Connettiti con noi

Arts & Culture

La lingua italiana va in scena anche a Dubai

Pubblicato

su

La lingua italiana va in scena anche a Dubai
Tempo di lettura stimato: 3 minuti

In occasione della XIX Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, dal 21 al 27 di ottobre, l’Istituto Italiano di Cultura di Abu Dhabi organizza due appuntamenti da non perdere, alla scoperta della magia del teatro e della bellezza della nostra lingua.

Il 25 ed il 26 ottobre, l’Italiano sale sul palcoscenico (questo il tema dell’edizione 2019 della Settimana) anche a Dubai e ad Abu Dhabi, con due spettacoli teatrali dedicati ai piccoli e un workshop di costruzione di burattini.

L’appuntamento di Dubai è il il 25, al The Junction Theatre, a partire dalle 16, con “1,2,3..canta con me!”. Nel quarantennale della sua attività, il Teatro Verde di Roma, storica compagnia italiana di teatro di figura, porta a Dubai la sua energia travolgente e i suoi burattini. Diego con il suo ukulele ci racconta, cantando, tante storie, filastrocche, canzoni e poesie. Diego non sarà da solo, bensì in compagnia di un esercito di buffi personaggi che lo aiuteranno – o almeno ci proveranno – nell’incantare il pubblico. L’orchestra buffa di orchi, la pecora petulante, la maialina raffinatissima, il cavallo cantante, la mucca buongustaia e chissà chi altro. I bambini ascolteranno storie, canteranno le canzoni e parteciperanno agli sfrenati balli, tra risate, rime e altre stramberie. A seguire un workshop di costruzione di burattini. Età consigliata: dai 3 ai 10 anni. La registrazione, che trovate qui, è obbligatoria e gratuita.

Il 26 ottobre, invece, ci si sposta ad Abi Dhabi con “Fiabe italiane”, alla Sheikh Zayed Private Academy for Boys, a partire dalle 11. Un viaggio attraverso l’Italia, gli italiani e le loro lingue ispirato alle Fiabe Italiane di Italo Calvino, a cura di Cà Luogo D’Arte. Per i piccoli e per chi piccolo è un po’ rimasto. Le fiabe del popolo italiano, fiabe raccolte con grande minuzia dal Nord al Sud, fiabe apparentemente tutte uguali, ma che hanno assorbito l’eco lontana dell’anima del popolo, gli odori del bosco e del mare, gli accenti di dialetti ormai perduti, il profumo di povertà e di cibi diversi, mantenendo la passione e la speranza che si esprimeva nell’attitudine di “narrar fiabe”. Due “raccontatori ” si muovono nella scenografia di un’Italia in miniatura, che, come un grande flipper, si illumina a caso su una regione o una città. Sono molto simili le une alle altre, le fiabe italiane, nei passaggi obbligati per arrivare alla soluzione, nei motivi che cambiano semplicemente “tipo”, nelle morali finali. Sta infatti alla piccola e grande “arte italiana” di questi due raccontatori organizzarle, valorizzarle, tenendole unite col sottile filo della storia di un popolo che trasmette con esse il colore dei suoi luoghi, le sue fatiche e le sue speranze. Età consigliata: dai 7 anni in su. La registrazione, che trovate qui, è obbligatoria e gratuita.

 

Clicca per commentare

lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Arts & Culture

Italian Vanity Art Exhibition: artisti italiani in mostra a Dubai

Venti artisti italiani emergenti espongono le loro opere, in un ponte tra Italia ed Emirati Arabi

Pubblicato

su

Italian Vanity Art Exibition: artisti italiani in mostra a Dubai
Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Il 20 febbraio, presso la Cartoon Art Gallery, è stata inaugurata la sesta edizione dell’Italian Vanity Art Exibition, in cui sono presenti quest’anno venti artisti italiani coi loro lavori di pittura, scultura, fotografia e installazioni.

La curatrice e organizzatrice della mostra, Gina Affinito, che in passato ha vissuto anche a Dubai, ma che ora coordina e cura “Antica Saliera” uno spazio espositivo in un magnifico palazzo del 1200 nel centro storico di Lecce, ha costruito negli anni un ponte tra la cultura artistica degli Emirati Arabi e quella dell’Italia, per far sì che artisti emergenti italiani possano far conoscere la loro creatività e i loro lavori.

