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Supermercati e dintorni: come si conservano le uova?

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Supermercati e dintorni: come si conservano le uova?
Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Oggi al supermercato stavo per fare una segnalazione al supervisor o chi per lui, inorridita dalla presenza all’ingresso di uno scaffale (normale, in metallo, non un refrigeratore!) che conteneva scatole di uova in offerta avvolte nel cellophane. Mi sono trattenuta notando che persone di diverse nazionalità le guardavano per niente scandalizzate o le mettevano tranquillamente nel carrello, ripromettendomi, tornata a casa, di fare una piccola ricerca per capirne di più.

Non sono una esperta del settore, ma condivido qui quello che ho capito informandomi su vari siti e leggendo qualche normativa, sperando di non scrivere grosse inesattezze; e parto dalla prima sorpresa, ossia il fatto che non in tutti i paesi del mondo vige la regola di refrigerare le uova. Ad esempio nel Regno Unito è abbastanza normale che le uova non stiano in frigorifero, mentre negli USA è l’opposto. In generale poi, chi non refrigera le uova in negozio, le conserva a temperatura ambiente anche a casa.

Non sono mai stata una grande cuoca e quando viaggio frequento negozi e supermercati con la curiosità del turista, soffermandomi a osservare le persone quasi più dei prodotti esposti: pur avendo visitato vari paesi, sinceramente a questo dettaglio delle uova non avevo fatto caso. Mi ero in qualche modo convinta che andassero sempre conservate in frigorifero e stop.

Invece non è detto, e il criterio di determinazione delle regole di conservazione dipende da vari fattori. Ad esempio, in caso di paesi freddi con forte sbalzo termico fra esterno e interno, con l’ambiente interno tenuto a temperature superiori, il frigorifero è necessario per evitare uscendo l’effetto condensa che crea uno strato di umidità sul guscio, favorendo la proliferazione di batteri che possono penetrare nell’uovo. Questo è per esempio il motivo per il quale si sconsiglia di conservare, a casa propria, le uova nell’apposito scomparto dietro allo sportello del frigorifero, perché soprattutto in ambienti caldi il continuo aprire e chiudere crea appunto sbalzi termici non opportuni. A proposito di guscio, oltretutto, in alcune nazioni le normative non prevedono di lavare le uova con detergenti aggressivi, mantenendo così intatto lo strato epiteliale esterno che è impermeabile alla penetrazione appunto dei batteri come la salmonella, cosa che invece non avviene quando le uova vengono trattate con soluzioni clorate che ne danneggiano l’esterno. Inoltre non tutti prevedono la vaccinazione contro salmonella, influenza aviaria e quant’altro degli allevamenti di galline da uova; la vaccinazione riduce di molto il rischio di infezione, indipendentemente dalla tecnica di lavaggio dei gusci, perché tale rischio risulta limitato solo alla potenziale contaminazione per assorbimento in caso di contatto diretto con alimenti o acqua a loro volta infetti e conseguente assorbimento dal guscio, fenomeno non frequente (o dalla conservazione a temperature comunque elevate ed errate).

Le uova importate negli Emirati nel rispetto delle normative più recenti provengono da allevamenti teoricamente “puliti” in questo senso, anche se periodicamente uova provenienti da questo o quell’allevamento specifico vengono eliminate dagli scaffali in seguito al rilevamento di contaminazioni o di segnalazioni dai paesi di origine (lo scorso anno i Paesi Bassi per esempio comunicarono la presenza eccessiva di un pesticida nelle uova provenienti da uno specifico allevamento che esportava proprio negli Emirati). Per ulteriore sicurezza, qui è bandita la vendita di prodotti pronti per essere mangiati contenenti uova crude, ma in generale le uova vengono praticamente sempre conservate negli enormi banchi frigo presenti in tutti i supermercati.

Quindi, le uova esposte a temperatura ambiente (condizionata, non dimentichiamolo) andavano bene o no? La mia risposta sincera è: vatte a fidà.

Molto probabilmente sì, SE provenivano da allevamenti di galline vaccinate, in paesi che non prevedono il lavaggio dei gusci aggressivo o se comunque lungo la catena di trasporto non sono state esposte a elementi contaminanti e a temperature elevate. Paradossalmente in questa stagione nella quale in ambienti chiusi i condizionatori vanno a potenza massima, il rischio maggiore non consiste tanto nella presenza o assenza di refrigerazione in negozio, ma nell’evitare sbalzi di temperatura prolungati nel trasporto dal negozio a casa, tenendo conto anche della temperatura da forno che si trova in macchina prima che l’aria condizionata inizi a fare effetto. Quindi, più che inorridire davanti allo scaffale, l’importante è semmai procurarsi una busta termica per lo spostamento e magari evitare di consumare le uova crude (se non pastorizzate) in questo periodo.

