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In attesa del National Day

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In attesa del National Day
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I preparativi sono già cominciati, bandiere, striscioni e festoni iniziano a colorare grattacieli, negozi, scuole, mall: il 2 dicembre si festeggia infatti la nascita degli Emirati Arabi Uniti, fondati nel 1971.

Ci attende quindi un lungo weekend, che comprende anche un’altra celebrazione, introdotta solo 4 anni fa: il Commemoration Day, che cade il 30 novembre, ribattezzato così lo scorso anno (prima veniva chiamato Martyrs’ Day). Il Governo ha dichiarato giorni festivi, sia per il settore pubblico che per quello privato, l’1, il 2 e il 3 dicembre: si torna quindi a lavorare e sui banchi di scuola il 4.

Tra parate, fuochi artificiali ed eventi più o meno istituzionali organizzati un po’ in tutta Dubai, il nostro consiglio rimane sempre quello di approfittare di queste giornate di festa per fare un giro e vivere un po’ più a fondo la città vecchia (Deira e Bur Dubai), scoprendo (o riscoprendo) i tanti musei, mercati, negozi, ristoranti di questi due quartieri storici. Qui trovate il calendario completo degli eventi in programma in città.

La Dubai Police ha ricordato anche alcune norme di sicurezza, che regolano in particolare l’usanza di ricoprire di adesivi le automobili con immagini degli Sceicchi e bandiere degli Emirati: le decalcomanie per le auto sono ammesse da oggi, 25 novembre, fino al 6 dicembre, dopodiché si rischiano multe salate. Gli adesivi non devono ostacolare la visuale del guidatore in nessuna modo, le aste delle bandiere non devono essere posizionate sui veicoli, le targhe devono essere ben visibili. Non solo: conducenti e passeggeri non devono usare bombolette spray, stiparsi in troppi nelle automobili e sporgersi da tettucci e finestrini. La Dubai Police ricorda anche – sì, Dubai è sempre un misto tra passato e futuro – che è vietato l’uso di cammelli e cavalli sulle strade pubbliche.

Ma vediamo meglio che cosa si celebra in questi giorni.

Commemoration Day

Introdotta 3 anni fa, è una giornata dedicata alla commemorazione di chi ha perso la vita al servizio degli Emirati Arabi. La celebrazione è stata istituita il 30 novembre, data nella quale è morto il primo soldato emiratino, durante la battaglia di Greater Tunb tra Iran e Uae che si contendevano le isole al largo degli Emirati, nel 1971. Si ricordano inoltre i soldati morti combattendo durante la prima Guerra del Golfo e i morti durante la guerra contro lo Yemen (conflitto non ancora risolto). Cerimonie saranno tenute da Ministeri e istituzioni in tutto il Paese, già giovedì 29 novembre (poiché il 30 è un venerdì). La bandiera degli Emirati Arabi Uniti sarà alzata a mezz’asta alle 8 del mattino. Un minuto di silenzio si svolgerà alle 11.30, seguito dall’innalzamento della bandiera e dall’inno nazionale.

National Day

Nel 1971 i sovrani di Abu Dhabi, Zayed bin Sultan Al Nahyan, e di Dubai, Rashid bin Sa’id Al Maktoum, decisero di dare vita a una confederazione di emirati e di scrivere una costituzione, atto che avvenne appunto il 2 dicembre. Inizialmente gli Emirati Uniti comprendevano Dubai, Abu Dhabi, Ajman, Fujaira, Sharja e Umm al-Qaywayn. All’inizio del 1972 si aggiunse anche l’emirato di Ras al-Khaima.

Prima del 1971, gli Emirati erano colonia inglese e venivano chiamati gli “Stati della tregua”: i britannici imposero infatti una tregua agli sceicchi, già nel XIX secolo, perché smettessero di favorire le attività piratesche sulle navi che attraversavano il Golfo Persico. Gli inglesi si ritirarono dalla zona nello stesso 1971, poco prima che vennero costituiti gli Emirati Arabi Uniti.

Il 2 November 2004 il primo sovrano degli Emirati (“our father” come viene chiamato qui) morì e gli succedette il suo primogenito, l’attuale sceicco Khalifa bin Zayed Al Nahayan, Presidente del Paese.

Gli Emirati hanno un ordinamento politico particolare, a metà tra monarchia assoluta e monarchia costituzionale. Ognuno dei sette emirati è infatti governato da uno sceicco, che ha i poteri di un monarca assoluto sul proprio territorio, mentre il governo centrale della federazione è guidato da un Presidente (lo sceicco di Abu Dhabi), da un Primo Ministro (lo sceicco di Dubai), da 23 ministri e da una sorta di Parlamento, il Federal National Council, formato da 40 membri (per metà eletti, non però a suffragio universale, e per metà nominati dal consiglio dei sette sceicchi).

