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Weekend sportivo a Dubai: Rugby Sevens e Sole DXB

Quattro tornei, 16 nazionali delle rappresentative maschili e femminili e 300 squadre di rugby e netball. Il Rugby Sevens è l’evento che da 50 anni si replica a Dubai. Per il basket invece potete trascorrere il weekend al Design District.

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Weekend sportivo a Dubai: Rugby Sevens e Sole DXB
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Febbre sportiva per la città dei record, che vede un weekend ricco di sport ed occasioni per esercitare attività sociali fuori dai soliti ambiti lavorativi e post-ufficio.

Dubai Rugby Sevens

Comincia oggi il 50esimo Dubai Rugby Sevens, il cui nome deriva dal fatto che i giocatori in campo sono in 7 anziché in 15. È una delle ricorrenze sportive più seguite negli Emirati Arabi. Con oltre 100.000 visitatori attesi ogni anno, è composto da quattro tornei: World Rugby Sevens Series, World Rugby Women’s Sevens Series e i tornei ad invito con oltre 300 squadre di rugby e netball. È a tutt’oggi l’evento sociale più longevo del Medio Oriente.

*Il torneo maschile delle nazionali

Dubai Rugby Sevens, fondato a Dubai nel 1970, ha ospitato per la prima volta il torneo ufficiale della Union Rugby nel 1999. Dal 1987 è sponsorizzato da Emirates Airlines e si gioca da 10 anni nel The Sevens Stadium, sul crocevia che unisce la Dubai-Al Ain Road (E66) e la Jebel Ali-Lahbab Road (E77). Lo stadio dispone di 15.000 posti auto e conta 8 campi da rugby, 6 da cricket, 4 da tennis o netball, un campo da basket e diversi ancillari.

Con 7 partite ogni 20 minuti, il divertimento per adulti e bambini è assicurato. La Nuova Zelanda, conosciuta internazionalmente come All Blacks e detentrice del maggior numero di titoli nell’evento, ha un conto in sospeso con gli uscenti campioni delle Fiji. Se vogliamo includere anche il recente mondiale di rugby, tenutosi in Giappone, che ha visto nell’epica finale tra Inghilterra e Sud Africa coronare contro ogni aspettativa la squadra africana, ci si aspetta davvero un torneo ad alta competitività.

Dal lato intrattenimento, Kylie Minogue ha confermato il concerto per il 6 dicembre. Altra particolarità dell’evento è il tema carnevalesco, al quale tutti gli spettatori possono partecipare. L’ingresso è gratuito nella giornata di oggi mentre i biglietti partono da 300 dirham (potete comprarli qui). Prima di tuffarvi tra stand della birra e tackle ad alto rischio di concussione, vi ri-proponiamo le regole del gioco.

Sole DXB

Il secondo evento dedicato interamente al basket si tiene invece nell’iconica area del Dubai Design District. Si tratta del Sole DXB, giunto quest’anno alla sua sesta edizione.

Con sponsor del caibro di Cadillac e Deliveroo, conta 3 concerti, copertura live da Sole Radio, decine di pop-up stand dove comprare articoli sportivi e legati alla corrente di musica Hip Hop, oltre ad un campo da basket dove si scontreranno 16 squadre (maschili e femminili) per aggiudicarsi il primo premio e diventare i re del campetto.

Potete comprare i biglietti sul sito di Virgin. Anche per il Sole, venerdì si entra gratis, giornata in cui verrano trasmessi dei filmati sulle edizioni precedenti dell’evento. Per il biglietto giornaliero, che include il party serale, si parte da 245 dirham. Buon weekend a tutti!

Nato nell'anno 10 a.G. (avanti Google) a Bolzano, cresce tra la cultura italiana e quella austriaca; spirito di osservazione delle regole e la puntualità da una parte, l’apertura mentale ed i caratteri accoglienti dall'altra. Passando da Bologna a Monaco di Baviera, scopre che le regole sono meglio applicabili alle idee creative che alla routine, e atterra infine a Dubai. Tra startups, proprietà intellettuali e la passione per la gestione sportiva, diventa esperto nello sviluppo di prodotti e progetti digitali. Si destreggia tra WiFi, droni e app per cercare gratificazione.

