Tasamuh, tolleranza, vivi e lascia vivere: le parole sono importanti

da Gen 4, 2021Culture

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*Questo articolo di Marilena Falcone è stato tradotto in italiano dalla versione originale inglese scritta per Indelible, la rivista letteraria pubblicata dalla American University in Dubai

“Distogli lo sguardo. Fissare è maleducato”: quanti, soprattutto fra coloro cresciuti nel mondo Occidentale, si sono sentiti ripetere questa frase per strada da piccoli? Quasi tutti.

Era l’esortazione a non osservare in modo esplicito gli altri, particolarmente chiunque potesse sembrare strano, diverso agli occhi innocentemente curiosi di un bambino, per evitare di metterlo in imbarazzo e farlo sentire respinto: questo era il primo impatto con il principio fondamentale della tolleranza, che si ritrovava poi, crescendo, nel celeberrimo modo di dire “vivi e lascia vivere”.

Nel XIX secolo il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer lo spiegava così: “Nella vita è opportuno che un uomo si prepari e impari a fare due cose: guardare avanti e non notare; la prima lo proteggerà da danni e perdite, la seconda da conflitti e discussioni”. (La saggezza della vita, 1851)

Soprattutto nel mondo di oggi, però, vivi e lascia vivere rischia di sforare nell’indifferenza, se non addirittura nella negazione (in forma di invisibilità) di chi esce dai canoni considerati standard.

Cosa significa allora tolleranza oggi? Lo stesso termine arabo تسامح (tasamuh) ha nella versione originale una sfumatura particolare che si perde nella traduzione inglese. Eugenio Malatacca, arabista italiano a Dubai, ci spiega che تسامح indica la reciprocità del permettere qualcosa l’uno all’altro: un vivi e lascia vivere, insomma, molto lontano dall’indifferenza e dalla negazione dell’estraneo nelle quali rischia di scivolare l’idea comune di tolleranza oggi, perché afferma la consapevolezza dell’esistenza di ciascuno e il permesso a esercitarla, individualmente e in relazione agli altri. Reciprocamente.

Non sempre compresa appieno nel mondo Occidentale, questa idea di tolleranza non si riferisce tanto su larga scala ai diritti umani o al sistema legale di ciascun Paese costantemente in evoluzione secondo corsi e ricorsi storici inevitabili. Piuttosto, è relativa al carattere di ciascun popolo. Si manifesta nel quotidiano, nei piccoli gesti della vita di tutti i giorni delle persone comuni.

È composta da curiosità verso l’altro mista alla capacità di mantenere comunque intatta la propria impalcatura di credenze e tradizioni, senza l’obbligo implicito di omologarsi o di ignorarsi a vicenda per accettare ed essere accettati. È l’apertura mentale innata al dialogo e alla coesistenza pacifica di chi da sempre vive in uno snodo commerciale, che si tratti dell’Isola Tiberina, del porto di Shanghai o del punto di confluenza della Via delle Spezie. O degli UAE, Patria della tolleranza.

In questo senso assumono allora un significato ben preciso anche le parole twittate da Papa Francesco in occasione della storica visita negli Emirati nell’ambito delle celebrazioni dell’Anno della tolleranza: “{Sono qui } da fratello, per scrivere insieme una pagina di dialogo e per percorrere insieme percorsi di pace”.
Questo percorso di fratellanza, dialogo e pace per molti di coloro che vivono da tempo negli Emirati è iniziato da tempo e di sicuro proseguirà, per le persone di buona volontà, anche negli anni a venire.

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