Detto questo e con buona pace del consumo energetico, almeno qui a Dubai io continuo a prediligere le uova in frigorifero, a usare la busta termica nel trasporto e a tenerle refrigerate anche in casa poiché comunque, a prescindere da tutto il resto, le basse temperature limitano il proliferare dei batteri e non si sa mai.

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati quattro dei sei gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

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Auto abbandonate: nuova procedura della Dubai Municipality

La Dubai Municipality ha intensificato le misure contro le auto abbandonate in città, che ultimamente cominciano di nuovo a vedersi più numerose nei parcheggi e sui bordi delle strade.

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Auto abbandonate: nuova procedura delle Dubai Municipality
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

La Dubai Municipality ha intensificato le misure contro le auto abbandonate in città, che ultimamente cominciano di nuovo a vedersi più numerose nei parcheggi e sui bordi delle strade.

Tutti gli automobilisti che lasciano le loro macchine parcheggiate nello stesso punto per lunghi periodi di tempo, riceveranno un messaggio sul telefonino nel quale vengono invitati a spostarle o quantomeno a farle lavare. Il passo successivo, qualora le auto rimangano lì, è il sequestro.

In un video (che trovate qui) la Dubai Municipality spiega come funziona il sistema: i proprietari di automobili riceveranno un messaggio che darà loro una scadenza per quando spostare la propria auto. Se la scadenza non viene rispettate, il veicolo verrà rimosso e poi venduto all’asta. Le auto sequestrate vengono tenute in deposito per sei mesi. Se il proprietario “rivendica” la macchina in questo periodo, dovrà pagare una multa di 1.381 aed.

“L’obiettivo di questa campagna – ha spiegato Abdulmajeed Saifaie, direttore del Dipartimento di gestione dei rifiuti di Dubai – è aumentare il livello di consapevolezza della comunità sui danni causati dai veicoli trascurati e promuovere i valori della responsabilità sociale nel mantenere la pulizia dell’aspetto pubblico e la bellezza degli spazi pubblici”.

Secondo i dati più recenti diffusi dalla Dubai Municipality, resi noti ad agosto 2019, nel corso dell’anno passato sono state oltre 2000 le auto sequestrate, mentre nel 2018 sono state 3577.

Ricordiamo anche che, se si ha l’automobile troppo impolverata e sporca, si rischia una multa di 500 aed.

Per segnalare un’auto abbandonata in uno spazio pubblico, è possibile chiamare il numero verde della Dubai Municipality 800 900.

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Piccola guida: aziende italiane in volo a Dubai

Come dare avvio al proprio sviluppo commerciale negli Emirati Arabi senza uno sponsor locale? Regole, rischi e cautele spiegate dall’avvocato Davide Parolin

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Piccola guida: aziende italiane in volo a Dubai
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Come dare avvio al proprio sviluppo commerciale negli Emirati Arabi senza uno sponsor locale: panoramica su regole, rischi e cautele.

Quando una ditta italiana rivolge il suo sguardo verso questa area geografica, inevitabilmente sorgono alcune questioni di fondo, riguardanti il modo con cui dare attuazione alla propria “internazionalizzazione”, che sia rispettosa delle normative e regole locali. Si tratta di un quesito tipico, che è corretto porsi ogniqualvolta la propria attività esca dai confini nazionali ed europei.

Non disponendo ancora di una propria organizzazione di vendita, la ditta italiana dovrà decidere come sostenere il proprio sviluppo commerciale nella regione. Nulla le vieta di vendere direttamente i propri prodotti dall’Italia ai propri clienti stabiliti negli Emirati, tramite normali contratti di vendita e fornitura internazionale.

Facile a dirsi, ma spesso rischioso in considerazione del fatto che i prodotti stranieri possono essere importati negli EAU solo da soggetti ivi stabiliti, già muniti di apposite licenze di importazione e capaci di completare le relative pratiche doganali (non alla portata di tutti, quindi). In ogni caso questa soluzione non risponde all’esigenza di dare impulso alle vendite, promuovere i prodotti, e cercare i clienti; svolgere insomma delle chiare iniziative di “business development”. L’alternativa tipica è di affidarsi a delle figure di intermediari (agenti, distributori).

Quindi, per le aziende che desiderano accedere al mercato degli Emirati Arabi Uniti la prima decisione importante è se utilizzare un intermediario (Commercial Agent e/o Distributor) o creare un ufficio (rep. Office, Branch) o costituire una società commerciale locale (UAE Trading company).

