L’ascesa di Dubai: il villaggio di pescatori divenuto impero commerciale del Golfo

da Lug 6, 2021Business, Culture, Highlights

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Molto prima di trasformarsi nella “Manhattan d’oriente” e prima ancora di divenire il frutto della visione di un solo uomo, prima del petrolio e di essere definita dallo stesso Sceicco “Dubai ink”, la città emiratina era un piccolo insediamento di case arish e barasti.

Quale fu, quindi, la formula segreta che ha tramutato il modesto villaggio di pescatori in impero commerciale del Golfo?

In tempi relativamente moderni quando ancora Dubai non osava pensare in grande, i sovrani di quelli che poi diverranno i sette emirati iniziarono a beneficiare della cessazione delle ostilità in mare con la Gran Bretagna, seguita all’accordo di tregua tra gli sceicchi e l’impero inglese. Fu proprio la pace nelle acque dell’Oceano Indiano a portare stabilità nella regione permettendo alle monarchie di emergere e ad una in particolare di indipendentizzarsi dalla vicina e più ricca Abu Dhabi e stabilirsi sulla penisola di Shindagha: quella facente capo alla famiglia al Maktum. La posizione strategica della penisola permetteva ai Maktum di affacciarsi sul canale, il Dubai Creek, ed avere controllo del commercio dell’area. La città divenne in poco tempo il porto principale della costa. 

Proprio questa sequenza di eventi creò terreno fertile per una rapida crescita economica guidata dallo sguardo progressista dello sceicco Maktum bin Hasher al Maktum, al potere dal 1894 al 1906, e sostenuta dall’esenzione fiscale e dall’eliminazione di dazi, elementi che diverranno poi caratterizzanti della policy dubaiana sino ai giorni nostri. 

Simili scelte strategiche non potevano non attirare un gran numero di mercanti il cui commercio non tardò ad orbitare freneticamente attorno alla città di Dubai. Nei primi del 900 il lungimirante sceicco seppe trarre vantaggio dalle scelte in campo economico del vicino Iran che prese ad aumentare le tasse portuali: Dubai abolì i dazi su tutte le importazioni determinando un esodo di commercianti iraniani che si stabilirono sulla costa emiratina. Il sovrano Hasher continuò a giocare d’astuzia e concesse loro terreni perché vi si stabilissero definitivamente. Sorse così il quartiere di Bastakiya, proprio nei pressi del Creek. L’ascesa di Dubai, tuttavia, subì duri contraccolpi a partire dal 1929, anno dell’America fiaccata dalla Grande Depressione e del commercio delle perle in declino nell’area del Golfo, ma in forte crescita in Giappone. Fame, povertà e malattie si abbatterono come una maledizione su l’emirato. 

Fu a quel punto che, proprio come un’araba fenice, la città reagì iniziando ad diversificare la propria economia: strinse accordi commerciali con la Gran Bretagna, avviò le esplorazioni petrolifere e con le poche risorse rimaste ampliò il proprio porto ed introdusse piani welfare. Il waqt al ji, il periodo della fame, come fu ricordato, sembrò avviarsi verso la sua conclusione a partire dagli anni ’40. Da quel momento l’ascesa dell’emirato di Dubai è segnata sulla linea del tempo da pochi ma rivoluzionari eventi: l’enorme investimento da parte del nuovo Sheikh Rashid per l’ampliamento delle acque del Creek, l’apertura nel 1960 del primo aeroporto che ospitò il primo duty-free della regione e, allo scoccare degli anni 90, il lancio della compagnia di bandiera, la Emirates. Proprio quella che diverrà leader delle compagnie aree nelle classifiche mondiali, nacque da un unico Boeing 737 della Pakistan Airlines affittato dallo Sceicco Rashid.  

Con le entrate derivanti dalle ultime iniziative economiche, l’ambizioso sovrano decise l’apertura di due ulteriori porti e della Dubal, la fonderia di alluminio che segnò l’inizio dell’industrializzazione del Paese e della Dugas, un impianto di gas naturale. L’urbanizzazione della città non tardò ad arrivare, con l’inaugurazione del World Trade Center, il primo a formare la foresta di grattacieli in cui si trasformerà Dubai di lì a poco, e la costruzione della Sheik Zayed Road, ancora oggi arteria principale della città. 

Nel 1966 la scoperta del prezioso petrolio e la conseguente creazione della Dubai Petroleum Company

Osservando quella che fu un’inarrestabile crescita economica, urbana e demografica si rintracciano facilmente gli elementi chiave che ne resero possibile la realizzazione: politica progressista del laissez-faire in campo economico, il pieno sfruttamento della propria posizione strategica, investimenti rischiosi ma lungimiranti, menti ambiziose e visionarie di uomini determinati a sollevare Dubai dalle sabbie desertiche per renderla nucleo degli affari a livello globale.

“Dubai deve guidare, non essere guidata” disse lo Sceicco Rashid più di 50 anni fa, e così fu. 

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