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Russia-Emirati: i rapporti si rafforzano

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Russia-Emirati: i rapporti si rafforzano
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Petrolio, energia nucleare, aviazione e ambiente. Son stati i temi principali discussi ad Abu Dhabi dal Principe ereditario emiratino Mohamed bin Zayed e dal Presidente russo Vladimir Putin.

Circondata da un’accoglienza definita dai media russi come straordinaria – “celebrata in un modo che potrebbe sorprendere anche un ospite VIP che ha visto tutto”, ha scritto l’agenzia di stampa Sputnik – l’incontro tra i due capi di stato ha visto la firma di accordi commerciali in diversi campi, rafforzando i rapporti tra i due Paesi. Primo tra tutti, la compagnia petrolifera nazionale di Abu Dhabi, Adnoc, ha assegnato alla società russa Lukoil una quota del 5% nel giacimento di gas di Ghasha.

Non solo, il fondo sovrano degli Emirati Arabi Uniti, Mubadala Investment Company, e il suo omologo russo, il Russian Direct Investment Fund (RDIF, hanno siglato sei nuovi documenti nell’ambito del loro partenariato di investimento a lungo termine iniziato nel 2013: tecnologie avanzate, intelligenza artificiale, assistenza sanitaria, trasporti e logistica i settori nei quali i due Paese coopereranno con nuovi progetti che verranno sviluppati sia in Russia che negli Emirati.

“Siamo orgogliosi della partnership dinamica che abbiamo sviluppato negli anni con RDIF – ha sottolineato Khaldoon Khalifa Al Mubarak, amministratore delegato del gruppo Mubadala -. I sei accordi di collaborazione annunciati oggi dimostrano la forza della relazione multidimensionale che continua a prosperare tra RDIF e Mubadala come simbolo del legame molto più profondo tra le nostre due nazioni. Rimaniamo impegnati a sostenere queste nuove iniziative ed a mantenere la nostra partnership produttiva con RDIF a lungo termine.”

Gli Emirati Arabi sono il principale partner della Russia nel Golfo, con un commercio bilaterale che ha raggiunto l’anno scorso oltre 3 miliardi di dollari.

La visita del Presidente russo ad Abu Dhabi ha seguito quella avvenuta a Riad, definita “un evento storico” dal ministro di Stato saudita per gli Affari Esteri, Adel al-Jubeir. Tre in particolare, i temi sul tavolo: la stabilizzazione dei prezzi del petrolio, la situazione in Siria e nella regione del Golfo Persico e il processo di pace israelo-palestinese.

E, come sottolineato anche dai media emiratini, il graduale disimpegno degli Stati Uniti dal Medio Oriente (con l’uscita dalla Siria nei giorni scorsi), aiuta a cementare l’ascesa della Russia come mediatore di potere nella zona. La visita di Putin arriva infatti in un momento di tensione massima su diversi fronti, a partire dall’Iran, fino all’Iraq, alla Libia, allo Yemen e alla Siria. Ma la posizione della Russia, che ha mantenuto buoni rapporti con i leder di tutta la regione, Iran in primis, potrebbe costituire un fattore stabilizzante per tutta la regione.

L’esperienza maturata in anni di collaborazione con società multinazionali e un team di professionisti affermati nel campo della consulenza aziendale, ha creato Dubai Start. Siamo il punto di riferimento per chi vuole esplorare, conoscere e iniziare business in una delle più importanti capitali della finanza mondiale. La nostra offerta è strutturata in pacchetti con servizi trasparenti e prezzi competitivi, per le esigenze di ogni genere di business e attività.

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Expo 2020 Dubai: ci accoglieranno i portali di Asif Khan

I 25 milioni di visitatori attesi all’esposizione universale saranno accolti, e passeranno fisicamente, attraverso tre imponenti portali d’ingresso, firmati dall’architetto britannico Asif Khan.

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I portali di Asif Khan ci accoglieranno all'Expo
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Pronti ad entrare in nuovi mondi? Benvenuti ad Expo 2020 Dubai. I 25 milioni di visitatori attesi all’esposizione universale saranno accolti, e passeranno fisicamente, attraverso tre imponenti portali d’ingresso, firmati dall’architetto britannico Asif Khan. Il progetto è stato svelato nei giorni scorsi e va ad aggiungersi alle avveniristiche opere architettoniche che stanno prendendo forma nel sito di Expo.

Le tre strutture, che sorgeranno agli ingressi dei tre distretti tematici, Opportunità, Sostenibilità e Mobilità, sono realizzati in fibra di carbonio e resina, in una combinazione di fili finissimi. Misurano 21 metri di altezza ciascuno, come un edificio di circa sei piani, e 30 metri di lunghezza, con una porta di 10 metri che verrà aperta, in un gesto simbolico di accoglienza universale, ogni mattina.

