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Cinema

Passione Cinema: grandi registi per grandi guerre

Due pellicole uscite negli ultimi anni che hanno sicuramente lasciato il segno per la qualità artistica: Dunkirk di Christopher Nolan e 1917 di Sam Mendes.

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Passione Cinema: grandi registi per grandi guerre
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Il tema della guerra nel cinema americano ha sempre suscitato grande interesse, vuoi per la loro sindrome da salvatori dell’umanità, o forse perché il tema stesso aiuta a creare storie di coraggio ed eroismo che sono fra le spezie essenziali del cinema. Fatto sta che ancora oggi la fabbrica dei sogni ci racconta storie appassionanti di cosa à stato vivere e purtroppo morire durante le due guerre mondiali.

Vi parlo oggi di due pellicole uscite negli ultimi anni che hanno sicuramente lasciato il segno per la qualità artistica che sono riuscite ad esprimere. Del resto, entrambe sono dirette da due grandissimi registi che negli anni hanno dimostrato capacità decisamente sopra la media. Sto parlando di Dunkirk (2017), di Christopher Nolan ambientato durante la Seconda guerra mondiale e 1917 (2019), di Sam Mendes.

Entrambi i film riprendono episodi realmente accaduti. Dunkirk è la storia di un gruppo di soldati che cerca di sopravvivere mentre si trovano accerchiati dall’esercito tedesco. Sono le truppe inglesi in ritirata a Dunkerque (nome francese), paesino nel Nord della Francia che si affaccia sul mare. La potenza della macchina bellica nazista è soverchiante e se l’Inghilterra non riuscirà a mandare velocemente delle navi a recuperarli, sarà un bagno di sangue senza precedenti e una tale perdita di vite umane per l’esercito di Sua Maestà la regina, che il Regno Unito dovrà prendere in considerazione l’idea di arrendersi.

Film maestoso, da godere in 4k, Nolan è maestro nel girare scene magnificenti, basti ricordare che stiamo parlando del regista di Inception e della trilogia di Batman con Christian Bale. Per godere veramente a pieno del film e della sua collocazione storica vi consiglio vivissimamente di guardare prima The Darkest Hour. Pellicola bellissima, che parla di come Churchill si sia trovato a guidare un’Inghilterra spiazzata di fronte al disastro che stava avvenendo in Germania. Nel film si vede anche tutta la storia dell’operazione Dunkirk, ma dal punto di vista di Londra, della politica e di tutti i retroscena. Film strepitoso che ha vinto tantissimi premi fra cui spicca l’Oscar per il miglior attore a Gary Oldman nei panni di Churchill.

Andando invece indietro nel tempo storico, ma avanti nel tempo cinematografico, 1917, distribuito nelle sale nel 2019, diretto da Sam Mendes, ci porta ai tempi della Prima guerra mondiale. Il regista è un altro peso massimo del panorama cinematografico americano, stiamo parlando del maestro che ha realizzato American Beauty, con l’indimenticabile Kevin Spacey che fantastica su Mena Suvari in un vasca ricoperta di petali di rose, e il grandioso 007 Skyfall, film che oltre alla trama ricca e perfettamente orchestrata, è già di per sé una gioia per gli occhi, viste le scenografie mozzafiato.

In 1917 la potenza delle immagini la fa ancora da padrone, coadiuvata da uno stile registico all’avanguardia e stiloso, come solo un vero autore può fare. Tutto il film sembra un intero piano sequenza con la telecamera che praticamente non stacca mai il suo occhio dai due giovani protagonisti. I tagli fra una scena e l’altra sono quasi invisibili e questo crea un senso della realtà e un ritmo mozzafiato. La trama, tratta da una storia vera, racconta di due adolescenti che devono portare un messaggio a una compagnia che si trova oltre le linee nemiche, per avvertirli di non avanzare perché stanno per cadere in una trappola e verranno tutti sterminati. Riusciranno nell’impresa? A voi scoprirlo.

Sono Gimmi Cavalieri, 43 anni, studi al DAMS cinema di Bologna. Non terminati perché, dopo alcuni anni, mi son reso conto che la sola teoria non mi bastava. Ho deciso quindi di lavorare con alcuni amici ad un documentario su Sarajevo a pochi anni dalla fine della guerra dei Balcani. Da li' a ritrovarmi vent'anni dopo a Dubai, è stato un attimo, veloce come un fotogramma.

