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Italian Healthcare World compie un anno

La prima piattaforma Web di medici e professionisti sanitari italiani all’estero spegne la prima candelina. I risultati raggiunti sono più che soddisfacenti: la WebApp ad oggi ha ottenuto oltre 24.000 impressions con una media di circa 100 utilizzatori al giorno e non solo italiani.

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Italian Healthcare compie un anno
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27/01/2019 – 27/01/2020: Italian Healthcare World (IHW), la prima piattaforma Web di medici e professionisti sanitari italiani all’estero, oggi spegne la prima candelina. E’ nata a Dubai, su iniziativa del dott. Pierdanilo Sanna, come valido strumento in grado di connettere la comunità italiana con i medici e professionisti sanitari all’estero mettendo in evidenza il valore aggiunto e il significativo contributo apportati dalle professionalità italiane del settore sanitario nel mondo.

Ad un anno dal lancio avvenuto il 27 gennaio scorso in occasione dell’evento “When Technology Meets Networking: an interactive showcase of the Excellent Italian Medical Expertise and Research in the UAE” sotto gli auspici delle autorità italiane presenti sul territorio degli UAE, Italian Healthcare World (IHW) fa il primo bilancio. I risultati raggiunti sono più che soddisfacenti: la WebApp ad oggi ha ottenuto oltre 24.000 impressions con una media di circa 100 utilizzatori al giorno e non solo italiani.

Oltre ai medici fanno parte del network anche dentisti, psicologi, fisioterapisti, infermieri, nutrizionisti, osteopati, omeopati, logopedisti e chiropratici.

Ad oggi negli Emirati Arabi Uniti lavorano oltre 100 professionisti sanitari italiani di cui 80 presenti nella WebApp.

Come si evince dal nome, l’obiettivo è quello di coinvolgere il maggior numero di medici e professionisti sanitari italiani che esercitano la professione all’estero. Negli ultimi 3 mesi c’è stata una sensibile espansione del network con adesioni da paesi quali l’Arabia Saudita, l’UK, l’Olanda, il Belgio e la Francia.

La WebApp copre la maggior parte delle specialità: 16 di medicina interna e 14 di chirurgia.

La piattaforma IHW è inoltre corredata del magazine online The Journal of Italian Healthcare World, con articoli di interesse generale sulla salute, informazioni specifiche sulla sanità e sulle attività, i premi e riconoscimenti ottenuti dai professionisti del network IHW nel Paese di riferimento. Ad oggi ha ricevuto oltre 89.000 impressions e 22.000 visitatori da moltissime parti del mondo.

Italian Healthcare World rappresenta una novità nel campo dell’Healthcare italiano all’estero. Proprio in occasione della riunione d’area Consolare, tenutasi ad Abu Dhabi lo scorso 23 gennaio nella suggestiva location del Ferrari World, la piattaforma è stata definita dall’Ambasciatore d’Italia Nicola Lener come esempio di best practice, alla presenza, tra gli altri, del Ministro Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le politiche migratorie e del precedente Ambasciatore d’Italia negli U.A.E. Liborio Stellino.

Nel corso dell’incontro il Dr Pierdanilo Sanna, ha illustrato le diverse funzioni di IHW, prima fra tutte quella di connettere i professionisti tra loro in un solido network a disposizione dei cittadini residenti all’estero e ai turisti. Sono intervenuti il Dr Sergio Valenti (Urologo presso la Valiant Clinic), la Dr.ssa Patrizia Porcu (Oncologa al Mediclinic City Hospital) e Daniel Rigel (Chiropratico al Chiropractic Neurology Center) e hanno spiegato, in qualità di membri del network, quali sono le altre potenzialità di IHW come il valore del referral tra specialisti in base alla loro competenza, l’importanza dell’accoglienza e la presentazione alla comunità dei nuovi professionisti ed infine la possibilità di dare supporto, insieme all’azione delle Istituzioni, ai pazienti nei casi di emergenza (su IHW TV trovate il video).

Come funziona la webApp di IHW?

