Connettiti con noi

Lifestyle

Dubai, ma quanto mi costi?

Pubblicato

su

Dubai, ma quanto mi costi?
Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Nessuno pretende di stare ancora ai prezzi di tanti anni fa, quando la città era in pieno boom. Se da una parte gli affitti erano alti al limite del ridicolo, anche perché gli arrivi a gettito continuo di expat di alto profilo superavano l’offerta di appartamenti e ville di qualità sul mercato (in alcune zone erano proprio introvabili), il costo di servizi e beni di uso quotidiano era irrisorio. Affitti a parte, venendo per esempio da Roma, all’epoca, fra cambio estremamente favorevole e costo della vita diverso, in molti casi con 50 aed si comprava l’equivalente di 50 euro a casa. La benzina poi sembrava gratuita. Certo non si trovava tutto e non tutto si trovava ovunque (erano pochi i centri commerciali ragionevolmente forniti), alcuni servizi stavano appena iniziando e la qualità della vita tendeva sicuramente più verso l’avventura che verso la comodità. Però, fra stipendi elevati, benefit da Paese che doveva ancora incoraggiare le persone a venire e prezzi bassissimi, stare nel “sabbione” aveva un suo bel perché.

Con il trascorrere del tempo le cose sono progressivamente cambiate. Il mercato è stato invaso da abitazioni in affitto e in vendita, sono sorti centri medici e scuole come funghi, via via prodotti tipici di Paesi specifici prima considerati di nicchia hanno iniziato a essere distribuiti anche nei supermercati, le aziende di servizi si sono evolute e raffinate. Insomma la varietà e la quantità, se non la qualità, dell’offerta sono decisamente aumentate. A questo aggiungiamo l’amata-odiata IVA, la regolamentazione di alcuni settori professionali che prima potevano agire con maggiore disinvoltura e l’incremento del prezzo della benzina.

Tutti fattori determinanti nel creare una situazione attuale ben diversa, praticamente l’opposto, rispetto a quella familiare a chi arrivava in passato. Il costo di affitti e vendite è crollato, le tariffe scolastiche prima in crescita libera si stanno stabilizzando e sta diventando meno drammatico trovare posto nelle scuole che oltretutto sono ovunque; cliniche e centri medici sono praticamente distribuiti capillarmente quartiere per quartiere, come i supermercati e i centri commerciali di tutte le dimensioni, le strade sono asfaltate e portano dappertutto senza dover avere un quattroruote da combattimento, ma… ma proprio questa crescita, combinata con l’innegabile esodo di specifiche categorie di professionalità (e passaporto ergo portafoglio), ha anche portato all’incremento di prezzo di quelle piccole cose di tutti i giorni che prima costavano niente e che per molti rappresentavano la coccola, la compensazione che permetteva di accettare altri sacrifici imposti dalla vita qui, e che creavano un giro di denaro sul quale in buona parte si appoggiava l’economia della città.

Mi riferisco ai caffè e ai pranzetti fuori, ai brunch del venerdì, alle staycation, ai biglietti del cinema anche in categoria VIP, al personale domestico, allo shopping senza troppi pensieri, agli accessi in piscina o agli home delivery, che sono il simbolo della vita da expat classico a Dubai. Se non ci fossero le offerte, i tre al prezzo di due dei prodotti in via di esaurimento scorte, i vari Groupon ed Entertainer, parecchi expat dell’ultima ora non sopravvivrebbero qui adesso, mentre prima la corsa al risparmio esagerato, per tanti, più che una esigenza, era quasi un gioco, una sfida. Del resto le strade, che anni fa vedevano a tutte le ore del giorno e della notte un via vai continuo di camion di negozi di arredamento e pulmini di operai, sono sempre meno trafficate anche nei momenti tradizionalmente di picco; se si incontra qualche van di trasloco quattro volte su cinque si tratta di un container che se ne va.

