Suona la sveglia. Oppure sei uno di quelli che ha letto The 5 am Club, e quindi alle prime luci dell’alba sei già scivolato nelle tue scarpe da corsa, perché si sa: il mattino ha l’oro in bocca, e se ti piace dormire sei uno sfigato. Poi, macchina (utilitaria, vade retro), traffico o, in alternativa, esperienza olfattiva in uno dei tanti taxi (che, quando ne hai un bisogno disperato, sono tre in tutta la città). Meeting. Call. Videocall. Follow-up. Updates. Nel marasma giornaliero, arriva la chiamata dell’amico di ritorno dalle Maldive che fa scalo di 40 minuti a Dubai e vuole salutarti, o la richiesta d’aiuto di un conoscente la cui madre ha una sorella che trascorrerà a Dubai tre giorni e vuole consigli.
L’ufficio, lo smartworking al trentottesimo piano o affacciati sulla Marina; il side business (che se non ne sviluppi almeno uno, di nuovo, sei uno sfigato). Fine di una giornata stancante, ma produttiva. Traffico, casa e via al “tempo per me”: palestra, passeggiata, estratto di carote e cetriolo, cena con pollo scondito, perché durante la settimana mangio sano — che il weekend faccio schifo. A volte, ma non di rado poi, il farewell dell’amico assunto in Messico, il babyshower della collega, il bagno che perde, l’ascensore che si blocca, la promozione di Etisalat delle due di notte.
Sveglia. Lavoro. Repeat.
Ecco, la tipica giornata della gioventù espatriata a Dubai. Certo, descritta così, potrebbe sembrare esattamente ciò da cui, nella maggior parte dei casi, si è fuggiti.
Eppure.
Eppure, c’è qualcosa di sano e rilassante nel svegliarsi la mattina e sapere che ad aspettarti c’è il sole. Addio al trauma di uscire dalle coperte al freddo e al gelo (amanti del freddo, non mentite, so che condividete). A Dubai poi, non sai mai chi incontrerai, chi arriverà, chi saluterai presto. Ma questa incertezza è una palestra di vita, e, inevitabilmente, ha una sua bellezza. La facilità con cui nascono sinergie e connessioni apre continuamente nuovi orizzonti professionali, permettendo di farsi spazio nel mondo del lavoro. In questa terra di opportunita’ e di crescita, chi punta in alto, arriva in alto. Il business non dorme mai (come direbbe chi ha letto Playing to Win), certo, ma anche a Dubai, a volte, il tempo si ferma. Specialmente quando tutta Kite Beach volge lo sguardo al mare al tramonto, o quando nel deserto si ascolta per la prima volta il silenzio. Ma i ragazzi di Dubai amano anche quando il tempo accelera e sembra quasi impossibile stargli dietro. Dal padel al beach club, dall’ultima novità culinaria ai locali di DIFC, non si danno tregua e la domenica sera sono stravolti. Certo, tra i ragazzi di Dubai ci sono anche quelli che provano a farsi strada tra le luci sfavillanti, i grattacieli da urlo, la musica a palla, alla ricerca di semplicità. La troveranno. Nei trekking sulle alture di Ras Al Khaimah, nelle colazioni sul mare, nelle cene al ristorante libanese preferito con gli amici, quelli di Dubai, che in poco tempo sono diventati quelli di sempre. Così, anche quando la città stanca, frustra e ferisce, come succede in ogni angolo del mondo, la vitalità della sua gente, gli incontri e gli scontri tra le sue culture, le contraddizioni e le continue novità sono sempre lì, pronte per essere colte e apprezzate.
In fondo, è un po’ inutile chiedersi perché non esista il concetto di “linea d’aria”, e ci vogliano 40 minuti per fare il giro dell’isolato, o perché, dal tramonto in poi (ormai solo in alcuni punti), un esercito di bagnini con quad e fischietti faccia uscire i bagnanti dal mare come se fosse una squadra SWAT. Ci saranno sempre cose di questo posto che risulteranno incomprensibili, ma se si accetta il fatto che queste sono proprio le sue peculiarità e si impara a conviverci, allora sì, anche tu chiamerai Dubai “casa”, volendole bene nelle sue imperfezioni e, ancor più importante, in ciò che regala.

Responsabile Editoriale Dubaitaly









