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Il bullismo e i suoi danni a lungo termine

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Il bullismo e i suoi danni a lungo termine
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*Questo articolo è stato gentilmente concesso da Sail Magazine e tradotto in italiano

Qualche giorno fa ho ricevuto un flusso inaspettato di risposte strazianti ad un video che avevo condiviso sul bullismo nelle scuole e sui suoi effetti a lungo termine. Sebbene sospettassi che fosse così, non avevo previsto che il fenomeno fosse tanto frequente e profondamente grave.

“Il bullismo è un comportamento indesiderato e aggressivo tra i bambini in età scolare che comporta uno squilibrio di potere reale o percepito. Il comportamento si ripete, o ha il potenziale per essere ripetuto, nel tempo” [1]. Parlando del bullismo con alcuni dei miei amici, uno di loro mi ha detto: “siamo stati tutti coinvolti in qualche litigio a scuola, e ne siamo tutti usciti bene”. Non ero d’accordo, ma non sapevo come rispondere perché non avevo ancora una profonda comprensione del fenomeno, fino a quando non ho letto questa distinzione da uno dei principali siti web sul bullismo (stopbullying.com):

Per essere considerato bullismo, il comportamento deve essere aggressivo e deve includere:

  • Uno squilibrio di potere: i bambini che usano prepotentemente il loro potere – come la forza fisica, l’accesso a informazioni imbarazzanti o la popolarità – per controllare o danneggiare gli altri. Gli squilibri di potere possono cambiare nel tempo e in situazioni diverse, anche se coinvolgono le stesse persone.
  • Ripetizione: i comportamenti di bullismo si verificano più di una volta o hanno la possibilità di accadere più di una volta.

Il bullismo esiste in molte forme [2]:

  • Verbale attraverso insulti, minacce, prese in giro, ecc.
  • Fisico attraverso pugni, calci, spintoni, inciampi, rompere le cose di qualcuno o prenderle, ecc.
  • Sociale escludendo qualcuno da un gruppo, iniziando a parlare di lui, mettendolo in imbarazzo in pubblico.

Mentre alcuni potrebbero pensare che il bullismo finisca quando finisce l’aggressione, la realtà è diversa. La vittima del bullo può sviluppare problemi permanenti come depressione, ansia e disturbi da stress post-traumatico. Anche il bullo potrebbe sviluppare problemi di abuso di sostanze e diventare violento nelle sue relazioni future [3]. Vale la pena soffermarsi su che cosa potrebbe spingere un bambino a diventare il bullo: in alcuni casi assistere a qualsiasi forma di bullismo o sprezzantezza a casa può far sì che un bambino proietti lo stesso comportamento a scuola su altri bambini; in altri casi la mancanza di attenzioni a scuola o provare vergogna per i proprio voti, possono provocare atti di bullismo, per riscattarsi, sui bambini che ricevono l’attenzione e buoni voti [4].

Ecco alcune delle testimonianze che ho ricevuto dalle vittime di bullismo, in seguito al video che ho condiviso come menzionato sopra:

HA, donna, 38 anni

La mia storia con il bullismo è iniziata a casa, dai miei fratelli e dai miei genitori che lo hanno permesso perché non si sono mai presi la briga di interferire o di intervenire per porvi fine. Sono stata vittima di bullismo da parte dei miei fratelli maggiori, e i miei genitori non hanno mai fatto nulla per fermarlo, col tempo è diventata la norma. Se mi fossi lamentata i miei genitori avrebbero detto “cosa c’è di nuovo adesso?”, come se dovessi subire e abituarmi, così non li avrei più disturbati con le mie lamentele.

Il bullismo è durato fino a poco tempo fa. I miei fratelli continuavano ad intimidirmi in ogni occasione, e i miei genitori lo permettevano comunque. Alla fine ho dovuto tagliare i legami con loro. Ma ogni volta che ci provano di nuovo, mi fa così male vedere che i miei genitori lo permettono ancora. Mi ha causato così tanto dolore e l’anno scorso ho dovuto prendere ulteriori e grandi decisioni difficili per tagliare i legami con i miei genitori, dato che hanno contribuito a questo dolore nella mia vita.