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Arts & Culture

Passione Cinema: l’horror è un sottogenere?

Quanti di voi non leggono neanche la trama di un film se sanno che è un horror? Eppure, malgrado questo stereotipo che vale tanto da noi quanto negli altri Paesi, questo genere riesce ancora a partorire film di qualità.

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Passione Cinema: l'horror è un sottogenere?
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Come accade per altre forme d’arte, il cinema viene, per comodità di fruizione e catalogazione, diviso in generi. Dai western ai noir, dai drammi alla fantascienza. Tutti dignitosi, perché in fin dei conti quello che fa la differenza è sempre la qualità della regia, degli attori, della sceneggiatura più che il contesto.

Uno solo di questi generi, però, gode da sempre di un trattamento speciale: l’horror, considerato da molti un genere di serie B, da ragazzini, da evitare direttamente. Quanti di voi non leggono neanche la trama di un film se sanno che è un film “di paura”? Eppure, malgrado questo stereotipo che vale tanto da noi quanto negli altri Paesi, il genere horror riesce ancora a partorire film di qualità, film che molte volte hanno molto retropensiero e ben poco sangue.

Vi vado pertanto, se avete voglia di una nottata in compagnia di film non scontati, ma di sicuro elettrizzanti, ad elencare qualche ottima pellicola uscita negli ultimi anni che vi farà, nel caso foste fra gli scettici, rivedere i vostri pregiudizi sul genere.

Partiamo dal più recente, un’operazione nostalgia decisamente riuscita, Dr. Sleep (2019). Preso dall’omonimo libro di Steven King, trattasi nientepopodimeno che del sequel di Shining. Ebbene si lor signori, il bambino di Shining, Danny Torrance, è diventato adulto e deve ancora lottare coi ricordi terribili della sua infanzia oltre che con nuovi e agguerritissmi nemici.

Non stiamo parlando di un capolavoro assoluto che entrerà nei libri di storia del cinema come il suo precedessore, l’inarrivabile Shining di Stanley Kubrik, ma siamo comunque davanti ad un ottimo prodotto, ben girato, ben curato in ogni dettaglio e che vi metterà subito nel giusto stato mentale fin dal primo minuto, quando già dalle prime inquadrature sentirete suonare le stesse musiche che hanno fatto da colonna sonora al primo film.

Il mio secondo consiglio è l’ottimo Get Out, di Jordan Peel. Uscito nel 2017 ha conquistato pubblico e critica con un film a basso budget ma tante idee, giusto ritmo e recitazione di attori poco conosciuti ma assolutamente efficaci. Una storia che può sembrare quasi comica all’inizio: una coppia interraziale, lui afroamericano e lei caucasica, si sta preparando per passare il fine settimana dai genitori di lei. Che neanche a dirlo sono ricchissimi e vivono in quella provincia del Sud americano dove ancora si sente forte il fetore del razzismo.

Quando stanno per partire, a lei sfugge la confessione di non aver neanche pensato di informare i genitori del colore della pelle del ragazzo perché tanto in casa sono tutti progressisti e grandi stimatori di Obama. Sarà proprio così? A voi scoprirlo.

Terzo e ultimo consiglio sempre dello stesso regista: due anni dopo, nel 2019, esce US. Jordan Peele nuovamente si dedica all’horror, ma sempre col piglio della critica sociale. Una famiglia benestante afroamericana si ritrova barricata in casa mentre delle persone fuori stanno cercando di entrare per far loro del male. D’un tratto scopriranno che queste persone sono identiche a loro, cosa vuol dire? Cosa vogliono veramente? Altro film di grandissimo successo, ad un budget di 20 milioni di dollari, che in America è medio basso, e che ha fatto un incasso di 255 milioni.

Buona visione a tutti!

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Cinema

Beautiful life of women: in arrivo un documentario sulle donne del Golfo

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The Beautiful life of women: in arrivo un documentario sulle donne del Golfo
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Ivana Romanello intervista Nicole Purin, avvocatessa e produttrice cinematografica, che ci presenta Beautiful life of women, documentario sulla vita delle donne nei Paesi del Golfo e sui grandi cambiamenti che sta vivendo la società, soprattutto saudita, in questi ultimi anni.