La WebApp, pratica ed intuitiva, è in versione italiana e inglese. Dopo il sign up è possibile consultare i profili dei diversi professionisti, prendere un appuntamento in direct call, inviare una mail o individuare su mappa con navigatore integrato le strutture dove lavorano gli specialisti. In alcuni casi, grazie ad una chat end-to-end su Telegram, quando lo specialista si rende disponibile l’utente può interagire, per brevi informazioni, direttamente con il medico.

La WebApp di Italian Healthcare World è raggiungibile gratuitamente da qualunque dispositivo mobile o fisso e con qualunque sistema operativo (potete scaricarla qui). Nella home page è presente un link che riporta ai numeri di emergenza sanitaria delle Istituzioni più vicine e un altro link che consente l’accesso ai contenuti del Journal of IHW.

Laureata in scienze politiche. Dal 2001 iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Ha collaborato con testate giornalistiche e uffici stampa. Dopo aver conseguito il master in “Gestione e marketing di imprese in Tv digitale”, ha lavorato per 12 anni in Rai, occupandosi di programmi di servizio e intrattenimento. Dal 2017 è Direttore Responsabile di Health Online, periodo di informazione sulla sanità integrativa del gruppo Health Italia S.p.A. E’ responsabile della linea editoriale del Journal of Italian Healthcare World, magazine online dedicato alla medicina, alla salute e al benessere con l’obiettivo di evidenziare le eccellenze italiane all’estero.

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Dentro e fuori la quarantena tra paura e desiderio: la pandemia che ci ha cambiati

Le paure e le ambiguità che hanno caratterizzato la fase più acuta del “lockdown”, continuano ad abitare dentro di noi, tanto che molte persone stanno vivendo questo momento in maniera confusa e problematica.

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Dentro e fuori la quarantena tra paura e desiderio: la pandemia che ci ha cambiati
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*Questo articolo è stato gentilmente concesso da Italian Healthcare World

Intervento a cura della Dott.ssa Sabrina Suma (Clinical Psychologist – Human Relations Institute and Clinics – Dubai)

La fine della quarantena tanto sospirata e desiderata, sembra essere arrivata. Eppure non tutti stanno vivendo questo momento con eccitazione o con serenità.

Le paure e le ambiguità che hanno caratterizzato la fase più acuta del “lockdown”, continuano ad abitare dentro di noi, tanto che molte persone stanno vivendo questo momento in maniera confusa e problematica.

Davanti alla possibilità di tornare nuovamente a vivere nel mondo esterno, molte persone si sono ritrovate a provare sentimenti di paura e di ansia all’idea di abbandonare la dimensione casalinga e rassicurante alla quale la quarantena ci aveva obbligato.

La pandemia ha sconvolto il modo di lavorare, di fare scuola, di incontrare gli altri, di vivere in generale; ci ha costretto a fermarci e a rallentare, destabilizzando in maniera repentina vissuti, routine ed equilibri più o meno consolidati.

Davanti a messaggi confusi e preoccupanti, ci siamo ritirati, per qualche ragione abbiamo pensato che l’unico posto sicuro poteva essere la nostra casa e che saremmo usciti solo nel momento in cui tutto tornava normale o perlomeno il rischio di contagio era scemato.

Per cui allo stato di disorientamento iniziale, fatto di paura e senso di incredulità, ne è seguito uno più adattivo, in cui abbiamo cercato di trasformare quella che sembrava a tutti gli effetti uno stato di reclusione, in una nuova quotidianità.

Durante la quarantena le persone sono state obbligate a casa, le famiglie si sono ritrovate ad avere tanto tempo a disposizione, i genitori hanno dovuto supportare i figli nella gestione delle piattaforme e-learning e chi non era impegnato in lavori di “prima linea”, ha scoperto la possibilità di lavorare da casa, il tempo trascorso dentro, ha costretto così un po’ tutti a fare i conti non solo con la paura e l’ansia, ma anche con le buone e le cattive abitudini.

Ecco che allora, se si è avuta la fortuna di non subire un trauma nel trauma, come in quelle persone che in questa circostanza hanno purtroppo perso affetti cari e situazioni lavorative e per le quali toccherebbe quindi fare un discorso a parte; la quarantena è diventata un’occasione di crescita personale ed esplorazione protetta, nella quale non si sta poi così male.