Quando sei vittima di bullismo a scuola, sai che alla fine della giornata puoi andare a casa e stare al sicuro. Ma quando sei vittima di bullismo a casa, non hai mai un posto sicuro dove andare. Ho bisogno di cercare un aiuto professionale perché continuo a soffrire di incubi sulla mia infanzia e mi sveglio ancora terrorizzata pensando di essere ancora vittima di bullismo da parte dei miei fratelli.

SA, donna, 19 anni
È iniziato quando avevo dieci anni. Ero solita esibirmi in eventi artistici per alcuni membri della famiglia reale. Ero orgogliosa del mio talento, ma in pochissimo tempo i miei compagni di classe iniziarono a risentirsi, hanno cominciato a prendermi in giro escludendomi dal gruppo e tagliandomi fuori senza motivo. Quando ho chiesto loro la ragione, hanno detto: “ti credi di essere chissà chi, e i tuoi genitori non ti hanno allevata bene”. Sono rimasta senza amici. Ciò che ha peggiorato le cose è che tutto questo è accaduto quando uno dei miei genitori e alcuni dei miei fratelli erano fuori città per un lungo periodo. In qualche modo, mi sono trasformata in un bullo io stessa quando ho scaricato tutta la mia frustrazione sui miei fratelli più piccoli.

Come risultato ho cominciato a soffrire di ansia e ho attraversato una fase di depressione all’età di 12 anni. Sto ancora cercando di uscire da questo, e sto ancora vivendo con le sue conseguenze, con i miei fratelli che sono degli estranei. Sto cercando aiuto ora per gestire la mia ansia.

JD, donna, 35 anni
Ero alla scuola media quando un gruppo di amici ha scoperto il lavoro diplomatico di alto livello di mio padre e mi ha voltato le spalle. Un minuto ero parte di un gruppo, sentivo che vi appartenevo, e il minuto dopo ero esclusa e sola. Hanno iniziato a umiliarmi, diffondendo voci su di me, escludendomi da tutti gli incontri, ecc. Mi hanno distrutta perché quel gruppo era tutto per me in quel momento. Mi resero la vita impossibile per mesi, finché un giorno la mia famiglia decise di trasferirsi per altri motivi.

Dopo quell’episodio, ho giurato di non trovarmi mai più in quella situazione, e anche se ho creato forti amicizie, non mi sono mai avvicinata troppo a nessuno e ho diversificato il mio gruppo di amici per non essere di nuovo dipendente da un gruppo solo. E’stata una lezione di vita, ed è stata dura.

OA, uomo, 20 anni
Tornato a scuola, divenne la norma per i ragazzi schiaffeggiare e spintonare altri ragazzi. Una forma di microaggressività sottile, e se protestavi allora venivi accusato di essere troppo suscettibile e di prendertela per uno scherzo. Il problema è che quelle piccole aggressioni hanno gettato le fondamenta, in alcuni degli aggressori, perché ulteriori abusi sessuali si normalizzassero, con la scusa che non era nulla di grave.

Queste testimonianze sono solo una piccola parte della realtà, e il mondo reale è pieno di esperienze simili tra i giovani. Sfortunatamente, non c’è alcun pulsante per porre fine a tutto ciò, e una legge o una pena non vi metteranno fine perché il fenomeno richiede molto più di questo. È molto importante ricercare i segni e i sintomi che mostrano i bambini vittima di bullismo o i bulli a scuola, per essere in grado di fermare il circolo [5]. Tutti noi dobbiamo contribuire a questo, per stare all’erta e cercare di notare i segnali, sia come genitori, educatori, familiari, amici e conoscenti.

Post scriptum: Se tu o qualcuno che conosci si trova di fronte a qualsiasi tipo di bullismo, sia esso fisico o cyber, puoi contattare la linea anti-bullismo, 116111. In caso di emergenze o problemi più seri, contattare invece il 999.


