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Un quarto di secolo negli Emirati Arabi: intervista a Piero Ricotti

Da profondo conoscitore di questa regione del mondo, lo abbiamo incontrato per capire meglio in quale direzione stia andando il Paese, con l’Expo alle porte e una situazione geopolitica in Medio Oriente particolarmente delicata.

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Un quarto di secolo negli Emirati Arabi: intervista a Piero Ricotti
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Ajman era un nome sconosciuto, che aveva letto su alcuni francobolli della sua collezione, quando era un bambino, e che non sapeva proprio dove collocare sul mappamondo. Ripensandoci oggi, dopo venticinque anni di vita negli Emirati Arabi Uniti, sembra quasi un segno del destino. Piero Ricotti, Managing Director della società Tecnosistemi e Presidente della Camera di Commercio Italiana negli Emirati Arabi per dieci anni, dopo un quarto di secolo qui nel deserto ha visto Dubai e gli altri emirati crescere e trasformarsi.

Nato in un piccolo Paese delle Alpi piemontesi, alle pendici del Monte Rosa, in provincia di Vercelli, Piero Ricotti ha iniziato a viaggiare negli Emirati Arabi nel 1994, quando spostarsi tra Deira e Jebel Ali, i due estremi della città, era quasi un viaggio, con tanta sabbia e pochissime costruzioni.

Da profondo conoscitore di questa regione del mondo, lo abbiamo incontrato per capire meglio in quale direzione stia andando il Paese, con l’Expo alle porte e una situazione geopolitica in Medio Oriente particolarmente delicata.

Come è arrivato a Dubai?
Il mio è stato veramente un caso di “serendipity”. Lavoravo a Milano all’Italtel, grande azienda nel settore delle telecomunicazioni, soprattuto a quel tempo, e partecipammo quasi per caso ad una gara per Etisalat, l’operatore delle telecomunicazioni degli Emirati. Venimmo selezionati tra 27 partecipanti da tutto il mondo e, per farla breve, quella che avrebbe dovuto essere una permanenza di tre mesi, solo per l’avvio dei lavori, è una presenza che dura ancora adesso, seppur con diversi cambi a livello societario. Una esperienza molto importante per me, non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano.

Ha visto Dubai nascere, trasformarsi, crescere: che cosa l’ha impressionata di più in questi anni?
Quello che mi ha colpito di più è sicuramente, in un semplice binomio, il “plan and execute”, ovvero la capacità che esiste negli Emirati di pianificare ed eseguire i lavori nei modi e nei tempi. La leadership e le organizzazioni governative sono notevolmente performanti nel Project Management. La seconda cosa che mi ha sorpreso, diciamo maggiormente in questa ultima decade, è che la parte visibile del Paese, i beni materiali, sono eccezionali, sotto gli occhi di tutti, come la torre più alta del mondo e gli altri primati di questa città, ma è la parte immateriale che colpisce ancora di più. Il fatto cioè che ci siano una sinagoga e una chiesa in costruzione, una accanto all’altra, insieme ad una moschea, il fatto che ci sia un Ministro della felicità o ancora un Ministero per l’Intelligenza Artificiale. L’attenzione profonda verso tutti gli aspetti diciamo della crescita immateriale, che poi diventa anche materiale chiaramente, mi hanno colpito profondamente. Questa tolleranza, il rispetto per tutte le persone, per tutte le religioni, è davvero un insegnamento. Io aggiungo sempre come nella storia del mondo, in diversi momenti storici, i baricentri cambino: pensiamo ad esempio alla famosa Casa della conoscenza di Baghdad, o all’Impero romano, ma anche alla Cina o al Rinascimento italiano. Ecco sono convinto che tra venti, trenta o quaranta anni, sui libri di scuola dei nostri figli si leggerà di Dubai e degli Emirati Arabi Uniti. E’ veramente fantastico quello che stiamo osservando qui in questo preciso momento storico: la capacità di immaginare e creare il futuro.