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Kobe

È morto ieri uno dei più grandi sportivi di sempre. Legato all’Italia da lontano, un simbolo per milioni di persone. Mi ha insegnato che sono la dedizione e la cura dei dettagli che fanno la differenza. Ciao Kobe.

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Si avvicina la mezzanotte, sto ancora lavorando al computer. Whatsapp è  aperto sul desktop. Ogni tanto arriva qualche notifica. Mi perdo nel codice e nelle ricerche abbastanza spesso, la sera. Non si finisce mai di lavorare. Sono appena rientrato dalla palestra e cerco di portare avanti qualche progetto prima di mettermi a dormire. 

Ad un tratto leggo il nome di Kobe nell’angolo in alto a destra dello schermo e vengo catapultato bruscamente al presente. Non tanto per il nome in sé: di tanto in tanto fa ancora cose che finiscono sui giornali, come vincere un oscar, fare qualche apparizione in programmi TV importanti o fondare un’accademia di basket. Da quando si è ritirato dall’NBA ho smesso praticamente di seguire qualsiasi cosa riguardante il basket. Guardo giusto qualche resoconto delle partite e, a parte qualche parentesi su Istanbul, leggo solo ogni tanto le statistiche. 

Sono le parole successive che per un secondo mi fanno gelare il sangue. “…died in helicopter crash”. A breve altri 4 gruppi cominciano a parlarne e condividono la stessa notizia, presa da un magazine scandalistico di Los Angeles. Non mi allarmo più di tanto. Sembra che sia una fake news. I link arrivano con quella forma da URL inutilmente allungato, che fanno presagire le classiche gag di whatsapp. Poi cominciano ad arrivarmi messaggi diretti. Qualcosa non va.

Twitter non mente.

Apro Twitter, nostra unica fonte di salvezza in questi casi. TMZ riporta la notizia nel tweet di qualche minuto fa, ma è  già partito un trend. 14 minuti e siamo già sopra all’argomento più caldo del giorno, il coronavirus. Comincio a sentire i brividi. CNN arriva come un macigno sul cuore, conferma la morte di Kobe. L’elicottero sembra fosse proprio quello con cui andava anche alle partite. Non ci voglio credere. Continuo a scorrere la timeline di Twitter che ha già perso il filo e scorre all’infinito. 

Partono anche le notizie da amici dagli Stati Uniti. Mentre qui è ormai tardi e l’ora di dormire è bella che superata, riapro il video di “Dear Basketball”. Non riesco a farlo partire e mi guardo la live di BBC su YouTube. Confermano la morte di Gigi, la figlia di Kobe, assime ad altre 7 persone. Diventa tutto vero. La sua pagina su Wikipedia si aggiorna, il peggior necrologio della nostra era. Mi chiedo come sia possible che una notizia tale venga rivelata su qualsiasi social in cosí breve tempo. Mi sento un po’ triste, un po’ perso. È diverso dal sapere che non vedrò più giocare uno dei miei idoli d’infanzia, di cui avevo il poster appeso alla parete da che ho memoria. Rendersi conto che non lo vedrò nè sentirò più mi ricorda di quanto sia fragile la nostra stessa esistenza.


Aveva 41 anni. Era legato all’Italia in qualche modo ed è stato il motivo per cui intere generazioni si sono riavvicinate al basket dopo Micheal Jordan. È stato anche l’ispirazione per tante cose al di fuori del campo da basket, per la sua professionalità, solidità mentale, per la sua correttezza, grinta e passione. Ci sono certamente notizie più sconvolgenti, ne sono al corrente, ma 40 anni con 20 anni di record e livelli di competizione come questi, ne abbiamo visti davvero pochi.