Gli accordi di agenzia commerciale e di distribuzione negli Emirati Arabi Uniti sono regolati dalla Legge Federale 18 del 1981, e successive modifiche. L’utilizzo di un agente è per certi aspetti la via più semplice ed economica nel breve termine, in quanto non comporta alcun costo o investimento iniziale (diversamente dal costituire una società ad hoc) e significherà dare inizio alla propria attività in modo pressoché immediato. L’azienda italiana si appoggerà alla società ed alla licenza dell’agente, che proporrà e venderà il prodotto italiano; l’agente addebita in genere una percentuale sulle vendite procacciate, oltre – in vari casi – ad un corrispettivo fisso mensile (operare negli Emirati solo “a risultato”, spesso non è sostenibile, stante gli alti costi di vita e di sviluppo commerciale in genere).

Tuttavia, l’utilizzo di un agente significa anche dover rinunciare al proprio controllo sulle iniziative e relazioni commerciali, poiché attuerà una forte azione di monopolio sul brand e sui prodotti italiani importati negli Emirati Arabi. Come in ogni sistema normativo, anche qui esiste una normativa posta a tutela dell’agente locale, che rende spesso di difficile gestione la fine del rapporto contrattuale, con l’esigenza di dovere adire una corte locale (dove evidentemente la ditta italiana gioca “fuori casa”) che sia chiamata a sancire al fine del rapporto d’agenzia.

Va ricordato che la legge sull’agenzia si applica solo se l’accordo è “registrato” presso il Ministero dell’Economia degli Emirati Arabi Uniti. Gli accordi non registrati non vengono sottoposto alla protezione della legge sull’agenzia. Poi esiste una vasta tipologia di accordi di agenzia pur registrati ma “fittizi”, con l’interposizione di agenti emiratini a supporto di developer stranieri (da cui derivano varie implicazioni e conseguenze).

Affinché un agente possa beneficiare della protezione garantita dalla legge sull’agenzia, devono essere soddisfatti i seguenti criteri:

  • l’agente deve essere un cittadino Emiratino o una società interamente di proprietà di cittadini Emiratini;
  • l’incarico prevede l’esclusiva a favore dell’agente;
    deve riguardare un territorio definito (che può essere anche per solo alcuni gli Emirati;
  • l’accordo di agenzia commerciale deve essere registrato presso il Ministero dell’Economia.

Una volta registrato il contratto di agenzia, da questo scaturiscono importanti effetti ed anche vincoli particolarmente gravosi per la ditta italiana committente:

  • il diritto alla provvigione su tutte le vendite effettuate negli EAU indipendentemente dal fatto che l’agente effettui o contribuisca a tali vendite;
  • il diritto di impedire alla azienda italiana di nominare un nuovo agente;
  • il diritto al risarcimento in caso di revoca dell’incarico;
  • il diritto di impedire l’importazione dei prodotti dell’azienda italiana, svolta da altri soggetti;
  • protezione contro la risoluzione o il mancato rinnovo dell’accordo (anche se l’accordo è a tempo determinato, ed il termine è scaduto).

Quest’ultima circostanza, in particolare, dovrà essere sempre valutata con molta attenzione. La cessazione dell’incarico con l’agente è consentita solo per specifici motivi (peraltro non definiti dalla legge). Ecco quali “ragioni” per chiudere il rapporto si potrebbero contemplare:

  • le inadempienze dell’agente (ad es. il mancato rispetto da parte dell’agente degli obiettivi di vendita o dei minimi di acquisto);
  • qualsiasi violazione della legge dell’agenzia da parte dell’agente;
    l’agente che intraprende attività in concorrenza con i prodotti o servizi della società estera;
  • l’agente che non riesce a tutelare l’immagine della società straniera o agisce in modo tale da danneggiare la reputazione della società straniera o dei suoi prodotti o servizi.

Si capisce quindi come questa soluzione (l’assunzione di un Agente locale), in apparenza la più semplice ed economica, presenti dei risvolti assolutamente critici che non vanno mai trascurati, pena l’impossibilità di svincolarsi poi dalla relazione con l‘agente medesimo, che potrebbe così attuare una condotta tale da impedire ogni altra successiva azione commerciale della ditta Italiana, fino ad impedire l’accesso dei prodotti Italiani all’interno del territorio Emiratino.

Quali tipi di intermediari esistono?

COMMERCIAL AGENT – Agente commerciale
Un contratto di agenzia commerciale negli Emirati Arabi è normalmente un contratto esclusivo tra la parte straniera e un’agenzia commerciale di proprietà di emiratini. L’agente commerciale avrà il controllo della commercializzazione e delle vendite del prodotto o servizio negli Emirati Arabi. Se il partner straniero vuole riprendersi il pieno controllo in futuro, ciò – come appena visto – potrebbe essere relativamente complesso da ottenere, in quanto l’agente commerciale registrato dovrebbe accettare il cambio di scenario propostogli.