All’apertura dell’esposizione erano presenti alcuni artisti che hanno voluto accompagnare le loro opere, tra cui Lory Marrancone e Fabrizia Folchitto, e alcuni artisti locali, fra cui Ahmed Al Awadhi, che hanno omaggiato con la loro presenza l’esposizione spinti dalla curiosità e dall’amore verso l’arte. L’emittente televisiva “Zee TV” ha ripreso l’avvenimento ed effettuato interviste alla curatrice, agli artisti e ad alcuni visitatori.

Volgendo lo sguardo qua e là mentre gironzolo nella sala, ho colto diversi stili espressivi: dipinti appartenenti alla corrente figurativa, altri a quella astratto/informale, bellissimi lavori in White Painting, Astrattismo, sculture in legno di melo levigate, una bizzarra installazione dall’impatto visivo notevole “Big CyberFish” assemblata con l’uso di parti dei primordiali mitici Commodore 64, un angolo “FoulArt, che ci mostra foulard creati con sete delle Antiche Seterie di San Leucio raffiguranti con vividi colori le Piazze nel Mondo, e tanti altri lavori interessanti.

Mi chiedo: “Sono qui e guardo, ammiro, mi lascio attrarre e stupire, ma quale è il fil rouge che tiene uniti tutti questi elementi così diversi fra loro?”. Apparentemente non c’è. Ma la sensazione di sentirmi avvolta da un qualcosa che ogni opera emana mi dà la risposta: è semplicemente quella passione che l’artista impiega durante il processo creativo che lo porta ad aprire e riversare il suo mondo interiore al mondo là fuori. È un lavoro difficile questo, indipendentemente dal valore commerciale del risultato. Ogni espressione è degna di rispetto, va osservata, sarebbe meglio dire “guardata” come si guarda qualcosa che incuriosisce, come si guarda e si riguarda un film che si ama, o un libro che si legge, che incuriosisce ma ci costringe anche a pensare che cosa possa portare l’artista a comunicarci i suoi sogni, i suoi incubi, i suoi pensieri, a mettere a nudo il proprio IO interiore rendendocene partecipi.

Per cinque giorni, fino al 25 febbraio, in quella sala il Tempo è come se si fermasse, noi spettatori stiamo fuori dalla nostra vita quotidiana e assistiamo a questo unico magico organismo che pulsa di vita altrui.

E come diceva James Joyce: “Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch’essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un’immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l’Arte”.

Continua a leggere

Arts & Culture

100per100 Italian Talks Dubai

A Dubai la conference sul Made in Italy per analizzare come migliorare l’export italiano nel Golfo in occasione di Expo 2020

Pubblicato

su

100per100 Italian Talks Dubai
Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Opportunità, crescita, connessione. Sono questi i tre concetti chiave emersi durante l’appuntamento emiratino dei 100per100 Italian Talks, la conference internazionale organizzata da I Love Italian Food, in occasione della 24esima edizione di Gulfood, e realizzata il 20 febbraio presso Roberto’s, una delle icone della ristorazione italiana a Dubai.

“Il 2020 è l’anno di Expo a Dubai e siamo tutti fiduciosi che questa esposizione rappresenti per l’Italia un’occasione di crescita e visibilità del nostro saper fare. Abbiamo deciso di realizzare un Talks a Dubai per capire come possiamo sfruttare questa opportunità e per farlo abbiamo coinvolto cinque opinion leader, che a Dubai vivono e lavorano, conoscono quindi il mercato e possono darne una visione analitica e approfondita”, commenta Alessandro Schiatti, socio fondatore di I Love Italian Food, progetto internazionale impegnato nella promozione e difesa dell’autentica cultura enogastronomica italiana nel mondo.

Si sono susseguiti così sul palco gli interventi degli esperti e opinion leader coinvolti sui 100per100 Italian Talks tra contributi di imprenditori, chef, distributori, ristoratori e istituzioni.