Naturalmente non tutti hanno sperimentato questo lato positivo del lockdown, c’è chi si è ritrovato a gestire difficoltà di tipo economico oppure chi ha avuto problemi ad integrare impegni lavorativi oppure situazioni conflittuali in famiglia e, ancora, c’è chi ha sofferto la mancanza di spazio reale e personale, ma c’è anche chi in questi mesi è riuscito a costruire una vera e propria “comfort zone” dove legge, sperimenta, cucina, fa formazione, incontra, si prende cura di sé e dalla quale adesso fa fatica ad uscire.

Del resto, finché non sarà trovata una cura in grado di sconfiggere il coronavirus, l’uscita dalla quarantena sarà regolata da norme che tutto fanno pensare tranne che alla “normalità”: se da un lato, infatti, possiamo godere e riconquistare parte della nostra libertà, dall’altra dobbiamo praticare il distanziamento sociale e per evitare il contagio, dobbiamo indossare una mascherina, utilizzare disinfettanti e convivere con un senso di iper-vigilanza che poco ha a che fare con l’umano e la spontaneità.

Ecco che allora alla paura iniziale si sono aggiunte emozioni invalidanti che non ci fanno venir voglia di ricominciare e che ci fanno preferire la “reclusione”alla possibilità di rientrare in un mondo che oltre a spaventarci non ci piace più.

Cosa fare allora per uscire da questo stato di disorientamento dove non si ha più voglia di uscire, dove sentimenti come ansia, paura e depressione convivono contemporaneamente in un tempo sospeso? Come fare ad uscirne senza rimanere intrappolati in scelte di pericoloso ritiro sociale e sensoriale? Come si fa a superare una quarantena che è diventata ormai una dimensione rassicurante?

Secondo Van der Kolk e Miriam Taylor, che hanno dedicato gran parte della loro vita alla cura del trauma e delle esperienze traumatiche, di cui paura ed isolamento sono aspetti fondanti, la risposta sta nella “consapevolezza emotiva”. Se per fuggire infatti da emozioni e vissuti spiacevoli ed invalidanti, ci rifugiamo in un mondo senza tempo, dove ci sentiamo “a casa” solo se restiamo soli col nostro piccolo grande mondo, rischiamo di scambiare il benessere, con uno stato di trance o dissociazione sensoriale.

Per prima cosa non bisogna nascondersi dietro false sicurezze, è importante lasciarsi il permesso di sentirsi fragili e vulnerabili, il modo migliore per liberarsi dalla paura e dall’ansia è quello di accettare che stiamo vivendo un momento difficile e la paura e la rabbia, così come la depressione, sono risposte “fisiologicamente” normali in una situazione del genere; una volta superata la fase depressiva, sarà il momento di reagire in maniera costruttiva.

E’importante parlare con le persone che ci stanno attorno o di cui ci fidiamo, la condivisione ci mette in relazione con l’altro e attiva risorse che non credevamo di possedere.

Bisogna imparare a guardarsi dentro, a riconoscersi “consapevolmente impauriti”, accettare la propria paura, infatti, aiuta a comprenderne le cause, lo sa bene chi pratica lo Yoga o la mindfulness.

Anche la cura del corpo è importante in questo momento, non uscire e restare comodi , non vuol dire lasciarsi andare, il corpo ha accusato un duro colpo e necessita di essere curato, riattivato e coccolato.

Così quando ci sentiamo sopraffatti e confusi, dobbiamo fermarci a respirare profondamente, cercare di capire cosa stiamo provando, se necessario metterlo nero su bianco e se il senso di sopraffazione continua ad opprimerci non esitiamo a chiedere l’aiuto di un esperto o proviamo a parlarne con un familiare od un amico, ma non restiamo soli.

Fermarsi un attimo per cercare di capire cosa stiamo provando, per esempio, ci può aiutare a metterci in contatto con i nostri reali bisogni, così anziché intrattenerci troppo con le relazioni digitali o con i numerosissimi corsi e passatempi gratuiti disponibili di questi tempi on line, possiamo selezionare e riscoprire quali sono veramente i nostri desideri, quali sono gli hobby e i corsi che vogliamo davvero fare, che ci fanno felici, le cose che ci fanno stare bene e, ancora, le persone che ci fanno sentire capite, accolte e riconosciute.

