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Juventus Academy lancia nuove location negli Emirati

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Juventus Academy lancia nuove location negli Emirati
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“Dream it and make it possible”. Con questo motto riparte la stagione della Juventus Academy negli Emirati Arabi Uniti che, insieme alla tradizionale passione che caratterizza questa squadra e tutti i suoi tifosi, propone quest’anno tante novità. A partire dalle location: oltre alle cinque di Dubai (JSS Private School, Sportsmania di JLT, Target Football Fields, Gulf Heroes Sports Club, GEMS Wellington Primary School) quest’anno salgono a due le Academy di Abu Dhabi (Abu Dhabi Cricket e Dome @Rawdhat) e da ottobre aprirà le porte ai piccoli calciatori anche la nuova sede di Ras Al Khaimah (isola di Marjan).

Sul campo, a seguire ogni giorno i giovani calciatori (dai 4 ai 17 anni), ci saranno come sempre allenatori e manager italiani qualificati e approvati dalla Juventus, con l’obiettivo di aiutare i ragazzi a muovere i primi passi nel mondo del calcio applicando il “metodo Juventus”, noto per essere uno dei migliori al mondo e seguito in oltre 100 progetti (per chi desidera approfondire, qui è spiegato nei dettagli in che cosa consiste).

Un impegno, quella della Juventus Academy Dubai, che coinvolge al momento, oltre agli allenatori di Dubai, cinque allenatori ad Abu Dhabi e tre a Ras Khaimah, e che ha portato a sorprendenti risultati: è stata premiata come migliore accademia di calcio negli Emirati agli UAE Teen & Fitness Awards. Tra gli higlights della scorsa stagione, va segnalata anche la presenza di Trezeguet allo JUAE Juventus Day, evento organizzato in collaborazione con lo Juventus Official Fan Club UAE (qui potete vedere il video) e l’amichevole con la Juventus Under 13 ufficiale.

Oltre agli allenamenti settimanali, i bimbi giocheranno campionati, partite, tornei e gli allenatori creeranno periodicamente giornate di valutazione, per monitorare e sviluppare la loro crescita. Non solo, durante la stagione sportiva i giovani giocatori avranno la possibilità di andare in Italia per godersi la Juventus Training Experience, una full immersion nel mondo Juve e nel calcio, e la Juventus Academy World Cup, manifestazione durante la quale potranno giocare contro le Juventus Academy di tutto il mondo.

“Siamo orgogliosi e felici di iniziare la nostra quarta stagione a Dubai e Ras Al Khaimah con la nostra squadra del cuore – ha sottolineato Mohammed Lajam, Chairman della FFG Sports Management, partner ufficiale della Juventus Academy -. In collaborazione con il nostro Partner del progetto Juventus Academy Abu Dhabi Al Masaood (J Sports LLC), i nuovi campi di allenamento e sponsor aumenteremo la presenza della Juventus nella regione”.

“Abbiamo creato una grande squadra di lavoro – spiega Fabrizio Puglisi, CEO – e con il supporto della Juventus ora stiamo cercando altri luoghi di qualità negli Emirati Arabi per aumentare ancora il numero delle nostre Academy. Abbiamo raggiunto ottimi risultati in termini di iscrizioni e il nostro team, recentemente potenziato con degli innesti di qualità, continua ad essere di assoluto livello. Il nostro principale driver? Come sempre la grande passione per i colori bianconeri”.

L’anno scorso la Juventus Academy Dubai ha coinvolto oltre 600 bambini negli Emirati Arabi, sotto l’attenta supervisione del responsabile dell’area Juventus, Marco Degortes, che visita periodicamente l’Accademia durante tutta la stagione.

Marco Casula, Direttore tecnico dell’Academy, invita quindi tutti a partecipare: “Nei prossimi giorni – spiega – cominciano i Free Days, un’incredibile opportunità per conoscere il team e i coach. Da quest’anno abbiamo strutturato una supervisione tecnica capillare che permetterà ai nostri Area Head Coach (ben cinque di loro provenienti dal progetto Juventus International) di supervisionare costantemente il progetto tecnico in tutte le location”. Questo il calendario dei Free Days nelle diverse location a Dubai.