Amedeo Scarpa, Direttore dell’ufficio ICE di Dubai, che ha patrocinato l’iniziativa, dopo aver fatto una fotografia del mercato locale e delle cifre legate all’export F&B italiano, ha affermato che Expo non può che rappresentare un’opportunità win-win, per tutti gli attori coinvolti che, facendo squadra, possono far emergere il valore del nostro Made in Italy. Ha poi citato il motto del Padiglione Italiano ad Expo 2020: “Beauty connects people”, dove la bellezza è intesa come una risorsa strategica per costruire un futuro basato sul dialogo e sulla collaborazione tra persone e nazione, nel rispetto dei valori, della concorrenza, dei diritti, dell’innovazione e dello sviluppo sostenibile.

È seguito poi il punto di vista proposto dal mondo degli chef, rappresentati da Francesco Guarracino, Group Executive Chef di Roberto’s e da anni tra i protagonisti della ristorazione negli Emirati. Chef Guarracino, dopo aver raccontato come sia cambiata la consapevolezza e la conoscenza delle persone sul cibo italiano, ha portato la sua visione su Expo affermando che l’esposizione universale rappresenterà una vetrina per il patrimonio culinario italiano, quello classico e non solo, che porta con sé la sensazione dell’esperienza autentica nostrana.

La stessa esperienza apprezzatissima anche da chi non ha origini italiane, ma contribuisce con il proprio lavoro allo sviluppo e alla diffusione dei nostri prodotti. È il caso di Bhushant Gandhi, General Manager di Truebell, uno dei maggiori distributori F&B del Medio Oriente. Anche da parte di un addetto ai lavori che racconta di aver sempre creduto, anche contro la volontà del padre, nel potenziale dei prodotti Made in Italy, la visione che emerge per questo Expo 2020 è quella dell’unione, di come si possa fare squadra contribuendo così allo sviluppo di produttori di piccole o medie dimensioni, che puntano ad entrare sul mercato del Golfo, non solo cibo, ma anche beverage.

Ad integrare la visione sul tema protagonista di questi Talks anche il punto di vista di un imprenditore italiano che su Dubai ha investito, portando il nostro saper fare e promuovendo ogni giorno il Made in Italy con attività di catering e ristorazione. Tra i relatori, ha preso la parola Giuseppe Esposito, Chairman di EP World, società proprietaria delle catene di ristoranti Ecco – Pizza & Pasta e Cappuccini Italiani, oltre che tra i leader nel settore del catering. L’imprenditore ha raccontato dell’esperienza di EP, che dura da oltre 45 anni, di come hanno portato da Napoli agli Emirati l’expertise della cucina italiana, mantenendo però sempre il rispetto per il gusto locale. EP è inoltre l’unica società italiana che si è aggiudicata un appalto all’interno di Expo, dove sarà presente per sei mesi con uno spazio ristorazione, naturalmente Made in Italy. Qui, ha spiegato Giuseppe Esposito, si punterà soprattutto alla cucina regionale italiana, valorizzando così la varietà della nostra tavola, senza dubbio uno dei punti di forza della nostra cultura enogastronomica.

Ma oltre ad essere varia, la dieta italiana è anche tra le più salutari. Da questo concetto di healthy Giacomo Casinetto, Managing Director di Casinetto, leader tra i distributori di prodotti Made in Italy a Dubai, ha presentato la sua visione su Expo 2020. Dal suo intervento è emerso nuovamente come Expo rappresenti non solo un’opportunità di crescita per l’economia italiana, ma anche un aumento dei consumi e un’occasione per promuovere il rinomato lifestyle italiano.

L’appuntamento è quindi al 20 ottobre 2020, giorno in cui Expo inaugurerà a Dubai presso il nuovo World Expo e per 173 giorni animerà il Golfo, promuovendo la cultura, la sostenibilità e le connessioni tra nazioni, portando, ne siamo sicuri, crescita e opportunità anche al nostro Made in Italy.

100per100 Italian Talks è un progetto realizzato grazie al supporto dei partner di I Love Italian Food: Redoro, EP World, Flavor, Authentico, Gustatus International, Roberto’s, venue partner dell’evento; Dubaitaly, media partner del progetto e ICE – Italian Trade Agency per il patrocinio concesso.

I Love Italian Food
Associazione culturale no profit e network, promuove e difende la vera cultura enogastronomica italiana nel mondo. Creata in Italia, nel cuore della Food Valley nel 2013 da un gruppo di amici appassionati di cibo italiano, oggi I Love Italian Food è una community internazionale che nel 2017 ha raggiunto più di un miliardo di contatti digitali in tutto il mondo. Con il suo network di oltre 8.000 professionisti, I Love Italian Food produce ogni giorno contenuti per la sua piattaforma digitale, organizza eventi internazionali per creare un dialogo con i professionisti del settore e supporta iniziative di ricerca e formazione.