References

[1] https://www.stopbullying.gov/what-is-bullying/index.html

[2] https://www.stopbullying.gov/what-is-bullying/index.html

[3] https://www.stopbullying.gov/at-risk/effects/index.html

[4] https://www.2knowmyself.com/what_makes_a_child_become_a_bully

[5] https://www.stopbullying.gov/at-risk/warning-signs/index.html

Fondatrice della casa editrice digitale Sail Publishing, è la direttrice del magazine online Sail Magazine dedicato alla società e alla cultura degli Emirati Arabi. Iman Ben Chaibah ha vinto diversi premi nell’ambito dell’editoria digitale, della letteratura e dell’imprenditorialità e tiene regolarmente seminari alla Canadian University di Dubai.

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Covid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati

Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

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Cvid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati
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Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi e l’imminente apertura al turismo, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

“Con il graduale ritorno alla vita normale – ha dichiarato Amna Al Dahhak Al Shamsi, portavoce del governo degli Emirati Arabi Uniti, – il ruolo più grande e più importante di tutti rimane l’impegno a seguire le istruzioni e le procedure al fine di non annullare finora gli sforzi di tutte le entità governative e della società”.

Le autorità ricordano che le multe per le violazioni delle norme anti Covid-19 sono ancora in vigore e che i trasgressori sorpresi per la terza volta sono soggetti a un’azione legale e possono rischiare anche il carcere.

Ma quali sono le limitazioni ancora in vigore? Vediamole:

  • Le mascherine sono obbligatorie ovunque, anche negli uffici e sul posto di lavoro. Uniche eccezioni: se si viaggia in auto da soli o con i propri familiari, se si svolge un esercizio fisico molto inteso, per i bambini sotto i due anni o se ci sono condizioni di salute che ne impediscono l’utilizzo.
  • In automobile non possono viaggiare più di tre persone, a meno che non siano tutti membri della stessa famiglia.
  • La distanza sociale di 2 metri deve essere mantenuta in ogni momento nei luoghi pubblici.
  • Eventi, feste, riunioni sono vietati in tutti i luoghi pubblici e privati, comprese case e uffici. Chiunque verrà trovato ad ospitarne sarà multato. “Sottolineiamo che gli incontri pubblici sono ancora vietati ed è preferibile evitare le visite ai famigliari” ha dichiarato Saif Al Dhaheri, portavoce del National Emergency, Crisis and Disaster Management Authority.
  • A partire dal 24 giugno, è stato vietato servire alcolici ai banconi del bar fino a nuovo avviso.
  • In tutto il Paese, le moschee e gli altri luoghi di culto rimangono chiusi.
  • I lavoratori domestici non dovrebbero incontrare nessuno al di fuori della famiglia. La regola si applica in tutti gli emirati, tranne che a Dubai.
  • Ai bambini è permesso visitare ristoranti e centri commerciali, ma alle persone di età superiore ai 70 anni è ancora vietato l’ingresso, ad Abu Dhabi, Sharjah, Ajman, Umm Al Quwain, Ras Al Khaimah e Fujairah. A Dubai non ci sono più limiti di età.
  • I residenti ad Abu Dhabi, Al Ain e Al Dhafra possono viaggiare all’interno delle loro città ma non altrove nell’emirato senza prima ottenere un permesso. Chiunque desideri uscire da queste zone è ora libero di farlo, ma è necessario un permesso per rientrare nell’emirato.
  • Le autorità non hanno ancora consentito la riapertura delle piscine di edifici residenziali e complessi ad Abu Dhabi.
  • Ad Abu Dhabi anche le spiagge pubbliche e i cinema rimangono chiusi.
  • Le spiagge rimangono chiuse a Umm Al Quwain fino a nuovo avviso.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah

La sabbia rimaneva incandescente fino a tarda notte e brillava luminosa contrastando la luce della luna.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah
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Faceva (…e fa) tanto caldo, molto tempo fa sulle spiagge di Dubai, così caldo che la sabbia bruciava come brace.

In arabo brace si dice “jamr” (جمر) e proprio da questa parola deriva il nome “Jumeirah” (جميرا).

La struttura della parola è un vezzeggiativo, diminutivo, un termine affettuoso traducibile con “bracetta”, “bracina”, “braciuccia”.

