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Mille e un articolo. Dubaitaly festeggia 6 anni di attività

Dubaitaly vi ha probabilmente accompagnato da un certo punto in poi della vostra permanenza qui negli Emirati Arabi. E questo è il nostro millesimo articolo.

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Mille e un articolo. Dubaitaly festeggia 6 anni di attività
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Quanto ci si mette a scrivere un messaggio su Whatsapp? E-mail, Social Media, siti web, bots…quante lettere digitiamo ogni giorno? Siamo tornati a scrivere più che a parlare. Videochiamate e messaggi vocali sono parte della comunicazione, ma senza dubbio scriviamo più che in qualsiasi altra era.

Dubaitaly vi ha probabilmente accompagnato da un certo punto in poi della vostra permanenza qui negli Emirati Arabi. Sono davvero orgoglioso di aver avuto la fortuna di far parte di questo progetto, quasi dall’inizio. Questo è il nostro millesimo articolo. Per il team Dubaitaly è sempre stato più importante il contenuto, il messaggio: i “mi piace” e i follower sono numeri che dicono poco o niente. Ci interessano di più i commenti, le richieste, le domande e le risposte, gli aiuti e le informazioni che riusciamo a dare.

Dopo tanti anni e tanti sforzi, voglio essere io a fare un’intervista ad Elisabetta Norzi, fondatrice di Dubaitaly, e chiederle di raccontarci questa avventura.

Vogliamo sapere di più su di te: che cosa ti ha spinta a venire a Dubai, quanti anni fa?
Sono arrivata a Dubai dodici anni fa, da Bologna, dove ho vissuto e lavorato come giornalista per dieci anni. La mia città d’origine infatti è Torino, dove sono nata e cresciuta. Mi ero stufata di Bologna, un capitolo della mia vita si era chiuso, e la passione per i viaggi cresceva sempre di più. Mi sono licenziata dalla redazione per la quale lavoravo, e ho seguito quello che allora era il mio fidanzato, che poi è diventato mio marito, e che aveva ricevuto una proposta di lavoro a Dubai. Siamo partiti con una valigia a testa, null’altro, proprio come fosse un nuovo viaggio.

Qual è stato il motivo principale per cui hai deciso di aprire Dubaitaly?
A Dubai ho continuato, fin da subito, a lavorare come giornalista, scrivendo reportage per diverse testate italiane. Intanto la comunità italiana è cresciuta, insieme alla mia conoscenza della città, non facilissima da capire e vivere, almeno all’inizio, e sicuramente allora più di adesso. Mancava inoltre un punto di riferimento, in lingua italiana, qui negli Emirati Arabi. Per questo ho pensato a Dubaitaly.com, con l’idea di dare consigli, informazioni, news agli italiani che vivono qui o a chi si deve trasferire. Col tempo, poi, il magazine è diventato anche un punto di riferimento per il Made in Italy e per le attività italiane che vogliono promuoversi nel Paese. E’ stato un lavoro sempre in evoluzione, che è cambiato con gli anni, e che continua a trasformarsi. Una bella avventura, che mi ha permesso di conoscere storie e persone, di capire meglio l’Italia e Dubai.

Come si è costruito il rapporto con le istituzioni e con i vari business?
Abbiamo sempre cercato di dare la priorità ai contenuti, cercando di verificare le informazioni, dando voce a tutti, in un Paese dove non sempre è facile capire come stanno le cose. Il resto è venuto da sé.

Come ti vedi con il magazine fra 5 anni?

A questo davvero non so rispondere. Non amo guardare troppo in là nel tempo e, dopo il periodo assurdo che tutti noi stiamo vivendo, è veramente complicato fare previsioni.

Quanti collaboratori sono passati per questi 1000 articoli?

Moltissimi, qualcuno che ancora collabora con noi, altri che han preso altre strade o che si sono trasferiti in altre città del mondo. Ognuno ha aggiunto, costruito un pezzetto di Dubaitaly e in qualche modo ha contribuito a far capire e a descrivere meglio questa città, la cui anima è profondamente fatta dalle persone che la attraversano per periodi più o meno lunghi della loro vita. Dico sempre che l’aspetto che amo di più di Dubai sono proprio i suoi abitanti, gli incontri che si fanno, le storie, i destini, anche, che si incrociano. E’ questo, penso, che ancora mi stimola dopo tanti anni, e non mi stufa mai.