Website
Facebook
Instagram

Continua a leggere

Arts & Culture

Women Heritage Walk 2020: cinque donne italiane nel deserto

Per la prima volta hanno partecipato cinque Sand Sisters di nazionalità italiana, riunite nel deserto degli Emirati Arabi da tutto il mondo.

Pubblicato

su

Women Heritage Walk 2020: cinque donne italiane nel deserto
Tempo di lettura stimato: 6 minuti

* di Adriana Ranalli e Giacinta Acerbi

Si è da poco conclusa la Women Heritage Walk, quest’anno alla sua sesta edizione. Cinque giorni di cammino nel deserto alla scoperta delle più profonde tradizioni emiratine, insieme a donne da tutto il mondo. L’iniziativa è nata nel 2015, grazie a Jody Ballard, americana, e Asma Sedeeq Al Mutawa, emiratina. Ringraziamo Adriana Ranalli e Giacinta Acerbi per avere condiviso con noi la loro esperienza e per avere scritto questo articolo.

Un viaggio sulle orme degli antenati degli Emirati Arabi
La Women Heritage Walk è un trekking culturale annuale di cinque giorni, da Abu Dhabi ad Al Ain, negli Emirati Arabi Uniti. La camminata, di 125 km, ricrea il viaggio stagionale fatto dagli antenati: dalla costa all’oasi nell’entroterra, dove le famiglie si univano tradizionalmente alla raccolta dei datteri e godevano del clima più fresco di Al Ain, durante i mesi più caldi dell’anno. Istituita nel 2015, la Women’s Heritage Walk è un’esperienza di vita che accompagna le partecipanti in un viaggio attraverso la storia, le collega al patrimonio e alla cultura degli Emirati Arabi e le aiuta a stringere legami più profondi con sé stesse e con gli altri, attraverso lo sviluppo fisico, mentale ed emotivo.

Per la prima volta un gruppo italiano
Per la prima volta quest’anno, la Women Heritage Walk ha visto il coinvolgimento di cinque Sand Sisters di nazionalità italiana. Vivono all’estero e hanno scelto di ritrovarsi negli Emirati Arabi per condividere una once in a lifetime experience. Adriana arriva da Baku (Azerbaijan), ma ha vissuto per alcuni anni a Dubai come Giacinta, ora rientrata a Milano. Cristiana ha raggiunto il gruppo da Dallas (Texas) mentre Milena da Phuket (Tailandia). Unica presenza ancora “locale” è Marta, che vive con la famiglia a Dubai. Ancora una volta gli Emirati Arabi si confermano un hub internazionale in cui è naturale darsi appuntamento per vivere esperienze uniche in contesti multiculturali, sempre pronti all’accoglienza.

L’esperienza di Adriana e Giacinta
Abbiamo partecipato alla recente edizione di Women Heritage Walk 2020 perché abbiamo amato il deserto sin dal primo camping fatto con famiglia e amici, anni fa. Poter ripetere l’esperienza prolungata per cinque giorni, con una forte componente culturale, ci è sembrata un’occasione da non perdere. Con altre tre italiane abbiamo arricchito il team delle sessanta Sand Sisters, di varie nazionalità: da emiratine, a siriane, palestinesi, libanesi, svedesi, australiane, canadesi, svizzere, francesi, belghe e molte altre ancora. 125 km in cinque giorni per raggiungere le oasi di Al Ain, partendo da Abu Dhabi. Circa 25/30 km giornalieri di cammino tra le dune, percorrendo una traccia segnata dalle bandiere degli Emirati Arabi per conquistare, prima del tramonto, il campo preparato per la notte. La sfida è stata fisica e mentale, in una cornice magica di solidarietà femminile e di rievocazione delle tradizioni nomadi emiratine. Dal rituale del tè alla preparazione del caffè, all’ascolto delle testimonianze di meravigliose donne che oggi arricchiscono il panorama culturale e lavorativo degli Emirati Arabi. Poi l’osservazione delle stelle, guidata dagli astronomi del centro astronomico di Al Ain, e ancora la sensibilizzazione per il recupero e il salvataggio dei cani Saluki, razza autoctona del deserto. Ai tanti cammelli e gazzelle che incontravamo nel nostro cammino. La componente culturale ha giocato un ruolo molto forte a nostro parere, perché oltre a distrarci dalla fatica, ci ha permesso di conoscere e approfondire aspetti legati alla vita del deserto che per tanti turisti o residenti nei Paesi del Golfo sono poco conosciuti. E poi lo spirito di squadra, la voglia di raggiungere la meta insieme alle tue Sand Sisters, o anche la discussione preliminare su quale strategia adoperare per affrontare meglio questa o quella duna, per alleggerire il cammino o semplicemente per alleviare il dolore ai piedi. Momenti di goliardia misti a tanta tenacia. La condivisione dei gesti quotidiani con donne di molteplici culture e religioni ha rappresentato per noi un altissimo valore aggiunto di questa marcia. La consigliamo vivamente a chi avesse la possibilità di staccare la spina per qualche giorno e volesse entrare in simbiosi con il deserto, tanto inospitale all’apparenza, ma così ricco di storie e di vita.

