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Homo homini virus

Fondato o meno che sia il rischio, prematura o meno che sia la preoccupazione, in questi momenti si manifesta regolarmente il lato più buio dell’essere umano: la mancanza di umanità.

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Homo homini virus
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Ci risiamo.

Dalla grande paura dell’AIDS a Chernobyl, dal “terribile pericolo arabo” alla SARS, quanti déjà vu hanno avuto quelli della mia generazione in questi giorni di vera e propria psicosi da Novel-Coronavirus?

I segnali sono sempre gli stessi: la corsa sfrenata alle provviste e tanti saluti alla vecchia regola di educazione e buon senso che detta di lasciar sempre qualcosa per chi viene dopo di noi; l’identificazione di una categoria di persone come nemico pubblico da ghettizzare; i gesti sconsiderati e meschini scaturiti dal panico inconsulto che, guarda caso, si focalizzano sempre sui più deboli e indifesi; i soliti profeti di sventura che, a seconda dell’epoca e del mezzo a disposizione, approfittano dell’occasione per fare qualche gettone di presenza in veste di esperti, prima di tornare nel dimenticatoio; il cicaleccio della gente comune che ripete e ingigantisce quello che sente senza nemmeno capire, distorcendolo e alterandolo in un inesorabile fiume in piena di insulsaggini.

Fondato o meno che sia il rischio, prematura o meno che sia la preoccupazione (di una malattia, di un attentato, di una contaminazione, del proverbiale vaso che ci cade in testa dal balcone mentre camminiamo per strada) in questi momenti si manifesta regolarmente il lato più buio dell’essere umano: la mancanza di umanità. Non importa quanto ammiriamo (a distanza, beninteso!) coloro che si mettono in gioco recandosi in prima linea per offrire una mano concreta a chi è obiettivamente in reale pericolo. Dagli schermi dei nostri televisori o dai monitor dei nostri dispositivi mobili, al sicuro nelle nostre case, scegliamo di concentrarci sul rumore. Gli “eroi”, gli “angeli”, o comunque si decida di etichettarli, ci servono solo per sentirci meglio senza muovere un dito continuando a crogiolarci nella paura che giustifica tutto. Anzi, spesso questi “eroi” ci sembrano anche un po’ matti e se qualcosa di brutto succede loro, diciamocelo, se la sono andata a cercare. Noi, quelli saggi, siamo ben più preziosi degli anonimi lontani in difficoltà. Noi teniamo famiglia, perbacco!

C’è qualcosa che affascina nell’abbandonarci alla paura. Paura di cosa non ha realmente importanza. Paura di morire? Paura degli altri? O di noi stessi? Paura di vivere? Paura di attraversare questa fase terrena senza lasciare realmente un segno? Al minimo campanello di allarme, incuranti dei numeri e dei (rari) richiami alla razionalità, scatta ogni volta la corsa alla ricerca della protezione totale… come se questa fosse realmente ottenibile e controllabile, oltretutto. Certo, c’è una differenza fra l’incoscienza assoluta e l’accettazione dei rischi come parte integrante del nostro essere umani, fra l’istinto naturale di prenderci cura dei nostri cari e l’avversione cieca verso l’untore. Comunque, una vita asettica spesa alla ricerca ossessiva dell’illusione di essere al sicuro da tutto, a costo della propria umanità, è una non-vita. È anche poco dignitosa, a dirla tutta.

Oggi tocca al Novel-Coronavirus, domani chissà, ma il copione è sempre lo stesso. Ogni momento di diffidenza, ogni ripetizione di notizie esageratamente amplificate, ogni atto di razzismo più o meno velato, ogni gesto di egoismo o di crudeltà verso i più deboli (inclusi gli animali come si è visto in questi giorni), sono responsabilità di tutti. Siamo noi il peggior virus dell’umanità quando scegliamo di comportarci così.

Il resto sono scuse.

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati quattro dei sei gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

2 Comments

2 Comments

  1. Liz

    Febbraio 9, 2020 at 17:51

    Un pezzo molto interessante scritto con tanta sensibilità e umanità

    • Marilena

      Febbraio 10, 2020 at 19:38

      Grazie di cuore Liz

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Pillole di Emirati: che cosa significa Umm Suqeim?

Tanto tempo fa nella zona che si estende lungo Jumeirah Road si era diffusa tra gli abitanti una forte febbre, che in arabo si traduce con “al-suqm”

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Pillole di Emirati: che cosa significa Umm Suqeim?
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Quante volte avete percorso Umm Suqeim Road (ام سقيم)? Vi siete mai chiesti che cosa significhi?

Tanto tempo fa nella zona che si estende lungo Jumeirah Road si era diffusa tra gli abitanti una forte febbre, che in arabo si traduce con “al-suqm” (السُقُم).