L’idea che ha ispirato l’architetto è quella di creare un luogo di transizione in linea con “Connecting Minds, Creating the Future”, tema di questa edizione di Expo, oltre alle forme dell’architettura araba “mashrabiya”, ovvero all’intricato design utilizzato in tutta la regione per filtrare la luce e far scorrere l’aria.

“I portali saranno la prima cosa che si vede quando ci si avvicini al sito – ha dichiarato Asif Khan – quindi diventeranno un punto di riferimento all’inizio e alla fine del viaggio a Expo 2020. Vorrei che i visitatori di Expo, in particolare i bambini, fossero ispirati da un’architettura che non avevano mai visto prima, entusiasti del fatto che faccia parte del patrimonio della regione. Passare attraverso le porte rappresenta l’atto, fisico e simbolico, di muoversi dal passato verso il futuro”.

“Non vediamo l’ora di aprire le nostre porte al mondo il 20 ottobre 2020 – ha sottolineato Ahmed Al Khatib, Chief Development and Delivery Officer ad Expo 2020 Dubai – e i portali di accesso offriranno un modo meraviglioso per accogliere milioni di persone provenienti da tutto il globo a quello che sarà lo show più grande del mondo, dando un primo assaggio della straordinaria architettura e dell’innovazione rivoluzionaria che sperimenteranno in tutto il sito”.

Intanto, per chi è curioso di vedere a che punto sono i lavori nel mega cantiere di Expo, sono stati resi pubblici questi nuovi filmati, ripresi da un drone, della piazza centrale Al Wasl, cuore dell’esposizione, e della sua spettacolare cupola che sarà anche un mega schermo di proiezioni a 360 gradi.

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Abu Dhabi: la centrale nucleare è pronta a partire

La centrale nucleare di Barakah, prima nella regione del Golfo, è pronta a partire. Nei prossimi mesi verrà attivato il primo dei quattro reattori che, tutti insieme, soddisferanno il 25% del fabbisogno di energia del Paese.

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Abu Dhabi: al vi ala centrale nucleare
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Con il rilascio della licenza per operare, la centrale nucleare di Barakah, prima nei Paesi del Golfo, è pronta a partire. Nei prossimi mesi verrà attivato infatti il primo dei quattro reattori che, tutti insieme, avranno una capacità di 5.600 megawatt e soddisferanno il 25% del fabbisogno di energia degli Emirati Arabi.

Grazie all’impianto, che sarà gestito dalla Nawah Energy Company, consociata dell’Emirates Nuclear Energy Corporation (ENEC), “si segna un nuovo capitolo del nostro viaggio per lo sviluppo di energia nucleare pacifica”, ha affermato lo sceicco Mohamed bin Zayed, principe ereditario di Abu Dhabi.

Una volta pienamente operative, le quattro unità della centrale di Barakah eviteranno il rilascio di 21 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio ogni anno, equivalenti alla rimozione di 3,2 milioni di automobili dalle strade del Paese su base annuale.

Gli Emirati Arabi si sono infatti prefissati l’obiettivo di ridurre la dipendenza dagli idrocarburi al 76% nel 2021 (era al 98% nel 2012). Il Paese, terzo produttore di greggio all’interno dell’Opec, con circa il 4% della produzione globale di petrolio, prevede di aumentare il contributo di energia pulita al 44% entro il 2050.

Non solo, secondo l’ENEC la centrale porterà opportunità di lavoro di alto livello nel Paese, oltre a dare il via alla crescita di un nuovo settore industriale. Gli Emirati sono il primo Paese del Golfo ad attivare una centrale nucleare (il progetto complessivo vale 20 miliardi di dollari), secondo la strategia di diversificazione energetica perseguita da anni, che prevede anche ingenti investimenti nelle energie rinnovabili.

L’impianto, situato vicino alla città di Ruwais, ad ovest di Abu Dhabi, vicino al confine con l’Arabia Saudita, ha richiesto 12 anni per essere realizzato e ha visto lavorare 18.000 persone al progetto durante la fase di costruzione.

Nel 2009, la Korea Electric Power Corporation (KEPCO), la più grande società di energia nucleare della Corea del Sud, è stata selezionata come Prime Contractor dall’ENEC, per lo sviluppo della centrale. Nell’ottobre 2016, ENEC e KEPCO hanno poi firmato un accordo di joint venture per una cooperazione a lungo termine al programma di energia nucleare pacifica degli Emirati Arabi. Attraverso la joint venture, è stata quindi fondata la Nawah Energy Company per la gestione e la manutenzione dell’Impianto di Barakah.

