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Cos’è e cosa fa il Comites: intervista al presidente Candelpergher

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Cos'è e cosa fa il Comites: intervista al presidente Candelpergher
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A quasi tre anni dalla sua istituzione, pur essendo stato regolarmente eletto secondo le leggi italiane, il Comites di Dubai – primo in tutta l’area del Medio Oriente – non ha ancora ricevuto un riconoscimento formale da parte delle autorità degli Emirati Arabi. Per questo, dal 2015 ad oggi, ha potuto realizzare poche delle iniziative e dei progetti che si era prefissato.

Lorenzo Candelpergher, presidente del Comites Dubai, ci spiega che cos’è e qual è il compito dell’organismo rappresentativo della collettività italiana all’estero. E anticipa una bella novità in arrivo: a breve verrà inaugurata la Biblioteca Italiana.

Che cosa sono i Comites?

Istituiti nel 1985, i Comites sono organismi rappresentativi della collettività italiana, eletti direttamente dai connazionali residenti all’estero in ciascuna circoscrizione consolare nella quale risiedono almeno tremila connazionali iscritti all’AIRE. Il Comites di Dubai è stato eletto nel 2015 ed è il primo Comites istituito in tutta l’area del Medio Oriente. Attualmente è costituito da 8 membri (originariamente erano 12), tutti impegnati su base volontaria ed a titolo assolutamente gratuito.

Qual è il loro compito?

La funzione principale dei Comites è quello di fungere da organo di rappresentanza degli italiani all’estero nei rapporti con le rappresentanze diplomatico-consolari. I Comites, inoltre, hanno il compito di contribuire ad individuare le esigenze di sviluppo sociale, culturale e civile della comunità di riferimento e di promuovere, in collaborazione con l’autorità consolare e con enti ed associazioni operanti nell’ambito della circoscrizione consolare, iniziative in ambito sociale e culturale. Questo con particolare riguardo ai giovani, alle pari opportunità, all’assistenza sociale e scolastica, alla formazione professionale, al settore ricreativo, allo sport e al tempo libero. I Comites, infine, sono chiamati a cooperare con l’Autorità consolare nella tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini italiani residenti nella circoscrizione consolare.

Che cosa concretamente devono e possono fare?

La funzione principale stabilita dalla legge istitutiva è quella di rappresentanza: il Comites ha quindi la funzione di agevolare i rapporti tra la comunità italiana e le autorità consolari. Da un lato il Comites recepisce le istanze e le necessità (sia collettive che, talvolta, individuali) della comunità e le veicola al Consolato e dall’altro collabora con il Consolato per divulgare informazioni di pubblica utilità e fornire chiarimenti ed assistenza in favore dei connazionali.

Che cosa non possono fare?

I limiti all’operatività del Comites sono da un lato limiti di mandato stabiliti dalla legge e dall’altro limiti operativi imposti dalle autorità locali. Quanto ai limiti di mandato, ad esempio, è bene chiarire che il Comites non ha – come talvolta è stato equivocato – un ruolo di controllo rispetto alle attività delle autorità consolari, con le quali, al contrario, è tenuto alla massima collaborazione. Quanto ai limiti operativi, questi dipendono dalla legislazione locale che nel caso di Dubai è fortemente vincolante.

Quali sono le difficoltà che incontra il Comites qui a Dubai?

Purtroppo, a quasi tre anni dalla sua istituzione, il Comites di Dubai si ritrova in una zona grigia dal punto di vista amministrativo. Pur essendo stato regolarmente eletto ed istituito secondo le leggi italiane, il Comites non ha ancora ricevuto un riconoscimento formale da parte delle autorità degli Emirati Arabi che, come noto, sono molto rigide sulle attività di tipo associativo. Non essendo possibile un riconoscimento diretto (la legge emiratina non contempla la fattispecie giuridica del Comites), è attualmente in corso, ormai da lungo tempo, una procedura presso la Community Development Authority di Dubai che dovrebbe consentire al Comites di essere equiparato ad un “social club” o ad una “non-profit organization”, ottenendo così una licenza per poter esercitare nella piena legalità le proprie funzioni. Questa procedura è peraltro molto complessa anche sul fronte italiano, essendosi rese necessarie una serie di deroghe ed autorizzazioni specifiche da parte della Farnesina per consentire l’adattamento dello statuto e dell’operatività del Comites alle regole locali. In particolare, dallo scorso fine maggio 2017, a seguito dell’introduzione di nuove e più severe regolamentazioni, al Comites, così come a molte altre organizzazioni non riconosciute, è stato imposto dalla CDA un divieto assoluto di operare fintanto che non otterrà il riconoscimento (che dovrebbe ormai essere questione di settimane): non può quindi organizzare eventi o manifestazioni né può intraprendere campagne mediatiche o di comunicazione.