Non è più tempo per il superfluo, è tempo per la qualità e “l’essenziale”, anche nelle relazioni; perché sono queste le cose che ci possono salvare. E’ importante non lasciarsi andare, prendersi cura di sé e imparare a riprendere gradualmente i contatti sociali, naturalmente con le dovute accortezze; dietro le mascherine ci sono occhi che possono sorridere e persone che come noi stanno vivendo un momento difficile, non scappiamo frettolosi, proviamo ad incrociare gli sguardi dell’altro, dovremo imparare a fidarci di nuovo.

La risposta a questi tempi difficili sta nella bellezza e nella resilienza, ovvero nella nostra capacità di far fronte ad eventi traumatici e questo, oltre a dipendere dalle strategie di coping utilizzate è strettamente correlato alla qualità delle relazioni intessute, per questo è importante non isolarsi completamente, ma imparare a fidarsi nuovamente dell’altro.

Non trascuriamo il corpo, facciamo cose con le mani, impastiamo, scriviamo, disegniamo, accarezziamo, scegliamo con cura le cose che vogliamo fare e condividiamole con le persone che amiamo o che ci piacciono e ci fanno stare bene, non pretendiamo troppo da noi stessi e impariamo a ripeterci “mantra” più realistici, viviamo in un tempo sospeso e surreale, ma tutto questo finirà e torneremo ad abbracciarci di nuovo!

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Coronavirus (2019-nCoV): l’origine dell’epidemia è un “salto di specie”

Intervista al dottor Fabrizio Facchini

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Coronavirus (2019-nCoV): l’origine dell’epidemia è un “salto di specie”
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Il nuovo Coronavirus, l’infezione responsabile dell’epidemia di polmonite scoppiata in Cina nella città di Wuhan nella provincia di Hubei, sta tenendo alta l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale.

La malattia respiratoria acuta 2019-nCoV (2019-nCoV acute respiratory disease è il nome provvisiorio dato al virus dall’Organizzazione Mondiale della Sanità dove “n” sta per nuovo e “CoV” per coronavirus, n.d.r.) oltre a provocare vittime e numerosi contagi in Cina, si sta diffondendo anche in altri Paesi del mondo, tra cui l’Italia e gli Emirati Arabi Uniti.

Per l’OMS è emergenza sanitaria internazionale e raccomanda a tutti i Paesi di rafforzare la sorveglianza in linea con i regolamenti sanitari internazionali (2005) per le infezioni respiratorie e comunicare all’Organizzazione stessa qualsiasi caso sospetto o confermato di infezione da nuovo coronavirus.

Qual è l’origine della trasmissione del virus cinese 2019-nCoV?“E’ animale e ha colpito l’uomo attraverso una mutazione genetica. Si tratta, come viene definito in virologia, di salto di specie”. Le parole del Dott. Fabrizio Facchini, specialista in pneumatologia e Direttore del Dipartimento di Pneumologia presso un ospedale poli-specialistico semi-governativo e centro di ricerca a Dubai.

“Il primo indizio sull’origine del contagio – ha spiegato – è emerso da uno studio epidemiologico, pubblicato sul prestigioso New England Journal of Medicine, che ha rilevato che il 55% dei casi contagiati nel 2019 era in qualche modo entrato in contatto con il mercato all’ingrosso del pesce di Wuhan, città focolaio dell’epidemia, chiuso dalle autorità cinesi per disinfestazione il primo gennaio 2020. Grazie al pronto rilascio delle autorità cinesi delle sequenze genomiche del virus, liberamente disponibili anche sul sito Global Initiative on Sharing All Influenza Data (GISAID), uno studio italiano ha effettuato una valutazione genetica dell’origine del virus concludendo che si tratta di una mutazione delle glicoproteine di superficie del virus simil SARS originario dei pipistrelli (Journal of Medical Virology ). Un’altra fonte di possibile origine della infezione sono i serpenti. Anche questi animali sono presenti nei mercati cinesi, quindi anche questa ipotesi é plausibile, ma è da verificare con l’isolamento dell’infezione negli animali medesimi”.