La spiaggia dunque bruciava come brace, ma esiste anche una versione romantica che racconta come la sabbia rimanesse incandescente fino a tarda notte e brillasse luminosa contrastando la luce della luna.

Jumeirah è ora quell’area di quasi 27km di spiagge, negozi, ristoranti, cafe, ville maestose, moschee, una delle strade più belle di Dubai.

Se notate nel logo della catena “Jumeirah” c’è una piccola fiamma incandescente disegnata sulla lettera “I”.

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Covid-19: dove eravamo rimasti?

Stiamo un po’ come dei pugili suonati che a malapena hanno sentito il suono dell’aria smossa dal colpo arrivato da non si sa dove. Forse è giunto il momento di prendere atto che saremo a lungo in una fase di stress post-traumatico.

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Covid-19: dove eravamo rimasti?
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Sono quattro mesi che taccio su questi schermi, da quel post intitolato “Homo homini virus” che, col senno del poi, aveva previsto una buona parte di ciò che sarebbe successo dopo.

Tante volte avrei voluto scrivere, se non altro per dar sfogo egoistico ai sentimenti, ma l’assenza totale di ordine nei pensieri me lo ha impedito. Ho cercato come credo abbiamo fatto tutti, ciascuno a proprio modo, di ragionare e inquadrare la situazione; ho annaspato come credo abbiamo fatto tutti, nel mare di informazioni spesso contraddittorie che ci ha travolti; ho trovato, come credo abbiamo fatto tutti, i miei punti di riferimento, sforzandomi di non rinunciare mai a mantenere l’equilibrio fra ragione ed emozioni… e poi, essenzialmente, ho aspettato, come credo abbiamo fatto tutti.

Ed eccoci qui: al termine del primo fine settimana di riapertura dei centri commerciali e di diverse altre attività anche ai bambini al di sotto dei 12 anni e alle persone al di sopra dei 60. Non siamo ancora nemmeno di sguincio prossimi alla normalità, ma almeno abbiamo ricominciato a sentire il vociare dei bambini riecheggiare un po’ ovunque, e questa sí che è una parte importante che ci riconnette con la Dubai “di prima”.

Vorrei poter dire che finalmente ne siamo fuori ma, a prescindere dagli aspetti medici, il viaggio vero inizia adesso, non solo per coloro che hanno vissuto un lutto doloroso in prima persona.

Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori, fra la gente accanita contro amici e sconosciuti colpevoli di vivere “il virus” e i vari periodi di lockdown in maniera diversa gli uni dagli altri, le persone rimaste per mesi bloccate fuori dal Paese, i tantissimi che si sono ritrovati in difficoltà serie per la perdita del lavoro o la riduzione dei salari, le attività imprenditoriali azzoppate, l’incertezza verso il futuro, non solo quello professionale ma anche, più prosaicamente, la capacità di programmazione di qualunque cosa un tempo data per scontata, le diatribe sul “distance learning” che ha massacrato tutti indistintamente, la lontananza fisica forzata a tempo indeterminato dalle famiglie in patria, gli sms stile allarme antiaereo per l’inizio delle fasce orarie di coprifuoco, la diffidenza verso le notizie pazze sui giornali o sui social media, la speranza riposta nei grafici NCEMA che imperterriti continuano a descrivere invece una situazione in costante miglioramento.

A dircela tutta, stiamo un po’ come dei pugili suonati che a malapena hanno sentito la sventagliata dell’aria smossa dal colpo arrivato non si sa bene da dove.

Forse è giunto il momento di prendere atto del fatto che siamo e saremo a lungo tutti in una sorta di stress post-traumatico (aggravato dal caldo e dall’umidità che sono già qui, senza pudore proprio!).

Almeno in questa fase cerchiamo di evitare gli errori dei mesi scorsi, cerchiamo di tollerarci e comprenderci di più a vicenda, cerchiamo di capire che ciascuno di noi, senza eccezioni, sta affrontando materialmente e psicologicamente una difficile ricostruzione personale e collettiva senza avere ancora molto chiaro il traguardo finale.

Se, come scriveva Cesare Pavese, l’unica gioia al mondo è cominciare, cerchiamo di ricominciare insieme.

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