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Un quarto di secolo negli Emirati Arabi: intervista a Piero Ricotti

Da profondo conoscitore di questa regione del mondo, lo abbiamo incontrato per capire meglio in quale direzione stia andando il Paese, con l’Expo alle porte e una situazione geopolitica in Medio Oriente particolarmente delicata.

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Un quarto di secolo negli Emirati Arabi: intervista a Piero Ricotti
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Ajman era un nome sconosciuto, che aveva letto su alcuni francobolli della sua collezione, quando era un bambino, e che non sapeva proprio dove collocare sul mappamondo. Ripensandoci oggi, dopo venticinque anni di vita negli Emirati Arabi Uniti, sembra quasi un segno del destino. Piero Ricotti, Managing Director della società Tecnosistemi e Presidente della Camera di Commercio Italiana negli Emirati Arabi per dieci anni, dopo un quarto di secolo qui nel deserto ha visto Dubai e gli altri emirati crescere e trasformarsi.

Nato in un piccolo Paese delle Alpi piemontesi, alle pendici del Monte Rosa, in provincia di Vercelli, Piero Ricotti ha iniziato a viaggiare negli Emirati Arabi nel 1994, quando spostarsi tra Deira e Jebel Ali, i due estremi della città, era quasi un viaggio, con tanta sabbia e pochissime costruzioni.

Da profondo conoscitore di questa regione del mondo, lo abbiamo incontrato per capire meglio in quale direzione stia andando il Paese, con l’Expo alle porte e una situazione geopolitica in Medio Oriente particolarmente delicata.

Come è arrivato a Dubai?
Il mio è stato veramente un caso di “serendipity”. Lavoravo a Milano all’Italtel, grande azienda nel settore delle telecomunicazioni, soprattuto a quel tempo, e partecipammo quasi per caso ad una gara per Etisalat, l’operatore delle telecomunicazioni degli Emirati. Venimmo selezionati tra 27 partecipanti da tutto il mondo e, per farla breve, quella che avrebbe dovuto essere una permanenza di tre mesi, solo per l’avvio dei lavori, è una presenza che dura ancora adesso, seppur con diversi cambi a livello societario. Una esperienza molto importante per me, non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano.

Ha visto Dubai nascere, trasformarsi, crescere: che cosa l’ha impressionata di più in questi anni?
Quello che mi ha colpito di più è sicuramente, in un semplice binomio, il “plan and execute”, ovvero la capacità che esiste negli Emirati di pianificare ed eseguire i lavori nei modi e nei tempi. La leadership e le organizzazioni governative sono notevolmente performanti nel Project Management. La seconda cosa che mi ha sorpreso, diciamo maggiormente in questa ultima decade, è che la parte visibile del Paese, i beni materiali, sono eccezionali, sotto gli occhi di tutti, come la torre più alta del mondo e gli altri primati di questa città, ma è la parte immateriale che colpisce ancora di più. Il fatto cioè che ci siano una sinagoga e una chiesa in costruzione, una accanto all’altra, insieme ad una moschea, il fatto che ci sia un Ministro della felicità o ancora un Ministero per l’Intelligenza Artificiale. L’attenzione profonda verso tutti gli aspetti diciamo della crescita immateriale, che poi diventa anche materiale chiaramente, mi hanno colpito profondamente. Questa tolleranza, il rispetto per tutte le persone, per tutte le religioni, è davvero un insegnamento. Io aggiungo sempre come nella storia del mondo, in diversi momenti storici, i baricentri cambino: pensiamo ad esempio alla famosa Casa della conoscenza di Baghdad, o all’Impero romano, ma anche alla Cina o al Rinascimento italiano. Ecco sono convinto che tra venti, trenta o quaranta anni, sui libri di scuola dei nostri figli si leggerà di Dubai e degli Emirati Arabi Uniti. E’ veramente fantastico quello che stiamo osservando qui in questo preciso momento storico: la capacità di immaginare e creare il futuro.

Ci sono molti pregiudizi sulla cultura araba e sulla religione islamica e, forse mai come in questo momento storico, c’è una divisione tanto netta tra Occidente e Oriente. Che cosa ha imparato da questa città e da questa cultura?
I pregiudizi nascono dall’assenza di conoscenza. Islam vuole dire “submission to God” ed è una religione assolutamente pacifica e anche con forti radici scientifiche. Per me, vivere qui, ha significato certamente conoscere e vedere che l’Islam è una religione di grandissima tolleranza e di grande umanità. Non ho mai trovato difficoltà e ho avuto un senso di accoglienza profondo, al quale noi in Europa e in Occidente non siamo abituati. Non solo: io credo che qui abbiamo una guida, persone che vogliono fare il bene di un Paese, che riflettono, che pensano, mentre purtroppo in Europa siamo spesso senza guida e l’obiettivo di chi fa politica è più egoistico. Tanti anni fa avevo letto un libro di un cardinale spagnolo che citava il concetto di autorità come servizio. Ecco questo è importante, riconoscere, quando si raggiunge una posizione di leadership, che bisogna fare di più per gli altri e non di meno. Purtroppo nei nostri modelli occidentali, spesso il bene comune, il bene del Paese è dimenticato o passa in secondo piano.