Con il nuovo coronavirus sono cinque i virus, tre dei quali appartenenti proprio alla famiglia dei coronavirus, che in 16 anni hanno fatto il “salto di specie” da animale a animale e poi all’uomo. La prima mutazione del coronavirus che ha portato alla Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS, Severe Acute Respiratory Syndrome) è stata nel 2003, infezione trasmessa dai pipistrelli agli zibetti e poi all’uomo. Succesivamente é stata identificata un’altra epidemia di infezione respiratoria da Coronavirus, la Sindrome Respiratoria del Medio Oriente (MERS, Middle East Respiratory Syndrome) trasmessa all’uomo da dromedari e cammelli.

Dott. Facchini, a cosa sono legati questi fenomeni di mutazione?

I virus mutano per loro natura, le mutazioni si verificano anche nel genoma umano, ma le mutazioni di virus e batteri si verificano con più frequenza per il loro elevato numero. E’ un fenomeno biologico assolutamente normale intrinseco nella evoluzione di tutti gli esseri viventi: microbi, piante, funghi o animali che essi siano. Rimango perplesso sul fascino che hanno su molte persone le teorie complottiste su un’origine militare o aliena di questi fenomeni naturali.

Quali sono i criteri di contenimento?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito già da tempo criteri di contenimento delle infezioni interumane da Coronavirus e ha dato indicazioni specifiche anche per questo caso di epidemia. Tuttavia, anche se la mortalità di questo nuovo Coronavirus è più bassa delle due precedenti epidemie da coronavirus da infezione interumana, la sua contagiosità sembra molto maggiore. Infatti i casi accertati di 2019-nCoV hanno già di gran lunga superato i casi di MERS e in poche settimane casi documentati di infezione da SARS.

Da cosa è dovuta la maggiore contagiosità di questa epidemia rispetto alle precedenti?

Il periodo di incubazione medio del nuovo Coronavirus è di 5,2 giorni, ma il 95 percentile, ossia il periodo entro il quale il 95% dei contagiati ha manifestato i suoi sintomi è di 12,5 giorni. Il tempo di duplicazione del contagio è stato sinora di 7,4 giorni. Considerato che la contagiosità potrebbe essere presente anche durante il periodo di incubazione, e che il periodo di incubazione senza alcun sintomo può arrivare a 2 settimane, è evidente la potenziale difficoltà di ostacolare il contagio.

Quindi il contagio può avvenire anche in assenza di sintomi?

Sì, ma non si hanno ancora dati precisi, gli epidemiologi sono al lavoro. Con ogni probabilità la contagiosità durante il periodo di incubazione é bassa o molto bassa, per poi aumentare quando si manifestano i primi sintomi.

Quali sono i sintomi?

I sintomi più comuni sono la tosse e la febbre, più precisamente: febbre nel 65%; fatica a respirare 55%; tosse 53%; dolori muscolari e/o fatica 44%; catarro 28%; cefalea/mal di testa 8%; tosse con sangue 5% e diarrea 3%. Inoltre la linfocitopenia, ossia un ridotto numero di cellule bianche linfocitarie e quindi una ridotta capacità immunitaria si é osservata in più del 60% dei pazienti. La presentazione clinica più comune é la polmonite che può successivamente aggravarsi com sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS, Acute Respiratory Distress Syndrome) e altre complicanze gravi come l’insufficienza renale o cardiaca.

Chi sono soggetti più a rischio?

Come per molte malattie infettive gravi debilitanti, il virus ha una letalità più elevata negli anziani e nei soggetti con malattie croniche. Anche se non si hanno dati rilevanti a riguardo, probabilmente anche la popolazione pediatrica deve essere considerata a rischio.

Le raccomandazioni standard dell’OMS per prevenire la diffusione dell’infezione includono il lavaggio regolare delle mani, il copertura della bocca e del naso durante la tosse e gli starnuti, la cottura accurata di carne e uova. Evitare uno stretto contatto con chiunque mostri sintomi.