Quali sono i canali di comunicazione che ha il Comites di Dubai?

Il Comites di Dubai si è dotato sin dal 2015 di un proprio sito istituzionale, che tuttavia, per le limitazioni imposte dalla CDA, è purtroppo completamente inattivo da fine maggio 2017. Auspicabilmente, quando il Comites otterrà finalmente il riconoscimento ufficiale, il sito potrà riprendere a pubblicare contenuti, news ed informazioni e potrà anche dare pubblica evidenza della propria attività rendendo accessibili on-line i verbali delle riunioni ed i bilanci che oggi, comunque, possono essere consultati con richiesta diretta. Il Comites ha inoltre attiva una propria pagina facebook ufficiale, anch’essa purtroppo soggetta alle stesse limitazioni alla comunicazione: è questa la ragione per cui, nell’ultimo anno, la pagina ha solo rilanciato post di terze parti. Va detto tuttavia che i singoli membri del Comites, non potendo intervenire diversamente, sono molto attivi sui social media fornendo chiarimenti e supporto a titolo personale. E’ inoltre prevista la creazione una mailing list, che tuttavia il Comites dovrà costituire autonomamente non avendo la possibilità, per ragioni di tutela della privacy, di poter accedere direttamente al database anagrafico del Consolato.

Si sono appena concluse le elezioni con alcune polemiche sulle modalità di voto che hanno coinvolto anche il Comites di Dubai: vuole chiarire qual è il ruolo del Comites durante le elezioni?

Va premesso che la legge istitutiva dei Comites non prevede alcun ruolo specifico del Comites durante le procedure elettorali ed in particolare al Comites non è attribuita alcuna funzione di controllo del processo di voto, che è gestito dalle autorità Consolari secondo precise disposizioni di legge. Durante le recenti elezioni il Comites ha comunque contribuito a divulgare le informazioni fornite dal Consolato circa le procedure e le modalità di voto ed ha fornito numerosi chiarimenti rispetto alle tante richieste formulate dagli elettori. In particolare, a fronte di dubbi e perplessità espressi da alcuni connazionali in merito all’applicazione, da parte del Consolato, del principio del “favor voti” negli ultimi due giorni delle operazioni di voto, il Comites ha veicolato le richieste di delucidazioni al Consolato ed ha provveduto a fornire specifici chiarimenti, peraltro successivamente confermati proprio a Dubaitaly direttamente dal Console Generale. Purtroppo questa attività informativa è stata fortemente limitata dalle restrizioni che tutt’ora sono imposte all’operatività del Comites da parte delle autorità emiratine.

Che cosa ha fatto finora il Comites di Dubai?

Purtroppo, per le ragioni appena citate, il Comites, dal 2015 ad oggi, ha potuto fare molto poco rispetto a quello che avrebbe voluto. Ha comunque curato la pubblicazione di una serie di Vademecum, disponibili sul sito web del Comites, dedicati ai temi di maggiore utilità ed interesse per la comunità quali l’istruzione, l’affitto/acquisto immobili, l’eredità ed il testamento, e soprattutto la sanità. In quest’ultimo ambito sono stati predisposti vademecum sugli ospedali, sull’assicurazione sanitaria, sull’importazione di medicinali ad uso personale e, particolarmente rilevante, è stato pubblicato un censimento completo dei professionisti italiani della sanità operanti negli Emirati Arabi, per i quali è stato anche organizzato un primo incontro di networking lo scorso anno. Peraltro il censimento dei medici e degli operatori sanitari sarà aggiornato a breve, dato che in meno di un anno è stato registrato un incremento di operatori pari ad oltre il 30%. Il Comites, prima del blocco delle attività imposto dalla CDA, ha organizzato la Festa della Befana del 2017 per i bambini della comunità ed aveva in programma l’organizzazione di diversi altri eventi che poi sono stati, nostro malgrado, cancellati. Ha inoltre contribuito con un ruolo sostanziale all’organizzazione della Bibilioteca Italiana che verrà a breve inaugurata presso la ICE School a Meydan.

Quali sono i progetti futuri?

