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AAA insegnanti cercansi

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AAA insegnanti cercansi
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In un Paese dove non c’è lo ius soli e dove solo l’11,4% della popolazione è emiratina, come sappiamo Dubai è una città che vive e cresce grazie agli stranieri. E se gli abitanti sono comunque in continuo aumento, con un ritmo di crescita di oltre il 5% dal 2015 ad oggi e con l’obiettivo di arrivare a 5 milioni entro il 2027 (dati del Dubai Statistics Center), la città sta sicuramente cambiando la sua demografia. Molti expat di lunga data stanno andando via ed è in corso una specie di “ricambio generazionale” con stranieri più giovani (e meno costosi) in arrivo. Uno degli effetti di questo cambiamento è il turnover e la carenza di insegnanti nelle scuole.

Le posizioni aperte sono molte, in questo periodo di fine anno scolastico, dalle nursery alla scuola secondaria. Expat Woman ne ha pubblicate alcune, che trovate qui, ma se volete dare un’occhiata ad altri istituti, le offerte di lavoro sono quasi sempre pubblicate sui siti web: la Knowledge Human Development Authority offre l’elenco di tutte le scuole private di Dubai, con i rispettivi link.

Quali sono i requisiti necessari per insegnare negli Emirati Arabi? Occorre avere una laurea e l’abilitazione all’insegnamento nel proprio Paese di origine. La maggior parte delle scuole richiede anche un minimo di due anni di esperienza nell’insegnamento.

Nel 2017 gli Emirati Arabi hanno introdotto il Teachers’ Licensing System (TLS), sistema che regola l’insegnamento e che prevede una licenza, obbligatoria entro il 2020. Tutti i presidi, i vice-presidi, i dirigenti, maestri e professori, sia per le scuole pubbliche che per quelle private, dovranno quindi essere in possesso di questo certificato, rilasciato dopo aver superato due esami, uno in pedagogia e l’altro nella propria specializzazione. Nel caso non si superi l’esame, il Teachers’ Licensing System prevede corsi di formazione personalizzati per raggiungere il risultato richiesto.

E gli stipendi? Variano in genere tra i 5000 e i 15000 dirham al mese, a seconda delle scuole e in base all’esperienza, alle qualifiche e all’anzianità. Spesso gli istituti privati offrono alcuni benefit, tra i quali il volo aereo per tornare una volta all’anno nel proprio Paese di origine e l’alloggio, oltre a sconti sulle rette scolastiche se l’insegnante ha i figli nella stessa scuola.

Par approfondire:
Qualifications to be a teacher – Government.ae

 

 

 

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Expo 2020 Dubai: ci accoglieranno i portali di Asif Khan

I 25 milioni di visitatori attesi all’esposizione universale saranno accolti, e passeranno fisicamente, attraverso tre imponenti portali d’ingresso, firmati dall’architetto britannico Asif Khan.

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I portali di Asif Khan ci accoglieranno all'Expo
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Pronti ad entrare in nuovi mondi? Benvenuti ad Expo 2020 Dubai. I 25 milioni di visitatori attesi all’esposizione universale saranno accolti, e passeranno fisicamente, attraverso tre imponenti portali d’ingresso, firmati dall’architetto britannico Asif Khan. Il progetto è stato svelato nei giorni scorsi e va ad aggiungersi alle avveniristiche opere architettoniche che stanno prendendo forma nel sito di Expo.

Le tre strutture, che sorgeranno agli ingressi dei tre distretti tematici, Opportunità, Sostenibilità e Mobilità, sono realizzati in fibra di carbonio e resina, in una combinazione di fili finissimi. Misurano 21 metri di altezza ciascuno, come un edificio di circa sei piani, e 30 metri di lunghezza, con una porta di 10 metri che verrà aperta, in un gesto simbolico di accoglienza universale, ogni mattina.

L’idea che ha ispirato l’architetto è quella di creare un luogo di transizione in linea con “Connecting Minds, Creating the Future”, tema di questa edizione di Expo, oltre alle forme dell’architettura araba “mashrabiya”, ovvero all’intricato design utilizzato in tutta la regione per filtrare la luce e far scorrere l’aria.

