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Al Grissino, “esperienza 5 stelle”: parola di Luca Bottino

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Al Grissino, “esperienza 5 stelle”: parola di Luca Bottino
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Italiano doc, come ama definirsi, tante esperienze in giro per il mondo, da Londra a New York, e una profonda cultura culinaria, che spazia dalla cucina italiana a quella francese, spagnola, tailandese, coreana. E’ Luca Bottino, 38 anni, nato e cresciuto a Catania, General Manager del ristorante Al Grissino.

Luca Bottino

Lo abbiamo incontrato, accolti nel suo ristorante come a casa, di fronte a una spettacolare vista sul Burj Khalifa. E proprio l’accoglienza è uno dei punti di forza di Al Grissino. “Ho una naturale attitudine a fare stare bene la gente e al customer care – tiene a precisare – e faccio dell’emotional intelligence uno dei miei punti di forza, per capire le esigenze del cliente e per identificarne i bisogni in pochi secondi”.

Luca Bottino ci racconta la sua storia e invita tutti a provare l’atmosfera di Al Grissino e i piatti del suo chef Diego Simonetta.

Luca, una breve presentazione di se stesso

Sono un italiano doc, nato e cresciuto a Catania, in Sicilia, una città alle pendici dell’Etna e costeggiata dal mare. Ho 38 anni e dopo una laurea in Economia del Turismo e sette anni spesi tra stagioni turistiche facendo l’animatore nei villaggi, all’età di 24 anni mi sono trasferito a Londra. Qui, per nove anni, ho costruito le mie basi nella ristorazione, iniziando a lavorare in un hotel 5 stelle per il ristorante gestito dal famoso Alain Ducasse, per poi muovermi in ristoranti indipendenti e private club. Dal 2013 ho vissuto un anno a New York lavorando come manager al Sea Grill all’interno del Rockefeller Centre, uno dei più rinomati ristoranti di pesce di New York, e da quattro anni a questa parte ho scelto come mia residenza Dubai: ho aperto un tailandese, lavorato per un grosso ed emergenti gruppo nel Middle East e ho scelto infine come ultima tappa Al Grissino. Ho iniziato a lavorare nel settore dell’hospitality per scherzo e dopo qualche hanno l’ho somatizzato a tal punto da decidere di farne la mia professione.

Qual è il concept di Al Grissino?

Al Grissino è un concept che trae le sue origini dal noto ristorante milanese, dal quale ha mutuato il nome, aperto da oltre 45 anni nel cuore di Milano. Siamo un ristorante orientato al pesce e al cibo italiano nella sua forma più pura. Teniamo molto alla qualità e alla freschezza dei nostri prodotti, alle quali uniamo il nostro customer service per creare un’esperienza a cinque stelle. Il team della cucina è capitanato da Diego Simonetta, che oltre ad essere il leader e rappresentante di Al Grissino dalla sua apertura, è anche un amico, con il quale cerchiamo costantemente di svilupparne il concetto con piatti nuovi e ricette classiche della cucina italiana, per portare a Dubai la vera italianità col gusto di piatti sempre innovativi.

Quali sono le particolarità di Al Grissino e del Lounge Bar The Tube?

Il nostro ristorante gode di una incomparabile vista sul Burj Khalifa e su Dubai Downtown. Uno dei punti di forza del nostro ristorante è che non abbiamo tavoli di seconda scelta, cosicché da qualunque tavolo, si può comunque godere di una vista mozzafiato. Ovviamente al tramonto e alla sera tutto assume un tocco magico, grazie alla vista a 180 gradi. Il bar/lounge, chiamato anche The Tube Bar per la sua forma a tubo, è un bar con un industrial design unico nel suo genere. E’ costruito in forte contrasto con lo stile del ristorante ,così da creare nei nostri ospiti uno shock artistico tra i due ambienti.

 

Quali tipi di menu proponete?

Il nostro menù è italiano al 100%, senza influenze di altre cucine. Teniamo molto a conservarlo così, dato che vogliamo mantenere la nostra identità senza confondere i nostri ospiti con piatti misti di altre cucine e culture. Questo è quello che i nostri clienti si aspettano quando arrivano da Al Grissino. Anche la nostra pasta è rigorosamente cucinata “al dente” per mantenere la tradizione. Ovviamente siamo consci delle esigenze del mercato di Dubai e siamo flessibili nell’accomodare le richieste dei nostri ospiti. Abbiamo anche dei set menu che sono ben rappresentativi del nostro concept e che danno un’ampia panoramica di quello che la nostra cucina offre.

Quali sono i suoi piatti preferiti?