Ci sono molte attività programmate ed in parte già avviate che potranno essere attuate non appena il Comites avrà ottenuto il riconoscimento ufficiale. Tra queste in particolare, il Comites ha in programma di organizzare uno o più incontri per “conoscere” la comunità italiana a Dubai e poterne recepire gli interessi, le necessità e le aspettative. Questa conoscenza verrà inoltre approfondita tramite una indagine socio-demografica di vasta scala che consentirà di definire le caratteristiche di una comunità che è il frutto di dinamiche migratorie completamente nuove e diverse rispetto a quelle della gran parte degli altri paesi del mondo dove espatriano gli italiani. E’ prevista l’organizzazione di incontri periodici di “Primo approdo”, eventi di orientamento ed informazione per i connazionali da poco trasferitisi a Dubai, così da agevolarne l’inserimento tanto nel contesto locale quanto nella comunità italiana. Il Comites intende poi proseguire il percorso avviato con i professionisti della sanità promuovendo l’organizzazione di eventi di networking per gruppi e categorie professionali, quali operatori del settore food & beverage e ristorazione, del settore ricettivo/alberghiero, dei servizi di consulenze legali e di business consulting, ecc. Sono inoltre già definiti e pronti ad essere attuati, non appena sarà possibile, diversi altri progetti quali una rassegna cinematografica in lingua italiana, iniziative di integrazione della lingua e della cultura italiana nei programmi scolastici ed universitari ed altre iniziative in ambito culturale, sociale, sportivo, sviluppate dalle varie Commissioni tematiche del Comites sia per gli adulti che per i più piccoli, alla cui realizzazione chiunque abbia voglia ed interesse potrà contribuire. Il Comites è sempre aperto a recepire proposte e suggerimenti e lo spirito di questa intervista è, pur nei limiti operativi attuali, quello di favorirne al massimo la visibilità e l’interazione con la comunità italiana.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda Dubaitaly.

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Covid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati

Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

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Cvid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati
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Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi e l’imminente apertura al turismo, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

“Con il graduale ritorno alla vita normale – ha dichiarato Amna Al Dahhak Al Shamsi, portavoce del governo degli Emirati Arabi Uniti, – il ruolo più grande e più importante di tutti rimane l’impegno a seguire le istruzioni e le procedure al fine di non annullare finora gli sforzi di tutte le entità governative e della società”.

Le autorità ricordano che le multe per le violazioni delle norme anti Covid-19 sono ancora in vigore e che i trasgressori sorpresi per la terza volta sono soggetti a un’azione legale e possono rischiare anche il carcere.

Ma quali sono le limitazioni ancora in vigore? Vediamole:

  • Le mascherine sono obbligatorie ovunque, anche negli uffici e sul posto di lavoro. Uniche eccezioni: se si viaggia in auto da soli o con i propri familiari, se si svolge un esercizio fisico molto inteso, per i bambini sotto i due anni o se ci sono condizioni di salute che ne impediscono l’utilizzo.
  • In automobile non possono viaggiare più di tre persone, a meno che non siano tutti membri della stessa famiglia.
  • La distanza sociale di 2 metri deve essere mantenuta in ogni momento nei luoghi pubblici.
  • Eventi, feste, riunioni sono vietati in tutti i luoghi pubblici e privati, comprese case e uffici. Chiunque verrà trovato ad ospitarne sarà multato. “Sottolineiamo che gli incontri pubblici sono ancora vietati ed è preferibile evitare le visite ai famigliari” ha dichiarato Saif Al Dhaheri, portavoce del National Emergency, Crisis and Disaster Management Authority.
  • A partire dal 24 giugno, è stato vietato servire alcolici ai banconi del bar fino a nuovo avviso.
  • In tutto il Paese, le moschee e gli altri luoghi di culto rimangono chiusi.
  • I lavoratori domestici non dovrebbero incontrare nessuno al di fuori della famiglia. La regola si applica in tutti gli emirati, tranne che a Dubai.
  • Ai bambini è permesso visitare ristoranti e centri commerciali, ma alle persone di età superiore ai 70 anni è ancora vietato l’ingresso, ad Abu Dhabi, Sharjah, Ajman, Umm Al Quwain, Ras Al Khaimah e Fujairah. A Dubai non ci sono più limiti di età.
  • I residenti ad Abu Dhabi, Al Ain e Al Dhafra possono viaggiare all’interno delle loro città ma non altrove nell’emirato senza prima ottenere un permesso. Chiunque desideri uscire da queste zone è ora libero di farlo, ma è necessario un permesso per rientrare nell’emirato.
  • Le autorità non hanno ancora consentito la riapertura delle piscine di edifici residenziali e complessi ad Abu Dhabi.
  • Ad Abu Dhabi anche le spiagge pubbliche e i cinema rimangono chiusi.
  • Le spiagge rimangono chiuse a Umm Al Quwain fino a nuovo avviso.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah

La sabbia rimaneva incandescente fino a tarda notte e brillava luminosa contrastando la luce della luna.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah
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Faceva (…e fa) tanto caldo, molto tempo fa sulle spiagge di Dubai, così caldo che la sabbia bruciava come brace.

