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Caro personale di bordo Emirates…

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Caro personale di bordo Emirates...
Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Noi Italiani restiamo tali ovunque andiamo, figuriamoci a Dubai. Litighiamo su tutto, anche quando in realtà la pensiamo allo stesso modo su una cosa, ma magari prendiamo fischi per fiaschi. Tre punti però ci mettono praticamente sempre d’accordo, in qualunque situazione: la cortesia di “Marcello del Consolato”, la magnificenza dell’aeroporto di Dubai e il livello di professionalità del personale di bordo Emirates (poi sicuramente qualcuno mi smentirà proprio perché siamo Italiani e abbiamo da ridire sempre su tutto, ma va bene così).

È facile quindi immaginare come, fra ieri e oggi, ci sia stata una levata di scudi a leggere la versione, secondo molti di noi un po’ gonfiata ad arte, del trauma sperimentato da una nota v-blogger, italiana che vive in America, sul trattamento a lei riservato nel corso di un volo a causa delle lamentele da parte di alcuni passeggeri per il pianto della figlia, in classe Business. Ora, da che sono qui in Business io ho viaggiato sì e no tre, quattro volte, a suon di upgrade last-minute, quando ancora non avevo la bambina. Poi, da quando è nata ho volontariamente sempre volato in Economy, anche quando avrei potuto scegliere altrimenti, proprio perché consapevole del fatto che i bambini in aereo disturbano: è matematica.

È vero che nel corso di questi voli ho visto, ascoltato e annusato di tutto, però non mi pare proprio che si possa dire che il personale di bordo Emirates non sia all’altezza, che non dimostri empatia verso i passeggeri e che non si faccia in quattro per dare una mano quando serve, in particolar modo quando si tratta di bambini. Almeno secondo la mia personale esperienza.

C’è chi si è ritrovata con il sorriso a pulire senza batter ciglio prodotti organici – che non sto qui a specificare – proiettati sulla parete di fronte; chi ha aiutato la mamma a tenere il neonato in braccio per una parte di volo, mentre la mamma stessa era impegnata con l’altro figlio, per poi offrirle, a creature placate, un bicchiere di vino bianco con sorriso complice; chi si è portato a spasso per il corridoio una bambina piena di energia notando il livello di sfinimento sul volto dei genitori; chi si è messa in ginocchio accanto al carrello delle bibite a farsi pizzicare la faccia dalle mani impasticciate non si sa bene di cosa del piccolo che, tutto incantato, le continuava a ripetere a ogni passaggio che sembrava una principessa delle favole, con tono di voce un po’ alto per gli altri passeggeri; e c’è persino chi, notando un ragazzino agitato e irrequieto che non riusciva a stare fermo, lo ha preso con sé facendo finta di farsi aiutare a ritirare le cuffiette e le coperte nella fase finale del volo (quando tutti sono più stanchi e tesi, assistenti di volo inclusi) per distrarlo.

Questi sono solo alcuni dei dettagli che mi vengono in mente di getto, e sono sicura che ognuno di noi ha assistito a situazioni simili. Magari le cose in Business funzionano diversamente, che ne so. Sicuramente ognuno di noi vive e registra sensazioni differenti anche in base al momento e al proprio atteggiamento personale… certo è che i gesti di cortesia che ho visto io non erano solo frutto di addestramento da manuale, ma chiaramente spontanei. Quindi è lecito chiedersi come una ragazza o un ragazzo che sono tanto carini e gentili quando lavorano in Economy possano diventare di colpo esseri spietati se promossi in Business. O forse li selezionano e formano diversamente?

Insomma, io sul volo incriminato non c’ero, non ho assistito alla scena e non posso affermare con nessuna certezza come siano andate le cose, ci mancherebbe. Però mi viene veramente spontaneo, per quanto mi riguarda, porgere un ringraziamento, long overdue dopo dieci anni che vivo a Dubai, al personale di bordo per come ha sempre trattato me e la mia famiglia. Ci hanno sempre fatti sentire a casa a dieci chilometri dal suolo, tant’è che nostra figlia non vede letteralmente l’ora di salire a bordo del prossimo volo che ci aspetta, di circa 15 ore, anche se sinceramente su questo io sono un pizzico meno entusiasta.

