Connect with us

News

Cloud seeding: il prossimo passo? Le nuvole artificiali

Ogni anno, già dal 2015, il Governo emiratino stanzia 5 milioni di dollari per la ricerca, con lo UAE Research Programme for Rain Enhancement Science, bando internazionale aperto a scienziati e meteorologi di tutto il mondo

Published

on

Cloud seeding: il prossimo passo? Le nuvole artificiali
Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Pioggia naturale o pioggia artificiale? Ogni volta che piove, qui negli Emirati Arabi, ci chiediamo, guardando il cielo un po’ stupiti e un po’ spaventati, se l’acqua che cade sia frutto del lancio dei razzi che “inseminano” le nubi oppure no.

La domanda non è così scontata, visto che anche gli esperti, riuniti nei giorni scorsi ad Ab Dhabi in occasione di un forum dedicato interamente alla pioggia (l’International Rain Enhancement Forum), organizzato all’interno della Abu Dhabi Sustainable Week, non sanno dare un risposta precisa. L’unica certezza, hanno confermato, è che senza le nuvole non si possono fare partire i razzi per il cloud seeding e che questa pratica può aumentare del 30-35% l’intensità delle piogge. Sarebbe dunque piovuto comunque nei giorni scorsi? Sicuramente sì, ma probabilmente non così tanto.

Per questo, il prossimo passo, al quale qui negli Emirati Arabi si sta già lavorando, è quello di trovare un sistema per creare maggiori perturbazioni, ovvero più nuvole. Come? Intervenendo sulle correnti di aria calda. Omar Al Yazeedi, uno dei principali meteorologi del Paese, ha affermato che sono attualmente in corso ricerche per dare vita a nuvole artificiali, riscaldando strati di aria con l’energia solare. Quando una corrente calda raggiunge il punto di condensazione, ha spiegato in parole molto semplici Al Yazeedi al quotidiano The National, potrebbe infatti formarsi una nuova nuvola.

Questo non è l’unico progetto allo studio per generare più pioggia. Ogni anno, già dal 2015, il Governo emiratino stanzia 5 milioni di dollari per la ricerca in questo campo – UAE Research Programme for Rain Enhancement Science – con un bando aperto a tutti gli scienziati e meteorologi del mondo. Ad oggi, il Programma ha ricevuto 370 proposte da 647 istituti in 68 Paesi differenti.

Ma diamo una occhiata ai numeri: nel 2017 il National Center of Meteorology ha registrato negli Emirati Arabi una piovosità media annua di 107 mm, che è scesa di 47 mm nel 2018 e aumentata a 101 mm nel 2019. Lo scorso anno sono state effettuate 247 operazioni di cloud seeding, mentre in questo primo mese del 2020 le operazioni sono state 17. La maggior parte delle precipitazioni, nel Paese, si verifica generalmente da novembre ad aprile, più raramente da maggio a settembre.

Intanto, tutti noi cittadini, osservando il cielo che si sta di nuovo rannuvolando, ci auguriamo che il sistema di drenaggio sotterraneo di Dubai, progetto in via di costruzione da 2,5 miliardi di dirhams, possa mitigare gli effetti di quelle che a tutti gli effetti, qui nel deserto, risultano vere e proprie alluvioni, con danni non indifferenti (qui potete vedere di che cosa si tratta in un breve video reso pubblico dalla Dubai Municipality nei giorni scorsi).

E poiché nessuno può prevedere le conseguenze degli interventi in un campo delicato e mutevole come la meteorologia, questa volta si è ben pensato di mettere le mani avanti: sono stati stanziati altri 500 milioni di dirhams per “salvaguardarsi dalle inondazioni”, ha dichiarato il Ministero delle Infrastrutture proprio ieri, dopo aver ammesso che le autorità hanno “imparato una nuova lezione dalle violente tempeste che hanno causato gravi disagi in tutto il Paese”.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda Dubaitaly.

Click to comment

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

News

Volare negli Emirati Arabi: cosa cambia dal primo di agosto

Le regole per volare negli Emirati Arabi cambieranno dal primo di agosto. Alcuni aspetti ancora non sono chiari e sui gruppi Facebook degli expat di tutte le nazionalità i dubbi sono molti. Vediamo che cosa si sa finora.

Published

on

Volare negli Emirati Arabi: cosa cambia da primo di agosto
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Le regole per volare negli Emirati Arabi cambieranno dal primo di agosto. Nei prossimi giorni potrebbero esserci ancora degli “aggiustamenti” da parte delle compagni aeree. Il consiglio è sempre quello di chiamare la compagnia con la quale si vola, per accertarsi delle norme e dei documenti necessari per volare.

Vediamo che cosa cambia.

