Conoscere il Ramadan

da Apr 21, 2020Lifestyle

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Tra pochi giorni inizierà il Ramadan e non posso fare a meno di pensare a tutte quelle conversazioni avute prima del nostro trasferimento negli Emirati Arabi, sopratutto riguardo questa ricorrenza. “Ma come si fa a non mangiare tutto il giorno? Io non ce la farei mai!”. “Ma mamma lo dobbiamo fare anche noi??? Ma mi tolgono il cibo dal frigo?”. “Perché lo fanno?”. “Sicuramente obbligano anche i bambini”. E anche io, purtroppo facevo parte di quella schiera di gente ignorante che parla a sproposito, come sempre, quando non conosce qualcosa nel profondo. Ero radicalmente convinta che i musulmani si forzassero a non mangiare durante il giorno futilmente e pensavo molte altre cose non vere semplicemente perché non conoscevo. E non conoscere spaventa, spaventa un sacco.

Eppure, il primo anno, abbiamo vissuto il Ramadan con ossequioso e devoto rispetto, completamente catturati dalla bellezza di tutto ciò che riguarda questo mese sacro. Così diverso da quello a cui eravamo abituati prima, nella nostra cultura. E ogni volta che tornavamo a casa in Italia, dai nostri amici, cominciavamo a spiegare come fosse in realtà il Ramadan, di quanto fosse magico e di quanto possa insegnare nonostante appartenga ad una religione diversa dalla nostra.

“No, noi possiamo mangiare, ma non in pubblico… certo che i malati non sono obbligati” e così via a passare le serate fresche d’estate a spiegare a chi come noi, prima, non capiva. Fa caldo, accendi l’A.C. Ho sete, mi passi la Maidubai che c’è in frigo? Mio marito è nervoso, si fuma una sigaretta fuori. Ragazzi, facciamo merenda? Tutte quelle cose quotidiane che prima di conoscere il Ramadan, davamo per scontato: la musica, l’avere un partner, i vizi (di questi dovremmo fare a meno a prescindere!). E che invece abbiamo imparato ad apprezzare, paradossalmente, all’interno degli appartamenti più lussuosi in cui abbiamo mai vissuto e in cui molto probabilmente non vivremo mai più.

Quest’anno purtroppo, a causa del Coronavirus, sarà diverso, non ci sarà la magia dell’Iftar fatto assieme ai vicini, che ti portano il caffè e i datteri (che da quando ho scoperto questi, quelli che mangiavamo in Italia, secchi, non li voglio più vedere manco in fotografia), sentiremo con orecchio diverso il canto della sera che prepara tutti a mangiare, ma saremo presenti tutti insieme con la nostra anima.

Accenderemo le nostre piccole candeline e saremo grati di tutto ciò di cui possiamo godere: la salute in primis, un lauto pasto ogni giorno, il lavoro e la felicità, che ci circonda, da quando siamo forzati a stare insieme.

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