“I portali saranno la prima cosa che si vede quando ci si avvicini al sito – ha dichiarato Asif Khan – quindi diventeranno un punto di riferimento all’inizio e alla fine del viaggio a Expo 2020. Vorrei che i visitatori di Expo, in particolare i bambini, fossero ispirati da un’architettura che non avevano mai visto prima, entusiasti del fatto che faccia parte del patrimonio della regione. Passare attraverso le porte rappresenta l’atto, fisico e simbolico, di muoversi dal passato verso il futuro”.

“Non vediamo l’ora di aprire le nostre porte al mondo il 20 ottobre 2020 – ha sottolineato Ahmed Al Khatib, Chief Development and Delivery Officer ad Expo 2020 Dubai – e i portali di accesso offriranno un modo meraviglioso per accogliere milioni di persone provenienti da tutto il globo a quello che sarà lo show più grande del mondo, dando un primo assaggio della straordinaria architettura e dell’innovazione rivoluzionaria che sperimenteranno in tutto il sito”.

Intanto, per chi è curioso di vedere a che punto sono i lavori nel mega cantiere di Expo, sono stati resi pubblici questi nuovi filmati, ripresi da un drone, della piazza centrale Al Wasl, cuore dell’esposizione, e della sua spettacolare cupola che sarà anche un mega schermo di proiezioni a 360 gradi.

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Arts & Culture

Italian Vanity Art Exhibition: artisti italiani in mostra a Dubai

Venti artisti italiani emergenti espongono le loro opere, in un ponte tra Italia ed Emirati Arabi

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Italian Vanity Art Exibition: artisti italiani in mostra a Dubai
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Il 20 febbraio, presso la Cartoon Art Gallery, è stata inaugurata la sesta edizione dell’Italian Vanity Art Exibition, in cui sono presenti quest’anno venti artisti italiani coi loro lavori di pittura, scultura, fotografia e installazioni.

La curatrice e organizzatrice della mostra, Gina Affinito, che in passato ha vissuto anche a Dubai, ma che ora coordina e cura “Antica Saliera” uno spazio espositivo in un magnifico palazzo del 1200 nel centro storico di Lecce, ha costruito negli anni un ponte tra la cultura artistica degli Emirati Arabi e quella dell’Italia, per far sì che artisti emergenti italiani possano far conoscere la loro creatività e i loro lavori.

All’apertura dell’esposizione erano presenti alcuni artisti che hanno voluto accompagnare le loro opere, tra cui Lory Marrancone e Fabrizia Folchitto, e alcuni artisti locali, fra cui Ahmed Al Awadhi, che hanno omaggiato con la loro presenza l’esposizione spinti dalla curiosità e dall’amore verso l’arte. L’emittente televisiva “Zee TV” ha ripreso l’avvenimento ed effettuato interviste alla curatrice, agli artisti e ad alcuni visitatori.

Volgendo lo sguardo qua e là mentre gironzolo nella sala, ho colto diversi stili espressivi: dipinti appartenenti alla corrente figurativa, altri a quella astratto/informale, bellissimi lavori in White Painting, Astrattismo, sculture in legno di melo levigate, una bizzarra installazione dall’impatto visivo notevole “Big CyberFish” assemblata con l’uso di parti dei primordiali mitici Commodore 64, un angolo “FoulArt, che ci mostra foulard creati con sete delle Antiche Seterie di San Leucio raffiguranti con vividi colori le Piazze nel Mondo, e tanti altri lavori interessanti.

Mi chiedo: “Sono qui e guardo, ammiro, mi lascio attrarre e stupire, ma quale è il fil rouge che tiene uniti tutti questi elementi così diversi fra loro?”. Apparentemente non c’è. Ma la sensazione di sentirmi avvolta da un qualcosa che ogni opera emana mi dà la risposta: è semplicemente quella passione che l’artista impiega durante il processo creativo che lo porta ad aprire e riversare il suo mondo interiore al mondo là fuori. È un lavoro difficile questo, indipendentemente dal valore commerciale del risultato. Ogni espressione è degna di rispetto, va osservata, sarebbe meglio dire “guardata” come si guarda qualcosa che incuriosisce, come si guarda e si riguarda un film che si ama, o un libro che si legge, che incuriosisce ma ci costringe anche a pensare che cosa possa portare l’artista a comunicarci i suoi sogni, i suoi incubi, i suoi pensieri, a mettere a nudo il proprio IO interiore rendendocene partecipi.