Oggi la popolazione del Paese conta circa 9,4 milioni di persone, dei quali meno del 20% cittadini degli Emirati Arabi Uniti e oltre l’80% stranieri (circa il 50% provenienti dall’India).

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Arts & Culture

Il nuovo logo degli Emirati Arabi Uniti

Avete già visto il nuovo logo degli Emirati Arabi Uniti? Lo ha presentato lo Sceicco di Dubai, dopo che il novembre scorso erano stati annunciati i tre designer finalisti, selezionati per creare il brand del Paese.

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Uae logo
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Avete già visto il nuovo logo degli Emirati Arabi Uniti? Lo Sceicco di Dubai, Mohammed bin Rashid Al Maktoum, lo ha appena presentato, dopo che il novembre scorso erano stati annunciati i tre designer finalisti selezionati per creare il nuovo brand del Paese.

Come ha spiegato lo Sceicco, le sette linee del nuovo simbolo rappresentano i leader dei sette emirati che, il 2 dicembre del 1971, accettarono di unirsi sotto una unica bandiera. Non solo: la forma sinuosa e ondulata di come sono disposte le linee, evoca le dune del deserto e un Paese sempre in movimento, proiettato nel futuro e pronto all’innovazione. Lo slogan di accompagnamento? “Make it Happen”, pensato per rappresentare l’ambizione del Paese e i progressi compiuti dall’unificazione degli Emirati, 49 anni fa, fino ad oggi, ma anche le sfide per i prossimi cinque decenni.

“Il marchio nazionale degli Emirati Arabi Uniti – ha sottolineato lo Sceicco – racconta la storia della nostra unione, della nostra unità, del nostro futuro e di un Paese che sta saldamente segnando il segno in tutto il mondo. Il nostro obiettivo per il nuovo marchio è migliorare la reputazione globale degli Emirati, in cui abbiamo investito migliaia di squadre durante 48 anni di lavoro costante”.

Progettato da 49 emiratini, il logo, come detto, è stato scelto tra tre finalisti, dopo essere stato sottoposto a votazione online. E hanno cliccato sul brand vincitore oltre 10 milioni di persone provenienti da tutto il mondo. Con questa cifra record di partecipanti alla selezione, è stato deciso di legare il nuovo simbolo ad una buona causa: verranno piantati oltre 10 milioni di alberi, tra cui mangrovie, in Nepal (a Nawalparasi, che ospita specie in via di estinzione tra cui i leopardi e la tigre del Bengala) e Indonesia (nell’isola di Numfoor, una delle aree più svantaggiate di questo Paese).

“Gli Emirati pianteranno 10 milioni di alberi e con loro pianteremo una nuova speranza e una nuova storia di ispirazione – ha aggiunto lo Sceicco -. Per questo chiediamo a tutti i settori e le entità del Paese di utilizzare questo logo come parte delle loro iniziative strategiche ed eventi che aiutino a trasmettere la storia degli Emirati Arabi Uniti nel mondo “

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Si celebra la nascita del Profeta Maometto

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Si celebra la nascita del Profeta Maometto

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Sabato 9 novembre è stato dichiarato giorno di festa per celebrare la nascita del Profeta Maometto. Un week lungo dunque, per chi il sabato in genere lavora, e“dry” in tutti gli hotel e ristoranti della città, dalla sera del venerdì fino alle 18.30 di sabato.

Maometto nacque a La Mecca, in Arabia Saudita, nell’anno 570 del calendario gregoriano. La data precisa della sua nascita non è però chiara: i musulmani sunniti osservano il compleanno il dodicesimo giorno del mese islamico di Rabi ‘al-awwal, mentre i musulmani sciiti il diciassettesimo giorno. Qui negli Emirati Arabi, Paese sunnita, quest’anno la celebrazione cade il 9 di novembre. I musulmani di tutto il mondo considerano il profeta Maometto come il messaggero di Dio, che fu inviato sulla terra per diffondere gli insegnamenti dell’Islam. Poiché La Mecca è il luogo di nascita di Maometto e Medina il luogo della sua predicazione, entrambe le città sono considerate i luoghi di culto sacri dai musulmani.

Come viene festeggiato questo giorno? La ricorrenza non viene celebrata in tutto il mondo islamico nello stesso modo. E’ più sentita nei Paesi arabi del nord Africa e tra i musulmani sciiti, mentre è quasi completamente bandita in Arabia Saudita, dove la maggior parte dei musulmani sono wahabiti, e nei paesi dove sono forti i gruppi radicali salafiti.

