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“Valorizzeremo l’Italia in tutte le sue realtà”: al via il mandato dell’Ambasciatore Lener

"Valorizzeremo l'Italia in tutte le sue realtà": al via il mandato dell'Ambasciatore Lener

Dubaistart

“Valorizzeremo l’Italia in tutte le sue realtà”: al via il mandato dell’Ambasciatore Lener

Consolidare la presenza industriale italiana negli Emirati Arabi e valorizzare l’Italia in tutte le sue realtà, ovvero non solo per tutto quanto è legato alle sue famose “tre F”, Fashion, Furniture e Food, ma anche per l’innovazione, la tecnologia e il know how che il nostro Paese sa produrre.

E’ questa la priorità del nuovo Ambasciatore d’Italia negli Emirati Arabi Uniti, Nicola Lener, che da poche settimane ha cominciato il suo mandato. Una carriera di 26 anni alle spalle, sempre concentrando l’attenzione sullo sviluppo dei rapporti commerciali, sul sostegno alle imprese e al Sistema Italia all’estero.

Poi l’Expo ovviamente – proprio in questi giorni è partito ufficialmente il conto alla rovescia che, da qui ad un anno, ci porterà all’inaugurazione dell’esposizione universale -, ma anche la diffusione della cultura italiana in un territorio, come gli Emirati Arabi, dove l’interesse per la storia è forte, e l’impegno a consolidare il dialogo politico, per contribuire ad affrontare e risolvere le grandi crisi che interessano questa regione del mondo.

Ambasciatore Lener, quali saranno le priorità del suo mandato?
La priorità numero uno sarà sicuramente quella di sviluppare ulteriormente i rapporti commerciali e la presenza industriale italiana negli Emirati Arabi. Quindi attrarre investimenti in Italia e affiancare le nostre aziende presenti in questo mercato. Io vengo da una esperienza di sostegno alla internazionalizzazione delle imprese, in particolare, in questo ultimo quinquennio, al Ministero degli Esteri, quindi so che quello degli Emirati Arabi è un mercato di grandissimo interesse e con tantissime potenzialità. Ovviamente con le sue specificità, per cui il sostegno istituzionale alle nostre aziende è fondamentale e io intendo, insieme a tutto il team dell’Ambasciata, fornirlo come priorità. Non solo: vorrei sottolineare anche il ruolo crescente dell’Italia come partner politico degli Emirati Arabi: ci parliamo sempre di più, con grande franchezza, di quelli che sono gli scenari regionali e di come risolvere le grandi crisi regionali, delle quali gli Emirati Arabi sono un attore di crescente importanza e di crescente autorevolezza.

Parlare di Expo 2020 Dubai è d’obbligo. Quali opportunità porterà questo evento all’Italia, alle aziende italiane, e che cosa l’Italia porterà invece qui negli Emirati Arabi?
Vorrei precisare che la partecipazione ad Expo è gestita da un Commissariato generale che, con la sua struttura, si occupa della preparazione e della realizzazione del padiglione italiano prima, e dei contenuti che verranno presentati all’interno del padiglione poi. Ciò detto, naturalmente l’Expo sarà un’importante occasione per presentare un’idea dell’Italia che riteniamo più coerente con la realtà. Cioè non soltanto quell’Italia leader nel mondo per quanto riguarda le famose tre F, quindi beni di consumo, lusso, Made in Italy, ovvero Fashion, Furniture, Food, ma anche quell’Italia che è centro di innovazione, tecnologia, know how altamente sofisticato, benché l’immagine del nostro Paese sia meno associata a questa capacità. Quindi ad Expo, con il suo fortissimo focus sull’innovazione, nel senso di favorire le connessioni tra menti e tra Paesi per risolvere problemi e sfide globali, l’Italia può dare un grandissimo apporto. Siamo fortissimi in tantissimi settori legati all’innovazione, pensiamo alle scienze della vita, alla robotica, all’intelligenza artificiale, alla mobilità sostenibile. Insomma, possiamo dare un contributo importante e allo stesso tempo fornire al mondo una immagine dell’Italia più aggiornata, attuale, completa.