Dott. Facchini, queste raccomandazioni comportamentali sono efficaci per impedire la diffusione dell’infezione?

Se applicate in modo corretto le indicazioni dell’OMS sono efficaci, tuttavia rimane il nodo della contagiosità prima della individuazione clinica e della mancata e corretta applicazione delle indicazioni. Sono state trasmesse immagini da ospedali in Cina dove il personale sanitario, pur vestito di tutto punto e con visiera, indossava mascherine completamente inadeguate per proteggersi da un’infezione respiratoria.

A propostito di mascherine, sono uno strumento di prevenzione efficace o no?

Dipende dalla mascherina: quella chirurgica che va per la maggiore può filtrare sino al 60% delle particelle sospese nell’aria. Pur essendo più efficace di un fazzoletto, che ne filtra dal 10 al 30%, rimane comunque inadeguata in tema di protezione. In termini di prevenzione si può certamente utilizzare una maschera con caratteristiche di filtraggio del 95% (FP2 o N95), se invece si è in contatto con persone infette o personale sanitario si devono utilizzare protezioni più elevate con capacitá di filtraggio del 98 (FP3, N98) o 100% (N100). Va detto che le mascherine devono anche essere indossate tutto il giorno e in modo corretto e quelle con fessure laterali servono a ben poco. Ma la questione è un’altra: che senso ha indossare mascherine, spesso inadeguate, se i casi nel Paese di residenza si limitano ad alcune persone arrivate dalla Cina e subito isolate?

Per combattere il conoravirus 2019-nCov, cinque aziende, tra le quali una italiana, si sono messe al lavoro per realizzare un vaccino non classico ma basato sull’informazione contenuta nel materiale genetico del virus. Anthony Fauci, direttore dell’Istituto americano per le malattie infettive (Niaid) dei National Institutes for Health (Nih) ha annunciato che “Abbiamo già cominciato, insieme con diversi nostri collaboratori. Si tratta di un processo lungo e che presenta incertezze, ma stiamo procedendo come se si dovesse produrre un vaccino”.

Secondo lei è possibile sviluppare e mettere a disposizione un vaccino in poco tempo?

Non mi risulta che siano stati sviluppati vaccini efficaci per la SARS e per la MERS. Anche se la tecnologia di sviluppo dei vaccini si sta rapidamente evolvendo e i tempi di sviluppo si stanno drasticamente riducendo non mi aspetto tempi così brevi da divenire disponibile nell’arco di mesi. Con ció non voglio dire che non debbano essere utilizzate tutte le risorse necessarie per raggiungere questo auspicabile obiettivo. I vaccini addestrano il nostro complesso sistema immunitario e se sviluppati potrebbero essere la nostra arma più efficace per difenderci dall’infezione di questi virus

Qual è attualmente il trattamento per ridurre l’impatto dell’infezione?

Non essendoci una terapia con provata efficacia, la raccomandazione è di terapia di supporto agli organi compromessi dalla infezione. Non si parte tuttavia da zero e come negli altri casi di patologia grave da coronavirus esiste un trattamento che, pur non avendo dati clinici di supporto di provata efficacia, in laboratorio hanno mostrato una azione che potrebbe ridurre l‘impatto clinico delle infezioni. La terapia che viene prescritta in questi casi è multifarmacologica e consiste in una combinazione dell’antivirale Ribavirina associata a Interferone (alfa2b o beta2) e ad un secondo antivirale come il Lopinavir o Ritonavir.

Quanto è pericoloso il nuovo Coronavirus?

La pericolosità del virus sta nel rischio potenziale di contagio universale. Se un virus letale non è capace di diffondersi i deceduti per quella determinata malattia nel mondo saranno molto pochi, ma se la pandemia, ossia rischio potenziale di contagio universale, dovesse realizzarsi anche con una mortalità non elevatissima come quella del nuovo Coronavirus provocherebbe un numero elevatissimo di morti fra la popolazione mondiale. Rischio pondemico non significa che il contagio si verificherà perché oltre alle misure di contenimento influiscono altri fattori. Tuttavia le stime statistiche danno uno scenario molto più pericoloso di quello disegnato dai casi accertati in laboratorio. Lo conferma uno studio pubblicato sul prestigioso giornale scientifico The Lancet.

