Tra antiche pratiche tessili e tintura ad indaco: l’arte visiva di Lisa Mara Batacchi a Dubai presso la mostra (UN)COMMON THREADS ospitata durante la Alserkal Art Week.
Noi di Dubaitaly abbiamo avuto il piacere di intervistarla!
Lisa, come e quando nasce la tua esperienza nel mondo dell’arte?
Mi sono formata al Polimoda di Firenze in fashion design specializzandomi nel settore della maglieria e ho lavorato per diversi anni per varie aziende, più significativamente per Vivienne Westwood a Londra.
In quel periodo, dopo un viaggio in Cambogia (2005, l’anno dello Tsunami) un’epifania mi ha portato a riconsiderare le mie aspirazioni nella vita decidendo da quel giorno in poi di privilegiare le arti visive e il suo valore sociale.
Mi sono in seguito iscritta all’Accademia di Belle Arti di Firenze e mi sono fatta strada nel mondo dell’arte con workshops, grant awards e residenze d’artista all’estero.
Il premio Gai Movin’Up del MIBACT, che mi ha portata un mese in residenza a Bombay con una mostra personale presso Clark House Initiatives nel 2015, è stato un momento di svolta nella mia ricerca: in India ho coniugato le mie aspirazioni di viaggio, di interesse per le minoranze etniche e sociali nel mondo e ho posizionato al centro il mio ruolo di donna come tessitrice di storie e di relazioni.
Cosa puoi dirci relativamente all’installazione da te presentata presso DesignEast? E perche’ il titolo ‘Crossing Destinies’?
Il team di DESIGNEAST ha scelto di includere il progetto “The Time of Discretion” all’interno della mostra (UN)COMMON THREADS in quanto la mostra si incentra su lavori di creativi che vivono o lavorano nel Sud globale del mondo. I miei lavori presenti in mostra di fatto sono stati sviluppati nelle zone remote sul confine sud-orientale del deserto del Gobi e nella provincia di Guizhou (Cina meridionale), alla ricerca di rituali, di antiche pratiche tessili e di tintura ad indaco naturale.
Questo progetto a lungo termine ha generato varie opere d’arte, installazioni, come anche un libro e un film. Per DesignEast ne abbiamo presentato una parte: “The Time of Discretion. Film” ed il libro (2021) e “Crossing Destinies” (2018).
“Crossing Destinies” è un’installazione di 5 arazzi jaquard eseguiti da me a telaio durante una residenza presso Fondazione Arte della Seta Lisio composti da filati in cotone provenienti dalla provincia di Guizhou, tinti ad indaco dalle donne di etnia Miao con cui avevo precedentemente collaborato nel 2016.
Gli arazzi rappresentano la manifestazione dell’indaco: dopo che la soluzione di indaco rimane intatta, una schiuma blu brillante si accumula sulla superficie. Le donne Miao credono che questo sia un segno che i loro antenati le stanno proteggendo. Pertanto, nelle loro vasche di tintura, le donne Miao riconoscono segni sacri che possono riunirle una volta morte ad i loro antenati e alla loro terra d’origine, la Stella Polare.
La loro tintura ad indaco naturale pertanto rivendica le loro tradizioni e identità così come il loro destino. Un destino messo a repentaglio dalla globalizzazione ormai diffusa quasi ovunque e che dovrebbe farci riflettere su come noi tutti stiamo perdendo quel legame più spirituale fra cielo e terra.
Cosa rappresenta invece ‘The Time of Discretion’?
The Time of Discretion è un progetto a lungo termine che si focalizza sul recupero di tecniche tessili ancestrali legate a rituali e a tradizioni che di stanno lentamente ma drammaticamente scomparendo nel nostro mondo globalizzato del XXI secolo, sia tra la cultura orientale che occidentale. Il progetto ha preso vita grazie all’invito a partecipare alla quarta edizione della LAM 360° Land Art Mongolia Biennale il cui titolo era “Finding The Axis between Sky and Earth”.
Ho interpretato il tema come un vero invito ad esplorare il legame invisibile che collega il cielo con la Terra e ho iniziato a pensare di realizzare una grande tenda di colore indaco-blu. Per creare l’opera d’arte ho deciso di dirigermi verso la Cina meridionale dove la coltivazione dell’indaco e del blu naturale sacro è ancora prodotto.
Il viaggio mi ha portato a soggiornare in un villaggio di etnia Miao. Qui ho imparato la tecnica naturale della tintura indaco e con l’aiuto della comunità di donne locali ho realizzato Curtain (2016) un tessuto batik decorato con l’immagine di un animale, metà mucca e metà cavallo. La scelta di questo disegno non è stata casuale e la figura ibrida deriva dalla mia interpretazione di due esagrammi I Ching. Una dualità di qualità coesistenti, quella del cavallo che si riferisce all’energia creativa e spirituale che rappresenta l’impulso maschile egoistico bilanciato d’altra parte dalla devozione femminile della mucca e dalla sua energia spaziale che può nutrire il nostro pianeta.
Con la mia tenda ho lasciato la Cina per raggiungere gli artisti e gli organizzatori del LAM 360°, arrivando finalmente ai piedi del sacro monte di Altan Oovo. Qui la tenda blu è più di una semplice opera d’arte, diventa un oggetto rituale di una performance: appare ai nostri occhi come una traccia tangibile del viaggio di iniziazione che ho intrapreso, una testimonianza silenziosa del passaggio in luoghi lontani, in una narrazione al di fuori e oltre il tempo, lo spazio e la storia, dove realtà e immaginazione si fondano in un messaggio di speranza.
Quale è l’aspetto che più apprezzi del tuo lavoro?
Seguendo le categorie di Bruce Chatwin di “scrittori residenziali o erranti”, come artista ho dovuto mettere in discussione il mio ruolo, a volte sentendomi paralizzata dalle mie origini culturali e residenziali. Ho poi capito che per me l’incontro con la “diversità” può essere possibile solo se insieme ad un tempo dedicato e ad un modo discreto di essere, che non è una limitazione, ma al contrario, può aprire uno spazio di libertà tra noi e l’altro, uno spazio di amore, collaborazione e creazione.

Responsabile Editoriale Dubaitaly, content e copywriter.