“Non vediamo l’ora di cominciare questa nuova stagione – conclude Antonio Leo, Head Coach dell’Academy – incontrare i nostri ragazzi e trasmettere le stesse metodologie di allenamento acquisite lavorando in giro per il mondo per il progetto International della Juventus football Club. Ragazzi e ragazze dai 4 ai 17 anni di tutti i livelli avranno la possibilità di giocare con i loro coetanei e partecipare a tornei, élite team, leghe interne, amichevoli etc… a seconda delle loro esigenze”.

Per chi desidera iscriversi, Juventus Academy offre ai lettori di Dubaitaly una promozione speciale per la stagione 2018/2019. La tariffa “Early Bird” (fino al 20% di sconto) verrà applicata non solo a chi si iscrive durante i Free Days, ma per tutto l’anno, nelle otto location a Dubai, Abu Dhabi e RAK. Ad Abu Dhabi, chi è iscritto al CICER potrà usufruire di un ulteriore sconto.

Ricordiamo che la Juventus Academy Dubai è l’unica in Medio Oriente che svolge le visite mediche gratuite a tutti i bimbi, grazie alla convenzione con al Das Medical Clinic e al medico italiano Sergio Mazzei.

Per maggiori informazioni sui corsi e sui costi:
Juventus Academy
tel, 055 858 1813, email info@juventusacademy.ae

Per approfondire e cominciare ad entrare nella grande famiglia della Juventus Academy Dubai, ecco qui tutti i link utili:

#JUAE Juventus Day at Le Meridien Dubai
David Trezeguet’s legendary experience in the field
Technical Project by Juventus
Juventus Academy Abu Dhabi inauguration
Juventus Training Experience in Italy
J-LEGA & other events such as Italian Sabato
Juventus Under 13’s visit
Juventus Academy World Cup
Medical Visits AL DAS Medical Clinic for all the players
Last but not least, the coaches

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Happy Halloween

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Happy Halloween
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Non fa parte della nostra tradizione, ma qui, dove domina la cultura anglosassone, è una festa sentita o quantomeno molto celebrata. Di cosa stiamo parlando? Di Halloween ovviamente: amatissima dai bambini, ma anche da tanti adulti. In giro per la città le feste a tema sono proposte da quasi tutti i locali e all’interno dei compound soprattutto, ma anche delle torri, piccoli eserciti di bimbi travestiti suonano alle porte chiedendo il loro Trick or Treat? (Dolcetto o scherzetto?).

Se appendete una zucca, uno scheletro, un fantasma o qualsiasi altra decorazione di fronte alla vostra casa, questo significa che intendete partecipare alla festa e i bimbi busseranno anche alla vostra porta per avere qualche caramella o un dolcetto (non scordatevi, quindi, di fare scorte).

Ecco il “regolamento” che circola in questi giorni sui vari gruppi Facebook di expat in città:

  • Offrite solo caramelle o dolciumi impacchettati singolarmente (evitate quindi prodotti fatti in casa o caramelle sciolte)
  • Non bussate a nessuna porta senza che non sia decorata o abbia le luci spente, per non disturbare le famiglie che non desiderano festeggiare
  • Spegnete le luci o togliete gli addobbi se avete finito i dolcetti
  • Non andate a bussare oltre le 20, massimo 20.30
  • Se siete in automobile, fate attenzione, all’interno dei compound, ai bambini che attraversano le stradine e segnalate alla security automobili che procedono a velocità troppo sostenuta

Qui trovate invece i consigli di Timeout Dubai sui migliori party e brunch in città.

Tra leggenda e storia

Le origini di Halloween vanno ricercate nella cultura celtica che, il 31 ottobre, celebrava la fine dell’anno. Poiché si trattava di una realtà contadina, ottobre rappresentava la fine dell’estate, quindi il tempo di mettere al riparo raccolto e bestiame, e di festeggiare, prima di affrontare l’inverno. E durante questa ultima notte dell’anno, la credenza era che tutti, compresi gli spiriti e i morti, vagassero sulla terra per divertirsi. La tradizione del “Dolcetto o scherzetto”? Si pensa derivi dal fatto che i celtici temessero gli scherzi di elfi e spiriti maligni e quindi offrissero loro dolciumi per tenerli occupati e distanti. Significato simile anche per la zucca: veniva intagliata con volti minacciosi e si inseriva all’interno una candela per tenere lontani gli spiriti dei morti dalle case.