NOTA BENE: il mio grazie è sincero e fine a se stesso, non voglio sentirmi dire prego e tantomeno spero in un biglietto omaggio – anche perché io mi vergogno sul serio a ricevere cose in omaggio, sempre per via del retaggio pariolino-snob di cui parlavo qui due o tre post fa.

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati quattro dei sei gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

1 Comment

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  1. Gian

    Ottobre 31, 2018 at 06:29

    Emirates non so, ma sinceramente ho notato la differenza da quando l’Etihad staff e` stato contaminato dall’arrivo di Alitalia. In particolare le cameriere di bordo, ma anche qualche comandante…presuntuosi ed arroganti. E poi basta vedere come si comportano in giro AbuDha per capire con chi si ha a che fare. Schifo e Vergogna tutta italiana. Spero li caccino tutti a pedate ne sedere.

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Covid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati

Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

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Cvid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati
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Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi e l’imminente apertura al turismo, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

“Con il graduale ritorno alla vita normale – ha dichiarato Amna Al Dahhak Al Shamsi, portavoce del governo degli Emirati Arabi Uniti, – il ruolo più grande e più importante di tutti rimane l’impegno a seguire le istruzioni e le procedure al fine di non annullare finora gli sforzi di tutte le entità governative e della società”.

Le autorità ricordano che le multe per le violazioni delle norme anti Covid-19 sono ancora in vigore e che i trasgressori sorpresi per la terza volta sono soggetti a un’azione legale e possono rischiare anche il carcere.

Ma quali sono le limitazioni ancora in vigore? Vediamole:

  • Le mascherine sono obbligatorie ovunque, anche negli uffici e sul posto di lavoro. Uniche eccezioni: se si viaggia in auto da soli o con i propri familiari, se si svolge un esercizio fisico molto inteso, per i bambini sotto i due anni o se ci sono condizioni di salute che ne impediscono l’utilizzo.
  • In automobile non possono viaggiare più di tre persone, a meno che non siano tutti membri della stessa famiglia.
  • La distanza sociale di 2 metri deve essere mantenuta in ogni momento nei luoghi pubblici.
  • Eventi, feste, riunioni sono vietati in tutti i luoghi pubblici e privati, comprese case e uffici. Chiunque verrà trovato ad ospitarne sarà multato. “Sottolineiamo che gli incontri pubblici sono ancora vietati ed è preferibile evitare le visite ai famigliari” ha dichiarato Saif Al Dhaheri, portavoce del National Emergency, Crisis and Disaster Management Authority.
  • A partire dal 24 giugno, è stato vietato servire alcolici ai banconi del bar fino a nuovo avviso.
  • In tutto il Paese, le moschee e gli altri luoghi di culto rimangono chiusi.
  • I lavoratori domestici non dovrebbero incontrare nessuno al di fuori della famiglia. La regola si applica in tutti gli emirati, tranne che a Dubai.
  • Ai bambini è permesso visitare ristoranti e centri commerciali, ma alle persone di età superiore ai 70 anni è ancora vietato l’ingresso, ad Abu Dhabi, Sharjah, Ajman, Umm Al Quwain, Ras Al Khaimah e Fujairah. A Dubai non ci sono più limiti di età.
  • I residenti ad Abu Dhabi, Al Ain e Al Dhafra possono viaggiare all’interno delle loro città ma non altrove nell’emirato senza prima ottenere un permesso. Chiunque desideri uscire da queste zone è ora libero di farlo, ma è necessario un permesso per rientrare nell’emirato.
  • Le autorità non hanno ancora consentito la riapertura delle piscine di edifici residenziali e complessi ad Abu Dhabi.
  • Ad Abu Dhabi anche le spiagge pubbliche e i cinema rimangono chiusi.
  • Le spiagge rimangono chiuse a Umm Al Quwain fino a nuovo avviso.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah

La sabbia rimaneva incandescente fino a tarda notte e brillava luminosa contrastando la luce della luna.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah
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Faceva (…e fa) tanto caldo, molto tempo fa sulle spiagge di Dubai, così caldo che la sabbia bruciava come brace.

In arabo brace si dice “jamr” (جمر) e proprio da questa parola deriva il nome “Jumeirah” (جميرا).

