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Dubai non è l’Eldorado

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Dubai non è l'Eldorado
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Molti di noi expat dubaiani “di prima della crisi mondiale del 2008”, che consideriamo la città come un posto come un altro nel quale vivere con alti e bassi, pregi e difetti, ma oramai comunque “casa” almeno finché dura, facciamo davvero fatica a capire l’atteggiamento di alcuni compatrioti rimasti a casa che continuano a vedere questo posto come il magico Eldorado. Ogni giorno nei vari gruppi Facebook o anche nelle caselle di posta personali troviamo messaggi di gente, a volte molto qualificata, a volte molto inesperta al limite dello spiantato, che letteralmente brama Dubai e aspira a venire a viverci come fosse il grande sogno da realizzare nella vita. Quando qualcuno di noi prova con onestà intellettuale nell’ambito delle proprie esperienze dirette a spiegare come stanno le cose, a chi convenga venire e a chi no, quali sono le realtà e quali le leggende metropolitane, le reazioni sono a volte deluse, molto spesso incredule, talvolta scomposte e aggressive.

Ora, sicuramente noi dopo tutti questi anni stentiamo a vedere la magia del luogo che, ripeto, è diventato inevitabilmente la sede del nostro tran-tran quotidiano. Ancor più vero è il fatto che probabilmente in molti “veterani” siamo nella fase calante della parabola che ciclicamente vivono tutti in questa città, e magari tendiamo a evidenziare gli aspetti di rischio per un neofita, dimenticando l’entusiasmo del ragazzo giovane in cerca di avventura e fortuna. Però a leggere le continue richieste di informazioni completamente campate in aria, obiettivamente sorge il dubbio che qualcuno, da qualche parte, stia continuando a rimpallare in giro per i media la nozione che qui si facciano soldi facili, che l’improvvisazione venga sempre premiata, che basti essere Italiani per essere coperti d’oro anche se si ignorano i principi fondamentali della cultura, della società e del mercato locale.

In passato forse c’era più spazio per gli “avventurieri”, che venivano senza arte né parte a reinventarsi un futuro bruciato, per una serie di motivi, in patria (anche se per pochi che ce l’hanno fatta, molti sono tornati alla base con le pive nel sacco). Ma il mito del Paese che ricopre d’oro gli expat soprattutto occidentali era forse vero solo per le figure davvero Senior, coloro che, fatte le ossa e una seria gavetta altrove, venivano qui a elargire il proprio know-how, facendosi pagare profumatamente. Il Paese era virtualmente tax-free, moltissime aree grigie consentivano una notevole, chiamiamola così, flessibilità nel modo di operare, i sistemi di licenze e sponsorizzazioni erano diversi da quelli attuali, solo per citare alcuni aspetti.

Ora le cose stanno cambiando, sia per i corsi e ricorsi delle economie mondiali, sia per meccanismi endogeni, sia per decisioni mirate a far entrare gli Emirati nei giri delle economie “serie”, al di fuori di qualunque sospetto di riciclaggio, finanziamenti oscuri, manovre equivoche. Questi cambiamenti, ben accolti da tutte le persone che vogliono in buona fede il progresso del Paese, hanno avuto un impatto inevitabile nel quotidiano dei residenti. I costi di attività e servizi che prima eravamo abituati a non pagare o quasi sono schizzati (ma per esempio tariffe scolastiche e affitti sono mediamente calati). Molti posti di lavoro hanno visto un turnover in termini di nazionalità e riduzione di stipendi e comunque i pacchetti retributivi sono complessivamente cambiati rispetto al passato, soprattutto in termini di benefit extra.

Alcuni la vedono come una forma di recessione, altri come un transitorio che ci porterà a una fase, a lungo attesa, di economia reale: comunque lo si chiami oggi più che mai il mito dell’Eldorado dove chiunque può fare fortuna dal niente è falso. Perché ci teniamo tanto a dirlo, a rischio di apparire come menagramo nel migliore dei casi, o nel peggiore come meschini egoisti che non vogliono condividere la propria fortuna con i connazionali, anche a scapito della possibilità di inciampare nei meandri delle leggi anti-calunnia che formano un cappello dalla tesa molto larga qui? È semplice. Perché non ci piace l’idea che la gente venga gabbata sulla base di un sogno di vita migliore, soprattutto ora che in casa nostra le cose non appaiono tanto rosee. Non ci piace, da Italiani che tempo addietro scelsero la via NON FACILE di lasciare il proprio Paese, vedere altri Italiani cercare di approfittare della disperazione o dell’ingenuità altrui.

Perché, come mi diceva giustamente oggi un conoscente, magari c’è gente che si brucia i risparmi di una vita facendo scelte sulla base di consigli e informazioni volutamente di parte. Non diciamo di non venire qui: ogni esperienza è buona e valida, da cosa nasce cosa e non si sa mai a cosa può portare la vita. Ma se decidete di venire qui, veniteci a occhi ben aperti e con la consapevolezza che questo è un posto vero, per certi aspetti difficile da vivere, al quale è necessario accostarsi con umiltà e voglia di capire e conoscere, rispettandone regole e meccanismi, e non da considerare semplicemente la gallina dalle uova d’oro da spremere, come purtroppo in troppi hanno fatto sinora.

È un posto che accoglie a braccia aperte, ma che non esita a ributtar via a calci nel sedere chi non sa come muoversi (ed è inutile poi parlarne male per reazione, come fanno molti). E se qualcuno che sta qui da tanto tempo vi offre dei consigli, ascoltateli. Vanno sicuramente filtrati, ma ricordate sempre la regola di base: se una cosa è troppo bella per essere vera, molto probabilmente non è vera.

