Expat di serie A ed expat al mare?

da Dic 21, 2016Lifestyle

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Il Ministro Poletti, neo nominato Ministro del Lavoro, ha recentemente dichiarato che non sono sempre i migliori ad andare via dall’Italia e che alcuni di quelli che hanno lasciato il Bel Paese dopotutto hanno solo fatto bene all’Italia perché è meglio non averli tra i piedi.

Sicuramente sono state delle forti affermazioni da parte di un Ministro che rappresenta un settore fortemente problematico dell’Italia. Settore che nel 90% dei casi ci ha spinto a lasciare la barca che affondava perché le nostre capacità, e non parlo di genialità, ma di banali capacità acquisite in anni di studio (gli italiani studiano per un totale di 18 anni…avete presente???), non hanno la possibilità di essere espresse perché non c’è lavoro (un altro Ministro ci aveva definito choosy qualche anno fa…in pratica la colpa è sempre nostra).

Ma ci siamo mai chiesti come veniamo visti noi italiani a Dubai?

Nell’immaginario collettivo, qualcuno che lascia il proprio paese per andare a lavorare all’estero normalmente lo fa per andare in Inghilterra, in Francia, in Germania e qualcuno anche nelle fredde terre di Danimarca e Svezia. Anche America ed Australia sono considerate destinazioni degne di nota e seriamente prese in considerazione in caso di ricerca di lavoro.

In fondo, ci vuole coraggio per andare a vivere da solo, con tutte le difficoltà del caso: la lingua, il dividere una casa, lo spostare famiglia e far capire ai propri figli che in parte lo si fa per loro (grazie parents per aver fatto questa scelta, tanti – non così tanti ovviamente – anni fa), la burocrazia e tutto quello che ne consegue, compreso il pagare le tasse (ho scoperto che in alcuni paesi del nord Europa, senza la loro “carta d’identità”, che ti danno solo a determinate condizioni lavorative, non sei nessuno).

Insomma, anche se molti criticano la scelta di lasciare casa, dopotutto, e sappiate che lo negheranno fino alla morte, ci ammirano per il coraggio e per la determinazione delle nostre idee.

Ma la verità è che tutta questa ammirazione e tutto questo coraggio svanisce nell’esatto momento in cui diciamo di esserci trasferiti a vivere a Dubai per lavoro. Superato lo scoglio di quelli che finalmente hanno capito che non vivi in Arabia Saudita e che quindi non stai vivendo in un paese in cui sei violentata psicologicamente ogni giorno della tua vita, ci troviamo a doverci confrontare con quelli che non hanno ancora capito che le belle storielle che descrivono questo paese come l’Eldorado, con gente sempre felice e sempre abbronzata, di gente che per il solo fatto di stare qua guadagna chissà quali cifre, sono purtroppo appunto storielle.

Ovviamente nessuno nega che se siamo ancora qui dopo tutti questi anni qualcosa di positivo ci sia, ma purtroppo Dubai non è più il paese del terzo mondo strapagato di 10 anni fa. E quindi è mio dovere aprirvi gli occhi su quello che è realmente Dubai, soprattutto per chi ci vive (almeno mi evito di ripetere le stesse cose ogni volta che malauguratamente metto Dubai e lavoro nella stessa frase).

Esattamente come tutti gli altri, noi andiamo a lavorare 5 giorni su 7 e molti di noi 6 giorni su 7 ed esattamente come tutti gli altri, facciamo le nostre 8 ore al giorno, che in molti casi diventano decisamente di più (la leggenda narra che tu sappia l’orario di entrata in ufficio e non quello di uscita).

Esattamente come tutti gli altri, noi ci dobbiamo confrontare con le differenze linguistiche determinate proprio dal suo essere così multiculturale, perché vi assicuro che all’inizio capire l’indiano che vi parla in inglese e nel frattempo ti distrae muovendo la testa non è così semplice, come non lo è capire un vero madrelingua in Inghilterra.

Esattamente come tutti gli altri, siamo lontani dalle nostre famiglie e dai nostri cari e ci sarà pure Emirates che piace tanto a tutti, ma sempre lontane sono. E il biglietto non lo trovate di certo con mamma Ryanair che tanto bene ci aveva abituato ai suoi voli a 10 euro tasse comprese.

Quindi noi non andiamo al mare tutti i giorni come ci immaginate, solo perché a Dubai c’è il mare e fa sempre caldo, perché comunque ogni tanto in ufficio dovremmo andarci, almeno per farci pagare lo stipendio. Secondo voi uno che vive a Southampton o a Bournemouth va al mare tutti i giorni solo perché c’ha il mare? E di conseguenza non guardateci scandalizzati quando in pieno agosto siamo bianche perché probabilmente non vediamo il sole da mesi a causa del caldo.

Inoltre, a differenza di quello che è credenza comune, non ci pagano in lingotti d’oro anche se non siamo capaci di aprire una macchinetta del caffè solo perché siamo italiani e siamo capaci di arrangiarci a fare tutto. La parte della gavetta principalmente la si fa in tanti altri paesi del mondo e si riesce anche a sbancare il lunario. Qui se sei uno stagista le probabilità che tu possa percepire più di 5000 AED sono veramente poche.

E no, vi prego non venitemi a dire che sono comunque 1,500 euro e che nessuno stagista in Italia prenderebbe questa cifra, perché onestamente in Italia con 500 euro al mese trovo una camera nella zona universitaria tasse comprese…qui con la stessa cifra forse ci prendi un letto in condivisione con altre 4 persone.

Ci sarebbero così tanti miti da sfatare, tra cui economia e regime politico, che probabilmente potremmo tranquillamente arrivare a Natale dell’anno prossimo a disquisirne. Quello che purtroppo ogni volta emerge dalle mie conversazioni sulla mia presenza qui a Dubai è che ci siano expat considerati di serie A ed expat considerati di serie B, e che purtroppo siamo totalmente assuefatti dalle storie che ci raccontano i telegiornali e i documentari senza riuscire più a vedere oltre la bella facciata.

Volete venire a Dubai perché questo è il vostro sogno da tutta la vita? Venite qua ma non in vacanza che in vacanza è sempre tutto bello e perfetto, perfino le relazioni. Venite qui e vivetevi la città come la viviamo noi, con i nostri problemi, e provate ad andare oltre il grande parco giochi. Solo così potrete capire che noi siamo expat esattamente come gli altri.

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