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Conoscete i ristoranti “Ospitalità Italiana”?

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Conoscete i ristoranti “Ospitalità Italiana”?
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Conoscete tutti gli autentici ristoranti italiani di Dubai, Abu Dhabi e dintorni? I locali italiani sono sempre di più negli Emirati Arabi, ma spesso non è semplice riconoscere quelli realmente italiani da quelli che di italiano hanno solo il nome e magari qualche piatto nel menù.

Per non rischiare di trovarsi di fronte alla tipica pizza all’ananas o alle famigerate penne Alfredo, Unioncamere, con il supporto dell’Istituto Nazionale Ricerche Turistiche, ha cerato il marchio “Ospitalità Italiana”. Di che cosa si tratta? Se il ristorante che avete scelto ha questo marchio, con il logo di una Q gialla esposto all’ingresso o sul menù, potete stare sereni: si tratta di un locale 100% italiano che valorizza lo stile unico di accoglienza e ospitalità del nostro Paese, la genuinità degli ingredienti, il valore delle tradizioni culinarie e delle infinite ricette regionali.

“Ospitalità Italiana” nasce infatti per preservare l’autentico patrimonio enogastronomico italiano e ogni anno seleziona i migliori ristoranti che diffondono la cultura del cibo italiana in Italia e nel mondo.

Anche quest’anno, nel mese dicembre, verranno dunque riconosciuti e premiati dalla Camera di commercio negli Emirati, i migliori ristoranti italiani di Dubai e degli altri emirati, con una serata speciale in programma il 17 di dicembre, a partire dalle 20, al ristorante GIA del Dubai Mall.

Lo scorso anno, solo per citare qualche nome che forse già conoscete e avete provato, il marchio “Ospitalità Italiana” è sta consegnato a Vivaldi By Alfredo Russo, Matto, Via Veneto, Vanitas. Qui trovate l’elenco completo dei ristoranti “Qualità Italiana” negli Emirati Arabi e nel mondo.

I requisiti per ottenere il marchio

Quali sono i requisiti che devono avere i ristoranti per ottenere il marchio “Ospitalità Italiana”?

Ecco il decalogo:

1. Identità e distintività
2. Accoglienza
3. Mise en place
4. Cucina
5. Menù
6. Proposta gastronomica
7. Carta dei vini
8. Olio extravergine d’oliva
9. Esperienza e competenza
10. Prodotti DOP e IGP

Una commissione ad hoc valuta quindi i diversi punti, ristorante per ristorante, attraverso interviste e sopralluoghi. A seconda del grado di soddisfacimento per ognuna delle diverse aree, viene attribuito un punteggio, la cui somma determina il livello di ospitalità del ristorante e quindi l’eventuale rilascio del marchio “Ospitalità Italiana”. I ristoranti che desiderano candidarsi possono trovare qui tutte le informazioni necessarie.

Un po’ di storia

Il marchio “Ospitalità Italiana” nasce nel 1997 in Italia per certificare i servizi turistici degli alberghi. Nel corso degli anni viene esteso ad altri servizi come ristoranti, agriturismi, stabilimenti balneari. Nel 2009 la certificazione viene estesa anche ai ristoranti italiani nel mondo: al momento sono certificati 1736 ristoranti tra Sud America, Europa Occidentale, Europa Orientale, Medio Oriente, Africa, Asia e Oceania.

Per maggiori informazioni
Camera di Commercio Italiana negli EAU
Tel.: +971 4 3216260
Email: info@iicuae.com

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Gli Italiani e il problema pizza

Mr. Mandolino è stufo dei social e della pizza. Forse consumato dai troppi pasti ai ristoranti, ci da un’immagine cruda degli italiani che parlano di pizza sui social.

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Rientrando nella categoria degli animali sociali, ci sono diverse situazione che caratterizzano la nostra vita e i nostri comportamenti. Gli esseri umani, come molti mammiferi, provano piacere nel mangiare, bere e riprodursi. Sono le tre sfere fondamentali che garantiscono la sopravvivenza della specie. 

Si notano però sempre più spesso alcuni comportamenti che risultano totalmente anti intuitivi. Ad esempio, l’acquisto di un prodotto o scelta del cibo. In queste situazioni ci troviamo a chiedere il parere di altre persone mentre soppesiamo le opzioni che ci vengono poste, sia questa la scelta di una nuova macchina, il ristorante dove andare a mangiare questa sera o la nostra prossima meta delle vacanze. Niente di male, fino a qui. D’altronde referenze e feedback, soprattutto quando arrivano da persone di cui ci fidiamo, è proprio quello che intensifica o indebolisce maggiormente il nostro rapporto con un prodotto o un brand, finanche ad un posto.

Rimane un unico problema di fondo. Spesso le persone si lasciano influenzare più dall’approvazione altrui e dal rinforzo positivo di una nostra scelta invece che dai propri gusti personali o dalla logica: insomma tutto ciò che, per definizione, va oltre l’approvazione sociale. Ecco, proprio questa influenza che codesti elementi -di fatto esterni alla nostra scelta- hanno sul risultato finale mi infastidisce profondamente. 