Ci sono molti pregiudizi sulla cultura araba e sulla religione islamica e, forse mai come in questo momento storico, c’è una divisione tanto netta tra Occidente e Oriente. Che cosa ha imparato da questa città e da questa cultura?
I pregiudizi nascono dall’assenza di conoscenza. Islam vuole dire “submission to God” ed è una religione assolutamente pacifica e anche con forti radici scientifiche. Per me, vivere qui, ha significato certamente conoscere e vedere che l’Islam è una religione di grandissima tolleranza e di grande umanità. Non ho mai trovato difficoltà e ho avuto un senso di accoglienza profondo, al quale noi in Europa e in Occidente non siamo abituati. Non solo: io credo che qui abbiamo una guida, persone che vogliono fare il bene di un Paese, che riflettono, che pensano, mentre purtroppo in Europa siamo spesso senza guida e l’obiettivo di chi fa politica è più egoistico. Tanti anni fa avevo letto un libro di un cardinale spagnolo che citava il concetto di autorità come servizio. Ecco questo è importante, riconoscere, quando si raggiunge una posizione di leadership, che bisogna fare di più per gli altri e non di meno. Purtroppo nei nostri modelli occidentali, spesso il bene comune, il bene del Paese è dimenticato o passa in secondo piano.

La prossima sfida sarà l’Expo e, soprattutto, il dopo Expo. Secondo lei in quale direzione sta andando e andrà Dubai?
Qui a Dubai abbiamo avuto quattro economie: quella delle perle e della pastorizia, quindi da illo tempore fino ad arrivare circa agli anni Trenta del secolo scorso; poi abbiamo avuto la Oil Economy che ha dato un impulso anche all’organizzazione più strutturata dello Stato; a seguire la Knowledge Economy, di cui anche l’edificio dove si trova il mio ufficio, e nel quale ci troviamo in questo momento ne è un frutto: Dubai Internet City, Media City, Knowledge Village sono state costruite in 365 giorni. E infine abbiamo avuto il lancio dell’economia dell’innovazione, nella quale si inseriscono l’intelligenza artificiale e il futuro. Io rilevo che i tempi di passaggio da una economia all’altra si accorciano, e che la capacità di Dubai in particolare, e degli Emirati in generale, di essere sempre più avanti e di raggiungere l’eccellenza, rimane costante. Su questa base, quindi, io credo che Expo sia solo un nodo della crescita, un trampolino, un punto visibile, ma di per sé la crescita sarebbe venuta comunque. Certo, Expo 2020 Dubai sarà d’aiuto, amplificherà ulteriormente il nome di Dubai in ogni angolo del mondo.

In molti sostengono che il modello Dubai “costruisco e poi riempio” non funzioni più. Lei cosa ne pensa?
Qui provo a risponderle con un aneddoto. Quando Sheikh Rashid bin Saeed Al Maktoum, quindi il padre dell’attuale Sceicco di Dubai, decise di mettere mano a Port Rashid, le navi che arrivavano erano davvero poche e i consulenti inglesi gli suggerivano che il porto fosse già grande abbastanza. Lui decise di raddoppiare, eppure le navi non c’erano. Non solo, fece aprire anche un altro porto, quello di Jebel Ali, lontanissimo dalla città: oggi è uno dei porti più importanti del mondo. E ancora, quando io guidavo nel 1995-1996 e abitavo a Deira, arrivare a Jebel Ali e poi ad Abu Dhabi era un viaggio. A Ghantoot c’era un controllo di polizia in quanto si cambiava emirato, a Jebel Ali un albergo solo; era impensabile immaginare che un giorno sarebbe stato tutto costruito. Non vorrei trovarmi come quei signori al tempo di Sheik Rashid che dicevano che stava costruendo troppo e poi la sua visione era corretta. Quindi ho un giudizio sospeso, ma di grande fiducia.