Anche se i numeri ufficiali dicono che la popolazione locale sta aumentando o si mantiene stabile, si tratta per lo più di persone che vengono a stipendi inferiori o che si trasferiscono da quartieri periferici o dagli Emirati confinanti, attratti dagli affitti più bassi, ma che poi poco spendono a livello di vita di tutti i giorni. Intanto ovunque continuano ad aprire nuovi mall e nuovi negozi che si fanno concorrenza fra loro con prezzi sempre più alti per sostenere i costi (salvo poi chiudere dopo un anno o due), mentre invece sempre più si affermano i siti di vendita online a costi e prezzi ridotti. Non si riesce insomma a capire bene quale sia la logica dietro a certe mosse.

Certo che se qualche mese fa sulle strade principali di Dubai troneggiavano cartelloni pubblicitari di McDonalds, e dico McDonalds, con offerte di pasti extra-scontati, qualche domanda sulla direzione imboccata dalla città viene. Come sempre, staremo a vedere: Dubai ha stupito tante volte in passato e saprà sicuramente stupire anche questa volta. Di sicuro, glielo auguriamo.

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati quattro dei sei gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

Clicca per commentare

lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Lifestyle

Covid-19 negli Emirati: cosa c’è da sapere

Quali sono le principali restrizioni introdotte nel Paese per contrastare l’epidemia? Quali le multe per chi non le segue?

Pubblicato

su

Covid-19 negli Emirati: cosa c'è da sapere
Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Negli ultimi giorni il Governo emiratino ha ancora implementato le misure per contenere la diffusione del Coronavirus e ha reso noto che sta lavorando su due fronti, seguendo la strada di quanto fatto, efficacemente, in Corea del Sud, a Singapore o ad Hong Kong: tracciare con precisione i contatti di ogni singolo paziente malato e aumentare il numero di tamponi; nelle prossime settimane verrà introdotta una nuova tecnologia che potrà verificare, in soli 20 minuti, la positività o meno al coronavirus e ad Abu Dhabi ha aperto un laboratorio in grado di testare decine di migliaia di campioni al giorno.

Vediamo quali sono le principali norme restrittive introdotte nel Paese per contrastare l’epidemia:

  • dalle 20 alle 6 di mattina, per permettere la disinfezione della città, non si può uscire di casa, a meno di non avere un urgente e valido motivo (lavoro di vitale importanza, necessità di recarsi in ospedale o di acquistare medicinali). Il Governo ha fatto sapere che non è più necessario, come invece richiesto in un primo momento, registrarsi sul sito Web che aveva dedicato per avere il permesso di muoversi.
  • durante il giorno, tutti i cittadini sono invitati a non uscire di casa se non in caso di reale necessità, come per fare la spesa, andare in farmacia o per prestazioni lavorative “essenziali”. Chi viene fermato in giro per la città senza un buon motivo, può essere sanzionato con una multa di 2000 aed.
  • dal 25 marzo gli Emirati Arabi hanno deciso di chiudere tutti i centri commerciali, i mercati del pesce, della carne e della verdura per un periodo rinnovabile di due settimane. Sono escluse dalle limitazioni le farmacie e i punti vendita al dettaglio di generi alimentari, comprese le società cooperative, i negozi di alimentari e i supermercati, insieme ai mercati del pesce, della carne e della verdura che trattano con i grossisti.
  • il Governo ha invitato le famiglie ad andare a fare la spesa nei supermercati uno alla volta, per ridurre il numero di persone all’interno dei negozi ed evitare code alle casse.
  • il Ministero degli Interni e della National Emergency Crisis and Disasters Management Authority (NCEMA) invita a limitare i contatti sociali, evitare assembramenti e mantenere il distanziamento sociale (1,5 metri).
  • in ogni automobile possono viaggiare massimo 3 persone. Anche in questo caso le sanzioni sono di 2000 aed.
  • la raccomandazione è di non andare in ospedale, se non per situazioni di reale emergenza (multa di 1000 aed se si richiedono prestazioni sanitarie non necessarie e non urgenti).
  • i trasporti pubblici sono attivi, tranne che dalle 20 alle 6 di mattina, durante la sanificazione della città. Alcune stazioni della metropolitana sono al momento chiuse poiché un intero quartiere della città, Al Ras (a Deira, intorno al mercato delle spezie e dell’oro) è stato chiuso (una sorta di “zona rossa”). Gli orari degli autobus sono cambiati, occorre dunque controllare le corse sul sito della RTA.
  • chi soffre di malattie croniche oppure mostra sintomi di raffreddore o tosse, deve obbligatoriamente indossare la mascherina. Altrimenti potrebbe ricevere una multa di 1000 aed. Per tutti gli altri, a meno che non sia espressamente richiesto ad esempio in qualche supermercato (come avviene all’Union Coop), non è necessario indossarla.
  • i ristoranti sono chiusi al pubblico, funzionano solo attraverso il servizio di home delivery.
  • è vietato organizzare feste o invitare amici a casa. La multa è di 10.000 aed per il padrone di casa e di 5000 per ogni ospite presente.
  • per chi viola la quarantena la multa è di 50.000 aed.
  • le multe vengono raddoppiate per chi ripete le violazioni, dopodiché viene aperto un procedimento.
  • la National Emergency Crisis and Disasters Management Authority (NCEMA) e la General Civil Aviation Authority (GCAA) hanno deciso di sospendere tutti i voli passeggeri in entrata e in uscita e il transito dei passeggeri delle compagnie aeree negli Emirati Arabi per almeno due settimane a partire dal 25 marzo. Il GCAA ha dichiarato che i voli cargo e i voli di evacuazione d’emergenza, sono esenti da tale provvedimento.
  • per tre mesi, il Governo ha deciso di sospendere le multe per overstay nel caso il proprio visto sia scaduta (valido per tutti i tipi di visti, anche per chi si trova fuori dal Paese per oltre 180 giorni)
  • il Ministero della Salute ha ricordato che diffondere notizie non ufficiali sul Covid-19, in particolare sui Social Media, è reato, punibile anche con un anno di carcere.

