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Nuova legge: affitti congelati per 3 anni?

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Nuova legge: affitti congelati per 3 anni?
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Novità in arrivo per chi affitta casa a Dubai. Il Land Department sta mettendo a punto, come annunciato nei giorni scorsi, una nuova legge che prevede il congelamento dei prezzi per tre anni dopo la firma del contratto di affitto tra un proprietario e un inquilino.

Come ha fatto sapere il Dubai Land Derpament, “la nuova legge sarà formalmente emessa in un prossimo futuro”. Nulla di ufficiala per ora, dunque, né è stato specificato se la legge si applicherà solamente agli immobili residenziali o anche a quelli commerciali. La proposta rientra comunque nelle iniziative portate avanti dal Governo per attrarre espatriati e investitori nel Paese, insieme a quelle che agevolano il visto di residenza.

Sui quotidiani la notizia ha acceso il dibattito e sono stati parecchi gli articoli e i commenti riguardo l’introduzione della nuova norma che, in un momento di progressivo e continuo calo dei prezzi delle case, sembra penalizzare l’inquilino piuttosto che tutelarlo. Secondo un recente rapporto della società di consulenza ValuStrat, gli affitti a Dubai, nel primo trimestre del 2019, sono diminuiti del 23,5% dal 2014, dell’1,9% rispetto al trimestre precedente e del 9% rispetto allo scorso anno.

Ricordiamo che al momento, finché la nuova legge non entrerà in vigore, per calcolare il corretto affitto di un appartamento o di una villa si può fare riferimento al Dubai Rent Index, che trovate qui.

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Politecnico Milano: Master sul lusso Made in Italy nei Paesi del Golfo

E’ stato presentato a Dubai il Global Executive Master in Luxury Management, organizzato dal Mip Politecnico di Milano in collaborazione con l’Università australiana Wollongong

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Politecnico Milano: Master sul lusso Made in Italy nei Paesi del Golfo
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Le tradizioni italiane legate al lusso e i nuovi mercati, come quello dei Paesi del Golfo e anche dell’India. E’ stato presentato a Dubai, dal Mip Politecnico di Milano, il Global Executive Master in Luxury Management, corso post laurea dedicato appunto al settore del lusso, tradizione del nostro Paese. Realizzato in collaborazione con la University of Wollongong in Dubai, rientra nei progetti che da qui al 2020 ci accompagneranno verso Expo Dubai.

“Il Master in Luxury Management del Politecnico di Milano, che grazie alla partnership con la Wollongong University di Dubai diventa ora globale – ha sottolineato Paolo Glisenti, Commissario Generale dell’Italia a Expo 2020 Dubai – è il perfetto modello dell’offerta formativa che l’Italia porterà a Expo 2020: multidisciplinare e multisettoriale nel senso che integra competenze diverse creando opportunità in molti settori del lusso, dallo sviluppo di prodotto al branding, dalla finanza al marketing”.

Il programma prevede 18 mesi di formazione, a partire da marzo 2020, ed è rivolto ai professionisti con almeno cinque anni di esperienza, interessati ad esplorare ulteriormente il mondo del lusso. Il Master permetterà di avere un doppio diploma, riconosciuto sia in Europa che negli Emirati Arabi.

“Il lusso è uno dei settori in cui l’Italia ha una forte tradizione – ha spiegato Alessandro Brun, docente di ingegneria gestionale e direttore del Master -. Vogliamo continuare a studiare per proteggere e coltivare l’artigianato, il patrimonio e il lusso in generale”.

Alla base del corso c’è l’idea di formare professionisti in grado di sviluppare l’industria del lusso, tanto a Dubai quanto nel resto del mondo. “Ci rendiamo conto che non importa se i partecipanti lavoreranno per un marchio italiano o un altro; devono essere consapevoli di ciò che sta accadendo in questa parte del mondo”, ha aggiunto Brun in occasione della presentazione del corso.

Da 13 anni il MIP propone percorsi formativi nel luxury management, ma questa è la prima volta che si rivolge ad executive con una certa esperienza. “Il master verrà svolto a Dubai – ha spiegato ancora Brun – perché oggi è una delle principali capitali dello shopping, ma avrà importanti sessioni anche a Milano, che rimane la capitale del lusso e del design, a Ginevra e a Parigi, per visitare alcune aziende di eccellenza e parlare con il loro top management, favorendo una formazione basata sull’esperienza. Non si tratta infatti solo di moda, ma anche di orologi, gioielli, yacht, automobili, pelletteria, profumi, settori in cui esistono straordinarie competenze nella manifattura, nel design e nel marketing, ma spesso non nel management”.

Secondo la società di consulenza strategica Bain & Company, il mercato dei beni e servizi di lusso è valutato a 1,35 trilioni di dollari a livello globale ed è cresciuta nel 2019 del 4% (in leggera flessione rispetto all’anno precedente); mentre il mercato del lusso degli Emirati Arabi dovrebbe raggiungere i 14,9 miliardi di dollari entro il 2023.

Per iscriversi al Master c’è tempo fino al 20 febbraio 2020. Per maggiori informazioni Global Executive Master in Luxury Management.

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Cinquanta uffici per promuovere Dubai nel mondo

Gli uffici avranno il compito di promuovere le opportunità commerciali, turistiche e di investimento a Dubai, oltre a fare conoscere il Paese e la sua cultura all’estero.