Essendo siciliano prediligo il pesce crudo, senza troppi condimenti, o grigliato. Sale e pepe ed un filo di olio d’oliva (ogni tanto un goccio di limone), questo è il mio modo per assaporare il pesce. Sono dell’idea che se il pesce è fresco, non ha bisogno di salsine e condimenti vari che ne alterino il sapore. Chi usa troppe salse vuole sicuramente nascondere qualcosa. Un altro lato di me invece apprezza la pasta e uno dei nostri piatti di punta sono le chitarrine alla granseola. All’inizio ero un poco scettico dato che tra gli ingredienti c’è della della panna (e la panna col pesce non dovrebbe legare), ma una volta assaggiato il primo boccone, mi sono innamorato di questo piatto e lo suggerisco a tutti i miei ospiti!

Quali i piatti “must to try”?

I piatti “must to try” sono sicuramente i crudi e i nostri marinati, per i quale Al Grissino è famoso.

 

Quali sono i prossimi eventi speciali in programma da Al Grissino?

Abbiamo la ladies night di martedì e al venerdì il brunch, che la gente sceglie perché si allontana dai classici buffet di Dubai dove bisogna fare a spintoni e fare code per raggiungere il cibo. Il nostro cibo é servito e cucinato “a la minute” e tutto arriva fresco e caldo dalla cucina. Non mi piace il cibo che “aspetta” per ore in un buffet. Al The Tube Bar ci sono degli eventi con cadenza mensile con lineup di DJs con differenti stili musicali. Con la nuova stagione vorrei trasformare The Tube Bar in uno degli spot più cool della città, con serate a tema diverso.

Un suo invito personale rivolto direttamente ai lettori…

Invito chiunque, non solo gli italiani, a provare Al Grissino, se avete voglia di una serata rilassante con un servizio professionale, ma al tempo stesso molto familiare, unito a del cibo freschissimo con un background unico di Dubai. Il nostro cibo e la nostra vista saranno il coronamento della vostra settimana. In fondo, siamo al numero uno della classifica dei ristoranti italiani a Dubai su TripAdvisor e come dico sempre “migliaia di persone non possono avere tutti torto, no?”.

Al Grissino
Emirates Financial Towers
Tel. 04 352 4000

Per chi vuole provare il ristorante Al Grissino, con Dubaitalyfood.com è disponibile lo sconto del 20% da sabato a mercoledì e del 10% giovedì e venerdì. Basta usare il Promo Code ALGRISSINODUBAI oppure mostrare il coupon sull’App Dubaitaly.

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  • Luca Bottino

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Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda Dubaitaly.

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Gli Italiani e il problema pizza

Mr. Mandolino è stufo dei social e della pizza. Forse consumato dai troppi pasti ai ristoranti, ci da un’immagine cruda degli italiani che parlano di pizza sui social.

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Rientrando nella categoria degli animali sociali, ci sono diverse situazione che caratterizzano la nostra vita e i nostri comportamenti. Gli esseri umani, come molti mammiferi, provano piacere nel mangiare, bere e riprodursi. Sono le tre sfere fondamentali che garantiscono la sopravvivenza della specie. 

Si notano però sempre più spesso alcuni comportamenti che risultano totalmente anti intuitivi. Ad esempio, l’acquisto di un prodotto o scelta del cibo. In queste situazioni ci troviamo a chiedere il parere di altre persone mentre soppesiamo le opzioni che ci vengono poste, sia questa la scelta di una nuova macchina, il ristorante dove andare a mangiare questa sera o la nostra prossima meta delle vacanze. Niente di male, fino a qui. D’altronde referenze e feedback, soprattutto quando arrivano da persone di cui ci fidiamo, è proprio quello che intensifica o indebolisce maggiormente il nostro rapporto con un prodotto o un brand, finanche ad un posto.

Rimane un unico problema di fondo. Spesso le persone si lasciano influenzare più dall’approvazione altrui e dal rinforzo positivo di una nostra scelta invece che dai propri gusti personali o dalla logica: insomma tutto ciò che, per definizione, va oltre l’approvazione sociale. Ecco, proprio questa influenza che codesti elementi -di fatto esterni alla nostra scelta- hanno sul risultato finale mi infastidisce profondamente. 

Il processo decisionale, che dovrebbe essere principalmente basato sui nostri gusti personali o un chiaro beneficio verso noi stessi, viene totalmente sporcato da un’innata paura di non essere approvati dal nostro circolo sociale. Ed ecco che entra in scivolata a gamba tesa la questione della pizza. Allacciatevi le cinture da qui, perché non ho nessuna intenzione di andarci leggero.