Da donna le voglio fare una domanda sulle donne emiratine: secondo lei come è cambiata la condizione femminile nel Paese in questi anni?
Parto da una storia che riguarda la mia famiglia. Mia nonna, nata nel 1895, portava il velo nero, sempre; ho visto i suoi capelli la prima volta quando avevo 14 anni. Mia mamma, classe 1932, lo portava per andare in chiesa; mia sorella, classe 1957, adesso mai, da bimba qualche volta per imitazione. E se io faccio un parallelo rispetto al Piemonte orientale, posso dire che 25 anni fa, qui negli Emirati, la prevalenza delle donne portava la maschera oltre al velo, poi un po’ di meno, e oggi le ragazze portano le abaya aperte e i ciuffi che escono dai loro copricapo. Oserei dire che si può fare un parallelo mamma-nonna-sorella quasi perfetto; poi ovviamente ciascun Paese ha le proprie specificità ed è bello che sia così. Questo per dire che anche qui le donne stanno facendo un percorso. Oggi rappresentano il 50% dei membri nel National Federal Council e il loro ruolo è effettivo nella società, ci sono tante donne manager davvero molto preparate, forse più che nel nostro Paese.

A questo punto un’ultima domanda è d’obbligo: c’è qualcosa che non le piace di Dubai, a parte il caldo?
Così mi toglie la risposta di bocca. L’estate è davvero un momento difficile qui, uno dei miei sogni è riuscire a stare in Europa un mese in più nel periodo caldo. Devo dire che io sono veramente entusiasta di questo Paese, perché mi ha dato tantissimo dal punto di vista professionale, culturale, umano. E’ stato per me un arricchimento continuo. Qualcosa che non mi piaccia, non la trovo davvero.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda Dubaitaly.

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Coronavirus: agevolazioni per i cittadini e sostegno economico

“Siamo fiduciosi nella resilienza della nostra economia nazionale – ha sottolineato il Principe ereditario Mohamed bin Zayed – e nella sua capacità di attraversare le fluttuazioni del mercato”.

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Coronavirus: agevolazioni per i cittadini e sostegno economico dalla Banca Centrale
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La Banca Centrale degli Emirati Arabi Uniti ha annunciato, nei giorni scorsi, un pacchetto da 100 miliardi di dirhams per ridurre l’impatto del coronavirus sull’economia del Paese.

Il programma di sostegno economico è costituito da 50 miliardi di dirham dai fondi della Banca Centrale, attraverso prestiti garantiti a costo zero per tutte le banche che operano negli Emirati Arabi Uniti, e da 50 miliardi di dirham liberati dalle riserve di capitale di ciascuna banca.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa nazionale WAM, le banche dovrebbero mantenere solidi standard di prestito, sono tenute a trattare equamente tutti i clienti e dovrebbero utilizzare i finanziamenti per concedere un aiuto temporaneo ai clienti, sia imprese del settore privato che singoli cittadini, per un periodo di 6 mesi.

A seguito dello stanziamento dei fondi dalla Banca Centrale, l’Abu Dhabi Executive Council, guidato dal principe ereditario Mohamed bin Zayed, ha rivelato 16 iniziative, nell’ambito del programma Ghadan 21 del Governo, che verranno adottate da subito ad Abu Dhabi.

Lo stesso Sceicco ha sottolineato che gli Emirati “stanno andando bene”, grazie ai primi sforzi per contenere i tassi di infezione. Nel Paese, ha dichiarato, “abbiamo adottato misure precauzionali razionali e anticipate, guardando ad altri Paesi intorno a noi, per far fronte alla sfida”.

“Siamo fiduciosi nella resilienza della nostra economia nazionale – ha ancora sottolineato il Principe ereditario in un Tweet – e nella sua capacità di attraversare le fluttuazioni del mercato”.

