distinguerla da Deira e Jumeira), i quartieri storici di Al Fahidi, Bastakyia e Shindagha. E naturalmente il Creek, ossia l’insenatura attorno alla quale si è originariamente sviluppata la vita economica di Dubai: sede della popolarissima stazione degli “abra” o taxi d’acqua che conducono dall’altra parte nell’altrettanto vivace e popolosa Deira – con i celebri e bellissimi souk dell’oro, delle stoffe, delle spezie – il Creek è noto per la zona pittoresca del vecchio porto (Port Saeed) nella quale è possibile ammirare i “dhow”, cioè i sambuchi per il trasporto merci tipici delle zone del Golfo Arabo e del Mar Rosso, con la struttura in legno lavorato dipinto di bianco e turchese, che fanno la spola con l’Iran scaricando di tutto e di più ancora oggi, nonostante da anni le attività maggiori siano in grandissima parte concentrate su Port Rashid e Jebel Ali.

All’epoca la mia prima visita ai quartieri storici fu interessante, ma per certi versi deludente. Per quanto molto belle e di indiscutibile fascino, Bastakyia e Shindagha sembravano villaggi fantasma, semivuoti e con edifici in gran parte inagibili o inutilizzati. Il mio conoscente mi spiegò che per forza di cose qui la conservazione architettonica è un concetto ben diverso da quello al quale siamo abituati noi: restaurare significa spesso ricostruire, perché quasi niente rimane degli edifici del passato a causa dell’inclemenza del clima e dei materiali molto poco duraturi utilizzati nelle epoche antiche (fondamentalmente acqua e sabbia mescolati per le case dei meno abbienti, a cui si aggiungevano blocchi di corallo isolante, conchiglie, fusti di foglie di palma e prezioso legno importato da India, Pakistan e Africa per le famiglie più ricche) e che mantenere cultura e tradizioni di fatto significa tramandare le tecniche costruttive e riprodurle fedelmente per ricreare un ambiente il più possibile uguale, simile o almeno verosimile, rispetto al passato.

Pur comprendendo e apprezzando perfettamente questa spiegazione, feci fatica a convincermene davvero, soprattutto perché ero ben consapevole del fatto che in realtà, oltre all’azione del clima e degli agenti atmosferici, negli anni Settanta e Ottanta sono stati decisi ed effettuati pesanti interventi di demolizione nei quartieri più vecchi per far spazio alle costruzioni moderne: nel 1989 le autorità di Dubai avevano addirittura decretato la demolizione della stessa Bastakyia. Solo la protesta stupita del Principe Carlo d’Inghilterra, per coincidenza in visita ufficiale negli Emirati proprio poco prima dell’inizio dei lavori delle ruspe, fece loro cambiare idea; i progetti di espansione previsti vennero annullati per intraprendere da quel momento il lungo e serio percorso di recupero e valorizzazione che continua ancora oggi.

Ecco così che siamo arrivati agli incantevoli quartieri storici, restaurati o ricostruiti, come ci appaiono ora: i “sikka” (vicoli) selciati e le scalette si insinuano fra edifici bassi color sabbia con finestre, porte e balaustre in legno dalle decorazioni tipiche e torri del vento (alcune funzionanti); i cortili interni frondosi ricchi d’atmosfera ospitano a sorpresa gallerie d’arte (XVA è forse la più importante e sicuramente fra le più vecchie della città, ma ce ne sono tante altre, alcune molto interessanti, che da qualche anno partecipano regolarmente alla manifestazione artistica denominata appunto Sikka); nel corso della passeggiata si incontrano piccoli ma deliziosi musei come quello del caffè, dei francobolli e delle monete, caffè artistici, bed&breakfast, ottimi ristorantini e tipici locali per fumatori di shisha lungo il Creek; poi l’albero “storico”, ancora vivo e vegeto, è il caso di dirlo, dal 1910 e un raro spaccato di mura originali sopravvissute fino a oggi, oltre a piccoli negozi di oggetti artigianali, tessuti, spezie, incensi e “oud” (legno aromatico). Meritano una sosta il museo di Dubai, che ripercorre nel dettaglio la storia della città con manichini a dimensione reale, reperti e fotografie ospitato nel forte di Al Fahidi di fronte alla moschea, le antiche ex-residenze di persone illustri oggi visitabili e il centro culturale voluto dallo Sceicco Mohammed per la conoscenza e la comprensione reciproca.

Le vie sono molto frequentate, sia da turisti stagionali che dai viaggiatori delle navi da crociera in sosta a Port Rashid, ma non mancano residenti e abitanti del posto: insomma, una zona che ora finalmente appare davvero viva e che consente di respirare un poco di storia anche qui. Addirittura sta nascendo un’area completamente nuova, ma realizzata sempre nel rispetto dello stile tradizionale dell’epoca, affacciata sul Creek con negozi e ristorantini, molto suggestiva, denominata Al Seef.

La città vecchia di Dubai non brilla per facilità di parcheggio. Noi un tempo lasciavamo la macchina nel garage del Carrefour/City Center di Shindagha; oggi sicuramente, a parte l’opzione taxi, è più comodo arrivare in metropolitana e poi spostarsi a piedi e con l’abra o utilizzare i traghetti panoramici del Dubai Water Canal di recente apertura.

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati quattro dei sei gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

2 Comments

2 Comments

  1. Grazia Soffici

    Gennaio 31, 2018 at 12:43

    articolo completo e interessante: grazie Marilena.
    Saremo con mio marito dal 1 al 5 febbraio 2018 a Dubai. Mi farebbe piacere pensare di potercoi incontrare: fammi sapere!

