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Anche Dubai si prepara al Diwali

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Anche Dubai si prepara al Diwali
Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Vi siete mai trovati negli stretti vicoli del souk di Dubai, immersi nel profumo di gelsomino e incenso, tra i colori delle corone di fiori e le immagini delle divinità induiste? Se non ci siete ancora stati, andarci durante il Diwali, la festa delle luci, è un’esperienza unica, anche per capire come in questa città riescano a convivere tradizioni e culture differenti. La comunità indiana è la più numerosa di Dubai e il Diwali diventa quindi una festa che coinvolge un po’ tutti noi. Nelle scuole organizzano giornate a tema (con gli immancabili lavoretti di art&craft) e in giro per la città troverete eventi e intrattenimenti dedicata alla celebrazione più importante della cultura induista.

Che cos’è il Diwali?

Diwali, che quest’anno comincia il 27 di ottobre, è la festa induista che celebra il trionfo del bene sul male. I festeggiamenti durano cinque giorni, nel mese di ashwayuja, che solitamente cade tra ottobre e novembre. Simbolicamente si festeggia il ritorno della luce nella sua casa di origine, il nostro corpo, dopo avere sconfitto tutte le cattive tendenze (Ravana). La più popolare leggenda legata all’origine del Diwali racconta che il re Rama tornò nella città di Ayodhya dopo 14 anni di esilio nella foresta. Il popolo, per indicargli la strada e per celebrare il suo ritorno, accese file (Avali) di lampade (Dipa) in suo onore: da qui il nome Dipawali o Diwali.

Queste giornate sono l’occasione per rendere omaggio ai propri antenati e alle divinità (in particolare a Lakshmi, dea della ricchezza e della prosperità), consolidare i legami con la famiglia, con gli amici, con la comunità e, per i giainisti, corrispondono all’inizio dell’anno. La tradizione vuole che vengono accese candele o particolari lampade (Diyas) – che vedrete alle finestre e sui balconi delle famiglie indiane in tutta Dubai – per indicare la vittoria personale del bene sul male e il ritorno della fede.

Nel giorno della festa, è consuetudine alzarsi molto presto la mattina e fare un bagno purificatorio prima dell’alba, seguito da un massaggio con oli profumati (un rito propiziatorio, questo, che simboleggia il bagno nel Gange). Si usa inoltre indossare vestiti nuovi, scambiarsi denaro e organizzare piccoli banchetti con alcuni dolci tipici: i Burfi, fatti con latte, cocco, mandorle, anacardi e zucchero, o i Ras Malai, a base di formaggio e pistacchio.

Davanti ai tempi e alle case (qui a Dubai anche all’interno delle abitazioni) vengono disegnati per terra gli spettacolari Rangolis: intricate immagini floreali o geometriche eseguite con farina di riso e polveri colorate. Si tratta di disegni rituali bene auguranti, divenuti nel tempo una vera e propria arte: ogni regione indiana ha la sua tecnica e ogni famiglia le sue tradizioni tramandate di madre in figlia.

Cosa fare a Dubai

  • Una passeggiata per Bur Dubai dove, in tutti i negozi, troverete gli oggetti tipici per il Diwali. Di notte rimarrete incantati dalle centinaia di candele e lampade accese.
  • Una visita ai templi induisti, che si trovano tra il Dubai Creek e la Grande Moschea, a Bur Dubai, nascosti tra le strette vie del souk.
  • Una visita al souk dell’oro dove i negozi espongono elaborati gioielli. Due giorni prima di Diwali è infatti la festa di Dhanteras, durante la quale è di buon auspicio comprare oro o argento: se si acquista un oggetto prezioso in questo giorno, non si avranno problemi economici per tutto l’anno.
  • Se avete un amico indiano, chiedetegli di partecipare a una cena Diwali tradizionale. Altrimenti fermatevi in qualche negozio o ristorante indiano per assaggiare almeno i dolci tipici.

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Women Heritage Walk 2020: cinque donne italiane nel deserto

Per la prima volta hanno partecipato cinque Sand Sisters di nazionalità italiana, riunite nel deserto degli Emirati Arabi da tutto il mondo.

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Women Heritage Walk 2020: cinque donne italiane nel deserto
Tempo di lettura stimato: 6 minuti

* di Adriana Ranalli e Giacinta Acerbi

Si è da poco conclusa la Women Heritage Walk, quest’anno alla sua sesta edizione. Cinque giorni di cammino nel deserto alla scoperta delle più profonde tradizioni emiratine, insieme a donne da tutto il mondo. L’iniziativa è nata nel 2015, grazie a Jody Ballard, americana, e Asma Sedeeq Al Mutawa, emiratina. Ringraziamo Adriana Ranalli e Giacinta Acerbi per avere condiviso con noi la loro esperienza e per avere scritto questo articolo.