  • Dal primo di agosto tutti i passeggeri (turisti, residenti e cittadini emiratini) che si imbarcano su un volo diretto negli Emirati Arabi (Abu Dhabi, Dubai o Sharjah), devono essere in possesso di un test Covid-19 negativo.
  • Il tampone deve essere fatto massimo 96 ore prima della partenza.
  • I bambini di età inferiore ai 12 anni non devono sottoporsi al test.
  • Chi proviene da alcuni specifici Paesi e atterra a Dubai, verrà sottoposto nuovamente al tampone arrivato all’aeroporto. I Paesi al momento sono 30: Afghanistan, Bangladesh, India, Indonesia, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Filippine, Sri Lanka, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Gibuti, Egitto, Eritrea, Iran, Iraq, Libano, Nigeria, Somalia, Sudan, Sudafrica, Tanzania, Armenia, Montenegro, Russia, Serbia, Brasile, Stati Uniti.
  • Le autorità emiratine hanno dichiarato che i test per poter rientrare nel Paese devono essere eseguiti in uno dei centri autorizzati sparsi per il mondo (qui la procedura e la lista dei centri autorizzati).
  • Qualora nella vostra città non ci sia nessun laboratorio presente nella lista, occorre contattare la compagnia aerea con la quale si vola e coordinarsi con loro. Questi sono i centri riconosciuti da Etihad in Italia: https://www.etihad.com/content/dam/eag/etihadairways/etihadcom/Global/pdf/travel-guidelines/pcr-testing-labs-in-italy.pdf; Emirates, invece, come specificato qui, accetta i test effettuati in un laboratorio accreditato “nel proprio paese di partenza”.
  • Se si arriva a Dubai e si viene sottoposti al test in aeroporto, occorre isolarsi fino a quando non si riceve il risultato del tampone. Se il risultato è negativo, non occorre rimanere in quarantena 14 giorni.
  • Chi invece atterra ad Abu Dhabi deve sottoporsi a quarantena di 14 giorni.
  • Tutti coloro che arrivano negli Emirati Arabi devono scaricare l’app Covid19 – DXB Smart se arrivano a Dubai o l’app Al Hosn se atterrano ad Abu Dhabi o a Sharjah.

Per i residenti

Per approfondire
Le norme di viaggio Emirates
Le norme di viaggio Etihad

Continue Reading

Lifestyle

Si festeggia l’Eid Al Adha

Published

on

Si festeggia l'Eid Al Adha
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Dubai si prepara a festeggiare una delle ricorrenze religiose più importanti dell’Islam: l’Eid Al-Adha o Grande Eid. Il decimo giorno di Dhu al-Hijjah, il dodicesimo mese del calendario islamico, che quest’anno dovrebbe cadere, luna permettendo, il 31 di luglio, si ricorda infatti la devozione e l’ubbidienza di Abramo a Dio, nel momento in cui fece il gesto di sacrificare il figlio (per la religione musulmana Ismaele e non Isacco).

L’Eid è quindi la celebrazione che, più di tutte, simboleggia la fede. Eid Al Adha conclude anche il periodo dei pellegrinaggi alla Mecca (Hajj), che questo anno non si è potuto svolgere a causa del Covid-19. E’ preceduto da quello che si chiama Arafat Day, secondo giorno di pellegrinaggio nel quale i fedeli viaggiano attraverso la valle di Arafat, si fermano all’aperto per pregare Allah e meditare sul monte in cui Maometto pronunciò il suo ultimo sermone e ricevette la rivelazione per scrivere il passaggio conclusivo del Corano.

I giorni di vacanza dovrebbero dunque essere quattro, da giovedì 30 luglio a domenica 2 agosto.

Nei giorni dell’Eid, vengono abitualmente organizzati banchetti, si fanno regali ai bambini, si indossano gli abiti migliori, si ricevono gli amici, si prega insieme e si offrono cibo e denaro ai più bisognosi. Oltre a macellare un animale che ricorda come Dio, quando Abramo aveva già il braccio sollevato per sacrificare il figlio, sostituì Ismaele con un montone. “Non è la carne né il sangue che raggiunge Allah, è la tua pietà che lo raggiunge”, recita il Corano: il sangue e il sacrificio, nella religione islamica, non hanno il significato di lavare dai peccati, ma di devozione, ubbidienza e dimostrazione di fede.

A Dubai si vivono momenti nei quali ci si sente proiettai nel futuro e altri in cui sembra di essere tornati indietro nel tempo. E’ una caratteristica tipica di questa città, che si accentua senza dubbio durante le ricorrenze religiose. Non c’è da stupirsi, quindi, se l’usanza di sacrificare gli animali durante l’Eid sia ancora radicata in tutti gli Emirati. Secondo la tradizione, l’animale macellato si divide in tre parti, una per la famiglia stretta, una per i parenti e l’ultima si dona ai più poveri.

In giro per la città, in genere vengono organizzati tantissimi eventi: musica, intrattenimento per i bambini, spettacoli, quest’anno ovviamente limitati. Tutti gli eventi per l’Eid Al Adha sono disponibili sul sito del Dubai’s Department of Tourism and Commerce Marketing, Visit Dubai.

Continue Reading

News

Pillole di Emirati: chi era Bin Majed?

Published

on

Pillole di Emirati: chi era Bin Majed?
Tempo di lettura stimato: < 1 minuto

In questi giorni di staycations vi sarà capitato, se siete stati a Ras Al-Khaimah, di esservi imbattuti nella catena alberghiera “Bin Majed”.

Il primo pensiero, probabilmente, sarà stato quello di associare il nome al proprietario, magari ad un eventuale “Bin Majed”, figlio di Majed.

In realtà Bin Majed è il Vasco da Gama, il Cristoforo Colombo, dei Paesi Arabi: è il primo navigatore della storia araba, che dateremo nella seconda metà del 1400 e inizi del 1500.

Bin Majed scrisse un libro sull’oceanografia e aiutò diversi marinai ad attraversare l’Africa, l’Asia e le Indie, tra i quali anche Vasco da Gama.

Il suo soprannome era “il leone del mare”. Bin Majed nacque a Sur, villaggio di pescatori nel sud dell’Oman.

Perché dunque la catena “Bin Majed” è a Ras Al-Khaimah? Gli archivi sostengono che Bin Majed avesse aiutato Vasco Da Gama a raggiungere le Indie proprio di passaggio da Ras Al-Khaimah.

Un pezzetto di Emirati Arabi, dunque, nella grande storia della navigazione!

Continue Reading

WAM.AE News

Trending

Copyright © 2014-2020 Dubaitaly