Conoscendo molte persone di varie nazionalità, mi stupisco sempre della differenza con cui la questione alimentare per un italiota viene considerato diverso dalle altre cucine. Non ho mai avuto un discorso simili con una persona di nazionalità greca per sapere quale fosse il Gyros Pita migliore di Dubai. Solitamente la conversazione termina in due battute: “Ordina uno Shawarma, è la stessa cosa”. Allo stesso modo, nessuno dei miei amici Indiani o Pachistani ha mai suggerito un posto anziché un altro. Alla domanda “Dove si mangia la miglior Parata della città?” scaturisce solitamente una lista di locali meno cari e più vicini da dove mi trovo al momento della domanda.

E, si, piacerebbe a tutti che la pizza fosse una cosa tutta italiana. Come ormai sappiamo, l’Italia non si può attribuire ne l’invenzione ne la recente ascesa a fama (e fame) mondiale di questo semplice manicaretto.
La pizza come concetto culinario, la troviamo in diversi paesi Africani e Orientali ben prima del famoso spuntino offerto alla regina Margherita in quel di Napoli. Come del resto è chiaro che il trancio di pizza è stato reso popolare negli Stati Uniti, e poi rimbalzato nel Bel Paese che ne ha giustamente goduto, e non poco.

Siamo tutti parte dei migliori

Le feste tirano tutti scemi, me compreso, e riappaiono per l’ennesima volta le fatidiche domande che provocano quell’immediata accelerazione di qualsivoglia oggetto solido nel raggio di 5 metri, per impattare sui nostri… piedi, pur di non sentire le classiche e banali riposte e prese di posizioni. 

“Qual è la miglior pizza di Dubai?” 
*urlo Munchiano*

Se potessi essere sincero, la mia risposta sarebbe la deportazione immediata. Venendomi richiesta la correttezza politica, anche storica, e nonostante non ci si trovi in una democrazia, ancora non mi è permesso questo suggerimento. Partiamo dal fatto che la domanda in questione, fatta dall’annoiata/annoiato di turno, non è certamente a fini statistici: è posta in maniera aperta e non delinea alcun tipo di segmentazione sulla popolazione (non chiedendo poi età, sesso, o preferenze sessuali). Come può qualunque risposta dare soddisfazione al richiedente? Vi è un motivo oscuro che non riesco a cogliere? Pare di si.

Questo comportamento ha una ragione di fondo che è divisa a metà tra un  disagio moderno, conosciuto come FOMO (Fear OF Missing Out, ovvero la paura di perdersi qualcosa) e, con mia relativa sorpresa, rientra nel concetto di approvazione sociale citato prima. Se più persone nel mio circolo, largo o ristretto, sono d’accordo che la pizza che piace a me è la stessa che piace a loro, come la mia macchia è riconosciuta come cool, ci sentiamo giustificati a posteriori per la vuota domanda che cerca preferenze, ma ottiene solo pareri. Pareri che non fanno una prova, nemmeno se rispondono in cento. Questa particolare interazione sociale arriva addirittura ad influire sull’attrazione sessuale che proviamo per una persona.

È chiaro che nel rispondere, invece di dare un parere basato sul precedentemente citato processo decisionale, che soppesa pro e contro, prezzo e qualità, distanza da casa o ufficio, gentilezza dello staff e cosi via, si scriverà semplicemente un nome. Un nome che viene ripetuto per diversi motivi. Uno conosce il pizzaiolo, l’altro il cameriere, l’ultimo gli ha venduto il sale, il motorino per le consegne o il prezzo si adatta a quello che vogliamo che la gente pensi di noi.

Si, perché, chiediamocelo tutti insieme e ad alta voce, se la Margherita “italiana” costa 60aed perché il Manakeesh arabo costa 9aed e la pita con formaggio e pomodoro 12? E soprattutto perché arriviamo a pagare fino a 120aed? Gli ingredienti sono gli stessi. Volete più olio? O le vostre papille gustative sono state calibrate all’immigrazione e rischiano di rompersi se mangiate l’ananas insieme al pane? Sento già l’indignazione salire. Non sia mai! E poi tutti a mettere il limone sul pesce, mentre i giapponesi fanno harakiri.

Non fatevi ingannare, signore e signori. Se vi piace il giallo sul verde son fatti vostri. Magari non uscirete con quello che mette il sandalo col calzino, ma se la stessa persona se ne va col Ferrari, mi gioco una cena che “Alla fine non è diverso dal risvoltino sui jeans”. Per non parlare di quelli che se ne vanno in giro in pigiama, quello si che è caratteristico.