Per chi rientra in Italia

Il Ministro della Salute italiano obbliga all’autoisolamento, per i 14 giorni successivi al ritorno. E’ necessario presentare una dichiarazione nella quale si attesti di rientrare presso il proprio domicilio, abitazione o residenza per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità, oppure per motivi di salute. È obbligatorio comunicare al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria locale il proprio ingresso in Italia per avviare la sorveglianza sanitaria. Infine, per chi va in autoisolamento e accusa sintomi Covid-19, c’è l’obbligo di segnalare la situazione con tempestività all’autorità sanitaria. Qui potete trovare le principali FAQ se dovete rientrare in Italia.

Continua a leggere

Lifestyle

Il Coronavirus spiegato da mia mamma

Perché sembrano tutti così spaventati? Non esiste una puntura come per l’influenza? Cosa si può fare per stare lontano dagli altri? La mamma risponde

Pubblicato

su

Il Coronavirus spiegato da mia mamma
Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Per il progetto di distance learning della mia scuola sul Coronavirus ho pensato di intervistare mia mamma. Questo è quello che le ho chiesto, con le sue risposte.

Mamma, cos’è il Coronavirus?
I Coronavirus sono una famiglia di virus come quelli che in genere ti fanno venire raffreddori e influenze ogni anno.

Ma allora, perché si parla tanto di QUESTO Coronavirus?
Perché quello con il quale abbiamo a che fare adesso è nuovo ed è particolarmente difficile da affrontare.

Quindi è un VIRUS MORTALE?
Beh, nì. La grandissima maggioranza della gente se lo prende in forma molto leggera, senza nemmeno accorgersene o pensando di avere un raffreddore o una blanda influenza. Purtroppo per alcune persone, soprattutto per i più anziani e per chi ha un organismo più fragile, certe volte può diventare così forte che bisogna portarle di corsa in ospedale.

“I più anziani” vuol dire i nonni?
Sì, infatti.

E cosa succede se diventa così forte che devono andare di corsa in ospedale?
In ospedale ci sono medici e infermieri che si prenderanno buona cura di loro.