La struttura della parola è un vezzeggiativo, diminutivo, un termine affettuoso traducibile con “bracetta”, “bracina”, “braciuccia”.

La spiaggia dunque bruciava come brace, ma esiste anche una versione romantica che racconta come la sabbia rimanesse incandescente fino a tarda notte e brillasse luminosa contrastando la luce della luna.

Jumeirah è ora quell’area di quasi 27km di spiagge, negozi, ristoranti, cafe, ville maestose, moschee, una delle strade più belle di Dubai.

Se notate nel logo della catena “Jumeirah” c’è una piccola fiamma incandescente disegnata sulla lettera “I”.

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Covid-19: dove eravamo rimasti?

Stiamo un po’ come dei pugili suonati che a malapena hanno sentito il suono dell’aria smossa dal colpo arrivato da non si sa dove. Forse è giunto il momento di prendere atto che saremo a lungo in una fase di stress post-traumatico.

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Covid-19: dove eravamo rimasti?
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Sono quattro mesi che taccio su questi schermi, da quel post intitolato “Homo homini virus” che, col senno del poi, aveva previsto una buona parte di ciò che sarebbe successo dopo.

Tante volte avrei voluto scrivere, se non altro per dar sfogo egoistico ai sentimenti, ma l’assenza totale di ordine nei pensieri me lo ha impedito. Ho cercato come credo abbiamo fatto tutti, ciascuno a proprio modo, di ragionare e inquadrare la situazione; ho annaspato come credo abbiamo fatto tutti, nel mare di informazioni spesso contraddittorie che ci ha travolti; ho trovato, come credo abbiamo fatto tutti, i miei punti di riferimento, sforzandomi di non rinunciare mai a mantenere l’equilibrio fra ragione ed emozioni… e poi, essenzialmente, ho aspettato, come credo abbiamo fatto tutti.

Ed eccoci qui: al termine del primo fine settimana di riapertura dei centri commerciali e di diverse altre attività anche ai bambini al di sotto dei 12 anni e alle persone al di sopra dei 60. Non siamo ancora nemmeno di sguincio prossimi alla normalità, ma almeno abbiamo ricominciato a sentire il vociare dei bambini riecheggiare un po’ ovunque, e questa sí che è una parte importante che ci riconnette con la Dubai “di prima”.

Vorrei poter dire che finalmente ne siamo fuori ma, a prescindere dagli aspetti medici, il viaggio vero inizia adesso, non solo per coloro che hanno vissuto un lutto doloroso in prima persona.

Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori, fra la gente accanita contro amici e sconosciuti colpevoli di vivere “il virus” e i vari periodi di lockdown in maniera diversa gli uni dagli altri, le persone rimaste per mesi bloccate fuori dal Paese, i tantissimi che si sono ritrovati in difficoltà serie per la perdita del lavoro o la riduzione dei salari, le attività imprenditoriali azzoppate, l’incertezza verso il futuro, non solo quello professionale ma anche, più prosaicamente, la capacità di programmazione di qualunque cosa un tempo data per scontata, le diatribe sul “distance learning” che ha massacrato tutti indistintamente, la lontananza fisica forzata a tempo indeterminato dalle famiglie in patria, gli sms stile allarme antiaereo per l’inizio delle fasce orarie di coprifuoco, la diffidenza verso le notizie pazze sui giornali o sui social media, la speranza riposta nei grafici NCEMA che imperterriti continuano a descrivere invece una situazione in costante miglioramento.

A dircela tutta, stiamo un po’ come dei pugili suonati che a malapena hanno sentito la sventagliata dell’aria smossa dal colpo arrivato non si sa bene da dove.

Forse è giunto il momento di prendere atto del fatto che siamo e saremo a lungo tutti in una sorta di stress post-traumatico (aggravato dal caldo e dall’umidità che sono già qui, senza pudore proprio!).

Almeno in questa fase cerchiamo di evitare gli errori dei mesi scorsi, cerchiamo di tollerarci e comprenderci di più a vicenda, cerchiamo di capire che ciascuno di noi, senza eccezioni, sta affrontando materialmente e psicologicamente una difficile ricostruzione personale e collettiva senza avere ancora molto chiaro il traguardo finale.

Se, come scriveva Cesare Pavese, l’unica gioia al mondo è cominciare, cerchiamo di ricominciare insieme.

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