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Cinquanta uffici in cinque continenti. L’obiettivo? Incrementare il turismo e gli investimenti a Dubai. E’ stato lo sceicco Mohammed bin Rashid al Maktoum ad annunciare l’apertura di questi nuovi enti governativi sparsi un po’ in tutto il mondo, “per rafforzare la presenza internazionale” della città, ha precisato.

Gli uffici avranno dunque il compito di promuovere le opportunità commerciali, turistiche e di investimento a Dubai, oltre a fare conoscere il Paese e la sua cultura all’estero.

Il progetto fa parte anche degli sforzi, come sottolineato dal Governo, di aumentare il turismo a Dubai (ricordiamo che il Gabinetto degli Emirati Arabi Uniti ha annunciato il primo visto turistico quinquennale con ingresso multiplo proprio all’inizio di quest’anno). Dubai non ha infatti raggiunto il suo obiettivo di attrarre 20 milioni di visitatori entro il 2020, nonostante il notevole aumento dei turisti dalla Cina, dall’Oman e dalle Filippine registrati negli ultimi mesi (in calo, secondo le statistiche, i visitatori indiani, inglesi e russi).

Ora, dunque, si punta tutto su Expo 2020 Dubai e, per il dopo Expo, su alcuni nuovi quartieri della città dedicati a quella che lo Sceicco ha definito la “Future Economy”. A partire dal Dubai Future District, progetto che collegherà con un ponte DIFC, Emirates Towers e Dubai World Trade Center, rendendo l’area il più grande distretto incentrato sull’economia del futuro del Medio Oriente, ha precisato lo Sceicco.

Insieme al Museum of the Future, che sta per essere completato, la zona includerà un centro di ricerca sull’economia futura, incubatori e acceleratori, con lo stanziamento di un fondo da 1 miliardo di dollari dedicato appunto all’economia dei prossimi decenni; con l’obiettivo di sostenere tutte le imprese che possano alimentare la crescita di Dubai. Per questo sono stati annunciati speciali visti di residenza di cinque anni e agevolazioni sugli affitti delle case.

E anche il sito di Expo verrà trasformato in un nuovo quartiere della città, District 2020 (che ha già un suo sito Web), dedicato in qualche modo al futuro e alla ricerca. L’idea di base è quella di creare una “campus-style business community”, dove ospitare start-up, incubatori e centri di ricerca internazionali.

Per saperne di più: Dubai Future Foundation

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Accordo Eni-Adnoc: verso giacimenti più green

Firmato un memorandum di intesa per portare avanti progetti dedicati alla gestione delle emissioni di CO2 nei giacimenti petroliferi. Per un futuro più sostenibile.

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Accordo Eni-Adnoc: verso giacimenti più green
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Un memorandum di intesa per portare avanti due progetti dedicati alla gestione delle emissioni di CO2 nei giacimenti petroliferi. Lo hanno firmato ieri, ad Abu Dhabi, l’Adonc, la società petrolifera emiratina, e l’italiana Eni. Si tratta di uno sviluppo congiunto, si legge in una nota rilasciata da Eni, “di iniziative di ricerca mirate alla realizzazione di soluzioni tecnologiche avanzate per la riduzione, cattura, utilizzo o confinamento in giacimenti delle emissioni di CO2”.

Più nel dettaglio, sono state già individuate due iniziative per migliorare la gestione dell’anidride carbonica iniettata nei giacimenti, con il duplice obiettivo di aumentarne il fattore di recupero e successivamente per il suo stoccaggio permanente. Eni e Adnoc potranno dunque estendere la loro collaborazione in aree di ricerca di interesse comune, che saranno valutate in base alle strategie di business dei partner e al loro impegno di lungo termine per un futuro a basse emissioni.

“Siamo lieti di firmare questo accordo strategico – ha sottolineato Sultan Ahmed Al Jaber, Ministro di Stato degli Emirati Arabi Uniti e amministratore delegato della Adnoc – che consolida le nostre partnership di successo con Eni lungo tutta la catena del valore. È importante evidenziare che l’accordo sottolinea l’approccio mirato di Adnoc verso le partnership ad alto valore aggiunto, che ci permettono di valorizzare al massimo le risorse petrolifere di Abu Dhabi, coerentemente con la nostra strategia di smart growth per il 2030. Siamo davvero impazienti di realizzare questo accordo che porterà notevoli benefici sia a Eni sia ad Adnoc, poiché offrirà a entrambi svariate opportunità di crescita sostenibile”.

“Questo memorandum – ha invece sottolineato l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi – dimostra il forte impegno di Eni nel rafforzare la partnership con un importante player come Adnoc, così da creare un notevole impatto positivo lungo tutta la nostra catena di valore. Le società collaboreranno per conseguire nuove soluzioni a medio termine con lo scopo di guidare la transizione energetica in linea con la strategia di decarbonizzazione di Eni, che mira al raggiungimento di zero emissioni nette nel settore upstream entro il 2030, e con gli obiettivi di sostenibilità recentemente annunciati da Adnoc. Una collaborazione a tutto campo che rinsalderà ulteriormente l’alleanza tra le due società disegnando traiettorie tecnologiche per l’evoluzione e la trasformazione dei business, upstream e downstream”.

Ricordiamo che Eni opera ad Abu Dhabi dal 2018 con cinque concessioni offshore, tre per ricerca e produzione, e due esplorative. La produzione attuale di Eni nell’area è di circa 50.000 bbl/giorno. La società italiana detiene inoltre una quota del 25% in Adnoc Refining ed è presente negli Emirati Arabi anche a Sharjah e Ras Al Khaimah, mentre in Medio Oriente opera in Bahrain, Oman, Libano e Iraq.

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