Allora perché tutti sembrano così spaventati?
Più che spaventati, siamo tutti un po’ preoccupati. Prima di tutto perché questo virus è veramente molto contagioso, cioè appiccicoso. Questo significa che anche se noi ce lo dovessimo prendere in forma leggera, possiamo passarlo a tantissime altre persone e magari fra queste ce ne è qualcuna a cui verrà quello forte e dovrà correre in ospedale e così via. Purtroppo non ci sono abbastanza posti negli ospedali di tutto il mondo per prendersi buona cura di tutti.

E non c’è una puntura come per l’influenza o un antibiotico come quello che ho preso quando mi faceva molto male l’orecchio?
Bella domanda! Gli antibiotici funzionano solo sui batteri, che sono un altro tipo di germi rispetto ai virus. Mentre quella che tu chiami puntura, cioè il vaccino, non esiste ancora per questo virus perché è nuovo. Gli scienziati ci stanno lavorando ma ne avranno ancora per parecchio.

Ah! Allora è per questo che le scuole sono chiuse, i mall sono chiusi, dobbiamo stare dentro il più possibile e lontani dalle altre persone? Così non passiamo il virus appiccicoso agli altri?
Brava, è proprio così! Dobbiamo proteggere le persone anziane e quelle più fragili e cercare di non riempire troppo gli ospedali così chi ne ha bisogno trova posto.

Che altro si può fare a parte stare lontano dagli altri?
Beh, praticamente seguire tutte le regole che conosci da quando sei piccola: lavarti regolarmente, soprattutto le mani, starnutire o tossire nel gomito o in un fazzoletto di carta che puoi buttare, non toccarti la faccia, tenere le tue cose pulite e in ordine, mangiare sano, prendere le vitamine…

Io mi cambio tutti i giorni anche!
Sì, e anche quello aiuta.

Ma mamma, stavo pensando a una cosa. Quello che mi hai detto significa che dobbiamo rimanere tutti lontani finché non si trova il vaccino? Hai detto che ci vorrà tanto ancora…
Beh spero proprio di no! In realtà dipenderà anche dalla situazione degli ospedali e dal ciclo di vita del virus. Tu sai cos’è il ciclo di vita, lo hai studiato…

Sì. Un’ultima domanda, va bene? Volevo sapere degli animali di casa come cani e gatti…
Anche se questo virus ha fatto un “salto di specie”…

Scusa, “salto di specie”?
Il salto di specie è quando un virus passa dagli animali all’uomo, con un adattamento come quelli che hai studiato in Scienze. In questo caso è passato dai pipistrelli all’uomo. Ma sembra che si sia fermato lì e noi siamo al sicuro con i nostri animali di casa (e loro con noi).

Adesso credo di aver capito. Grazie mamma!

Continua a leggere

Lifestyle

L’isolamento e i gesti ritrovati

In questi giorni, durante i quali tutti siamo costretti a vivere la nostra vita all’interno di mura, con solo le finestre che danno sul mondo, le donne cucinano. Anche io lo faccio.

Pubblicato

su

L'isolamento e i gesti ritrovati
Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Anche a Dubai è partita la campagna #StayHome, in tutte le lingue: se non strettamente necessario, bisogna stare a casa. Nelle prossime 48 ore chiuderanno i mall, i negozi di beni non essenziali, i ristoranti (che saranno autorizzati solo alla delivery). Rimarranno aperti i supermercati e le farmacie. Per due settimane sono inoltre sospesi tutti i voli in entrata e in uscita dal Paese.

Cucinare

In questi giorni, durante i quali tutti siamo costretti a vivere la nostra vita all’interno di mura, con solo le finestre che danno sul mondo, le donne cucinano. Anche io lo faccio. Ho sempre cucinato per decenni, davanti ai fornelli in quella stanza, fra gli utensili e pentole e forno, mattarello, tavoletta per i maloreddus, frullatore, io lì stavo bene. Era un piccolo spazio rubato al quotidiano. La mia famiglia era lì, nella casa, nulla cambiava nel mio essere presente per loro, facevo tutto ciò che dovevo, lavoravo e accudivo mio figlio. Ma quando la tristezza e la malinconia mi aggredivano, io cucinavo. Mi isolavo completamente. Ero altrove.