Sono queste le occasioni in cui i nostri gusti personali cadono nel bieco tranello della popolarità social. Ed ecco che, improvvisamente, la dopamina viene rilasciata e noi si può finalmente e con gran sollievo ordinare dal thailandese via Zomato o scegliere di attaccare la VPN: tanto a questo punto, meglio masturbarsi che uscire veramente. Domani posto la foto della settimana scorsa da Zuma, e va tutto bene.

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Panettone vs Pandoro

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Panettone vs Pandoro
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E anche quest’anno riparte la sfida: #TeamPandoro o #TeamPanettone? Di quale squadra fate parte? 

Che si ami uno e si odi l’altro, poco importa, il Pandoro e il Panettone sono il simbolo, l’emblema del Natale.

Uno buonissimo, l’altro un po’ meno… vogliamo parlare dei canditi? Ma chi li vuole i canditi?

Va beh, non voglio influenzarvi troppo con la mia preferenza, in fondo, può non piacere un morbido, soffice e delizioso Pandoro…  

Ma queste due creature della pasticceria italiana, da dove arrivano?

Il Panettone, solitamente a forma di cupola (e il Brunelleschi muto) si dice essere nato a Milano, alcuni dicono essere invenzione di un panettiere che, innamorato della figlia del capo, inventò un nuovo tipo di pane dolce – per l’appunto, il panettone – che gli valse la mano della fanciulla.

Altre leggende narrano di un cuoco al servizio di un re nel periodo del Medioevo che, durante una cena importante, dimenticò il dolce in forno, carbonizzandolo. Fortunatamente venne in suo aiuto lo sguattero, Antonio, che con uova, zucchero, farina e la stramaledettissima uvetta creò “El pan del Toni”.

Ad oggi, il Panettone, è un dolce tipico italiano, esportato come dolce simbolo delle festività Natalizie in tutto il mondo. Nientepopodimeno, i suoi ingredienti sono tutelati dal 2005 per garantirne l’originalità (no canditi, no panettone, per intenderci).

Il Pandoro, invece, di origini veronesi, si dice derivare dal veneto “Pan de oro”, con una pasta di colore dorato, a forma di stella, e con una tecnica di preparazione tutt’altro che facile.

Alcuni sono convinti che il Pandoro non sia altro che una evoluzione del dolce veneto Nadalin, altri che sia di origine romane, altre che sia stato inventato da Melegatti, proprio lui, nel 1800, riaggiustando antiche ricette di altri dolci veronesi.

Ma delle origini, forse, ora poco importa, l’importante è che a tavola non manchi mai una di queste due tradizioni italiane.

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La pizzeria Amor di Kite Beach si rinnova

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La pizzeria Amor di Kite Beach si rinnova

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Riapre la pizzeria Amor a Kite Beach: stessa spettacolare location sulla spiaggia, ma tante novità. Cominciamo dal menù: si aggiungono alle tradizionali pizze, che in molti sicuramente già conoscete, le nuove gourmet nate dalla creatività di chef Vincenzo.

La pizza servita da Amor è la classica “romana” al taglio, che soddisfa tutti i gusti con la possibilità di scegliere tra quelle tipicamente italiane, quelle internazionali, le focacce ripiene e ora i nuovi sapori gourmet.

 

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Non avete voglia di pizza? Nessun problema, da Amor trovate anche le lasagne o la parmigiana, cucinate fresche ogni giorno.

E per completare il pranzo, Amor ha una sorpresa, anzi due: il mitico gelato 100% artigianale firmato Massimo’s – nocciole rigorosamente piemontesi, pistacchi da Bronte, frutta fresca e di stagione, amarene e torrone italiani doc – e il caffè espresso Borbone, che dall’antica tradizione napoletana ha portato l’antichissimo piacere del caffè fin qui a Dubai.

Per i più pigri, che non vogliono rinunciare a nessuna comodità, Amor ha introdotto anche il servizio di delivery lungo tutta la spiaggia di Kite Beach: in 30 minuti la pizza è servita in riva al mare o sotto l’ombrellone e, attraverso App come Zomato, Uber Eats, Deliveroo e Carriage, la consegna viene effettuata anche in tutta la zona di Jumeirah.

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Che cosa aspettate? Se non li avete ancora assaggiati, dovete assolutamente provare i best seller: la classica “Pizza Amor” (con mozzarella, bresaola, pomodori pachino, scaglie di parmigiano), la “Mozzarella di Bufala e Pachino”, la signature “Mont Blanc” (con burrata, funghi porcini, olio al tartufo bianco) e le focacce con omelette ripiene.

Buon appetito!

Per informazioni e per la delivery: tel. +971 523520151; +971 523520152

 

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