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Irena: Emirati in prima linea per l’ambiente

I governi di tutto il Medio Oriente devono aumentare la spesa per le energie rinnovabili, se vogliono contribuire a mitigare gli effetti distruttivi dei cambiamenti climatici. A dirlo è l'Irena, l'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, che ha sede proprio negli Emirati arabi Uniti, a Masdar City, vicino ad Abu Dhabi, dove nei giorni scorsi rappresentanti di oltre 120 paesi si sono riuniti per la riunione del Consiglio semestrale. Secondo un nuovo rapporto rilasciato dall'Agenzia, sarebbero necessari fino a 148 miliardi all'anno, da qui al 2050, per raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi e limitare gli aumenti della temperatura globale a 1,5 gradi centigradi. E non sono necessarie solamente nuove centrali elettriche a energia rinnovabile, ma è indispensabile anche la modernizzazione dei sistemi di rete esistenti.  "Questo è un obiettivo assolutamente raggiungibile - ha dichiarato Elizabeth Press, autrice del rapporto  -. La consapevolezza sta crescendo e gli Emirati Arabi Uniti sono un esempio favoloso al quale gli altri Paesi stanno guardando" In base all'accordo di Parigi del 2015, i firmatari hanno concordato di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 45% nel prossimo decennio e di raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2050. Secondo quanto riportato dal rapporto, i paesi del CCG hanno speso 1 miliardo di dollari  in energie rinnovabili nel 2018, mentre, a livello globale, secondo l'Irena devono essere spesi 3,2 trilioni di dollari ogni anno fino al 2050 per realizzare la transizione. "Oggi la domanda non è più se la transizione energetica sia possibile - ha affermato il direttore generale dell'Irena, l'italiano Francesco La Camera -. Con le energie rinnovabili, è possibile mitigare i cambiamenti climatici, migliorare la qualità dell'aria, migliorare la salute umana e creare accesso a energia a prezzi accessibili." Gli Emirati Arabi Uniti al momento generano circa il 5% di energia elettrica da fonti rinnovabili, la maggior parte proveniente dai parchi solari di Dubai e Abu Dhabi., ma l'obiettivo è di arrivare al 44% da qui al 2050.  "Sappiamo tutti che la trasformazione dei sistemi energetici globali è difficile - ha aggiunto La Camera -, ma sappiamo anche che è possibile. È possibile perché c'è una crescente volontà politica e un sostegno pubblico al cambiamento ”. Il prossimo mese, i governi del mondo si incontreranno di nuovo per discutere dell'emergenza climatica in Spagna.

Dubaistart

Irena: Emirati in prima linea per l’ambiente

I governi di tutto il Medio Oriente devono aumentare la spesa per le energie rinnovabili, se vogliono contribuire a mitigare gli effetti distruttivi dei cambiamenti climatici. A dirlo è l’Irena, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, che ha sede proprio negli Emirati Arabi Uniti, a Masdar City, vicino ad Abu Dhabi, dove nei giorni scorsi rappresentanti di oltre 120 Paesi si sono riuniti per la riunione del Consiglio semestrale.

Secondo un nuovo rapporto rilasciato dall’Agenzia, sarebbero necessari fino a 148 miliardi all’anno, da qui al 2050, per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi e limitare gli aumenti della temperatura globale a 1,5 gradi centigradi. E non sono necessarie solamente nuove centrali elettriche a energia rinnovabile, ma è indispensabile anche la modernizzazione dei sistemi di rete esistenti.

“Questo è un obiettivo assolutamente raggiungibile – ha dichiarato Elizabeth Press, autrice del rapporto  -. La consapevolezza sta crescendo e gli Emirati Arabi Uniti sono un esempio favoloso al quale gli altri Paesi della regione possono guardare”. La capacità di potenza installata del GCC è cresciuta di quattro volte tra il 2014 e il 2017, dicono i dati Irena, e gli Emirati Arabi ospitano il 68% della capacità di energia rinnovabile del GCC.

In base all’accordo di Parigi del 2015, i firmatari hanno concordato di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 45% nel prossimo decennio e di raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2050. Secondo quanto riportato dal rapporto, i paesi del CCG hanno speso 1 miliardo di dollari  in energie rinnovabili nel 2018, mentre, a livello globale, secondo l’Irena devono essere spesi 3,2 trilioni di dollari ogni anno fino al 2050 per realizzare la transizione.

“Oggi la domanda non è più se la transizione energetica sia possibile – ha affermato il direttore generale dell’Irena, l’italiano Francesco La Camera -. Con le energie rinnovabili, è possibile mitigare i cambiamenti climatici, migliorare la qualità dell’aria, migliorare la salute umana e creare accesso a energia a prezzi accessibili”.

Gli Emirati Arabi Uniti al momento generano circa il 5% di energia elettrica da fonti rinnovabili, la maggior parte proveniente dai parchi solari di Dubai e Abu Dhabi., ma l’obiettivo è di arrivare al 44% da qui al 2050.

“Sappiamo tutti che la trasformazione dei sistemi energetici globali è difficile – ha aggiunto La Camera -, ma sappiamo anche che è possibile. È possibile perché c’è una crescente volontà politica e un sostegno pubblico al cambiamento ”.

Il prossimo mese, i governi del mondo si incontreranno di nuovo per discutere dell’emergenza climatica in Spagna.

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