Il processo decisionale, che dovrebbe essere principalmente basato sui nostri gusti personali o un chiaro beneficio verso noi stessi, viene totalmente sporcato da un’innata paura di non essere approvati dal nostro circolo sociale. Ed ecco che entra in scivolata a gamba tesa la questione della pizza. Allacciatevi le cinture da qui, perché non ho nessuna intenzione di andarci leggero.

Conoscendo molte persone di varie nazionalità, mi stupisco sempre della differenza con cui la questione alimentare per un italiota viene considerato diverso dalle altre cucine. Non ho mai avuto un discorso simili con una persona di nazionalità greca per sapere quale fosse il Gyros Pita migliore di Dubai. Solitamente la conversazione termina in due battute: “Ordina uno Shawarma, è la stessa cosa”. Allo stesso modo, nessuno dei miei amici Indiani o Pachistani ha mai suggerito un posto anziché un altro. Alla domanda “Dove si mangia la miglior Parata della città?” scaturisce solitamente una lista di locali meno cari e più vicini da dove mi trovo al momento della domanda.

E, si, piacerebbe a tutti che la pizza fosse una cosa tutta italiana. Come ormai sappiamo, l’Italia non si può attribuire ne l’invenzione ne la recente ascesa a fama (e fame) mondiale di questo semplice manicaretto.
La pizza come concetto culinario, la troviamo in diversi paesi Africani e Orientali ben prima del famoso spuntino offerto alla regina Margherita in quel di Napoli. Come del resto è chiaro che il trancio di pizza è stato reso popolare negli Stati Uniti, e poi rimbalzato nel Bel Paese che ne ha giustamente goduto, e non poco.

Siamo tutti parte dei migliori

Le feste tirano tutti scemi, me compreso, e riappaiono per l’ennesima volta le fatidiche domande che provocano quell’immediata accelerazione di qualsivoglia oggetto solido nel raggio di 5 metri, per impattare sui nostri… piedi, pur di non sentire le classiche e banali riposte e prese di posizioni. 

“Qual è la miglior pizza di Dubai?” 
*urlo Munchiano*

Se potessi essere sincero, la mia risposta sarebbe la deportazione immediata. Venendomi richiesta la correttezza politica, anche storica, e nonostante non ci si trovi in una democrazia, ancora non mi è permesso questo suggerimento. Partiamo dal fatto che la domanda in questione, fatta dall’annoiata/annoiato di turno, non è certamente a fini statistici: è posta in maniera aperta e non delinea alcun tipo di segmentazione sulla popolazione (non chiedendo poi età, sesso, o preferenze sessuali). Come può qualunque risposta dare soddisfazione al richiedente? Vi è un motivo oscuro che non riesco a cogliere? Pare di si.

Questo comportamento ha una ragione di fondo che è divisa a metà tra un  disagio moderno, conosciuto come FOMO (Fear OF Missing Out, ovvero la paura di perdersi qualcosa) e, con mia relativa sorpresa, rientra nel concetto di approvazione sociale citato prima. Se più persone nel mio circolo, largo o ristretto, sono d’accordo che la pizza che piace a me è la stessa che piace a loro, come la mia macchia è riconosciuta come cool, ci sentiamo giustificati a posteriori per la vuota domanda che cerca preferenze, ma ottiene solo pareri. Pareri che non fanno una prova, nemmeno se rispondono in cento. Questa particolare interazione sociale arriva addirittura ad influire sull’attrazione sessuale che proviamo per una persona.

È chiaro che nel rispondere, invece di dare un parere basato sul precedentemente citato processo decisionale, che soppesa pro e contro, prezzo e qualità, distanza da casa o ufficio, gentilezza dello staff e cosi via, si scriverà semplicemente un nome. Un nome che viene ripetuto per diversi motivi. Uno conosce il pizzaiolo, l’altro il cameriere, l’ultimo gli ha venduto il sale, il motorino per le consegne o il prezzo si adatta a quello che vogliamo che la gente pensi di noi.

Si, perché, chiediamocelo tutti insieme e ad alta voce, se la Margherita “italiana” costa 60aed perché il Manakeesh arabo costa 9aed e la pita con formaggio e pomodoro 12? E soprattutto perché arriviamo a pagare fino a 120aed? Gli ingredienti sono gli stessi. Volete più olio? O le vostre papille gustative sono state calibrate all’immigrazione e rischiano di rompersi se mangiate l’ananas insieme al pane? Sento già l’indignazione salire. Non sia mai! E poi tutti a mettere il limone sul pesce, mentre i giapponesi fanno harakiri.