Per cinque giorni, fino al 25 febbraio, in quella sala il Tempo è come se si fermasse, noi spettatori stiamo fuori dalla nostra vita quotidiana e assistiamo a questo unico magico organismo che pulsa di vita altrui.

E come diceva James Joyce: “Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch’essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un’immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l’Arte”.

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Arts & Culture

Women Heritage Walk 2020: cinque donne italiane nel deserto

Per la prima volta hanno partecipato cinque Sand Sisters di nazionalità italiana, riunite nel deserto degli Emirati Arabi da tutto il mondo.

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Women Heritage Walk 2020: cinque donne italiane nel deserto
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* di Adriana Ranalli e Giacinta Acerbi

Si è da poco conclusa la Women Heritage Walk, quest’anno alla sua sesta edizione. Cinque giorni di cammino nel deserto alla scoperta delle più profonde tradizioni emiratine, insieme a donne da tutto il mondo. L’iniziativa è nata nel 2015, grazie a Jody Ballard, americana, e Asma Sedeeq Al Mutawa, emiratina. Ringraziamo Adriana Ranalli e Giacinta Acerbi per avere condiviso con noi la loro esperienza e per avere scritto questo articolo.

Un viaggio sulle orme degli antenati degli Emirati Arabi
La Women Heritage Walk è un trekking culturale annuale di cinque giorni, da Abu Dhabi ad Al Ain, negli Emirati Arabi Uniti. La camminata, di 125 km, ricrea il viaggio stagionale fatto dagli antenati: dalla costa all’oasi nell’entroterra, dove le famiglie si univano tradizionalmente alla raccolta dei datteri e godevano del clima più fresco di Al Ain, durante i mesi più caldi dell’anno. Istituita nel 2015, la Women’s Heritage Walk è un’esperienza di vita che accompagna le partecipanti in un viaggio attraverso la storia, le collega al patrimonio e alla cultura degli Emirati Arabi e le aiuta a stringere legami più profondi con sé stesse e con gli altri, attraverso lo sviluppo fisico, mentale ed emotivo.

Per la prima volta un gruppo italiano
Per la prima volta quest’anno, la Women Heritage Walk ha visto il coinvolgimento di cinque Sand Sisters di nazionalità italiana. Vivono all’estero e hanno scelto di ritrovarsi negli Emirati Arabi per condividere una once in a lifetime experience. Adriana arriva da Baku (Azerbaijan), ma ha vissuto per alcuni anni a Dubai come Giacinta, ora rientrata a Milano. Cristiana ha raggiunto il gruppo da Dallas (Texas) mentre Milena da Phuket (Tailandia). Unica presenza ancora “locale” è Marta, che vive con la famiglia a Dubai. Ancora una volta gli Emirati Arabi si confermano un hub internazionale in cui è naturale darsi appuntamento per vivere esperienze uniche in contesti multiculturali, sempre pronti all’accoglienza.