La parola alle fondatrici della Women Heritage Walk
“Sono arrivata ad Abu Dhabi nel 2010 – ci ha spiegato Jody Ballard – e mi sono resa conto che sapevo molto poco di questa regione, della sua cultura e del suo patrimonio. Ho iniziato a leggere tutto ciò che ho potuto sulla storia e ho scoperto questo ‘spostamento’ stagionale ad Al Ain, che veniva fatto dalla popolazione locale durante il periodo più caldo dell’anno. L’ho trovato intrigante. Poi, nell’ottobre 2011, ho letto un articolo sulla prima pagina del The National che parlava di un avventuriero, Adrian Hayes, il quale aveva appena seguito le orme di Wilfred Thesiger. Ho studiato questo articolo e ho pensato: dov’erano le donne? Come era per loro percorrere questa distanza in stato di gravidanza o con bambini e anziani? Io mi occupo di programmi per il benessere delle donne sin dai primi anni Novanta e sapevo che sperimentare la difficoltà di camminare nel deserto avrebbe giovato le donne, permettendo di conoscere molte usanze e abitudini beduine e di creare un legame, una piccola comunità femminile. I primi anni siamo state io e Brenda O’Regan a imparare questa lezione di perseveranza. Ci siamo poi avvicinate alla Salama Bint Hamdan Al Nahyan Foundation, alla DCA e siamo state premiate con il loro sostegno, che continua ancora oggi”.

Asma Sedeeq Al Mutawa ci tiene a ricordare, prima di tutto, le parole dello Sceicco Zayed Bin Sultan Al Nahyan, fondatore degli Emirati Arabi Uniti: “Chi non conosce il proprio passato – diceva lo Sceicco – non può trarre il meglio dal presente e dal futuro, perché è dal passato che impariamo”.

“Io credo che vivere la propria verità significhi viverla in ogni luce​​ – ci spiega invece Asma Sedeeq Al Mutawa -. Leggere della propria storia o sentirne parlare è molto diverso dallo sperimentarla fisicamente sulle stesse orme di coloro che erano qui prima di noi. Coloro che ci hanno dato gli strumenti per arrivare dove siamo oggi. Camminare nei deserti degli Emirati Arabi, da Abu Dhabi ad Al Ain, mi ha insegnato la pazienza con me stessa e con le mie sorelle di cammino, al mio fianco, la perseveranza mentale e fisica, un profondo apprezzamento e gratitudine per la mia cultura e la mia identità che si basano sull’ospitalità e che permettono a tutti di sentirsi i benvenuti, come in una famiglia. Quando si percorre una stessa strada con un obiettivo collettivo, lo si fa armoniosamente, proteggendosi e aiutandosi a vicenda, liberandosi dei propri averi, perché tutto appartiene a tutti. Alla fine, si raggiunge la meta con un solo cuore e le mani unite. Che risultato, la Women Heritage Walk è più che una camminata, è il senso più profondo della vera appartenenza”.


Continua a leggere

WAM.AE News

Trending

Copyright © 2014-2020 Dubaitaly

it_ITIT
en_GBEN it_ITIT