Anche all’interno degli stessi Emirati Arabi, le celebrazioni per la nascita del Profeta variano a seconda delle diverse comunità e famiglie, proprio perché all’interno del mondo musulmano si è a lungo discusso sulla liceità o meno di festeggiare un essere umano, in una religione che è orientata a celebrare solamente la divinità. I festeggiamenti, quindi, per alcuni prevedono parate all’aperto, per altri semplicemente la preghiera, la recitazione del Corano oppure la recitazione di versi della poesia islamica che ricordano la vita di Maometto. Per tutti gli emiratini, essendo comunque un giorno di festa, rimane un’occasione per trascorrere un po’ di tempo insieme alla famiglia o condividere pranzi e cene con gli amici.

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Tasamuh, tolleranza, vivi e lascia vivere: le parole sono importanti

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Tasamuh, tolleranza, vivi e lascia vivere: le parole sono importanti

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*Questo articolo di Marilena Falcone è stato tradotto in italiano dalla versione originale inglese scritta per Indelible, la rivista letteraria pubblicata dalla American University in Dubai

“Distogli lo sguardo. Fissare è maleducato”: quanti, soprattutto fra coloro cresciuti nel mondo Occidentale, si sono sentiti ripetere questa frase per strada da piccoli? Quasi tutti.

Era l’esortazione a non osservare in modo esplicito gli altri, particolarmente chiunque potesse sembrare strano, diverso agli occhi innocentemente curiosi di un bambino, per evitare di metterlo in imbarazzo e farlo sentire respinto: questo era il primo impatto con il principio fondamentale della tolleranza, che si ritrovava poi, crescendo, nel celeberrimo modo di dire “vivi e lascia vivere”.

Nel XIX secolo il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer lo spiegava così: “Nella vita è opportuno che un uomo si prepari e impari a fare due cose: guardare avanti e non notare; la prima lo proteggerà da danni e perdite, la seconda da conflitti e discussioni”. (La saggezza della vita, 1851)

Soprattutto nel mondo di oggi, però, vivi e lascia vivere rischia di sforare nell’indifferenza, se non addirittura nella negazione (in forma di invisibilità) di chi esce dai canoni considerati standard.

Cosa significa allora tolleranza oggi? Cosa ha rappresentato l’anno che sta per concludersi, il 2019, dichiarato Anno della tolleranza da S.A. Sheikh Khalifa bin Zayed Al Nayan, Presidente degli Emirati Arabi Uniti? Lo stesso termine arabo تسامح (tasamuh) ha nella versione originale una sfumatura particolare che si perde nella traduzione inglese. Eugenio Malatacca, arabista italiano a Dubai, ci spiega che تسامح indica la reciprocità del permettere qualcosa l’uno all’altro: un vivi e lascia vivere, insomma, molto lontano dall’indifferenza e dalla negazione dell’estraneo nelle quali rischia di scivolare l’idea comune di tolleranza oggi, perché afferma la consapevolezza dell’esistenza di ciascuno e il permesso a esercitarla, individualmente e in relazione agli altri. Reciprocamente.

Non sempre compresa appieno nel mondo Occidentale, questa idea di tolleranza non si riferisce tanto su larga scala ai diritti umani o al sistema legale di ciascun Paese costantemente in evoluzione secondo corsi e ricorsi storici inevitabili. Piuttosto, è relativa al carattere di ciascun popolo. Si manifesta nel quotidiano, nei piccoli gesti della vita di tutti i giorni delle persone comuni.

È composta da curiosità verso l’altro mista alla capacità di mantenere comunque intatta la propria impalcatura di credenze e tradizioni, senza l’obbligo implicito di omologarsi o di ignorarsi a vicenda per accettare ed essere accettati. È l’apertura mentale innata al dialogo e alla coesistenza pacifica di chi da sempre vive in uno snodo commerciale, che si tratti dell’Isola Tiberina, del porto di Shanghai o del punto di confluenza della Via delle Spezie. O degli UAE, Patria della tolleranza.

In questo senso assumono allora un significato ben preciso anche le parole twittate da Papa Francesco in occasione della storica visita effettuata lo scorso febbraio negli Emirati nell’ambito delle celebrazioni dell’Anno della tolleranza: “{Sono qui } da fratello, per scrivere insieme una pagina di dialogo e per percorrere insieme percorsi di pace”.
Questo percorso di fratellanza, dialogo e pace per molti di coloro che vivono da tempo negli Emirati è iniziato ben prima del 2019 e di sicuro proseguirà, per le persone di buona volontà, anche negli anni a venire.

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