È stato cosi significante a livello cestistico che non ricordo nessuno capace di non nominarlo quando si tirava la carta nel cestino dell’ufficio, o si lanciava la maglietta da lavare nel cesto dei panni sporchi. “Kobe!
O quando si parlava di record sportivi, olimpiadi, sbruffoni, scandali… era dappertutto e lasciava un segno profondo ovunque. Per me è stata la persona che più ha incarnato il senso di sacrificio e costanza nell’allenamento, insegnandomi che la prova del tempo valuta allo stesso livello le sconfitte come le vittorie e che sono la dedizione e la cura dei dettagli che fanno la differenza.

Per ricordarti, non voglio mettere una tua maglia (non ne ho mai comprata una, di nessun giocatore) ma prendere spunto dalla lettera di addio al basket e scrivere qualcosa anche io. Posso raccontarvi le 8 cose che, soprattutto chi non segue il basket, probabilmente non sapeva di lui, ma che lo definiscono come sportivo e come persona.
8, come la maglia d’esordio in NBA; 8, come i secondi che ci separano dalla zona d’attacco per giocarci la nostra azione; tutto il sudore, i sacrifici, gli sforzi, la paura e lo stress, che precedono quegli 8 secondi; e tutto quello che viene dopo, le gioie, i dolori, la memoria muscolare, il tempismo o un semplice colpo di fortuna. Cosí, vorrei ringraziarti per quello che ci hai lasciato nella tua prematura dipartita.


1
Era figlio di Joe, detto Jellybean, Bryant e Pamela Cox. Il padre ha giocato in Italia a Rieti, Reggio Calabria e Reggio Emilia. Parlava fluentemente italiano. Le influenze del bel paese si notano anche nei nomi delle figlie (Gianna Maria-Onore – RIP, Natalia Diamante, Bianka Bella e Capri Kobe).

2
Ha cominciato a giocare a basket a soli 3 anni. Ha esordito in NBA all’età di 17 anni, dopo aver finito le scuole superiori a Philadelphia, nella Lower Merion High School. Si è dato un soprannome da solo: “Black Mamba”.

3
Ha giocato per un unica squadra, i Los Angeles Lakers, con i quali ha vinto 5 anelli NBA e un premio MVP stagionale. Ha cambiato il numero di maglia nel 2006 indossando la 24 come ai tempi di Philadelphia. È ancora il giocatore con più stagioni giocate in una singola franchigia (20 stagioni, assieme a Dirk Nowitzki).

4
È stato selezionato per l’All Star Game, gara di esibizione a metà campionato dei migliori giocatori della lega, per 18 volte consecutive ed è stato nominato più volte come miglior giocatore durante questa esibizione (4 premi MVP totali). Ha vinto due ori alle olimpiadi, rispettivamente 2008 e 2012, con la nazionale degli Stati Uniti.

5
È il secondo giocatore di sempre ad aver segnato più punti in una partita regolamentare, con 81 punti segnati nel 2006. Ha anche una serie di record per partite consecutive con 50 o più punti, oltre ad una miriade di altri record tra cui 2 premi MVP nelle finali NBA.

6
Ha concluso la sua carriera con una partita da 60 punti, un punteggio che rimane un record per pochissimi altri giocatori a livelli fisici ben più prestanti della condizione in cui era lui durante quella partita, a 36 anni suonati.

7
Fuori dal campo, seguiva diverse società come investitore in prodotti sportivi e partecipava finanziariamente a due fondazioni senza scopo di lucro in Cina e in 13 città americane per sostenere servizi post-scolastici nelle comunità bisognose. Ha fondato la Mamba Academy, scuola cestistica per ragazzi e ragazze, a Los Angeles.

8
Da giovane cantava in un gruppo rap e ha vinto un oscar nel 2017, dopo essersi ritirato dall’NBA, con il film da lui scritto e prodotto “Dear Basketball”.

Grazie Kobe.

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Italian Healthcare World compie un anno

La prima piattaforma Web di medici e professionisti sanitari italiani all’estero spegne la prima candelina. I risultati raggiunti sono più che soddisfacenti: la WebApp ad oggi ha ottenuto oltre 24.000 impressions con una media di circa 100 utilizzatori al giorno e non solo italiani.