In conclusione: attenzione sì, ma niente panico?

Grande attenzione, ma niente panico. La mortalità di questo virus é del 2,4%, è sicuramente inferiore a virus simili come quello della SARS 10%, MERS 35%, e di gran lunga inferiore a quella di altri virus molto più letali, anch’essi con riserva nel modo animale, come quella del virus Ebola 90% ed é paragonabile alla mortalità registrata dall’iniziale diffusione del virus dell’influenza H1N1.

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Vaccini: nei centri pubblici, gratuiti per tutti i residenti

Anche gli expat possono usufruire del programma di immunizzazione nazionale gratuito. Ecco come si fa.

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vaccini
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I vaccini infantili, a Dubai come nel resto del Paese, sono raccomandati da tutti i pediatri e attraverso campagne nelle scuole, ma non sono al momento obbligatori. Nel caso abbiate deciso di non vaccinare i vostri figli, o non abbiate seguito lo stesso calendario previsto dal protocollo emiratino, non dovete quindi preoccuparvi: nessuna scuola può rifiutare studenti senza vaccini o con somministrazioni differenti da quelle praticate qui.

Detto questo, al momento dell’iscrizione a scuola vi verrà richiesta una copia del Medical Immunisation Record dei vostri bimbi, ovvero il libretto dei vaccini (va bene anche quello italiano) e, a partire dai 5 anni, le scuole propongono le vaccinazioni a chi non le ha fatte prima. La politica della Dubai Health Authority (DHA) è infatti quella di estendere i vaccini al maggior numero possibile di bambini.

Il calendario delle vaccinazioni? E’ leggermente diverso da quello italiano: non tanto nel tipo di vaccini somministrati, ma nella programmazione e nella frequenza dei richiami.

Non tutti sanno che i vaccini, anche se la sanità qui è privata per gli expat, sono gratuiti per tutti i cittadini residenti, emiratini e non: basta rivolgersi ad uno dei Centri di Sanità Pubblica (Public Health Centres) che seguono il programma di immunizzazione nazionale. Per accedervi, occorre solamente richiedere la tessera sanitaria nazionale, valida per un anno, che a Dubai costa 120 aed, e che si può fare direttamente in uno dei Centri di Sanità Pubblica.

Gli Emirati Arabi sono stati dichiarati indenni da poliomielite nel 2004 e altre malattie come il morbillo, la parotite, la rosolia e la pertosse hanno visto un crollo significativo negli anni.

Ecco l’elenco dei vaccini coperti dal programma di immunizzazione nazionale:

BCG: Bacillus, Calmette-Guerin (tubercolosi)
DPT: Diphtheria, Pertussis and Tetanus
DTaP: Diphtheria, Tetanus, and acellular Pertussis
Hep B: Hepatitis B
Hexavalent: DTaP, Hib, Hep B and IPV
Hib: Haemophilus Influenzae Type B
HPV: Human Papillomavirus
IPV: Inactivated Poliovirus Vaccine
MMR: Measles, Mumps and Rubella
OPV: Oral Poliovirus Vaccine
PCV: Pneumococcal Conjugate Vaccine
Pentavalent: DPT, Hib and Hep B
Tdap: Tetanus, reduced Diphtheria and reduced Pertussis
Tetravalent: DTaP and Hib

Dove fare i vaccini?
E’ sufficiente recarsi in uno dei Centri di Sanità Pubblica e prendere appuntamento (qui trovate l’elenco di quelli di Dubai). Oppure telefonare al numero verde della Dubai Health Authority: 800 342.

Quali documenti servono?
Per richiedere la tessera sanitaria e quindi accede al programma di vaccinazione, occorre portare cn sé questi documenti:

– Copia del passaporto e della pagina del visto di entrambi i genitori;
– Copia della ID card di entrambi i genitori;
– Copia del passaporto del bambino con visto di residenza;
– Certificato di nascita del bambini;
– Libretto delle vaccinazioni;
– Una fotografia formato tessera del bambino;
– Contratto di affitto, di proprietà o ultima fattura della Dewa

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