Un viaggio sulle orme degli antenati degli Emirati Arabi
La Women Heritage Walk è un trekking culturale annuale di cinque giorni, da Abu Dhabi ad Al Ain, negli Emirati Arabi Uniti. La camminata, di 125 km, ricrea il viaggio stagionale fatto dagli antenati: dalla costa all’oasi nell’entroterra, dove le famiglie si univano tradizionalmente alla raccolta dei datteri e godevano del clima più fresco di Al Ain, durante i mesi più caldi dell’anno. Istituita nel 2015, la Women’s Heritage Walk è un’esperienza di vita che accompagna le partecipanti in un viaggio attraverso la storia, le collega al patrimonio e alla cultura degli Emirati Arabi e le aiuta a stringere legami più profondi con sé stesse e con gli altri, attraverso lo sviluppo fisico, mentale ed emotivo.

Per la prima volta un gruppo italiano
Per la prima volta quest’anno, la Women Heritage Walk ha visto il coinvolgimento di cinque Sand Sisters di nazionalità italiana. Vivono all’estero e hanno scelto di ritrovarsi negli Emirati Arabi per condividere una once in a lifetime experience. Adriana arriva da Baku (Azerbaijan), ma ha vissuto per alcuni anni a Dubai come Giacinta, ora rientrata a Milano. Cristiana ha raggiunto il gruppo da Dallas (Texas) mentre Milena da Phuket (Tailandia). Unica presenza ancora “locale” è Marta, che vive con la famiglia a Dubai. Ancora una volta gli Emirati Arabi si confermano un hub internazionale in cui è naturale darsi appuntamento per vivere esperienze uniche in contesti multiculturali, sempre pronti all’accoglienza.

L’esperienza di Adriana e Giacinta
Abbiamo partecipato alla recente edizione di Women Heritage Walk 2020 perché abbiamo amato il deserto sin dal primo camping fatto con famiglia e amici, anni fa. Poter ripetere l’esperienza prolungata per cinque giorni, con una forte componente culturale, ci è sembrata un’occasione da non perdere. Con altre tre italiane abbiamo arricchito il team delle sessanta Sand Sisters, di varie nazionalità: da emiratine, a siriane, palestinesi, libanesi, svedesi, australiane, canadesi, svizzere, francesi, belghe e molte altre ancora. 125 km in cinque giorni per raggiungere le oasi di Al Ain, partendo da Abu Dhabi. Circa 25/30 km giornalieri di cammino tra le dune, percorrendo una traccia segnata dalle bandiere degli Emirati Arabi per conquistare, prima del tramonto, il campo preparato per la notte. La sfida è stata fisica e mentale, in una cornice magica di solidarietà femminile e di rievocazione delle tradizioni nomadi emiratine. Dal rituale del tè alla preparazione del caffè, all’ascolto delle testimonianze di meravigliose donne che oggi arricchiscono il panorama culturale e lavorativo degli Emirati Arabi. Poi l’osservazione delle stelle, guidata dagli astronomi del centro astronomico di Al Ain, e ancora la sensibilizzazione per il recupero e il salvataggio dei cani Saluki, razza autoctona del deserto. Ai tanti cammelli e gazzelle che incontravamo nel nostro cammino. La componente culturale ha giocato un ruolo molto forte a nostro parere, perché oltre a distrarci dalla fatica, ci ha permesso di conoscere e approfondire aspetti legati alla vita del deserto che per tanti turisti o residenti nei Paesi del Golfo sono poco conosciuti. E poi lo spirito di squadra, la voglia di raggiungere la meta insieme alle tue Sand Sisters, o anche la discussione preliminare su quale strategia adoperare per affrontare meglio questa o quella duna, per alleggerire il cammino o semplicemente per alleviare il dolore ai piedi. Momenti di goliardia misti a tanta tenacia. La condivisione dei gesti quotidiani con donne di molteplici culture e religioni ha rappresentato per noi un altissimo valore aggiunto di questa marcia. La consigliamo vivamente a chi avesse la possibilità di staccare la spina per qualche giorno e volesse entrare in simbiosi con il deserto, tanto inospitale all’apparenza, ma così ricco di storie e di vita.