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Italian Healthcare compie un anno
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27/01/2019 – 27/01/2020: Italian Healthcare World (IHW), la prima piattaforma Web di medici e professionisti sanitari italiani all’estero, oggi spegne la prima candelina. E’ nata a Dubai, su iniziativa del dott. Pierdanilo Sanna, come valido strumento in grado di connettere la comunità italiana con i medici e professionisti sanitari all’estero mettendo in evidenza il valore aggiunto e il significativo contributo apportati dalle professionalità italiane del settore sanitario nel mondo.

Ad un anno dal lancio avvenuto il 27 gennaio scorso in occasione dell’evento “When Technology Meets Networking: an interactive showcase of the Excellent Italian Medical Expertise and Research in the UAE” sotto gli auspici delle autorità italiane presenti sul territorio degli UAE, Italian Healthcare World (IHW) fa il primo bilancio. I risultati raggiunti sono più che soddisfacenti: la WebApp ad oggi ha ottenuto oltre 24.000 impressions con una media di circa 100 utilizzatori al giorno e non solo italiani.

Oltre ai medici fanno parte del network anche dentisti, psicologi, fisioterapisti, infermieri, nutrizionisti, osteopati, omeopati, logopedisti e chiropratici.

Ad oggi negli Emirati Arabi Uniti lavorano oltre 100 professionisti sanitari italiani di cui 80 presenti nella WebApp.

Come si evince dal nome, l’obiettivo è quello di coinvolgere il maggior numero di medici e professionisti sanitari italiani che esercitano la professione all’estero. Negli ultimi 3 mesi c’è stata una sensibile espansione del network con adesioni da paesi quali l’Arabia Saudita, l’UK, l’Olanda, il Belgio e la Francia.

La WebApp copre la maggior parte delle specialità: 16 di medicina interna e 14 di chirurgia.

La piattaforma IHW è inoltre corredata del magazine online The Journal of Italian Healthcare World, con articoli di interesse generale sulla salute, informazioni specifiche sulla sanità e sulle attività, i premi e riconoscimenti ottenuti dai professionisti del network IHW nel Paese di riferimento. Ad oggi ha ricevuto oltre 89.000 impressions e 22.000 visitatori da moltissime parti del mondo.

Italian Healthcare World rappresenta una novità nel campo dell’Healthcare italiano all’estero. Proprio in occasione della riunione d’area Consolare, tenutasi ad Abu Dhabi lo scorso 23 gennaio nella suggestiva location del Ferrari World, la piattaforma è stata definita dall’Ambasciatore d’Italia Nicola Lener come esempio di best practice, alla presenza, tra gli altri, del Ministro Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le politiche migratorie e del precedente Ambasciatore d’Italia negli U.A.E. Liborio Stellino.

Nel corso dell’incontro il Dr Pierdanilo Sanna, ha illustrato le diverse funzioni di IHW, prima fra tutte quella di connettere i professionisti tra loro in un solido network a disposizione dei cittadini residenti all’estero e ai turisti. Sono intervenuti il Dr Sergio Valenti (Urologo presso la Valiant Clinic), la Dr.ssa Patrizia Porcu (Oncologa al Mediclinic City Hospital) e Daniel Rigel (Chiropratico al Chiropractic Neurology Center) e hanno spiegato, in qualità di membri del network, quali sono le altre potenzialità di IHW come il valore del referral tra specialisti in base alla loro competenza, l’importanza dell’accoglienza e la presentazione alla comunità dei nuovi professionisti ed infine la possibilità di dare supporto, insieme all’azione delle Istituzioni, ai pazienti nei casi di emergenza (su IHW TV trovate il video).

Come funziona la webApp di IHW?

La WebApp, pratica ed intuitiva, è in versione italiana e inglese. Dopo il sign up è possibile consultare i profili dei diversi professionisti, prendere un appuntamento in direct call, inviare una mail o individuare su mappa con navigatore integrato le strutture dove lavorano gli specialisti. In alcuni casi, grazie ad una chat end-to-end su Telegram, quando lo specialista si rende disponibile l’utente può interagire, per brevi informazioni, direttamente con il medico.