L’esperienza di Adriana e Giacinta
Abbiamo partecipato alla recente edizione di Women Heritage Walk 2020 perché abbiamo amato il deserto sin dal primo camping fatto con famiglia e amici, anni fa. Poter ripetere l’esperienza prolungata per cinque giorni, con una forte componente culturale, ci è sembrata un’occasione da non perdere. Con altre tre italiane abbiamo arricchito il team delle sessanta Sand Sisters, di varie nazionalità: da emiratine, a siriane, palestinesi, libanesi, svedesi, australiane, canadesi, svizzere, francesi, belghe e molte altre ancora. 125 km in cinque giorni per raggiungere le oasi di Al Ain, partendo da Abu Dhabi. Circa 25/30 km giornalieri di cammino tra le dune, percorrendo una traccia segnata dalle bandiere degli Emirati Arabi per conquistare, prima del tramonto, il campo preparato per la notte. La sfida è stata fisica e mentale, in una cornice magica di solidarietà femminile e di rievocazione delle tradizioni nomadi emiratine. Dal rituale del tè alla preparazione del caffè, all’ascolto delle testimonianze di meravigliose donne che oggi arricchiscono il panorama culturale e lavorativo degli Emirati Arabi. Poi l’osservazione delle stelle, guidata dagli astronomi del centro astronomico di Al Ain, e ancora la sensibilizzazione per il recupero e il salvataggio dei cani Saluki, razza autoctona del deserto. Ai tanti cammelli e gazzelle che incontravamo nel nostro cammino. La componente culturale ha giocato un ruolo molto forte a nostro parere, perché oltre a distrarci dalla fatica, ci ha permesso di conoscere e approfondire aspetti legati alla vita del deserto che per tanti turisti o residenti nei Paesi del Golfo sono poco conosciuti. E poi lo spirito di squadra, la voglia di raggiungere la meta insieme alle tue Sand Sisters, o anche la discussione preliminare su quale strategia adoperare per affrontare meglio questa o quella duna, per alleggerire il cammino o semplicemente per alleviare il dolore ai piedi. Momenti di goliardia misti a tanta tenacia. La condivisione dei gesti quotidiani con donne di molteplici culture e religioni ha rappresentato per noi un altissimo valore aggiunto di questa marcia. La consigliamo vivamente a chi avesse la possibilità di staccare la spina per qualche giorno e volesse entrare in simbiosi con il deserto, tanto inospitale all’apparenza, ma così ricco di storie e di vita.

La parola alle fondatrici della Women Heritage Walk
“Sono arrivata ad Abu Dhabi nel 2010 – ci ha spiegato Jody Ballard – e mi sono resa conto che sapevo molto poco di questa regione, della sua cultura e del suo patrimonio. Ho iniziato a leggere tutto ciò che ho potuto sulla storia e ho scoperto questo ‘spostamento’ stagionale ad Al Ain, che veniva fatto dalla popolazione locale durante il periodo più caldo dell’anno. L’ho trovato intrigante. Poi, nell’ottobre 2011, ho letto un articolo sulla prima pagina del The National che parlava di un avventuriero, Adrian Hayes, il quale aveva appena seguito le orme di Wilfred Thesiger. Ho studiato questo articolo e ho pensato: dov’erano le donne? Come era per loro percorrere questa distanza in stato di gravidanza o con bambini e anziani? Io mi occupo di programmi per il benessere delle donne sin dai primi anni Novanta e sapevo che sperimentare la difficoltà di camminare nel deserto avrebbe giovato le donne, permettendo di conoscere molte usanze e abitudini beduine e di creare un legame, una piccola comunità femminile. I primi anni siamo state io e Brenda O’Regan a imparare questa lezione di perseveranza. Ci siamo poi avvicinate alla Salama Bint Hamdan Al Nahyan Foundation, alla DCA e siamo state premiate con il loro sostegno, che continua ancora oggi”.

Asma Sedeeq Al Mutawa ci tiene a ricordare, prima di tutto, le parole dello Sceicco Zayed Bin Sultan Al Nahyan, fondatore degli Emirati Arabi Uniti: “Chi non conosce il proprio passato – diceva lo Sceicco – non può trarre il meglio dal presente e dal futuro, perché è dal passato che impariamo”.

“Io credo che vivere la propria verità significhi viverla in ogni luce​​ – ci spiega invece Asma Sedeeq Al Mutawa -. Leggere della propria storia o sentirne parlare è molto diverso dallo sperimentarla fisicamente sulle stesse orme di coloro che erano qui prima di noi. Coloro che ci hanno dato gli strumenti per arrivare dove siamo oggi. Camminare nei deserti degli Emirati Arabi, da Abu Dhabi ad Al Ain, mi ha insegnato la pazienza con me stessa e con le mie sorelle di cammino, al mio fianco, la perseveranza mentale e fisica, un profondo apprezzamento e gratitudine per la mia cultura e la mia identità che si basano sull’ospitalità e che permettono a tutti di sentirsi i benvenuti, come in una famiglia. Quando si percorre una stessa strada con un obiettivo collettivo, lo si fa armoniosamente, proteggendosi e aiutandosi a vicenda, liberandosi dei propri averi, perché tutto appartiene a tutti. Alla fine, si raggiunge la meta con un solo cuore e le mani unite. Che risultato, la Women Heritage Walk è più che una camminata, è il senso più profondo della vera appartenenza”.


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