La forma “Suqeim” è un diminutivo/vezzeggiativo della parola “al-suqm. Potremmo quindi tradurla con “febbretta”, “febbriciattola”.

Molti conosceranno il termine “Umm” come la traduzione di “mamma”, in realtà insieme alla parola “Ab” (che significa padre), vengono usate entrambe anche per tradurre “quello di”, “quella di”. Ad esempio la città di Abu Dhabi diventa “il posto della Gazzella, dove Dhabi è una delle tante parole per tradurre la parola “gazzella”.

Umm Suqeim diventa quindi “la zona della febbretta”.

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Covid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati

Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

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Cvid-19: le limitazioni ancora in vigore negli Emirati
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Con la sospensione del coprifuoco in tutti gli Emirati Arabi e l’imminente apertura al turismo, a Dubai e nelle altre città del Paese si sta lentamente tornando alla (quasi) normalità.

“Con il graduale ritorno alla vita normale – ha dichiarato Amna Al Dahhak Al Shamsi, portavoce del governo degli Emirati Arabi Uniti, – il ruolo più grande e più importante di tutti rimane l’impegno a seguire le istruzioni e le procedure al fine di non annullare finora gli sforzi di tutte le entità governative e della società”.

Le autorità ricordano che le multe per le violazioni delle norme anti Covid-19 sono ancora in vigore e che i trasgressori sorpresi per la terza volta sono soggetti a un’azione legale e possono rischiare anche il carcere.

Ma quali sono le limitazioni ancora in vigore? Vediamole:

  • Le mascherine sono obbligatorie ovunque, anche negli uffici e sul posto di lavoro. Uniche eccezioni: se si viaggia in auto da soli o con i propri familiari, se si svolge un esercizio fisico molto inteso, per i bambini sotto i due anni o se ci sono condizioni di salute che ne impediscono l’utilizzo.
  • In automobile non possono viaggiare più di tre persone, a meno che non siano tutti membri della stessa famiglia.
  • La distanza sociale di 2 metri deve essere mantenuta in ogni momento nei luoghi pubblici.
  • Eventi, feste, riunioni sono vietati in tutti i luoghi pubblici e privati, comprese case e uffici. Chiunque verrà trovato ad ospitarne sarà multato. “Sottolineiamo che gli incontri pubblici sono ancora vietati ed è preferibile evitare le visite ai famigliari” ha dichiarato Saif Al Dhaheri, portavoce del National Emergency, Crisis and Disaster Management Authority.
  • A partire dal 24 giugno, è stato vietato servire alcolici ai banconi del bar fino a nuovo avviso.
  • In tutto il Paese, le moschee e gli altri luoghi di culto rimangono chiusi.
  • I lavoratori domestici non dovrebbero incontrare nessuno al di fuori della famiglia. La regola si applica in tutti gli emirati, tranne che a Dubai.
  • Ai bambini è permesso visitare ristoranti e centri commerciali, ma alle persone di età superiore ai 70 anni è ancora vietato l’ingresso, ad Abu Dhabi, Sharjah, Ajman, Umm Al Quwain, Ras Al Khaimah e Fujairah. A Dubai non ci sono più limiti di età.
  • I residenti ad Abu Dhabi, Al Ain e Al Dhafra possono viaggiare all’interno delle loro città ma non altrove nell’emirato senza prima ottenere un permesso. Chiunque desideri uscire da queste zone è ora libero di farlo, ma è necessario un permesso per rientrare nell’emirato.
  • Le autorità non hanno ancora consentito la riapertura delle piscine di edifici residenziali e complessi ad Abu Dhabi.
  • Ad Abu Dhabi anche le spiagge pubbliche e i cinema rimangono chiusi.
  • Le spiagge rimangono chiuse a Umm Al Quwain fino a nuovo avviso.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah

La sabbia rimaneva incandescente fino a tarda notte e brillava luminosa contrastando la luce della luna.

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Pillole di Emirati: la sabbia calda di Jumeirah
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Faceva (…e fa) tanto caldo, molto tempo fa sulle spiagge di Dubai, così caldo che la sabbia bruciava come brace.

In arabo brace si dice “jamr” (جمر) e proprio da questa parola deriva il nome “Jumeirah” (جميرا).

La struttura della parola è un vezzeggiativo, diminutivo, un termine affettuoso traducibile con “bracetta”, “bracina”, “braciuccia”.

La spiaggia dunque bruciava come brace, ma esiste anche una versione romantica che racconta come la sabbia rimanesse incandescente fino a tarda notte e brillasse luminosa contrastando la luce della luna.

Jumeirah è ora quell’area di quasi 27km di spiagge, negozi, ristoranti, cafe, ville maestose, moschee, una delle strade più belle di Dubai.

Se notate nel logo della catena “Jumeirah” c’è una piccola fiamma incandescente disegnata sulla lettera “I”.

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