La WebApp di Italian Healthcare World è raggiungibile gratuitamente da qualunque dispositivo mobile o fisso e con qualunque sistema operativo (potete scaricarla qui). Nella home page è presente un link che riporta ai numeri di emergenza sanitaria delle Istituzioni più vicine e un altro link che consente l’accesso ai contenuti del Journal of IHW.

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Cloud seeding: il prossimo passo? Le nuvole artificiali

Ogni anno, già dal 2015, il Governo emiratino stanzia 5 milioni di dollari per la ricerca, con lo UAE Research Programme for Rain Enhancement Science, bando internazionale aperto a scienziati e meteorologi di tutto il mondo

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Cloud seeding: il prossimo passo? Le nuvole artificiali
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Pioggia naturale o pioggia artificiale? Ogni volta che piove, qui negli Emirati Arabi, ci chiediamo, guardando il cielo un po’ stupiti e un po’ spaventati, se l’acqua che cade sia frutto del lancio dei razzi che “inseminano” le nubi oppure no.

La domanda non è così scontata, visto che anche gli esperti, riuniti nei giorni scorsi ad Ab Dhabi in occasione di un forum dedicato interamente alla pioggia (l’International Rain Enhancement Forum), organizzato all’interno della Abu Dhabi Sustainable Week, non sanno dare un risposta precisa. L’unica certezza, hanno confermato, è che senza le nuvole non si possono fare partire i razzi per il cloud seeding e che questa pratica può aumentare del 30-35% l’intensità delle piogge. Sarebbe dunque piovuto comunque nei giorni scorsi? Sicuramente sì, ma probabilmente non così tanto.

Per questo, il prossimo passo, al quale qui negli Emirati Arabi si sta già lavorando, è quello di trovare un sistema per creare maggiori perturbazioni, ovvero più nuvole. Come? Intervenendo sulle correnti di aria calda. Omar Al Yazeedi, uno dei principali meteorologi del Paese, ha affermato che sono attualmente in corso ricerche per dare vita a nuvole artificiali, riscaldando strati di aria con l’energia solare. Quando una corrente calda raggiunge il punto di condensazione, ha spiegato in parole molto semplici Al Yazeedi al quotidiano The National, potrebbe infatti formarsi una nuova nuvola.

Questo non è l’unico progetto allo studio per generare più pioggia. Ogni anno, già dal 2015, il Governo emiratino stanzia 5 milioni di dollari per la ricerca in questo campo – UAE Research Programme for Rain Enhancement Science – con un bando aperto a tutti gli scienziati e meteorologi del mondo. Ad oggi, il Programma ha ricevuto 370 proposte da 647 istituti in 68 Paesi differenti.

Ma diamo una occhiata ai numeri: nel 2017 il National Center of Meteorology ha registrato negli Emirati Arabi una piovosità media annua di 107 mm, che è scesa di 47 mm nel 2018 e aumentata a 101 mm nel 2019. Lo scorso anno sono state effettuate 247 operazioni di cloud seeding, mentre in questo primo mese del 2020 le operazioni sono state 17. La maggior parte delle precipitazioni, nel Paese, si verifica generalmente da novembre ad aprile, più raramente da maggio a settembre.

Intanto, tutti noi cittadini, osservando il cielo che si sta di nuovo rannuvolando, ci auguriamo che il sistema di drenaggio sotterraneo di Dubai, progetto in via di costruzione da 2,5 miliardi di dirhams, possa mitigare gli effetti di quelle che a tutti gli effetti, qui nel deserto, risultano vere e proprie alluvioni, con danni non indifferenti (qui potete vedere di che cosa si tratta in un breve video reso pubblico dalla Dubai Municipality nei giorni scorsi).

E poiché nessuno può prevedere le conseguenze degli interventi in un campo delicato e mutevole come la meteorologia, questa volta si è ben pensato di mettere le mani avanti: sono stati stanziati altri 500 milioni di dirhams per “salvaguardarsi dalle inondazioni”, ha dichiarato il Ministero delle Infrastrutture proprio ieri, dopo aver ammesso che le autorità hanno “imparato una nuova lezione dalle violente tempeste che hanno causato gravi disagi in tutto il Paese”.

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