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati quattro dei sei gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

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Pillole di Emirati: Eid mobarak

Oggi i musulmani di tutto il mondo festeggiano Eid al-Adha, la festa del sacrificio, in ricordo del sacrificio di Abramo.

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Pillole di Emirati: Eid mobarak
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Il termine “Islam” significa sottomissione a Dio. La più grande prova di sottomissione è stata quella di Abramo, pronto a sacrificare il figlio per volere di Dio. Dio salvò poi Abramo, sostituendolo con un agnello pochi istanti prima del sacrificio.

Oggi i musulmani di tutto il mondo festeggiano Eid al-Adha, la festa del sacrificio, proprio in ricordo del sacrificio di Abramo.

Per i musulmani è la festa più importante, l’essenza della fede, l’essenza dell’Islam: il musulmano è il sottomesso al volere di Allah.

Curiosità: nella Bibbia Abramo sacrifica il figlio Isacco, nel Corano invece è il figlio Ismaele ad essere sacrificato. Gli arabi venivano anche chiamati ismaeliti e il profeta Maometto discendeva dalla dinastia di Ismaele.

“Eid Mobarak” è una delle frasi che si possono utilizzare per inviare auguri ad amici, parenti o colleghi di fede islamica.

Eid mobarak!

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Si festeggia l’Eid Al Adha

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Si festeggia l'Eid Al Adha
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Dubai si prepara a festeggiare una delle ricorrenze religiose più importanti dell’Islam: l’Eid Al-Adha o Grande Eid. Il decimo giorno di Dhu al-Hijjah, il dodicesimo mese del calendario islamico, che quest’anno dovrebbe cadere, luna permettendo, il 31 di luglio, si ricorda infatti la devozione e l’ubbidienza di Abramo a Dio, nel momento in cui fece il gesto di sacrificare il figlio (per la religione musulmana Ismaele e non Isacco).

L’Eid è quindi la celebrazione che, più di tutte, simboleggia la fede. Eid Al Adha conclude anche il periodo dei pellegrinaggi alla Mecca (Hajj), che questo anno non si è potuto svolgere a causa del Covid-19. E’ preceduto da quello che si chiama Arafat Day, secondo giorno di pellegrinaggio nel quale i fedeli viaggiano attraverso la valle di Arafat, si fermano all’aperto per pregare Allah e meditare sul monte in cui Maometto pronunciò il suo ultimo sermone e ricevette la rivelazione per scrivere il passaggio conclusivo del Corano.

I giorni di vacanza dovrebbero dunque essere quattro, da giovedì 30 luglio a domenica 2 agosto.

Nei giorni dell’Eid, vengono abitualmente organizzati banchetti, si fanno regali ai bambini, si indossano gli abiti migliori, si ricevono gli amici, si prega insieme e si offrono cibo e denaro ai più bisognosi. Oltre a macellare un animale che ricorda come Dio, quando Abramo aveva già il braccio sollevato per sacrificare il figlio, sostituì Ismaele con un montone. “Non è la carne né il sangue che raggiunge Allah, è la tua pietà che lo raggiunge”, recita il Corano: il sangue e il sacrificio, nella religione islamica, non hanno il significato di lavare dai peccati, ma di devozione, ubbidienza e dimostrazione di fede.

A Dubai si vivono momenti nei quali ci si sente proiettai nel futuro e altri in cui sembra di essere tornati indietro nel tempo. E’ una caratteristica tipica di questa città, che si accentua senza dubbio durante le ricorrenze religiose. Non c’è da stupirsi, quindi, se l’usanza di sacrificare gli animali durante l’Eid sia ancora radicata in tutti gli Emirati. Secondo la tradizione, l’animale macellato si divide in tre parti, una per la famiglia stretta, una per i parenti e l’ultima si dona ai più poveri.

In giro per la città, in genere vengono organizzati tantissimi eventi: musica, intrattenimento per i bambini, spettacoli, quest’anno ovviamente limitati. Tutti gli eventi per l’Eid Al Adha sono disponibili sul sito del Dubai’s Department of Tourism and Commerce Marketing, Visit Dubai.

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Pillole di Emirati: che cosa significa Umm Suqeim?

Tanto tempo fa nella zona che si estende lungo Jumeirah Road si era diffusa tra gli abitanti una forte febbre, che in arabo si traduce con “al-suqm”

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Pillole di Emirati: che cosa significa Umm Suqeim?
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Quante volte avete percorso Umm Suqeim Road (ام سقيم)? Vi siete mai chiesti che cosa significhi?

Tanto tempo fa nella zona che si estende lungo Jumeirah Road si era diffusa tra gli abitanti una forte febbre, che in arabo si traduce con “al-suqm” (السُقُم).

La forma “Suqeim” è un diminutivo/vezzeggiativo della parola “al-suqm. Potremmo quindi tradurla con “febbretta”, “febbriciattola”.

Molti conosceranno il termine “Umm” come la traduzione di “mamma”, in realtà insieme alla parola “Ab” (che significa padre), vengono usate entrambe anche per tradurre “quello di”, “quella di”. Ad esempio la città di Abu Dhabi diventa “il posto della Gazzella, dove Dhabi è una delle tante parole per tradurre la parola “gazzella”.

Umm Suqeim diventa quindi “la zona della febbretta”.

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