Cosa pensi della community che si è creata grazie al magazine sui social?
E’ sicuramente la soddisfazione maggiore. Essere letti, commentati, seguiti da persone che non solo vivono qui, ma che pensano o sognano di spostarsi all’estero, è molto gratificante. Spero che in questi anni sia passata, attraverso le nostre pagine, un’immagine più realistica di Dubai rispetto a quella che in genere viene data, sia qui che all’estero. Se non si tengono gli occhi bene aperti, a Dubai si rischia di vivere in una bolla e di perdere il senso della realtà. Occorre tenere allenato il senso critico e ricordarsi sempre che siamo in mezzo al deserto. Per questo la città rimane un punto di osservazione davvero privilegiato, non solo sul Medio Oriente, ma sul mondo.

Come vedi la situazione a Dubai e come hai vissuto questo ultimo periodo?
L’ultimo periodo non è stato semplice. Dover di colpo bloccare la propria quotidianità e i propri progetti è stato difficile e ho capito che avere più tempo, in una situazione così stressante, non aiuta per nulla a riorganizzare i pensieri né ad essere più creativi o ad avere nuove idee. Anche Dubai, rimanendo in tema, dovrà fare ora un grande sforzo per reinventarsi, per rinnovarsi, per trovare idee che possano ancora attrarre persone a vivere qui. Ci è sempre riuscita in passato, a partire dalla scommessa che è stata la sua nascita, da una manciata di capanne intorno al Creek. Penso possa riuscirci anche questa volta.

Nato nell'anno 10 a.G. (avanti Google) a Bolzano, cresce tra la cultura italiana e quella austriaca; spirito di osservazione delle regole e la puntualità da una parte, l’apertura mentale ed i caratteri accoglienti dall'altra. Passando da Bologna a Monaco di Baviera, scopre che le regole sono meglio applicabili alle idee creative che alla routine, e atterra infine a Dubai. Tra startups, proprietà intellettuali e la passione per la gestione sportiva, diventa esperto nello sviluppo di prodotti e progetti digitali. Si destreggia tra WiFi, droni e app per cercare gratificazione.

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Volare negli Emirati Arabi: cosa cambia dal primo di agosto

Le regole per volare negli Emirati Arabi cambieranno dal primo di agosto. Alcuni aspetti ancora non sono chiari e sui gruppi Facebook degli expat di tutte le nazionalità i dubbi sono molti. Vediamo che cosa si sa finora.

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Volare negli Emirati Arabi: cosa cambia da primo di agosto
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Le regole per volare negli Emirati Arabi cambieranno dal primo di agosto. Nei prossimi giorni potrebbero esserci ancora degli “aggiustamenti” da parte delle compagni aeree. Il consiglio è sempre quello di chiamare la compagnia con la quale si vola, per accertarsi delle norme e dei documenti necessari per volare.

Vediamo che cosa cambia.

  • Dal primo di agosto tutti i passeggeri (turisti, residenti e cittadini emiratini) che si imbarcano su un volo diretto negli Emirati Arabi (Abu Dhabi, Dubai o Sharjah), devono essere in possesso di un test Covid-19 negativo.
  • Il tampone deve essere fatto massimo 96 ore prima della partenza.
  • I bambini di età inferiore ai 12 anni non devono sottoporsi al test.
  • Chi proviene da alcuni specifici Paesi e atterra a Dubai, verrà sottoposto nuovamente al tampone arrivato all’aeroporto. I Paesi al momento sono 30: Afghanistan, Bangladesh, India, Indonesia, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Filippine, Sri Lanka, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Gibuti, Egitto, Eritrea, Iran, Iraq, Libano, Nigeria, Somalia, Sudan, Sudafrica, Tanzania, Armenia, Montenegro, Russia, Serbia, Brasile, Stati Uniti.
  • Le autorità emiratine hanno dichiarato che i test per poter rientrare nel Paese devono essere eseguiti in uno dei centri autorizzati sparsi per il mondo (qui la procedura e la lista dei centri autorizzati).
  • Qualora nella vostra città non ci sia nessun laboratorio presente nella lista, occorre contattare la compagnia aerea con la quale si vola e coordinarsi con loro. Questi sono i centri riconosciuti da Etihad in Italia: https://www.etihad.com/content/dam/eag/etihadairways/etihadcom/Global/pdf/travel-guidelines/pcr-testing-labs-in-italy.pdf; Emirates, invece, come specificato qui, accetta i test effettuati in un laboratorio accreditato “nel proprio paese di partenza”.
  • Se si arriva a Dubai e si viene sottoposti al test in aeroporto, occorre isolarsi fino a quando non si riceve il risultato del tampone. Se il risultato è negativo, non occorre rimanere in quarantena 14 giorni.
  • Chi invece atterra ad Abu Dhabi deve sottoporsi a quarantena di 14 giorni.
  • Tutti coloro che arrivano negli Emirati Arabi devono scaricare l’app Covid19 – DXB Smart se arrivano a Dubai o l’app Al Hosn se atterrano ad Abu Dhabi o a Sharjah.