La prossima sfida sarà l’Expo e, soprattutto, il dopo Expo. Secondo lei in quale direzione sta andando e andrà Dubai?
Qui a Dubai abbiamo avuto quattro economie: quella delle perle e della pastorizia, quindi da illo tempore fino ad arrivare circa agli anni Trenta del secolo scorso; poi abbiamo avuto la Oil Economy che ha dato un impulso anche all’organizzazione più strutturata dello Stato; a seguire la Knowledge Economy, di cui anche l’edificio dove si trova il mio ufficio, e nel quale ci troviamo in questo momento ne è un frutto: Dubai Internet City, Media City, Knowledge Village sono state costruite in 365 giorni. E infine abbiamo avuto il lancio dell’economia dell’innovazione, nella quale si inseriscono l’intelligenza artificiale e il futuro. Io rilevo che i tempi di passaggio da una economia all’altra si accorciano, e che la capacità di Dubai in particolare, e degli Emirati in generale, di essere sempre più avanti e di raggiungere l’eccellenza, rimane costante. Su questa base, quindi, io credo che Expo sia solo un nodo della crescita, un trampolino, un punto visibile, ma di per sé la crescita sarebbe venuta comunque. Certo, Expo 2020 Dubai sarà d’aiuto, amplificherà ulteriormente il nome di Dubai in ogni angolo del mondo.

In molti sostengono che il modello Dubai “costruisco e poi riempio” non funzioni più. Lei cosa ne pensa?
Qui provo a risponderle con un aneddoto. Quando Sheikh Rashid bin Saeed Al Maktoum, quindi il padre dell’attuale Sceicco di Dubai, decise di mettere mano a Port Rashid, le navi che arrivavano erano davvero poche e i consulenti inglesi gli suggerivano che il porto fosse già grande abbastanza. Lui decise di raddoppiare, eppure le navi non c’erano. Non solo, fece aprire anche un altro porto, quello di Jebel Ali, lontanissimo dalla città: oggi è uno dei porti più importanti del mondo. E ancora, quando io guidavo nel 1995-1996 e abitavo a Deira, arrivare a Jebel Ali e poi ad Abu Dhabi era un viaggio. A Ghantoot c’era un controllo di polizia in quanto si cambiava emirato, a Jebel Ali un albergo solo; era impensabile immaginare che un giorno sarebbe stato tutto costruito. Non vorrei trovarmi come quei signori al tempo di Sheik Rashid che dicevano che stava costruendo troppo e poi la sua visione era corretta. Quindi ho un giudizio sospeso, ma di grande fiducia.

Da donna le voglio fare una domanda sulle donne emiratine: secondo lei come è cambiata la condizione femminile nel Paese in questi anni?
Parto da una storia che riguarda la mia famiglia. Mia nonna, nata nel 1895, portava il velo nero, sempre; ho visto i suoi capelli la prima volta quando avevo 14 anni. Mia mamma, classe 1932, lo portava per andare in chiesa; mia sorella, classe 1957, adesso mai, da bimba qualche volta per imitazione. E se io faccio un parallelo rispetto al Piemonte orientale, posso dire che 25 anni fa, qui negli Emirati, la prevalenza delle donne portava la maschera oltre al velo, poi un po’ di meno, e oggi le ragazze portano le abaya aperte e i ciuffi che escono dai loro copricapo. Oserei dire che si può fare un parallelo mamma-nonna-sorella quasi perfetto; poi ovviamente ciascun Paese ha le proprie specificità ed è bello che sia così. Questo per dire che anche qui le donne stanno facendo un percorso. Oggi rappresentano il 50% dei membri nel National Federal Council e il loro ruolo è effettivo nella società, ci sono tante donne manager davvero molto preparate, forse più che nel nostro Paese.

A questo punto un’ultima domanda è d’obbligo: c’è qualcosa che non le piace di Dubai, a parte il caldo?
Così mi toglie la risposta di bocca. L’estate è davvero un momento difficile qui, uno dei miei sogni è riuscire a stare in Europa un mese in più nel periodo caldo. Devo dire che io sono veramente entusiasta di questo Paese, perché mi ha dato tantissimo dal punto di vista professionale, culturale, umano. E’ stato per me un arricchimento continuo. Qualcosa che non mi piaccia, non la trovo davvero.

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