Il compulsivo quasi furioso cucinare di questi giorni, mi fa capire che l’atto di isolamento è ciò che accomuna il mio passato con questo presente. Sí, è un isolamento diverso, il primo era voluto, ma necessario, il secondo imposto, ma anch’esso necessario.

Tuttavia il significato del cucinare è lo stesso: creare un qualcosa che prenda forma nelle mie mani, qualcosa che nutra me e le persone che amo, e nutrirsi significa anche tenersi in vita. E così impastare il pane, fare torte, ecco… specialmente questi cibi contengono per me una simbologia profonda. La storia del pane è antichissima, porta con sé memoria, tradizioni, e non è il solo atto di sfamare il corpo, ma anche ciò che l’uomo è come spirito. Il pane è anche socializzazione, la condivisione con i propri simili, è un rito di appartenenza. Il solo gesto quasi sacro di fare una croce per farlo lievitare, creare dei pani votivi per propiziare un buon raccolto, benedire cerimonie, per i matrimoni (da noi in Sardegna ci sono dei pani intagliati che sembrano pizzi, che sono di una bellezza commovente) fa capire quanto sia importante.

E le torte, anche queste un simbolo: la torta contiene uova, zucchero, la farina – quella stessa farina usata per il pane. La torta è dolcezza, la torta è ricordo, la torta sono tutti i tuoi e i nostri compleanni, e compleanni sono il presente e il futuro, sono gli anni che verranno. Una torta rallegra gli occhi, fa gioire il palato. La si prepara per regalarla, la si prepara per la famiglia, la si prepara perché è un dono felice.

È uno di quei piccoli piaceri che nessun altro cibo può regalarti nell’urgenza del desiderio. Il dolce non è mangiato per sfamarsi, il dolce è una piccola conquista, una concessione, c’è sempre un piccolo spazio che lo stomaco gli lascia.

E tutti i dolci che cucino in questo tempo di isolamento dove vedo scorrere dalle finestre del mio grattacielo la vita molto più lentamente di ieri, sono come una ninna-nanna, e io voglio solo chiudere gli occhi e riaprirli quando tutto questo sarà finito.

Cucire

Questo è un altro atto attraverso il quale ho sempre ritrovato me stessa. Quando ho avuto dei momenti bui senza uscita, io cucivo. Quando ho subito strappi e perdite, io cucivo.

Nel tempo, col trascorrere degli anni, con esperienze diverse avute, ho capito che questo lavoro ha un significato preciso per me: è il tentativo di rimettere i pezzetti al loro posto, di aggiustare, riunire le lontananze e avere l’illusione di ricrearne le presenze.

Non è una magia il cucito, non sa riportarti le persone che sono mancate, non rimedia agli errori commessi, non ricongiunge le voragini dei terremoti. Ma aiuta a crederlo. Il mio cucire oggi, davanti a questo ingegnoso aggeggio, con in mano i pezzi di stoffa che il filo congiungerà, sono la necessità di una speranza.

Siamo tagliati fuori dal mondo, il mondo è tagliato fuori da noi. Ci è stato chiesto di tenere una distanza di sicurezza dagli altri, lecita, ma quanto è inumana questa richiesta? L’uomo è un animale di gruppo, l’uomo ha bisogno di scambio di pensiero, di affetto, di amore, un semplice bacio, un abbraccio, ha bisogno di guardarti dritto negli occhi, di incontrare e avvicinarsi per poter abbracciare il figlio.

E per accorciare questa distanza, per sentire i lembi dell’esistenza che si avvicinano e si uniscono, io uso il filo e cucio. Il suono della macchina da cucire, l’ago che si infila nella stoffa, i nodi coi fili colorati giusti, tutto questo mi dà almeno l’illusione di un futuro che spero non lontano, dove io possa ricongiungermi alla mia vita di sempre, agli altri, al mondo.

Continua a leggere

WAM.AE News

Trending

Copyright © 2014-2020 Dubaitaly

it_ITIT
en_GBEN it_ITIT