Per i residenti

Per approfondire
Le norme di viaggio Emirates
Le norme di viaggio Etihad

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Si festeggia l’Eid Al Adha

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Si festeggia l'Eid Al Adha
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Dubai si prepara a festeggiare una delle ricorrenze religiose più importanti dell’Islam: l’Eid Al-Adha o Grande Eid. Il decimo giorno di Dhu al-Hijjah, il dodicesimo mese del calendario islamico, che quest’anno dovrebbe cadere, luna permettendo, il 31 di luglio, si ricorda infatti la devozione e l’ubbidienza di Abramo a Dio, nel momento in cui fece il gesto di sacrificare il figlio (per la religione musulmana Ismaele e non Isacco).

L’Eid è quindi la celebrazione che, più di tutte, simboleggia la fede. Eid Al Adha conclude anche il periodo dei pellegrinaggi alla Mecca (Hajj), che questo anno non si è potuto svolgere a causa del Covid-19. E’ preceduto da quello che si chiama Arafat Day, secondo giorno di pellegrinaggio nel quale i fedeli viaggiano attraverso la valle di Arafat, si fermano all’aperto per pregare Allah e meditare sul monte in cui Maometto pronunciò il suo ultimo sermone e ricevette la rivelazione per scrivere il passaggio conclusivo del Corano.

I giorni di vacanza dovrebbero dunque essere quattro, da giovedì 30 luglio a domenica 2 agosto.

Nei giorni dell’Eid, vengono abitualmente organizzati banchetti, si fanno regali ai bambini, si indossano gli abiti migliori, si ricevono gli amici, si prega insieme e si offrono cibo e denaro ai più bisognosi. Oltre a macellare un animale che ricorda come Dio, quando Abramo aveva già il braccio sollevato per sacrificare il figlio, sostituì Ismaele con un montone. “Non è la carne né il sangue che raggiunge Allah, è la tua pietà che lo raggiunge”, recita il Corano: il sangue e il sacrificio, nella religione islamica, non hanno il significato di lavare dai peccati, ma di devozione, ubbidienza e dimostrazione di fede.

A Dubai si vivono momenti nei quali ci si sente proiettai nel futuro e altri in cui sembra di essere tornati indietro nel tempo. E’ una caratteristica tipica di questa città, che si accentua senza dubbio durante le ricorrenze religiose. Non c’è da stupirsi, quindi, se l’usanza di sacrificare gli animali durante l’Eid sia ancora radicata in tutti gli Emirati. Secondo la tradizione, l’animale macellato si divide in tre parti, una per la famiglia stretta, una per i parenti e l’ultima si dona ai più poveri.

In giro per la città, in genere vengono organizzati tantissimi eventi: musica, intrattenimento per i bambini, spettacoli, quest’anno ovviamente limitati. Tutti gli eventi per l’Eid Al Adha sono disponibili sul sito del Dubai’s Department of Tourism and Commerce Marketing, Visit Dubai.

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Pillole di Emirati: chi era Bin Majed?

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Pillole di Emirati: chi era Bin Majed?
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In questi giorni di staycations vi sarà capitato, se siete stati a Ras Al-Khaimah, di esservi imbattuti nella catena alberghiera “Bin Majed”.

Il primo pensiero, probabilmente, sarà stato quello di associare il nome al proprietario, magari ad un eventuale “Bin Majed”, figlio di Majed.

In realtà Bin Majed è il Vasco da Gama, il Cristoforo Colombo, dei Paesi Arabi: è il primo navigatore della storia araba, che dateremo nella seconda metà del 1400 e inizi del 1500.

Bin Majed scrisse un libro sull’oceanografia e aiutò diversi marinai ad attraversare l’Africa, l’Asia e le Indie, tra i quali anche Vasco da Gama.

Il suo soprannome era “il leone del mare”. Bin Majed nacque a Sur, villaggio di pescatori nel sud dell’Oman.

Perché dunque la catena “Bin Majed” è a Ras Al-Khaimah? Gli archivi sostengono che Bin Majed avesse aiutato Vasco Da Gama a raggiungere le Indie proprio di passaggio da Ras Al-Khaimah.

Un pezzetto di Emirati Arabi, dunque, nella grande storia della navigazione!

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