La parola alle fondatrici della Women Heritage Walk
“Sono arrivata ad Abu Dhabi nel 2010 – ci ha spiegato Jody Ballard – e mi sono resa conto che sapevo molto poco di questa regione, della sua cultura e del suo patrimonio. Ho iniziato a leggere tutto ciò che ho potuto sulla storia e ho scoperto questo ‘spostamento’ stagionale ad Al Ain, che veniva fatto dalla popolazione locale durante il periodo più caldo dell’anno. L’ho trovato intrigante. Poi, nell’ottobre 2011, ho letto un articolo sulla prima pagina del The National che parlava di un avventuriero, Adrian Hayes, il quale aveva appena seguito le orme di Wilfred Thesiger. Ho studiato questo articolo e ho pensato: dov’erano le donne? Come era per loro percorrere questa distanza in stato di gravidanza o con bambini e anziani? Io mi occupo di programmi per il benessere delle donne sin dai primi anni Novanta e sapevo che sperimentare la difficoltà di camminare nel deserto avrebbe giovato le donne, permettendo di conoscere molte usanze e abitudini beduine e di creare un legame, una piccola comunità femminile. I primi anni siamo state io e Brenda O’Regan a imparare questa lezione di perseveranza. Ci siamo poi avvicinate alla Salama Bint Hamdan Al Nahyan Foundation, alla DCA e siamo state premiate con il loro sostegno, che continua ancora oggi”.

Asma Sedeeq Al Mutawa ci tiene a ricordare, prima di tutto, le parole dello Sceicco Zayed Bin Sultan Al Nahyan, fondatore degli Emirati Arabi Uniti: “Chi non conosce il proprio passato – diceva lo Sceicco – non può trarre il meglio dal presente e dal futuro, perché è dal passato che impariamo”.

“Io credo che vivere la propria verità significhi viverla in ogni luce​​ – ci spiega invece Asma Sedeeq Al Mutawa -. Leggere della propria storia o sentirne parlare è molto diverso dallo sperimentarla fisicamente sulle stesse orme di coloro che erano qui prima di noi. Coloro che ci hanno dato gli strumenti per arrivare dove siamo oggi. Camminare nei deserti degli Emirati Arabi, da Abu Dhabi ad Al Ain, mi ha insegnato la pazienza con me stessa e con le mie sorelle di cammino, al mio fianco, la perseveranza mentale e fisica, un profondo apprezzamento e gratitudine per la mia cultura e la mia identità che si basano sull’ospitalità e che permettono a tutti di sentirsi i benvenuti, come in una famiglia. Quando si percorre una stessa strada con un obiettivo collettivo, lo si fa armoniosamente, proteggendosi e aiutandosi a vicenda, liberandosi dei propri averi, perché tutto appartiene a tutti. Alla fine, si raggiunge la meta con un solo cuore e le mani unite. Che risultato, la Women Heritage Walk è più che una camminata, è il senso più profondo della vera appartenenza”.


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Road to Dubai 2020: si parte da Milano

E’ stato presentato ufficialmente il progetto Road to Dubai 2020: arte, musica e cucina, unitamente ad ingegno e solidarietà in un tour tra le due Expo. Milano, Brescia, Torino, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Monte-Carlo e Dubai le tappe del tour.

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Road to Dubai 2020: si parte da Milano
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* di Giovanni Missaglia e Ivana Romanello

Tolleranza è il rispetto delle diversità. La comprensione tra i popoli è l’unico viatico
per uno sviluppo sostenibile e una pace duratura. Il Viaggio come sinonimo di ricerca, scoperta e crescita culturale e sociale.

In occasione dell’annuale raccolta fondi a sostegno della Robert F. Kennedy Human Rights Italia, è stato presentato ufficialmente a Milano il progetto Road to Dubai 2020: arte, musica e cucina, unitamente ad ingegno e solidarietà in un tour tra le due Expo.

Sull’onda del grande interesse suscitato dal libro d’arte “Expo 2015 Milano – Con gli occhi dell’arte”, nel quale Renato Missaglia racconta le proprie emozioni attraverso dipinti e pensieri, nasce il desiderio di continuare questo percorso in viaggio verso Dubai.

“Expo 2015 è stato per l’Italia un indimenticabile evento. Partito in sordina, si è avuto, nel corso dei 180 giorni di manifestazione, un crescendo quasi commovente da parte del popolo tutto, in una rincorsa verso il tempo perduto, per non mancare all’appuntamento con la storia. È stata una grande festa, una magia che ha abbracciato tutti, grandi e piccini, per entrare di diritto nel computo degli oltre venti milioni di visitatori. Il segreto per comprendere Expo è avvicinarsi in punta di piedi, prendendo i tempi giusti. Sono certo che a Dubai sarà un’edizione ancor più esaltante e per questo non potremo mancare”.

Questo il pensiero dell’artista che ha personalizzato una Fiat 500 ed uno scooter elettrico ME, vere e proprie opere itineranti che fungeranno da “fiaccola olimpica” tra le due esposizioni universali portando un messaggio di pace e tolleranza.

Milano, Brescia, Torino, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Monte-Carlo e Dubai le tappe del tour.