In arabo brace si dice “jamr” (جمر) e proprio da questa parola deriva il nome “Jumeirah” (جميرا).

La struttura della parola è un vezzeggiativo, diminutivo, un termine affettuoso traducibile con “bracetta”, “bracina”, “braciuccia”.

La spiaggia dunque bruciava come brace, ma esiste anche una versione romantica che racconta come la sabbia rimanesse incandescente fino a tarda notte e brillasse luminosa contrastando la luce della luna.

Jumeirah è ora quell’area di quasi 27km di spiagge, negozi, ristoranti, cafe, ville maestose, moschee, una delle strade più belle di Dubai.

Se notate nel logo della catena “Jumeirah” c’è una piccola fiamma incandescente disegnata sulla lettera “I”.

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Covid-19: dove eravamo rimasti?

Stiamo un po’ come dei pugili suonati che a malapena hanno sentito il suono dell’aria smossa dal colpo arrivato da non si sa dove. Forse è giunto il momento di prendere atto che saremo a lungo in una fase di stress post-traumatico.

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Covid-19: dove eravamo rimasti?
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Sono quattro mesi che taccio su questi schermi, da quel post intitolato “Homo homini virus” che, col senno del poi, aveva previsto una buona parte di ciò che sarebbe successo dopo.

Tante volte avrei voluto scrivere, se non altro per dar sfogo egoistico ai sentimenti, ma l’assenza totale di ordine nei pensieri me lo ha impedito. Ho cercato come credo abbiamo fatto tutti, ciascuno a proprio modo, di ragionare e inquadrare la situazione; ho annaspato come credo abbiamo fatto tutti, nel mare di informazioni spesso contraddittorie che ci ha travolti; ho trovato, come credo abbiamo fatto tutti, i miei punti di riferimento, sforzandomi di non rinunciare mai a mantenere l’equilibrio fra ragione ed emozioni… e poi, essenzialmente, ho aspettato, come credo abbiamo fatto tutti.

Ed eccoci qui: al termine del primo fine settimana di riapertura dei centri commerciali e di diverse altre attività anche ai bambini al di sotto dei 12 anni e alle persone al di sopra dei 60. Non siamo ancora nemmeno di sguincio prossimi alla normalità, ma almeno abbiamo ricominciato a sentire il vociare dei bambini riecheggiare un po’ ovunque, e questa sí che è una parte importante che ci riconnette con la Dubai “di prima”.

Vorrei poter dire che finalmente ne siamo fuori ma, a prescindere dagli aspetti medici, il viaggio vero inizia adesso, non solo per coloro che hanno vissuto un lutto doloroso in prima persona.

Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori, fra la gente accanita contro amici e sconosciuti colpevoli di vivere “il virus” e i vari periodi di lockdown in maniera diversa gli uni dagli altri, le persone rimaste per mesi bloccate fuori dal Paese, i tantissimi che si sono ritrovati in difficoltà serie per la perdita del lavoro o la riduzione dei salari, le attività imprenditoriali azzoppate, l’incertezza verso il futuro, non solo quello professionale ma anche, più prosaicamente, la capacità di programmazione di qualunque cosa un tempo data per scontata, le diatribe sul “distance learning” che ha massacrato tutti indistintamente, la lontananza fisica forzata a tempo indeterminato dalle famiglie in patria, gli sms stile allarme antiaereo per l’inizio delle fasce orarie di coprifuoco, la diffidenza verso le notizie pazze sui giornali o sui social media, la speranza riposta nei grafici NCEMA che imperterriti continuano a descrivere invece una situazione in costante miglioramento.

A dircela tutta, stiamo un po’ come dei pugili suonati che a malapena hanno sentito la sventagliata dell’aria smossa dal colpo arrivato non si sa bene da dove.

Forse è giunto il momento di prendere atto del fatto che siamo e saremo a lungo tutti in una sorta di stress post-traumatico (aggravato dal caldo e dall’umidità che sono già qui, senza pudore proprio!).

Almeno in questa fase cerchiamo di evitare gli errori dei mesi scorsi, cerchiamo di tollerarci e comprenderci di più a vicenda, cerchiamo di capire che ciascuno di noi, senza eccezioni, sta affrontando materialmente e psicologicamente una difficile ricostruzione personale e collettiva senza avere ancora molto chiaro il traguardo finale.

Se, come scriveva Cesare Pavese, l’unica gioia al mondo è cominciare, cerchiamo di ricominciare insieme.

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