Post petrolio: quasi pronta la prima centrale nucleare degli Uae

da Gen 11, 2017Lifestyle

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Il Governo di Abu Dhabi ha reso noto nei giorni scorsi, attraverso l’agenzia di stampa Wam, che i lavori di costruzione della prima centrale nucleare del Paese sono completi al 75%. Il sito, realizzato dalla compagnia statale Emirates Nuclear Energy Corporation (ENEC) e da un consorzio di imprese coreane guidato dalla Korea Electric Power Corporation (KEPCO) – che ha vinto l’appalto nel 2012 – si trova nel deserto, ad ovest di Abu Dhabi.

L’impianto di Barakah – questo il suo nome – coprirà un quarto del fabbisogno energetico degli Emirati, riducendo le emissioni di anidride carbonica di 12 milioni di tonnellate all’anno. La centrale, che sarà completata nel 2020 o forse prima, comprende 4 reattori APR 1400 (il cosiddetto reattore di terza generazione ad acqua leggera) e sarà una delle più grandi al mondo. Non solo, secondo l’Enec porterà nuove opportunità di lavoro di alto livello nel Paese, oltre a dare il via alla crescita di un nuovo settore industriale. Gli Emirati sono il primo Paese arabo del Golfo ad attivare una centrale nucleare (il progetto complessivo vale 20 miliardi di dollari), secondo la strategia di diversificazione energetica perseguita da anni dallo Sceicco, che prevede anche ingenti investimenti nelle energie rinnovabili.

Ma quanto è inquinata l’aria di Dubai e degli Emirati? Come spesso accade da queste parti, trovare numeri e dati per capire davvero come stiano le cose non è semplice. Di certo, gli Emirati sono tra i paesi al mondo con il valore più alto di emissioni di anidride carbonica. Secondo i dati ufficiali più recenti resi noti dal Dubai Carbon Centre of Excellence (DCCE), nel 2010 il Paese ha prodotto poco meno di 20 tonnellate di co2 pro capite, il 63% in più rispetto al 2000 (e in 7 anni, ovviamente, la popolazione è ulteriormente cresciuta). La dissalazione dell’acqua e l’energia elettrica, secondo il rapporto, concorrono al 33% delle emissioni (64,89 milioni di tonnellate di gas serra), seguite dai trasporti su strada responsabili del 22% delle emissioni (44,25 milioni di tonnellate di gas serra).

Secondo i dati più recenti a disposizione del Wwf, invece, le emissioni di co2 rappresentano il 74% dell’impatto ambientale degli Emirati e arrivano dalla combustione del petrolio e da edifici costruiti senza considerare i parametri di efficienza energetica. Nel 2014, sempre secondo il Wwf, gli Emirati sono stati il terzo paese al mondo con la più alta “ecological footprint”.

Per farsi un’idea, altri dati significativi arrivano direttamente dalla Dubai Electricity and Water Authority (Dewa): ogni persona utilizza in media 20.000 chilowatt di energia e 130 litri di acqua all’anno (dissalata consumando petrolio), mentre il consumo di acqua complessivo stimato negli Emirati nel 2013 è stato di 500 litri al giorno, l’82% al di sopra della media mondiale e tre volte superiore al consumo medio pro capitale dell’Europa. Per non parlare dei rifiuti, ma qui si apre un altro intero capitolo: solo Abu Dhabi produce tra 1,8 e 2,4 chili di spazzatura per persona al giorno, quasi il doppio rispetto ai paesi del nord Europa.

I progetti per rendere il Paese più “eco friendly” di certo non mancano e uno degli obiettivi per il 2020, data in cui verrà consegnato anche l’impianto nucleare di Barakah, è quello di trasformare almeno Dubai in una delle 10 città più attente all’ambiente del mondo. Più a lungo termine, entro il 2030 il Governo vuole vedere ridotto il consumo di energia del 30% e generare almeno il 25% del suo fabbisogno energetico da fonti rinnovabili, inclusi solare, carbone pulito e nucleare; oltre a eliminare le discariche (in 20 anni) e lavorare a metodi più sostenibili per produrre acqua.

Per approfondire
Qui trovate l’ultimo rapporto pubblicato dal Dubai Carbon Centre of Excellence sullo “State of Energy” degli Emirati.

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