Domenico Stranieri, la sua storia e la sua pizza… la migliore di Dubai!

da Mar 9, 2021Italian Stories

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Sono profondamente grato alla comunità italiana che, da sette anni, ci supporta e ci sostiene. Non ho parole per ringraziare tutti quelli che, in occasione di questo concorso, si sono spesi per noi e ci hanno votato.

Per il Kris Fade Show di Virgin Radio e il suo concorso, appena conclusosi, non c’è confronto: la migliore pizza di Dubai è quella di Pulcinella, vincitore indiscusso, con il 56% dei voti. Per ringraziare tutta la comunità italiana che ha sostenuto la sua candidatura, Domenico Stanieri ha messo in palio, attraverso la Ruota della Fortuna di Dubaitaly, degli sconti del 10% e dei voucher del valore di 150AED.

 

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Con la sua pizza tradizionale, i gusti semplici di “casa nostra” e i migliori ingredienti presenti sul mercato, Domenico ha sbaragliato colossi internazionali e gruppi famosissimi in tutto il mondo, nonostante il suo locale a Sport City non abbia nulla a che fare con le mega location o gli hotel cinque stelle a cui, spesso, si pensa quando si nomina Dubai.
Certo, si può obiettare che, in finale, mancassero alcuni dei nomi illustri della pizza italiana a Dubai, ma resta il fatto che Domenico sia, in assoluto, uno dei pizzaioli più amati dalla comunità e che la sua pizza venga sempre menzionata tra le eccellenze culinarie, non solo italiane, negli Emirati Arabi. Segno che, la qualità, davvero, paga!

Come sei arrivato a Dubai e quando?

Nel 2012 gestivo una paninoteca a Giugliano, in Campania. Tenevamo aperto tutta la notte del sabato, fino alle sette della domenica mattina, per aspettare i ragazzi che uscivano dalle discoteche, ma l’orario tra le due e le tre era abbastanza “morto”. Mia moglie Claudia parlava da un po’ di un’esperienza all’estero, così, una notte, giocherellando in internet, ho trovato un sito sul quale candidarsi per lavorare in altri Paesi e ho scritto un messaggio. Dopo un mese sono stato contattato per gestire una pizzeria a Dubai e un anno dopo aprivamo il primo “Pulcinella”, ad Al Barsha. Claudia e io avevamo una bimba di tre anni, Giusi, e il proprietario, un emiratino, si sentiva rassicurato dal fatto che avessi già una famiglia: temeva che un single, dopo un’esperienza di qualche mese, lasciasse Dubai per andare altrove, mentre una famiglia avesse bisogno di stabilità e continuità. E’ stato così, per noi, e il locale andava così bene che dopo qualche mese ho ricevuto l’incarico di aprirne un altro. Mi sono innamorato di sport city: location tranquilla, quartiere abitato da famiglie, passeggiata pedonale lungo il canale, parco giochi per i bimbi. Mi è parso l’ideale! Ed è proprio lì che, all’inizio del 2016, abbiamo aperto il “nostro” Pulcinella! “Nostro” perché, mio malgrado, il 2017 è stato l’anno della “svolta”: da pizzaiolo a imprenditore. Era appena nata la nostra seconda bambina, Nicole, quando il proprietario ha deciso, per motivi personali, di chiudere l’attività. Claudia ed io ci siamo guardati e ci siamo detti: “siamo arrivati qui senza un soldo, buttiamoci: alla peggio, senza un soldo, torneremo a casa!”. A pensarci con il senno di poi è stata un po’ una follia, ma eravamo convinti che un buon prodotto, unito alla nostra gestione solo completamente familiare, avrebbe potuto funzionare, ma ovviamente, per poterla realizzare così come volevamo, avremmo potuto essere sono in una sola location, e abbiamo scelto quella di Sport City.

Cosa vi ha fatto decidere di restare a Dubai?

Il futuro che qui possiamo dare alle nostre figlie, già da piccolissime completamente bilingue, la possibilità di creare qualcosa di nostro, oltre alla qualità della vita e alla sicurezza, impagabili, che questa città offre: mia moglie può uscire sola a qualunque ora del giorno e della notte senza timore e le bambine non corrono pericoli.