Il documentario, che uscirà nel corso del 2020, accompagna lo spettatore in un viaggio in Medio Oriente, esaminando l’evoluzione del percorso delle donne principalmente a Dubai e in Arabia Saudita, e come si è sviluppata nel tempo la settimane della moda (l’Arabia Saudita ha avuto la sua prima settimana della moda nella storia solo nel 2018). I settori creativi hanno agito infatti da catalizzatore per il progresso delle donne in questa parte del mondo.

La seconda parte del film, invece, ci porta in Occidente e negli Stati Uniti, sulla scia del movimento “me too”.

Due culture a confronto, dunque, per un messaggio globale: le donne, in qualsiasi parte del mondo si trovino, stanno continuando a portare avanti le proprie battaglie, con successo.

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Arts & Culture

Passione Cinema: “Dogman” di Matteo Garrone

Interpretato da attori non famosi, e neanche belli da vedere, Dogman è la perfetta rappresentazione di un certo tipo di male.

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Passione Cinema: "Dogman" di Matteo Garrone
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Questa rubrica di approfondimento, consigli e curiosità legate al mondo del cinema (e magari anche di qualche serie TV), nasce da una necessità. Quella che mi è venuta quando, trasferitomi a Dubai nel 2015, mi sono ritrovato in un luogo dove la cultura cinematografica era totalmente asservita alle americanate o a film in hindi, hurdu o tagalog. E’ quel senso di mancanza di poter vedere e parlare di cinema di qualità, che mi ha spinto a voler aprire un dialogo con altre persone, spero non poche, amanti della settima arte. Attenzione, questo non vuol essere un discorso solo per fondamentalisti cinefili un po’ spocchiosi che sanno tutto di Truffaut o Kubrik, ma non hanno mai visto un film di Zalone. Questa rubrica sarà un punto di ritrovo per chi ama lasciarsi sorprendere, per chi, senza pregiudizi, passa da Roma Città aperta ad Avengers Infinity War (che ho amato tanto, ma non si può campare di soli blockbuster), sapendo trovare il giusto godimento in entrambi. Volta per volta cercherò quindi di consigliare, raccontare e recensire film da non perdere, a prescindere dal genere, anno di distribuzione e Paese di provenienza.

Dogman” di Matteo Garrone, 2018

Matteo Garrone è un regista fra i più importanti nell’attuale panorama italiano. Aveva già mostrato le sue doti nei primi lungometraggi, come L’Imbalsamatore, arrivando poi al successo internazionale con l’adattamento del libro di Roberto Saviano Gomorra.

E’ stato da poco nelle sale con la sua versione di Pinocchio, rilasciata nei cinema italiani nel periodo Natalizio dell’anno passato, e in streaming su varie piattaforme si può trovare facilmente (costo medio 4 euro) il suo lavoro precedente, Dogman. Ed e’ proprio di questo piccolo gioiellino che vi voglio parlare e consigliarne la visione.

Interpretato da attori non famosi, e neanche belli da vedere, Dogman è la perfetta rappresentazione di un certo tipo di male. Non quello pomposo delle americanate, ma quello tutto nostro, di periferia, del bullo di quartiere, della gente che sopporta in silenzio non avendo fiducia nello Stato.

Ambientato in un paesino sul mare, una fotografia che ne esalta il grigiore e la mediocrità, il film segue le vicende di questo uomo piccolo, gracile che pare buono, ma che rivela subito il suo far parte di un tessuto sociale parallelo a quello dello Stato, in cui anche un uomo con un lavoro, prendersi cura dei cani, non disdegna ogni tanto di spacciare qualche grammo di cocaina qua e là.

Una manciata di attori rappresenta tutto il mondo attorno al quale gira la vita di questa periferia così italiana, così lontana ora, per noi che siamo emigrati, eppure così conosciuta.

Il punto di vista rigoroso e mai invadente del regista, trova i tempi perfetti per raccontare una storia che è fatta per rimanere nella memoria, e la quantità di premi vinti fra Cannes, European Film Awards e Ciak d’oro ne è la dimostrazione. Se vi piacerà, non perdetevi nemmeno Reality, sempre di Garrone, film di altrettanta altissima qualità.


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