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Smallfoot, l’uomo delle nevi nel deserto

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Smallfoot, l'uomo delle nevi nel deserto
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Sarà tutto quel manto, bianco come l’abito papale, ma aver visto in aereo “Smallfoot – Il mio amico delle nevi” in questi giorni, durante i quali i media ci ricordano continuamente della storica imminente visita di Sua Santità negli Emirati, mi ha fatto riflettere sul messaggio del film, e su quanto sia importante spiegarlo ai nostri bambini e ragazzi che crescono qui: in un ambiente sicuramente aperto e multiculturale, ma con tasti delicati che è meglio evitare di sfiorare nel modo sbagliato.

La metafora delle pietre sulle quali è scolpita in modo indelebile la verità assoluta e incontestabile è un richiamo diretto non solo alle religioni più dogmatiche – o alle interpretazioni più dogmatiche di religioni altrimenti ragionevolmente tranquille -, ma anche alla fissità verso la quale si sta muovendo il pensiero umano, in qualunque campo. Il gruppetto di giovani Yeti che segretamente raccolgono reperti come prova dell’esistenza di mondi in contrasto con i dettami delle leggi scritte, e la loro curiosità naturale, che si contrappone alla paura e al desiderio di proteggere la propria specie, all’origine delle leggende trasformate in verità dagli antichi Guardiapietre, sono un perfetto specchio di tante situazioni oramai estremizzate della realtà, un po’ ovunque. Dalla religione al razzismo, dalle posizioni politiche alle teorie scientifiche, arrivando perfino alle ossessioni culinarie e alle preferenze alimentari, sembra proprio che il nostro mondo di adulti sia diventato la parodia di un cartone animato per bambini, pur partendo molte volte da intenzioni nobili o comunque da motivazioni in buona fede a sostegno di questa o quella tesi e credenza.

La conoscenza è potere, ma come ottenere questa conoscenza e cosa farsene di questo potere? La domanda centrale del film è niente affatto banale. La risposta di “Smallfoot” è semplice: è il modo di avvicinarsi alla conoscenza che fa la differenza. Conta la voglia di capire gli altri con apertura e senza pregiudizi, di essere pronti a fare e ricevere domande e a dare e ottenere risposte con curiosità verificando tutto di persona, senza accettare nessuna lezione dall’alto come oro colato, ma allo stesso tempo senza necessariamente disprezzare o considerare in malafede e animato da chissà quali obiettivi maligni chi la vede diversamente.

Manifestare dubbi e cercare chiarezza non significa necessariamente lanciare una sfida incattivita. Allo stesso tempo posizioni che possono apparire retrograde e conservatrici magari hanno radici più profonde di quanto non possa sembrare. Solo accettando questo discorso diventa possibile superare ostilità e paure anche giustificate inizialmente, e trovare un linguaggio comune, punti di contatto e compromessi di coesistenza pacifica.

Certo non è facile andare a pescare le parole adatte, non solo per far arrivare il messaggio ai bambini, ma anche e soprattutto per farlo arrivare vivendo in un paese come questo, con il retropensiero sempre presente di dover evitare successivamente gaffe e situazioni potenzialmente incresciose con estranei. In tal senso, allora, “Smallfoot” diventa un prezioso alleato. E poi, alcuni dialoghi sono esilaranti e le musiche veramente belle.

Buona visione!

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Stop alla pubblicità del latte artificiale

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Stop alla pubblicità del latte artificiale
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Anche qui negli Emirati Arabi è arrivato il divieto: stop alla pubblicità del latte artificiale per i neonati, ma anche di biberon, ciucci e alimenti specifici per i piccoli. L’obiettivo? Promuovere il più possibile l’allattamento al seno e proteggere i cittadini dalle pubblicità, spesso ingannevoli, sui benefici dei prodotti alimentari per la primissima infanzia. Ricordiamo che anche in Italia è proibito ogni tipo di pubblicità per il latte di formula del tipo 1 (quello per i neonati fino ai sei mesi), in base alle norme sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno (Decreto del Ministero della Sanità n. 82 del 2009, che ha recepito la Direttiva dell’Unione Europea del 2006).

