L’ambra? Non è araba

da Apr 22, 2018Lifestyle

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La parola “ambra” deriva dall’arabo ‘anbar, modulato poi in “ambar” in Persia, per assumere in cascata la forma attuale che mantiene evidente l’antichissima origine nelle varie lingue del mondo. È quindi immediato per molti dare per scontato che i primi giacimenti della bellissima resina fossile siano stati rinvenuti da queste parti: o almeno questo fu il mio errore appena arrivata qui.

Folgorata, qualche anno prima di trasferirci a Dubai, dalle ambre della Danimarca conosciute nel corso di una vacanza, non vedevo l’ora di scoprire quelle che credevo essere le famose ambre locali, tanto più che gli amici arabi che mi vedevano indossare i miei amati ciondoli rimanevano ammirati e, con aria sapiente, iniziavano subito a snocciolare le caratteristiche peculiari, a cavallo fra folklore e cristalloterapia, attribuite appunto al fossile. Insomma, mi ero proprio convinta che fosse qualcosa di davvero tipico.

Solo in seguito ho scoperto che sì, la parola ambra è nata nel mondo arabo, ma si riferiva all’inizio a un altro tipo di fossile, di origine animale: in particolare a una sostanza di scarto espulsa dalla bocca del capodoglio che, una volta fossilizzata, diventa la rinomata e preziosa ambra grigia o “ambre gris”, la quale niente ha a che fare con la gioielleria. È tipica dell’Oman, molto rara e ambita, ma usata esclusivamente in profumeria e presente nei vari aromi muschiati tipici di queste parti (per esempio nei profumi omaniti di cui peraltro abbiamo parlato mesi fa in queste pagine Web).

Più tardi la parola è stata attribuita anche al fossile vegetale, impiegato invece in gioielleria e anche nell’artigianato di alto livello, spesso nella tipica tonalità gialla (dal giallo pallido all’ocra scuro, quasi marrone) che è la più diffusa e conosciuta perché proviene dai giacimenti più ricchi del mondo – quelli di Polonia, Danimarca appunto, Svezia, Finlandia, Europa dell’Est: in senso lato dalla zona del Baltico; è per questo che le ambre provenienti da tali paesi si chiamano “ambre baltiche” (in realtà, giacimenti di ambra sono presenti in varie parti del mondo, in particolare nelle Americhe e, per inciso, esiste anche una variante detta “ambrite” frequente in Nuova Zelanda).

In effetti nel mondo arabo, sin dai tempi antichi, l’ambra (resina di albero fossilizzata, quindi vegetale!), all’epoca preziosa e rara anche più di oggi, era molto ambita e ricercata, non solo per la bellezza ma anche per il senso di magia che inevitabilmente evocava ed evoca. Goccia di sole, viene soprannominata in molte culture, proprio per la capacità di filtrare la luce, quasi intrappolandola, una volta lavorata. In particolare qui era presente l’ambra proveniente dalla Sicilia e da alcune regioni del Sud Italia, che è caratterizzata da sfumature rosse.

Oggi a Dubai esistono un paio di catene di gioiellerie importanti che vendono esclusivamente magnifici gioielli e oggetti in ambra; qui è possibile ammirare, oltre alle ambre baltiche e a quelle rosse, anche articoli in ambra verde (quella originale proviene solo dai pochi giacimenti esistenti nella Repubblica Dominicana e in Messico – per questo bisogna evitare l’ambra gialla ricolorata a imitare quella verde), in ambra bianca (che è pregiatissima) e in rara ambra blu, che proviene solo da alcuni punti della Repubblica Dominicana.

Nelle gioiellerie serie è difficile cadere vittime di imbrogli, anche se per la sua stessa natura l’ambra è facilmente falsificabile. Un metodo un po’ estremo per assicurarsi che non si tratti di un oggetto in plastica è di farla cadere: la resina degli alberi solidificata nel fossile è fragile, quindi se si sbriciola è, anzi era, autentica. A mia madre per esempio è successo (non intenzionalmente, naturalmente) con una civetta che le avevo regalato. Almeno in questo modo mi sono rassicurata del fatto che gli altri oggetti e gioielli acquistati nello stesso negozio non fossero falsi o comunque manipolati… che consolazione!

Un sistema meno tafazziano consiste nel far arroventare un ago e “pungere” un angolino nascosto: se il profumo che si sprigiona sa di legno aromatico bruciato, l’ambra è autentica. Poi a lungo andare, con l’esperienza e la passione, si riesce  a capirci qualcosa un po’ a colpo d’occhio, notando alcuni dettagli tipo l’eccesso di simmetria e perfezione o di la precisione nelle inclusioni (per inclusioni si intendono materiali o insetti rimasti intrappolati nel processo di fossilizzazione, che ne aumentano il valore), il modo in cui la luce viene filtrata, il “calore” nel tenerla in mano se la gemma non è incastonata. Oltre, lo ripeto, alla serietà della gioielleria alla quale ci si rivolge.

L’ambra era ed è un regalo ideale in molte occasioni perché, oltre a essere bellissima, è considerata porta-fortuna, perfetta per chi deve intraprendere qualcosa di nuovo nella vita; aiuterebbe a concentrarsi e a calmarsi, sarebbe antinfiammatoria, lenitiva e curativa (per esempio da un po’ di anni vanno molto di moda anche le collanine per i bambini in dentizione: molte mamme giurano e spergiurano che facciano miracoli per calmare il dolore, anche se devo dire che su mia figlia l’effetto è stato esclusivamente estetico) e addirittura per alcuni è afrodisiaca, il che ne spiega poi a ritroso la fama nel mondo arabo passato e presente, nel quale certe superstizioni e convinzioni semiserie resistono al tempo. Per gli altri, si tratta comunque sempre di una gemma di grande fascino, impatto estetico e capacità evocativa, che sicuramente sa distinguersi dalle pietre “classiche”.

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