Quali sono le maggiori sfide che hai dovuto affrontare?

Potrei dire che è stato imbarcarsi in un’avventura imprenditoriale senza soldi da investire e senza una vera preparazione per farlo. Ma, onestamente, la cosa più dura è stata all’inizio, quando abbiamo dovuto crescere Giusi in una pizzeria di Al Barsha fronte strada. Gli orari della ristorazione non sono esattamente compatibili con quelli di una bambina così piccola, né lo era quell’ambiente. Ha dovuto dormire per mesi praticamente solo in passeggino, senza altri amici se non i figli dei clienti. La guardavamo spostarsi di tavolo in tavolo, chiedere a quei bambini, in un inglese che non parlava ancora, se volessero giocare con lei. Quello sì, è stato durissimo, per noi, ma soprattutto per lei, ed ecco il motivo principale della scelta di questa location nonostante l’altro locale fosse più avviato e avesse una clientela già consolidata. Un’altra grande sfida è stata quella di portare qui i clienti: a Marina o JBR, ad esempio, è pieno di turisti e di residenti che vanno a fare una passeggiata e, quando hanno fame, si fermano a mangiare. Da Pulcinella, invece, ci devi proprio voler andare apposta!

Quali sono state le tue maggiori soddisfazioni?

Aver vinto questo concorso è stata una grandissima soddisfazione! Ma, ancora prima di questo, lo è stato l’essere riuscito a far diventare Pulcinella la realtà che è adesso, un punto di riferimento per tante famiglie, italiane e non. Voglio dire: Pucinella non era un marchio conosciuto, né la branch di un brand famoso; non aveva una storia né un grosso gruppo alle spalle. Quando abbiamo aperto, in pratica, lo sapeva solo mia madre! Eppure, oggi, siamo una realtà così consolidata da essere addirittura diventato consulente di pizzerie di altri Paesi del Medio Oriente: due in Kuwait, una in Arabia Saudita e, proprio domani, andrò a fare una consulenza per un grande gruppo a Ras Al Khaimah.
E poi i clienti, molti dei quali sono diventati amici. Duante il lock-down mi hanno chiamato in tanti, mandato messaggi, supportato in ogni modo possibile, ordinato da noi il doppio. Non lo dimenticherò mai.

A cosa devi il tuo successo?

A mia moglie Claudia, senza ombra di dubbio. È stata lei a spingermi per fare questo grande passo verso l’estero, lei che mi ha sempre sostenuto e con la quale sono state prese tutte le decisioni che ci hanno portato ad essere dove siamo adesso
È una donna incredibile, forte, determinata, ma, per certi versi, “all’antica”, con una serie di valori che oggi stanno sempre più scomparendo. È una madre fantastica, che si sveglia prima dell’alba ogni mattina per occuparsi delle bambine, portarle a scuola e poi venire a lavorare. Riesce a destreggiarsi tra famiglia e lavoro in un modo in cui io non riuscirei mai, sempre con il sorriso. In più fa torte incredibili ed è un’eccellete cuoca! E dico “cuoca” con cognizione di causa: oggi vanno di moda gli “chef”, ma lei è proprio una “cuoca” della tradizione napoletana, una che, oltre a fare da mangiare molto bene, ci mette quell’amore che rende unico ogni piatto!
Tre anni fa, poi, a Napoli, si è iscritta ad un corso di “cake design” e, adesso, per “rilassarsi” passa ore a fare miniature di zucchero e disegni sulle sue torte, che oltre ad avere il “gusto di casa”, adesso sono anche bellissime!

Cosa consiglieresti a un giovane che voglia venire a Dubai a fare il tuo lavoro?

Di provarci! Non è facile come raccontano, ma le opportunità ci sono eccome. Dubai è una città che ti
permette di sognare, forse una delle poche al mondo rimaste. Ci vuole un grande spirito di adattamento,
tanto sacrificio e soprattutto mantenere quell’umiltà che qui è così facile perdere.

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