    Graziella

  2. Marilena

    Gennaio 31, 2018 at 12:53

    Buongiorno e grazie per i complimenti e l’interessamento. Il primo febbraio è domani, poco tempo per organizzarci a ridosso anche del nostro finesettimana un po’ impegnato qui, però chi lo sa. È possibile mandarmi una mail tramite il sito?

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Pillole di Emirati: Eid mobarak

Oggi i musulmani di tutto il mondo festeggiano Eid al-Adha, la festa del sacrificio, in ricordo del sacrificio di Abramo.

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Pillole di Emirati: Eid mobarak
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Il termine “Islam” significa sottomissione a Dio. La più grande prova di sottomissione è stata quella di Abramo, pronto a sacrificare il figlio per volere di Dio. Dio salvò poi Abramo, sostituendolo con un agnello pochi istanti prima del sacrificio.

Oggi i musulmani di tutto il mondo festeggiano Eid al-Adha, la festa del sacrificio, proprio in ricordo del sacrificio di Abramo.

Per i musulmani è la festa più importante, l’essenza della fede, l’essenza dell’Islam: il musulmano è il sottomesso al volere di Allah.

Curiosità: nella Bibbia Abramo sacrifica il figlio Isacco, nel Corano invece è il figlio Ismaele ad essere sacrificato. Gli arabi venivano anche chiamati ismaeliti e il profeta Maometto discendeva dalla dinastia di Ismaele.

“Eid Mobarak” è una delle frasi che si possono utilizzare per inviare auguri ad amici, parenti o colleghi di fede islamica.

Eid mobarak!

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Si festeggia l’Eid Al Adha

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Si festeggia l'Eid Al Adha
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Dubai si prepara a festeggiare una delle ricorrenze religiose più importanti dell’Islam: l’Eid Al-Adha o Grande Eid. Il decimo giorno di Dhu al-Hijjah, il dodicesimo mese del calendario islamico, che quest’anno dovrebbe cadere, luna permettendo, il 31 di luglio, si ricorda infatti la devozione e l’ubbidienza di Abramo a Dio, nel momento in cui fece il gesto di sacrificare il figlio (per la religione musulmana Ismaele e non Isacco).

L’Eid è quindi la celebrazione che, più di tutte, simboleggia la fede. Eid Al Adha conclude anche il periodo dei pellegrinaggi alla Mecca (Hajj), che questo anno non si è potuto svolgere a causa del Covid-19. E’ preceduto da quello che si chiama Arafat Day, secondo giorno di pellegrinaggio nel quale i fedeli viaggiano attraverso la valle di Arafat, si fermano all’aperto per pregare Allah e meditare sul monte in cui Maometto pronunciò il suo ultimo sermone e ricevette la rivelazione per scrivere il passaggio conclusivo del Corano.

I giorni di vacanza dovrebbero dunque essere quattro, da giovedì 30 luglio a domenica 2 agosto.

Nei giorni dell’Eid, vengono abitualmente organizzati banchetti, si fanno regali ai bambini, si indossano gli abiti migliori, si ricevono gli amici, si prega insieme e si offrono cibo e denaro ai più bisognosi. Oltre a macellare un animale che ricorda come Dio, quando Abramo aveva già il braccio sollevato per sacrificare il figlio, sostituì Ismaele con un montone. “Non è la carne né il sangue che raggiunge Allah, è la tua pietà che lo raggiunge”, recita il Corano: il sangue e il sacrificio, nella religione islamica, non hanno il significato di lavare dai peccati, ma di devozione, ubbidienza e dimostrazione di fede.

A Dubai si vivono momenti nei quali ci si sente proiettai nel futuro e altri in cui sembra di essere tornati indietro nel tempo. E’ una caratteristica tipica di questa città, che si accentua senza dubbio durante le ricorrenze religiose. Non c’è da stupirsi, quindi, se l’usanza di sacrificare gli animali durante l’Eid sia ancora radicata in tutti gli Emirati. Secondo la tradizione, l’animale macellato si divide in tre parti, una per la famiglia stretta, una per i parenti e l’ultima si dona ai più poveri.

In giro per la città, in genere vengono organizzati tantissimi eventi: musica, intrattenimento per i bambini, spettacoli, quest’anno ovviamente limitati. Tutti gli eventi per l’Eid Al Adha sono disponibili sul sito del Dubai’s Department of Tourism and Commerce Marketing, Visit Dubai.

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Pillole di Emirati: che cosa significa Umm Suqeim?

Tanto tempo fa nella zona che si estende lungo Jumeirah Road si era diffusa tra gli abitanti una forte febbre, che in arabo si traduce con “al-suqm”

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Pillole di Emirati: che cosa significa Umm Suqeim?
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Quante volte avete percorso Umm Suqeim Road (ام سقيم)? Vi siete mai chiesti che cosa significhi?

Tanto tempo fa nella zona che si estende lungo Jumeirah Road si era diffusa tra gli abitanti una forte febbre, che in arabo si traduce con “al-suqm” (السُقُم).

La forma “Suqeim” è un diminutivo/vezzeggiativo della parola “al-suqm. Potremmo quindi tradurla con “febbretta”, “febbriciattola”.

Molti conosceranno il termine “Umm” come la traduzione di “mamma”, in realtà insieme alla parola “Ab” (che significa padre), vengono usate entrambe anche per tradurre “quello di”, “quella di”. Ad esempio la città di Abu Dhabi diventa “il posto della Gazzella, dove Dhabi è una delle tante parole per tradurre la parola “gazzella”.

Umm Suqeim diventa quindi “la zona della febbretta”.

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