La notizia, riportata da tutti i media locali, ha suscitato un acceso dibattito sui Social Media e lo sfogo di molte donne: chi appoggia la decisione e chi, la maggior parte degli interventi, critica il fatto che molte mamme non riescano ad allattare – e non per scelta – e che le campagne a sostegno dell’allattamento al seno ad ogni costo dovrebbero essere un po’ più pacate. Ma la questione ha  sollevato soprattutto il delicato problema del congedo di maternità negli Emirati che, per legge, dura solo 45 giorni, ad eccezione degli enti governativi per i quali, nel 2017, è stata emanata una norma che prolunga la maternità a tre mesi (di fatto, dunque il provvedimento riguarda solamente le donne emiratine).

“Lo scopo di questa risoluzione – ha sottolineato Esmat Mohammed Al Qassim, capo della sezione di salute materna e infantile al Ministry of Health and Prevention – è di contribuire efficacemente alla protezione, alla promozione e al sostegno dell’allattamento al seno attraverso la regolamentazione delle attività di marketing e promozione per i prodotti relativi all’alimentazione dei lattanti e dei bambini (età 0-2 anni) e per fornire informazioni adeguate”.

Secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dell’Unicef (risale già al 1981 il Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno), alle madri viene consigliato di allattare esclusivamente i loro bambini per i primi sei mesi. Per questo il Governo emiratino sta portando avanti diverse campagna per incoraggiare ospedali e centri medici a diventare strutture “a misura di bambino” seguendo appunto le linee guida dell’OMS e dell’Unicef, con la formazione specifica degli operatori sanitari, con la celebrazione della Settimana internazionale per l’allattamento (dall’1 al 7 agosto) e della Settimana nazionale, istituita dagli Emirati Arabi, la seconda di novembre.

Le leggi sulla maternità

La nuova legge sulla maternità, emessa il 3 maggio 2017, prevede 90 giorni di congedo per tutte le neo mamme che abbiano un lavoro part-time o full-time a tempo indeterminato, oltre a due ore al giorno di permesso per l’allattamento. D’ora in avanti sarà inoltre possibile unire il periodo di maternità con le ferie annuali (retribuite e non) per un periodo di massimo 120 giorni. In caso di aborto spontaneo dopo la 24esima settimana, si ha invece diritto a 60 giorni di congedo retribuiti. Ancora, in caso di nascita di un bambino con disabilità o con altri problemi di salute, la neo mamma ha diritto a un congedo di 1 anno, rinnovabile fino a un massimo di 3 anni. Il decreto stabilisce infine che gli enti governativi debbano avere un asilo nido al proprio interno, qualora si raggiunga il numero di almeno 20 bimbi (se il numero dei bimbi è minore, diversi enti governativi possono comunque mettersi insieme ed aprire il proprio asilo).

Per tutte le donne che non lavorano per enti governativi, invece, rimane per ora in vigore l’attuale legge che prevede solamente 45 giorni di maternità retribuita a stipendio pieno, a condizione che la neo mamma abbia lavorato per lo stesso datore di lavoro per almeno un anno. Spesso, infatti, se il periodo di lavoro è inferiore ai 12 mesi, viene corrisposto solo metà stipendio. Unica eccezione, a parte le policy interne alle diverse aziende, riguarda le attività regolate dalla Dubai International Financial Centre (DIFC) Employment Law: le mamme, in questo caso, hanno diritto a 65 giorni di maternità, 33 a stipendio pieno e 32 a metà stipendio.

Secondo l’attuale legge che regolamenta il settore privato, ogni dipendente ha poi diritto a due pause giornaliere supplementari di 30 minuti ciascuna per l’allattamento, senza una riduzione dei compensi e fino a 18 mesi dalla data di rientro al lavoro. In caso di malattie legate alla gravidanza o complicanze dopo il parto, le mamme hanno diritto a un massimo di 100 giorni supplementari di congedo per malattia (ma il numero dei giorni retribuiti dipendono dai settori e dalle singole aziende).

Ad una nuova e completa legge sulla maternità sta lavorando un Comitato ad hoc istituito da Sheikha Manal bint Mohammed bin Rashid Al Maktoum, presidente del UAE Gender Balance Council e del Dubai Women Establishment (DWE). Iniziativa che fa parte del più ampio progetto sul “Gender Balance Index” negli Emirati per consolidare il ruolo della donna in tutti i settori del Paese.

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