DISTRIBUTION AGENT – Agente di distribuzione
Un contratto con un agente di distribuzione è un contratto non necessariamente esclusivo con un partner locale emiratino, il quale assume il diritto di commercializzare e rivendere i prodotti e i servizi della società italiana. La Parte straniera può entrare in relazione con più agenti di distribuzione. Se l’accordo non è ben redatto, il distributore potrebbe sostenere che la sostanza dell’accordo stipulato sia qualificabile come un’agenzia commerciale, con le problematiche sopra evidenziate. Si noti peraltro che alcuni prodotti richiedono comunque l’intermediazione di un agente commerciale registrato per vendere questo tipo di prodotti negli Emirati Arabi (ad esempio i farmaci).

NATIONAL SERVICE AGENT/LOCAL SERVICE AGENT – Agente locale
Se ad esempio l’azienda italiana costituisce una propria filiale estera, un ufficio di rappresentanza o simili entità (Foreign Branch, Sole Establishment, Rep. Office), questa dovrà essere “sponsorizzata” da un partner locale emiratino (o società emiratina) che diventerà il suo agente di servizio nazionale. La cosa interessante è che la ditta italiana potrà comunque detenere al 100% la proprietà sull’entità locale costituita negli Emirati; ma in questo caso dovrà fruire comunque del supporto sotto forma di “local agent”. L’ agente di servizio locale (da notare è che un agente di servizio locale – LSA – e un agente di servizio nazionale – NSA – sono la stessa cosa) non assume alcuna responsabilità né alcun impegno finanziario nei confronti della società italiana. La sua responsabilità è garantire che la filiale possa svolgere la propria attività a Dubai, e non avrà quindi alcun interesse legale nell’amministrazione (governance) nella proprietà società, negli utili (profits) o nei beni (assets) della sede locale della ditta Italiana. L’agente locale svolge un ruolo di firmatario per l’adempimento dei vari oneri imposti dalla normativa, prestando in merito un evidente supporto innanzi all’autorità locale. Ad esempio potrà curare gli aspetti autorizzativi e di certificazione dei prodotti.

Queste in sintesi sono le regole applicabili laddove la ditta italiana operi normalmente nel territorio emiratino (cosidetto “Mainland”), senza la necessità di dover condividere alcuna proprietà delle proprie entità con sponsor o partner locali. Altre e ben diverse le regole applicabili all’interno delle tante e ben organizzate zone franche (“Free Trade Zone”), che magari analizzeremo in seguito.

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Nuovo visto turistico: cosa si sa finora

I turisti di tutte le nazionalità potranno entrare e uscire dal Paese per un massimo di cinque anni e rimanere per sei mesi consecutivi ad ogni ingresso

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Nuovo visto turistico: cosa si sa finora
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Questa settimana, il Gabinetto degli Emirati Arabi ha approvato una nuova normativa che prevede un nuovo visto turistico, di cinque anni e per ingressi multipli, per i visitatori di tutte le nazionalità che entrano nel Paese.

La decisione è stata presa durante il primo incontro del 2020 del Consiglio dei Ministri, con l’obiettivo, come ha dichiarato il Governo, di sostenere l’economia turistica degli Emirati Arabi e di affermare la posizione del Paese come destinazione turistica globale, raddoppiando il numero dei visitatori nei prossimi anni. Gli Emirati puntano infatti ad attrarre 10 milioni di turisti entro il 2021 e oltre 40 milioni nei prossimi dieci anni, con aspettative di fatturato di circa 167,5 miliardi di dirham nel 2020 e 204 miliardi di dirham entro il 2022 (i dati arrivano da Business Monitor).

Ma vediamo che cosa si sa finora sul nuovo visto: i visitatori, a quanto pare a prescindere dalla propria nazionalità, potranno entrare e uscire dal Paese per un massimo di cinque anni e, secondo quanto riportato dal quotidiano Gulf News, potranno rimanere nel Paese per sei mesi consecutivi ad ogni ingresso.

Non è ancora chiaro se ci sarà una tassa da pagare per la domanda di visto: per i dettagli, occorre avere ancora un po’ di pazienza, saranno resi noti nelle prossime settimane.

Il Governo emiratino ha sottolineato che la decisione arriva in concomitanza con i preparativi del Paese per ospitare Expo 2020 Dubai e che il nuovo visto entrerà in vigore a tutti gli effetti entro i prossimi quattro mesi.

Al momento i turisti (ma non di tutte le nazionalità) possono visitare gli Emirati Arabi con un visto di ingresso multiplo gratuito solo per un massimo di 90 giorni dalla data di entrata.

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