Ma vediamo le principali misure adottate da Abu Dhabi:

  • 5 miliardi di dirham sono i sussidi per l’acqua e l’elettricità, per i cittadini e i settori commerciali e industriali, con l’obiettivo di ridurre il costo della vita e sostenere le imprese fino alla fine dell’anno.
  •  Altri 3 miliardi di dirham sono stati assegnati al sistema di garanzia del credito per le Piccole e medie imprese, gestito dall’Ufficio di Investimenti di Abu Dhabi (ADIO), per stimolare la capacità delle Pmi nell’attuale contesto di mercato.
  • Per quanto riguarda i mercati finanziari, l’Abu Dhabi Executive Council ha stanziato 1 miliardo di dirham per istituire un fondo di market maker, per migliorare la liquidità e sostenere l’equilibrio tra domanda e offerta di titoli.
  • Ancora, la liquidazione di tutti i debiti e fatture governativi approvati entro 15 giorni lavorativi (a partire dal 16 marzo 2020), la rinuncia a tutte le sanzioni commerciali e industriali correnti e la riduzione delle tasse di leasing industriale del 25% per i nuovi contratti.
  • L’esenzione di tutte le attività commerciali e industriali dalle commissioni Tawtheeq, nonché l’esenzione delle tasse di registrazione immobiliare individuale e commerciale, la sospensione delle obbligazioni di offerta e l’esenzione per le startup di garanzie di performance per progetti fino a 50 milioni di dirham.
  • Sono sospese anche le tasse di immatricolazione per i veicoli commerciali e il pedaggio delle strade.
  • Altre iniziative includono uno sconto fino al 20% sugli affitti per i settori della ristorazione, del turismo e dell’intrattenimento, mentre per tutto l’anno saranno sospese le tasse turistiche (anche nel settore dell’intrattenimento).

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Expo 2020 Dubai: grande occasione di rilancio per l’Italia

Superata l’emergenza Coronavirus, potrà fare da volano per l’economia italiana, con ricadute positive sull’export, l’internazionalizzazione delle imprese, l’indotto turistico.

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Expo 2020 Dubai: grande occasione di rilancio per l'Italia
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Expo 2020 Dubai sarà la prima importante opportunità di rilancio e di promozione del Sistema Italia dopo l’emergenza Coronavirus. Potrà infatti fare da volano per l’economia italiana, con ricadute positive sull’export, l’internazionalizzazione delle imprese verso nuovi mercati e l’indotto turistico. A sostenerlo è Lucio Lamberti, in un’intervista rilasciata all’Ansa nei giorni scorsi, professore di Marketing alla School of Management del Politecnico di Milano e autore di una ricerca sugli impatti economici della partecipazione italiana all’Esposizione Universale di Dubai.

Stesso messaggio lanciato in questi giorni anche da Paolo Glisenti, Commissario Generale dell’Italia ad Expo 2020 Dubai. “In un momento di emergenza così delicato – ha sottolineato in un intervento al programma Omnibus su La 7 – non solo dal punto di vista sanitario, ma anche economico, finanziario e turistico, stiamo lavorando con grande attenzione insieme alle Regioni, le Università, i centri di ricerca, le imprese, le scuole e tanti artisti per il rilancio del Made in Italy e di tutto il Sistema Paese”.

“Expo 2020 Dubai – ha aggiunto Glisenti – può essere la prima grande occasione internazionale per l’Italia per ricostruire la propria immagine e rimettere in moto circuiti economici che oggi stanno rallentando come export e turismo. Stiamo lavorando con grande senso di responsabilità per arrivare pronti all’evento: i preparativi vanno avanti, il padiglione è in fase avanzata di costruzione, stiamo collaborando con 16 Regioni, 95 Università e centri di ricerca e 45 aziende che hanno già aderito al progetto”.