Partner in loco, esperta in marketing strategico, comunicazione internazionale ed events production, è Ivana Romanello, che da sempre vive in Medio Oriente dove è conosciuta come Yvonne Spark, la voce italiana di Dubai. “Qui succede qualcosa di eclatante ogni giorno, ma l’entusiasmo ad un anno dall’apertura ufficiale è incredibile. Sarà il primo Expo universale a svolgersi in Medio Oriente, Africa e Asia meridionale. In un’area con una popolazione globale di circa 3,2 miliardi e un PIL di oltre 6,5 bilioni di dollari, questa esposizione sarà la prima a breve distanza da persone che non hanno mai avuto possibilità di visitare le edizioni precedenti, per questo produrrà un impatto immediato e duraturo sugli abitanti dell’intera regione ma non solo”.

Gli Emirati Arabi Uniti si trovano infatti a 8 ore di volo da due terzi della popolazione mondiale: un crocevia, un punto di incontro tra diversi tipi di usi, costumi e tradizioni, un luogo dove poter ammirare, conoscere ed apprezzare quello che può essere definito un “caleidoscopio di culture”.

Road to Dubai 2020 è l’occasione per allacciare rapporti con il mondo mostrando le proprie peculiarità e potenzialità” prosegue Giovanni Missaglia che, a capo di un network di professionisti di Rossa brand stories, agenzia di marketing e comunicazione, gestisce il progetto. “Un viaggio mediatico a scopo sociale. I fondi raccolti saranno devoluti a favore della Robert F. Kennedy Human Rights Italia, organizzazione no profit creata nel 1968 a Washington DC da amici e familiari del Senatore Robert F. Kennedy, per portarne avanti l’eredità morale e realizzare il suo sogno di un mondo più giusto e pacifico”.

Dubaitaly è Media Partner del progetto, ma sarà possibile seguire le tappe del tour anche sul sito www.roadtodubai2020.com, oltre che sui principali social network.

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Il nuovo logo degli Emirati Arabi Uniti

Avete già visto il nuovo logo degli Emirati Arabi Uniti? Lo ha presentato lo Sceicco di Dubai, dopo che il novembre scorso erano stati annunciati i tre designer finalisti, selezionati per creare il brand del Paese.

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Uae logo
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Avete già visto il nuovo logo degli Emirati Arabi Uniti? Lo Sceicco di Dubai, Mohammed bin Rashid Al Maktoum, lo ha appena presentato, dopo che il novembre scorso erano stati annunciati i tre designer finalisti selezionati per creare il nuovo brand del Paese.

Come ha spiegato lo Sceicco, le sette linee del nuovo simbolo rappresentano i leader dei sette emirati che, il 2 dicembre del 1971, accettarono di unirsi sotto una unica bandiera. Non solo: la forma sinuosa e ondulata di come sono disposte le linee, evoca le dune del deserto e un Paese sempre in movimento, proiettato nel futuro e pronto all’innovazione. Lo slogan di accompagnamento? “Make it Happen”, pensato per rappresentare l’ambizione del Paese e i progressi compiuti dall’unificazione degli Emirati, 49 anni fa, fino ad oggi, ma anche le sfide per i prossimi cinque decenni.

“Il marchio nazionale degli Emirati Arabi Uniti – ha sottolineato lo Sceicco – racconta la storia della nostra unione, della nostra unità, del nostro futuro e di un Paese che sta saldamente segnando il segno in tutto il mondo. Il nostro obiettivo per il nuovo marchio è migliorare la reputazione globale degli Emirati, in cui abbiamo investito migliaia di squadre durante 48 anni di lavoro costante”.

Progettato da 49 emiratini, il logo, come detto, è stato scelto tra tre finalisti, dopo essere stato sottoposto a votazione online. E hanno cliccato sul brand vincitore oltre 10 milioni di persone provenienti da tutto il mondo. Con questa cifra record di partecipanti alla selezione, è stato deciso di legare il nuovo simbolo ad una buona causa: verranno piantati oltre 10 milioni di alberi, tra cui mangrovie, in Nepal (a Nawalparasi, che ospita specie in via di estinzione tra cui i leopardi e la tigre del Bengala) e Indonesia (nell’isola di Numfoor, una delle aree più svantaggiate di questo Paese).

“Gli Emirati pianteranno 10 milioni di alberi e con loro pianteremo una nuova speranza e una nuova storia di ispirazione – ha aggiunto lo Sceicco -. Per questo chiediamo a tutti i settori e le entità del Paese di utilizzare questo logo come parte delle loro iniziative strategiche ed eventi che aiutino a trasmettere la storia degli Emirati Arabi Uniti nel mondo “

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