Prevenzione tumore al seno: ce ne parla la chirurga Annalisa Perego

da Ott 15, 2016Lifestyle

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Una donna su otto, nel corso della vita, si ammala di tumore al seno. I numeri non devono spaventare, ma invitare invece tutte le donne a sottoporsi ai controlli periodici, perché è proprio grazie alla diagnosi precoce che oggi il cancro al seno si può curare. In altre parole, se il tumore è scoperto e trattato nella sua fase iniziale, la sopravvivenza dopo 5 anni dalla diagnosi raggiunge anche il 98%. Annalisa Perego, chirurga senologa all’Italian Medical Center di Dubai, ci parla della diagnosi e dei fattori di rischio. E, ovviamente, invita tutte le donne ad approfittare del mese di ottobre, dedicato in tutto il mondo alla prevenzione del tumore al seno, per sottoporsi ai controlli di routine.

Dottoressa Perego, quale incidenza ha il tumore al seno?

Il tumore della mammella è il più frequente tumore femminile e colpisce 1 donna su 8 nel corso della propria vita. Il cancro della mammella è anche la principale causa di mortalità oncologica nella donna, anche se, grazie a diagnosi precoci e terapie sempre più efficaci, la sopravvivenza è in netto aumento.

Ottobre, in tutto il mondo, è il mese della prevenzione. A che età è opportuno sottoporsi ai primi controlli?
La prevenzione per il tumore della mammella è fondamentale, come lo è per tutti i tipi di tumore. La prevenzione dovrebbe cominciare a partire dai 20 anni con l’autopalpazione eseguita con regolarità ogni mese. E’ indispensabile, poi, dopo i 30 anni proseguire con visite annuali del seno eseguite da uno specialista senologo e associate ad ecografia bilaterale. Raggiunti i 40 anni, all’ecografia va affiancata anche la mammografia per aumentare il potere diagnostico delle indagini. Spesso si tende ad andare dal medico solo quando si accusano dei disturbi. In genere le forme iniziali di tumore del seno non hanno nessuna manifestazione clinica e non provocano dolore. Uno studio effettuato su quasi mille donne con dolore al seno, ad esempio, ha dimostrato che solo lo 0,4% di esse aveva una lesione maligna, mentre nel 12,3% erano presenti lesioni benigne come ad esempio le cisti e nel resto dei casi non vi era alcuna patologia ed il dolore era provocato solo dalle naturali variazioni degli ormoni durante il ciclo. Il tumore si può manifestare con noduli palpabili o addirittura visibili, anche se in genere questi sono segni di una forma tumorale già avanzata e non di una forma identificata in fase precoce. Importante segnalare al medico anche alterazioni del capezzolo, secrezioni da un capezzolo solo (se la perdita è bilaterale il più delle volte la causa è ormonale), cambiamenti della pelle (aspetto a buccia d’arancia o retrazioni) o della forma del seno.

Quali sono i fattori di rischio legati al tumore al seno?

Sono stati identificati molti fattori di rischio, alcuni modificabili, come gli stili di vita. Tra le abitudini dannose si possono citare, per esempio, un’alimentazione povera di frutta e verdura e ricca di grassi animali, il fumo, l’obesità, una vita sedentaria e l’assunzione per più di 5 anni di terapia ormonale sostitutiva postmenopausa. L’allattamento al seno protratto oltre l’anno risulta invece essere protettivo contro l’insorgenza del tumore. Vi sono però purtroppo anche altri fattori di rischio non modificabili da parte della donna come l’età (la maggior parte di tumori del seno colpisce oltre i 40 anni), un periodo fertile breve (prima mestruazione tardiva e menopausa precoce) e fattori genetici.

Quale peso ha, dunque, l’ereditarietà?

In linea generale, “tumore familiare” è un termine che indica la presenza del tumore in una famiglia (linea materna o paterna), senza che vi sia una evidente trasmissione della malattia da una generazione alla successiva o sia riconosciuto un gene responsabile. Il termine “ereditario”, invece, suggerisce la presenza di una mutazione dimostrata dal test genetico di alcuni geni (BRCA1-BRCA2) che si possono trasmettono ai discendenti. Il 5-7% dei tumori alla mammella sono di tipo ereditario, dal 15 al 20% sono di carattere familiare e in circa il 70-75% dei casi il tumore è sporadico, cioè correlato a fattori ambientali in individui che non presentano familiarità né ereditarietà. Le donne che rientrano nelle prime due categorie sono considerate soggetti ad alto rischio di sviluppo del tumore mammario e seguono un percorso di prevenzione leggermente diverso. Dovranno sottoporsi a controlli clinici e radiologici più ravvicinati nel tempo, prevedendo anche in molti casi l’utilizzo della risonanza magnetica, aumentando in tal modo la possibilità di una vera e propria diagnosi precoce.

Quali passi avanti sono stati fatti nella diagnosi e nella cura del tumore al seno?

Grazie al miglioramento delle tecniche radiologiche e alla maggior consapevolezza della donna, la maggior parte dei tumori del seno oggi viene diagnosticato quando non dà ancora segno di sé e si vede solo con la mammografia e l’ecografia. Si parla in tal caso di lesione preclinica, cioè un tumore ancora allo stato iniziale, quando è più facile da curare. Se la malattia è scoperta in fase precoce, la sopravvivenza dopo 5 anni dalla diagnosi raggiunge anche il 98%. Negli ultimi 20 anni i tassi di guarigione sono raddoppiati, grazie a diversi fattori, tra cui, appunto, il miglioramento delle terapie, l’anticipazione diagnostica e la presa di coscienza delle donne.

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