Intanto anche gli organizzatori di Expo 2020 Dubai hanno confermato che i preparativi stanno procedendo come previsto e che stanno monitorando attentamente la situazione, giorno dopo giorno: “ci stiamo consultando molto da vicino con le autorità locali e l’Ufficio internazionale di Parigi – si legge in un comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi -, la pianificazione prosegue, ma riconosciamo la difficoltà che il mondo sta affrontando e la salute di tutti coloro che visitano e lavorano a Expo sono per noi di fondamentale importanza”.

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Coronavirus: quali i danni all’economia del Golfo?

Si prevede che l’epidemia sarà contenuta molto prima dell’inizio dell’Expo ed è improbabile che possa avere un impatto sul numero di eventi in programma o sui visitatori.

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Coronavirus: quali i danni all'economia del Golfo?
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Anche i Paesi del Golfo, Emirati Arabi in testa, stanno adottando misure straordinarie per evitare la diffusione del coronavirus e per arginare i danni economici di cui già si cominciano ad avvertire i primi effetti.

In tutto il Medio Oriente si parla di oltre 2500 contagi, ma non è semplice e avere numeri attendibili. Sicuramente i casi sono in crescita e si stanno diffondendo rapidamente in diversi Paesi, per via dei tanti spostamenti, per lavoro ma anche per turismo, compreso quello religioso, che caratterizzano questa zona del mondo.

Se negli Emirati Arabi i casi dichiarati dal Ministero della Sanità sono 27, dei quali 5 persone già guarite, proprio in questi giorni il coronavirus è arrivato in Bahrein, Kuwait e Qatar. Secondo quanto ricostruito seguendo gli spostamenti di chi è stato contagiato, il virus sarebbe arrivavano dall’Iran, uno dei Paesi più colpiti.

Negli Emirati è stata presa oggi la decisone di chiudere tutte le scuole (oltre agli asili, già chiusi, anche gli altri gradi fino all’università), per quattro settimane e, come abbiamo letto sui giornali, sono state cancellate le ultime due tappe dello UAE Tour, la gara di ciclismo che si corre ogni anno nel Paese, dopo che due italiani, membri dello staff di una delle squadre, sono risultati positivi.

E se tra i residenti c’è un po’ di apprensione, considerando la natura delle città, dove si incrociano persone provenienti da oltre 180 nazionalità differenti, il Governo ha fatto sapere che è pronto ad affrontare una eventuale emergenza. Secondo quanto dichiarato, è addirittura in costruzione una nuova struttura medica per curare le infezioni da coronavirus nel caso l’epidemia dovesse espandersi maggiormente.

E l’economia, come ne sta risentendo? Secondo il Center for Economics and Business Research (CEBR), in un mondo ormai interconnesso, si potrebbe registrare una perdita complessiva di 160 miliardi di dollari, un impatto negativo sul PIL mondiale compreso tra l’1,8% e il 6%.

Per quanto riguarda i Paesi del Golfo e l’area Mena, invece, si prevede che la crescita del PIL diminuirà tra lo 0,5 e l’1,2%. Considerando la velocità e l’entità della diffusione del virus, hanno sottolineato in questi giorni diversi analisti, l’epidemia avrà gravi conseguenze per l’economia mondiale e le economie regionali, in particolare per gli stati GCC esportatori di petrolio. Ed insieme al settore petrolifero, che vede un notevole rallentamento della domanda cinese di energia (petrolio, gas e prodotti petrolchimici) dalla regione, verrà pesantemente colpito anche il settore del turismo, a causa della diminuzione del flusso di turisti cinesi (e non) in questa parte del mondo.

Apprensione, infine, anche per Expo 2020 Dubai, che dovrebbe attirare 25 milioni di visitatori nei suoi sei mesi di durata, con il il 70% di persone proveniente da fuori gli Emirati Arabi Uniti. Mentre gli organizzatori hanno dichiarato che stanno monitorando attentamente, giorno per giorno, la situazione, gli analisti prevedono che l’epidemia del virus sarà contenuta molto prima dell’inizio dell’Expo ed è improbabile che possa avere un impatto sul numero di eventi in programma o sui visitatori.

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