Non fatevi ingannare, signore e signori. Se vi piace il giallo sul verde son fatti vostri. Magari non uscirete con quello che mette il sandalo col calzino, ma se la stessa persona se ne va col Ferrari, mi gioco una cena che “Alla fine non è diverso dal risvoltino sui jeans”. Per non parlare di quelli che se ne vanno in giro in pigiama, quello si che è caratteristico.

Sono queste le occasioni in cui i nostri gusti personali cadono nel bieco tranello della popolarità social. Ed ecco che, improvvisamente, la dopamina viene rilasciata e noi si può finalmente e con gran sollievo ordinare dal thailandese via Zomato o scegliere di attaccare la VPN: tanto a questo punto, meglio masturbarsi che uscire veramente. Domani posto la foto della settimana scorsa da Zuma, e va tutto bene.

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Panettone vs Pandoro

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Panettone vs Pandoro
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E anche quest’anno riparte la sfida: #TeamPandoro o #TeamPanettone? Di quale squadra fate parte? 

Che si ami uno e si odi l’altro, poco importa, il Pandoro e il Panettone sono il simbolo, l’emblema del Natale.

Uno buonissimo, l’altro un po’ meno… vogliamo parlare dei canditi? Ma chi li vuole i canditi?

Va beh, non voglio influenzarvi troppo con la mia preferenza, in fondo, può non piacere un morbido, soffice e delizioso Pandoro…  

Ma queste due creature della pasticceria italiana, da dove arrivano?

Il Panettone, solitamente a forma di cupola (e il Brunelleschi muto) si dice essere nato a Milano, alcuni dicono essere invenzione di un panettiere che, innamorato della figlia del capo, inventò un nuovo tipo di pane dolce – per l’appunto, il panettone – che gli valse la mano della fanciulla.

Altre leggende narrano di un cuoco al servizio di un re nel periodo del Medioevo che, durante una cena importante, dimenticò il dolce in forno, carbonizzandolo. Fortunatamente venne in suo aiuto lo sguattero, Antonio, che con uova, zucchero, farina e la stramaledettissima uvetta creò “El pan del Toni”.

Ad oggi, il Panettone, è un dolce tipico italiano, esportato come dolce simbolo delle festività Natalizie in tutto il mondo. Nientepopodimeno, i suoi ingredienti sono tutelati dal 2005 per garantirne l’originalità (no canditi, no panettone, per intenderci).

Il Pandoro, invece, di origini veronesi, si dice derivare dal veneto “Pan de oro”, con una pasta di colore dorato, a forma di stella, e con una tecnica di preparazione tutt’altro che facile.

Alcuni sono convinti che il Pandoro non sia altro che una evoluzione del dolce veneto Nadalin, altri che sia di origine romane, altre che sia stato inventato da Melegatti, proprio lui, nel 1800, riaggiustando antiche ricette di altri dolci veronesi.

Ma delle origini, forse, ora poco importa, l’importante è che a tavola non manchi mai una di queste due tradizioni italiane.

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La pizzeria Amor di Kite Beach si rinnova

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La pizzeria Amor di Kite Beach si rinnova

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Riapre la pizzeria Amor a Kite Beach: stessa spettacolare location sulla spiaggia, ma tante novità. Cominciamo dal menù: si aggiungono alle tradizionali pizze, che in molti sicuramente già conoscete, le nuove gourmet nate dalla creatività di chef Vincenzo.

La pizza servita da Amor è la classica “romana” al taglio, che soddisfa tutti i gusti con la possibilità di scegliere tra quelle tipicamente italiane, quelle internazionali, le focacce ripiene e ora i nuovi sapori gourmet.

 

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Non avete voglia di pizza? Nessun problema, da Amor trovate anche le lasagne o la parmigiana, cucinate fresche ogni giorno.

E per completare il pranzo, Amor ha una sorpresa, anzi due: il mitico gelato 100% artigianale firmato Massimo’s – nocciole rigorosamente piemontesi, pistacchi da Bronte, frutta fresca e di stagione, amarene e torrone italiani doc – e il caffè espresso Borbone, che dall’antica tradizione napoletana ha portato l’antichissimo piacere del caffè fin qui a Dubai.

Per i più pigri, che non vogliono rinunciare a nessuna comodità, Amor ha introdotto anche il servizio di delivery lungo tutta la spiaggia di Kite Beach: in 30 minuti la pizza è servita in riva al mare o sotto l’ombrellone e, attraverso App come Zomato, Uber Eats, Deliveroo e Carriage, la consegna viene effettuata anche in tutta la zona di Jumeirah.

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Che cosa aspettate? Se non li avete ancora assaggiati, dovete assolutamente provare i best seller: la classica “Pizza Amor” (con mozzarella, bresaola, pomodori pachino, scaglie di parmigiano), la “Mozzarella di Bufala e Pachino”, la signature “Mont Blanc” (con burrata, funghi porcini, olio al tartufo bianco) e le focacce con omelette ripiene.

Buon appetito!

Per informazioni e per la delivery: tel. +971 523520151; +971 523520152

 

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