Un’immagine dell’Italia un po’ troppo stereotipata, quindi?
Scontiamo un po’ questa idea di essere un Paese per turisti rispetto ad un Paese con il quale si può lavorare puntando sull’innovazione. Expo contribuirà a correggere questo stereotipo e le nostre aziende possono svolgere un ruolo importante, sia nel padiglione sia, come stanno già facendo, nel fornire servizi o soluzioni ingegneristiche. Siamo molto orgogliosi del fatto che la cupola del cuore di Expo, la Al Wasl Plaza, sia realizzata con tecnologia italiana: una struttura in acciaio di estrema complessità. I milioni di visitatori che passeranno per Al Wasl vedranno un portato della tecnologia italiana. Ma ci sono diverse altre aziende italiane che stanno partecipando alla realizzazione di numerosi padiglioni nazionali e che stanno fornendo servizi alla infrastrutturazione del sito, direttamente alla società che organizza Expo.

Con l’Irena, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili che ha sede proprio ad Abu Dhabi, l’Italia è in prima fila anche in un settore cruciale come le energie rinnovabili…
L’Italia ha proposto la candidatura all’incarico di direttore generale dell’Irena, il dott. Francesco La Camera, eletto all’assemblea del gennaio scorso con grande successo di voti. Crediamo molto a Irena come agenzia delle Nazioni Unite che può realizzare progetti, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, ma che può anche fare crescere la consapevolezza dell’importanza delle rinnovabili tra i finanziatori internazionali, per concentrare sempre più fondi in questo settore. Noi abbiamo un grandissimo know how con Enel, uno dei più grandi player globali nel settore delle rinnovabili, e abbiamo anche tante aziende della filiera che realizzano progetti innovativi. C’e un grande potenziale anche in questo settore per l’Italia, tante soluzioni proposte da imprese media o piccole, molto flessibili ma estremamente ingegnose, che continuano ad innovare con idee e progetti che possono essere integrati e realizzati con partner emiratini.

Dal punto di vista culturale, invece, quali i progetti in programma?
L’ambizione con cui questo Paese affronta la grande sfida dell’Expo è sorprendente, anche per collocare sempre più gli Emirati Arabi sulla cresta dell’innovazione e proiettarli verso il futuro. Ecco sotto questo aspetto c’è una grande complementarità con l’Italia, un Paese di grandi tradizioni e con una lunga storia, delle quali, un Paese giovane come gli Emirati Arabi, hanno bisogno. Proprio per questo la domanda di cultura italiana che ci è giunta negli anni da parte emiratina è cresciuta. Da qui è nato il progetto, che il precedente ambasciatore ha sostenuto molto – io in realtà ne vedo i frutti – dell’Istituto Italiano di Cultura di Abu Dhabi, che verrà inaugurato ufficialmente nei prossimi mesi. Una struttura che avrà una programmazione culturale per presentare l’Italia di oggi, ma anche per mostrare le tradizioni italiane, in questo palcoscenico globale. Non dimentichiamo, infatti, che qui vive una popolazione che per otto decimi non è locale: gli Emirati sono dunque una piattaforma davvero internazionale e, con questa consapevolezza, intendiamo portare il meglio dell’Italia anche in termini di cultura.

Un suo invito rivolto ai lettori di Dubaitaly
Vorrei sottolineare che di tutti gli italiani che vivono e operano in questo Paese c’è bisogno, anche le Istituzioni ufficiali ne hanno bisogno, ed è grazie alla loro posizione nelle diverse attività, nella società, nell’economia, nella cultura che possiamo rendere più forte la presenza del nostro Paese qui, con beneficio di tutti quanti. Conto quindi moltissimo sulla vicinanza all’Ambasciata dei nostri connazionali: mi sto muovendo già in questi primissimi giorni tra Abu Dhabi, Dubai, Sharja e anche negli altri emirati, perché vorrei conoscere quanti più italiani possibile e quante più emanazioni possibili dell’italianità negli Emirati. Intendo dare un messaggio di vicinanza a tutti: l’Ambasciata è aperta e disponibile non solo per per risolvere difficoltà, ma anche semplicemente per discutere progetti da realizzare insieme.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda Dubaitaly.

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